Il Lago Bino e il Lago Moo

Itinerario in mountain-bike nell’Appennino Piacentino, in Val Nure.

La Val Nure solca l’Appennino Piacentino, terra di monti dai versanti a volte boscosi, a volte erosi. Negli ambienti sommitali di questa valle, nel comune di Ferriere, giacciono due laghetti, testimonanze residue di epoche glaciali.

Difficoltà: media. Distanza: 19 km. Dislivello: 650 metri in salita. Partenza e arrivo: Canadello, frazione di Ferriere. Si raggiunge in auto seguendo da Piacenza la strada 654 della Val Nure. Condizioni del percorso: strada forestale sterrata e asfaltata. Dove mangiare: a Ferriere, Antica Osteria dei Mercanti, p.za Municipio 6, 0523.922243. Dove dormire: a Ferriere, Albergo Grondana, c.so Roma, Z 0523.922212 – Per saperne di più:  A.Ambrogio,D.Sacchetti, Paesaggi piacentini, Cierre. Verona 1999. Contatti utili: Municipio di Ferriere, 0523.922220.

©Albano Marcarini 2017 – Pubblicato su Airone nel 2006.

 

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A. L’itinerario prende le mosse da Canadello, frazione di Ferriere, a 2 km dal capoluogo. Una strada sterrata affronta le propaggini del M. Megna, in un ambiente di prati inselvatichiti e residui di antiche selve. Il fondo è sconnesso e richiede una buona aderenza, anche se la pendenza non è mai eccessiva.

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Lago Moo

B. Dopo aver costeggiato il versante nord del M. Megna la sterrata si affaccia alla conca glaciale del Lago Moo. Si tratta di un anfiteatro naturale a prato di Graminacee e prato umido, il cui lembo più esterno è occupato dal laghetto. L’estensione dello specchio d’acqua si va riducendo fino a uno spontaneo colmamento. Vi sono le specie tipiche elofite e palustri. Fra le specie sommerse si distinguono la ninfea gialla e il ranuncolo d’acqua. Nell’acqua bassa, e dal fusto per gran parte emerso, spicca il raro trifoglio d’acqua. La morfologia del luogo è stata determinata da presenze glaciali di epoca würmiana (da 75 mila a 10 mila anni or sono). La combinata azione di erosione e di deposizione del ghiacciaio nelle sue fasi evolutive ha dato forma a questa suggestiva conca, ricca di specie erbacee e floreali.

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Lago Bino

C. Rimontando la pendice a oriente del lago si raggiunge una larga carrabile: punta alla soglia che ci divide dal Lago Bino. Le pendici sono in parte cespugliate, in parte rivestite da una faggeta cedua, poco sviluppata per via dei suoli acidi. Vistose bacche rosse segnalano i cespugli di uva orsina.

D. Circa 100 metri più in quota rispetto al Moo, il Lago Bino (nel disegno) ha una maggior portata d’acqua e appoggia parte del suo perimetro al detrito morenico.

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Il Lago Bino in un acquerello

E. Lasciato anche il Lago Bino e superato il culmine del percorso, l’itinerario prosegue nel ripiano sospeso del Prato Grande, anch’esso di origine glaciale. Sulla sinistra si allunga la cresta dei monti Camulara e Ragola. Spuntoni di roccia scura segnalano le ofioliti, antichi lembi di crosta oceanica, precedenti alle ingressioni e ai depositi marini degli ultimi 6-7 milioni di anni.

F. Dall’orlo inferiore del Prato Grande la strada affronta il gradino morfologico che la separa dal fondo della Val Nure. La strada raggiunge le prime case a Pertuso e, con un altro tratto di discesa, guadagna l’asfalto a Rompeggio. Da qui seguendo la più tranquilla carrozzabile si torna in breve a Canadello, da dove si era partiti.

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Albano Marcarini (le Biciguide), PEDALANDO NEL PIACENTINO, Ed. L’Erta, Bobbio 2017, pag. 157, con cartine, testi e foto, formato 20 x 14 cm, prima edizione 2017 – 16 EURO – Acquista

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