Itinerario pedonale nella bassa valle del Lys (Valle di Gressoney), Valle d’Aosta, su antiche mulattiere.
Da quando si sono aperti al turismo, molti villaggi della Valle d’Aosta hanno subito notevoli trasformazioni che hanno avuto come conseguenza la perdita di certi valori della tradizione, come, ad esempio, l’aspetto delle dimore contadine, basato sull’utilizzo delle risorse disponibili, come la pietra e il legno e su un certo modo di costruire, propizio alle attività agricole. L’ammodernamento delle vecchie case o le nuove costruzioni, non più strettamente legate a quel genere di economia, hanno introdotto forme e materiali che non sono stati in grado di dialogare con quanto già esisteva. Naturalmente è un’osservazione che si può estendere a buona parte del nostro Paese. All’imbocco della valle del Lys, o Valle di Gressoney, esiste però un borgo che ha saputo fronteggiare la modernità con saggezza, non dimenticando il passato. A Perloz, infatti, il centro storico mostra ancora l’autentico carattere degli insediamenti montani, originati nel lontano Medioevo: due imponenti castelli feudali, due spine di case in pietra, una stretta strada centrale, il pregio di un torchio comunitario e la discreta presenza degli edifici religiosi; meno di cinquecento abitanti. Oltre alla strada rotabile, per arrivare a Perloz esiste la mulattiera sul cui significato storico gli studiosi hanno avanzato suggestive ipotesi che il suo perfetto selciato conferma a ogni piè sospinto. I Vallaise, una delle maggiori famiglie valdostane, aveva giurisdizione su gran parte della bassa valle del Lys, e deteneva il controllo dei traffico fra il Canavese e i valichi dell’alta valle, comunicando con il Vallese e con la Valsesia. Erano percorsi battuti ma inconcepibili oggi se non a patto di essere provetti e allenati camminatori. Alcuni sostengono che la loro origine risalga al tempo dei Salassi che se ne servivano per scendere o salire da Donnas lungo un tratto impervio, denominato ancora oggi “Escalier des Salasses”. Non a caso i Vallaise fecero di Perloz la loro residenza principale, e punto di esazione delle tasse, che tennero fino al 1449 quando cedettero i loro privilegi ai Savoia. Inoltre, sempre a rimarcare il primato di Perloz, sta l’originario riconoscimento della parrocchiale, nel 1176, come chiesa madre di tutta la valle del Lys, alle dirette dipendenze del vescovo di Aosta.
Questo itinerario pedonale raggiunge Perloz sulla mulattiera selciata che parte da Pont-Saint-Martin. Dopo aver raggiunto il borgo, a 660 metri d’altitudine, si prosegue sul Chemin de la Vallaise, esemplare intervento di recupero di parte dell’antica strada sopra citata, fino a raggiungere, dopo aver attraversato il Lys sul ponte ad arco di Moretta, alla Tour d’Héréraz. Da qui il ritorno a Pont avviene con il servizio di autolinea V.I.T.A. o, se volete, può continuare lungo valle, con i segnavia dei Sentieri del Lys, fino a Gressoney.


Itinerario pedonale nella bassa valle del Lys (Valle di Gressoney), Valle d’Aosta, su antiche mulattiere.
Partenza: stazione FS di Pont-Saint-Martin (servizio di bus da e per Ivrea/Aosta). Arrivo: Tour d’Héréraz, lungo la strada provinciale 44, da cui si torna a Pont con servizio di autolinea (ww.vitagroup.it)
Lunghezza: 5.4 km Dislivello: 430 metri. Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti.
Condizioni del percorso: larga mulattiera selciata (T) fino a Perloz; quindi sentiero scalinato, ripido e a tratti disagevole (E) fino a Tour.
Segnavia: 1 – 3, Sentieri del Lys, Chemin de la Vallaise.
La buona tavola e il buon riposo. A Perloz, Osteria Mansio 1695, loc. Capoluogo 64, Perloz, 371.4131458. Ospitata in una dimora del XVII sec. offre piatti di genuina tradizione valdostana, in ambiente caldo e accogliente, restaurato con cura e passione. Fra i primi: tagliolini di segale al bleu d’Aosta, gnocchetti con mele, toma stagionata e mocetta. Fra i secondi: carbonade con polenta. Pranzo completo sui 40 euro, chiuso il mercoledì fuori stagione. Possibilità di alloggio in tre camere da 70 a 160 euro a notte.
Info e orari di apertura: Chiesa di Fontaney, Pont-Saint-Martin, solo su visite guidate, info 340.7533573; Museo brigata Lys, Perloz, domeniche di luglio e agosto dalle 14 alle 18.30, altri giorni su prenotazione, 0125.807974; Torchio di Perloz, sempre aperto.
