Podcast: San Galgano e l’Antica Via Maremmana

Pip: La Toscana nasconde strade che i pastori conoscevano a memoria ma che non sono mai comparse su nessuna mappa — e Albano Marcarini le ha trovate in mountain bike.

Mara: Oggi seguiamo un itinerario nella valle del Merse, tra un'abbazia gotica scoperchiata, una via pastorale medievale e la storia di un santo eremita. Partiamo da San Galgano e dall'Antica Via Maremmana.

San Galgano e la Via dei Pastori Transumanti

Pip: La domanda al centro di questo itinerario è semplice: cosa rimane, nel paesaggio toscano, di secoli di transumanza? L'abbazia di San Galgano è il monumento più visibile, ma la vera protagonista è la strada che ci passa accanto.

Mara: Il post inquadra subito il contesto storico: si tratta di "un lungo via vai di animali, due volte l'anno: in inverno per scendere al mare, sulle spiagge dell'Uccellina e al porto di Talamone; in estate per salire al Pratomagno, ai pascoli freschi d'alta quota."

Pip: Duemila anni di logistica zootecnica, nessuna app richiesta. Quello che colpisce è che queste strade non erano scritte da nessuna parte: erano "stampate nella memoria dei pastori, generazione dopo generazione."

Mara: Ed è esattamente questo il punto. La Via Maremmana non era solo un corridoio per le greggi: univa Siena alla costa tirrenica con funzione commerciale e strategica. Lungo il tracciato si trovavano pievi, fortilizi e ponti. L'abbazia cistercense di San Galgano era uno dei nodi principali.

Pip: Un'abbazia che oggi non ha nemmeno il tetto — e che per questo è ancora più potente da vedere.

Mara: Lo storico dell'arte Cesare Brandi la descrive come "l'insieme di natura e di opere dell'uomo in cui l'opera dell'uomo non è tornata un grezzo ammasso di pietra, mentre della natura appaiono gli elementi puri della terra, dell'aria, del cielo."

Pip: Quello che Brandi sta dicendo, in pratica, è che la rovina ben conservata vale più di qualsiasi restauro frettoloso.

Mara: L'itinerario è ciclistico, 22 chilometri con 280 metri di dislivello, consigliato in autunno e inverno. Si parte da Monticiano, si percorre la Via Maremmana attraverso la Riserva naturale dell'Alto Merse, si raggiunge San Galgano e si torna. Metà del percorso corre su strade di servizio forestale, con guadi che dopo le piogge possono essere impegnativi.

Mara: La fauna della riserva è tutt'altro che un dettaglio di contorno: caprioli, cinghiali, tre specie di picchi, biancone, poiana. E mammiferi rari come il gatto selvatico e la martora, invisibili di giorno.

Pip: Una riserva istituita nel 1996 per proteggere querce che l'agricoltura aveva quasi eliminato. Il bosco era tornato selvatico perché nessuno lo coltivava più — e ora è un habitat.

Mara: Sull'eremo di Montesiepi, raggiungibile con un breve prolungamento, si trova la spada che secondo la leggenda Galgano conficcò nella roccia come simbolo di fede, nel 1180. Il tempio che la custodisce è a pianta rotonda, costruito 33 anni prima dell'abbazia sottostante.

Pip: Per chi preferisce i piedi alle ruote, esiste anche una variante pedonale: si scende in autobus fino al Bivio Scalvaia e si cammina fino a San Galgano, tornando poi direttamente a Monticiano per sentiero.

Mara: Il post segnala anche dove mangiare — l'Agriturismo Terre di San Galgano — e dove dormire, all'Agriturismo Casetta della Pina a Monticiano, un casale dove un tempo si allevavano fagiani e selvaggina.

Pip: Un itinerario che attraversa paesaggi medievali, riserve naturali e rovine gotiche — e che si può fare anche senza la mountain bike.


Mara: Strade senza mappa, pascoli stagionali, abbazie scoperchiate: il paesaggio toscano porta ancora i segni di un'economia che si muoveva a piedi e a pelo d'animale.

Pip: La prossima volta vedremo cosa si nasconde sugli altri sentieri. Non mancate.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