©albanomarcarini2026
1. Pont-Saint-Martin, a pochissima distanza dal limite amministrativo con il Piemonte, è la porta della Valle d’Aosta, simboleggiata dal grandioso ponte romano, costruito nel I sec. a.C. sulla strada per le Gallie. «Nella più alta antichità è sempre stato il Ponte Romano a fare da confine tra Duché e Piemont: ciò comporta leggi, lingue, misure e dazi diversi sulle due sponde del Lys. Al Marchetto si parla il piemontese, i notai scrivono i loro atti in lingua italiana, mentre sull’altra sponda, nel Borgo, tutto è francese», precisa un documento del XIX sec. Si inizia l’itinerario dalla rinnovata stazione ferroviaria. In passato, ora non più, le carrozze a cavalli, all’arrivo dei treni, trasportavano i viaggiatori ai due maggiori alberghi di Pont: il Caval Bianco e la Rosa Rossa. Ci si indirizza subito (indic. pista ciclopedonale) sulla sponda del torrente Lys, qui prossimo a confluire nella Dora Baltea. Si cammina sul percorso protetto in direzione del centro storico, sottopassando la statale 26 per giungere nei giardini pubblici di Pont. Qui si erano sviluppate le prime attività industriali, il cui pioniere fu Baldassarre Mongenet, nobile sfuggito alla Rivoluzione francese, che impiantò una ferriera il cui prodotto, di alta qualità, fu apprezzato non solo a livello locale. Degli impianti, distrutti dal bombardamento alleato del 1944, non resta nulla; sono scampate solo alcune conifere d’alto fusto che ornavano il giardino della villa padronale.
2. Seguendo per breve tratto il marciapiede di Via Resistenza si giunge al cospetto dello scenografico ponte romano, gettato sul Lys fra le case più vetuste del borgo. Le sue spalle poggiano sulla roccia e reggono arcata, talmente alta da resistere a ogni piena del torrente. Le rampe, al cui colmo sta una cappelletta a ricordo dell’episodio che vide San Martino ingannare Satana a riguardo della costruzione del manufatto (il piccolo museo in una vicina abitazione spiega ogni vicenda del ponte), comunicano con la monumentale porta che accede al centro storico, con le case serrate lungo la curvilinea Via Roma.
3. Confluendo più avanti su Via Chanoux si raggiunge la piazza del Mercato (oggi I° maggio) dove, accanto alla fontana, inizia il percorso per Perloz, a un’ora di cammino, lungo la vecchia mulattiera. Affrontate le prime rampe selciate si accosta il vecchio cimitero al cui interno si erge la chiesa di Fontenay, che fino al 1837 svolse funzioni di parrocchia per Pont. Esiste dal 1595 per volontà del barone Pietro di Vallaise assecondando il desiderio di farla simile, ma in piccolo, alla Cattedrale di Aosta. In effetti ha l’apparenza di una miniatura: tre navate e abside poligonale abbracciata da un deambulatorio che raccorda le navate laterali. Il campanile fu demolito e il materiale usato per la nuova parrocchiale. Proseguendo nella salita si interseca più volte la strada provinciale, pure diretta a Perloz. La mulattiera, sebbene ripida, è diretta e attraversa i vigneti di Pont con qualche tratto sotto le pergole. Da un certo punto si scorgono le rovine del castello di Pont, isolate sul culmine di una rupe lavorata dai ghiacciai di epoca remota. Ma si scorge anche il fondovalle Dora, ormai quasi del tutto occupato da insediamenti e infrastrutture, e le fronteggianti aspre montagne dominate dalla Punta Debat (alt. 2610). In passato la bassa Valle del Lys era percorsa da due mulattiere: una sul versante all’”adret” (versante idrografico destro), più soleggiato e sulla quale corre il nostro itinerario; e una sul versante all’”envers” (versante idrografico sinistro), più ombreggiato, sostituita solo alla fine del XIX secolo dall’attuale strada rotabile. I due percorsi si riunivano a Fontainemore procedendo poi nell’alta valle.







4. Un ultimo spunto di salita mette al sagrato della chiesa di Plan-de-Brun, prima frazione di Perlaz. Dedicata alla Santissima Trinità, doveva già esistere nel XVIII sec. ma fu ricostruita nel 1835 a spese di un benefattore il quale fece pure dono della tela posta sull’altare maggiore raffigurante la Vergine e diversi santi. Abbeverati alla vicina fontana si continua in salita attraversando le case del villaggio per attestarsi poi, raggiunta di nuovo la strada provinciale, su un altro bel tratto selciato attraverso campicelli terrazzati ed enormi castagni. Vigne e castagneti stavano alla base dell’economia contadina di Perloz. Il territorio comunale, estesissimo, comprende oltre 60 villaggi, abbarbicati sulle due pendici della valle. Oltre al castagno la felice esposizione favorisce essenze di clima mediterraneo o individui vegetali di aspetto monumentale. Da segnalare la stazione di Peonia officinalis, situata poco sotto il Col Fenêtre (alt. 1671), la cui fioritura, in giugno, attrae l’interesse dei botanici. Questo storico colle era usato per collegare il Biellese con la Valle d’Aosta oltre la stretta di Bard ed evitando le piane paludose del Canavese.
5. Infine, con un ultimo brano di strada asfaltata e lasciata a sinistra la diramazione per il venerato santuario della Madonna della Guardia, si giunge in vista di Perloz. La famiglia Vallaise, qui residente, aveva in feudo i territori di Lillianes, Fontainemore e di parte di Pont-Saint-Martin. Qui si raccoglievano i canoni e le imposte gravanti sui contadini, tanto che per disprezzo si usava dire fossero ‘taglie’. Superato l’oratorio di S. Rocco, si apre il fianco di tre corpi di fabbrica uniti e allungati verso valle, del Castello Charles, dal quale spiccano due bifore in pietra scura. Entrando nel nucleo storico si notano molti particolari architettonici e decorativi, risalenti al XIV e XV sec.: case-torri, finestre incorniciate con motivi religiosi, mensole in pietra con modiglioni figurati, portoni, grate, architravi monolitici. Perloz , per il suo ruolo di capoluogo, era anche residenza di notai, medici e artigiani. La casa detta “del Dottore”, che ospita oggi l’osteria Mansio 1695, era una sede notarile. Continuando lungo la stretta via centrale, poco più di un vicolo, si hanno a destra l’imponente fianco del Castello Vallaise de l’Hôtel (sec. XII). Elevato di ben cinque piani era il segno più marcato della potenza di questa famiglia. Di fronte, una porticina dà libero accesso al locale dove è conservato un bel torchio comunitario da vinacce. Sfruttando il principio della leva, si otteneva il massimo rendimento con il minimo impiego di forze. Pannelli illustrano l’ingegnoso funzionamento del congegno e la sua storia. Si deve indugiare a lungo nei vicoli per osservare i dettagli delle abitazioni per poi raggiungere, in basso, il sagrato della chiesa, sulla cui facciata, per intero, è raffigurato un Giudizio Universale, distinto nei tre regni del Paradiso, Purgatorio e Inferno. Chi ha potuto osservare il medesimo soggetto nella chiesa di Issime, troverà delle somiglianze. Difatti al momento dell’incarico, nel 1677, al pittore ossolano Bernardino Ferrerio furono date istruzioni di attenersi a quel modello, ritenuto esemplare. D’altra parte l’edificio sacro di Perlaz era importante avendo giurisdizione su tutto il territorio dei Vallaise. Il loro stemma (tre fasce orizzontali con la superiore caricata di una croce accostata a due stelle) è immorsato sia all’esterno che all’interno dove si trovavano anche i loro sepolcri. Chiesa antica, forse del Mille, ma rifatta all’inizio del Seicento, orientata diversamente, a pianta rettangolare e unica navata con tre volte a vela. L’interno contiene un museo di arte sacra con suppellettili, arredi sacri, sculture lignee. Vi si conserva pure un reliquiario in argento contenente una spina della corona di Cristo, arrivata a Perloz tramite un membro della famiglia Vallaise. Nel giugno 1944 il borgo fu incendiato dalle truppe tedesche in rappresaglia per le azioni partigiane che proprio a Perloz avevano il loro principale luogo di attività, riportando gravi danni alle abitazioni e ai due castelli. Le eroiche vicende della Brigata Lys, protagonista nel 1943 della prima azione di Resistenza nella Bassa Valle, sono raccolte nel museo in un edificio del paese a monte della chiesa parrocchiale. A questo punto, terminata la visita, proprio dal sagrato della chiesa prende avvio il sentiero di collegamento – lo Chemin de la Vallaise – con l’altro versante della valle. Si scorge già il punto d’arrivo, la torre d’Héréraz: sembra a portata di mano, ma il cammino è tortuoso, in ripida discesa, con qualche tratto disagevole ma ben superabile grazie ai lavori di ripristino e di messa in sicurezza. In poche parole occorre aggirare un primo vallone, scendere sotto la torre, valicare il torrente Lys e risalire sui prati dell’opposto versante dove sono le case de la Tour.
6. Il Lys si supera al suggestivo ponte di Moretta. Si dice ci sia da sempre, forse addirittura da epoca pre-romana. Fu ricostruito in legno, in pietra e calce, fino all’attuale in muratura, compiuto nel 1721. Per via della posizione, al fondo della gola dove spumeggiano e rumoreggiano le acque del torrente, il manufatto è circondato da un’aura di leggenda e di mistero. Sopra una roccia pare vi sia l’impronta fossile di un grosso rettile. Sarebbe il drago che, dopo aver falcidiato uomini e animali, fu catturato da un coraggioso contadino, il quale però infierendo a oltranza sull’animale, ormai esanime, fu anch’egli ucciso da un’ultima venefica esalazione del mostro. La cappellina affrescata, al centro del ponte, era in origine chiusa da un portone.
7. L’ultima fatica, stemperata dalla bellezza del percorso gradonato, mette in pochi minuti sul pianoro della Tour d’Héréraz. Dove oggi è la chiesa, ombreggiata da un enorme ippocastano, vi era in origine un castello del ramo De Hereris dei Vallaise. Del maniero resta solo la torre, a cui fu aggiunta nel 1878 la cella campanaria. Ripresa l’asfalto si raggiunge in breve la strada provinciale 44, lungo la quale si trova la fermata del bus per Pont.
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