I sentieri da Rapallo a Portofino

Itinerario lineare con partenza dalla stazione Fs di Rapallo (linea Genova – La Spezia) e arrivo a Portofino. Si sviluppa interamente lungocosta, fra viottoli, sentieri e passeggiate a mare. Ritorno in autobus da Portofino alla stazione Fs di Santa Margherita Ligure.

«Questo modo antiquato di spostarsi su due gambe dovrebbe diventare nel nostro tempo, proprio perché esistono ormai ben altri mezzi di trasporto più adeguati, un puro piacere del tutto gratuito» scrive intorno agli anni Venti l’intellettuale tedesco Franz Hessel nel suo ‘L’arte di andare a passeggio’. Cerchiamo di mettere a frutto questo insegnamento e per una volta non proponiamoci grandi mete, grosse fatiche e lunghi cammini. ‘Flânerie’ si dice, alla francese, quando si ha voglia di passeggiare, semplicemente, senza fretta e senza meta. Bighellonare, insomma. Se poi il luogo è gradevole e predispone allo scopo – conclude il nostro – andare a spasso potrebbe addirittura diventare «un atto di presunzione e un lasciarsi andare: si fa cadere il peso del corpo da un piede all’altro e così, bilanciandosi, si procede». Facile, no?

Quale luogo migliore per sperimentare questa tecnica di movimento se non lungo la Riviera, da Rapallo a Portofino, in una sorta di navigazione terrestre di piccolo cabotaggio. «Compresi la Liguria una notte di luna piena fra i giardini di Santa Margherita – rivela Riccardo Bacchelli. Il paese al lume di luna lustrava tutto. Stradicciuole diritte e minutamente selciate fra muri di cinta altissimi terminavano nell’ombra sotto un cavalcavia fra due giardini, oppure ai piedi di qualche erta gradinata che stampava in cielo il suo ultimo gradino. E poi si aprivano altre stradette simili. Era un vegetato e murato deserto silenziosissimo e adorno». 

Qui anche i sentieri e i viottoli sembrano improntati al lusso e al decoro: selciature perfette, gradini a giuste distanze che non affaticano, cartelli indicatori in ceramica, lumi e lampioni per agevolare il cammino di sera, incredibili decori di magnolie, agavi, lecci, cedri, olivi. E poi il piacere dei lungomare, dei moli e dell’animazione locale che anche in stagione, poco presta alle contaminazioni turistiche. Non occorre la consueta e un po’ bizzarra attrezzatura da perfetto escursionista, bastano jeans e un pullover, se tira brezza. Partite allora, ma al tardo pomeriggio e contate di arrivare a Portofino a sera fatta di una bella giornata di mezza stagione. Ci sarà sempre un ultimo autobus per il ritorno, o se volete, il cammino dell’andata per il piacere del ricordo. 

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Santa Margherita Ligure

Da Rapallo a Portofino

•Lunghezza: 7.2 chilometri. •Tempo di percorrenza: dalle 2 alle 3 ore, a seconda delle tentazioni del percorso. •Dislivello: 300 metri. •Condizioni del percorso: carrugi e gradonate, tratti di lungomare. •Periodo consigliato: primavera, autunno, in estate evitare le ore calde.

•Trasporti: I collegamenti con autobus fra Portofino e Santa Margherita Ligure (15 minuti di percorso) sono assicurati da ATP Esercizio. www.atpesercizio.it (molto funzionale la ‘app’ dedicata che informa dei passaggi in tempo reale). 

Dove mangiare. Per uno spuntino con focacce liguri: Panetteria Marengo, corso Matteotti 32, S. Margherita Ligure, 0185.280556; a Portofino, Panificio Canale, Via Roma 30, 0185.269248. Per un pranzo o una cena: Taverna del marinaio, Via Pescino 13, S. Margherita Ligure, 0185.287058; El Portico, Via Roma 21, Portofino, 0185.269239.

•Dove dormire. Le località toccate dall’itinerario sono fra le più dotate di alberghi e B&B dell’intera Riviera. Portofino però abbonda di alberghi di lusso ma scarseggia di B&B. Il consigliabile, ma ad un prezzo ‘da Portofino’, è Villa Ulivo, Via la Villetta 1, 335 5652504. Da provare, sulle alture di Paraggi (breve deviazione dall’itinerario) il Trekking in Paradise B&B, loc. Costa Mezzana di Paraggi, 347 574 5769.

•Orari di visita dei monumenti. Villa Durazzo a Santa Margherita Ligure: tutti i giorni, in estate dalle ore 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 (in inverno fino alle 17). Ingresso libero al Parco.

Itinerario pubblicato su Amicotreno nel febbraio 1999. Aggiornamento del gennaio 2019. ©Albano Marcarini 2019.

Potrebbe risultar simpatico, se vi avvicinerete a Rapallo da Genova, rievocare una classica descrizione ferroviaria, quando ci si compiaceva di osservare dal finestrino e annotare il paesaggio, le vedute, i fugaci scorci dei monumenti. Potrete verificare le differenze fra la situazione attuale e quella registrata cent’anni fa da un celebre – per i suoi tempi – viaggiatore, il giornalista francese Guido De Léris.

1. In treno da Genova a Rapallo. «I primi villaggi che s’incontrano uscendo da Genova sono realmente la continuazione della città stessa. Semplici sobborghi contornati di giardini: San Francesco d’Albaro, Sturla, Quarto, Quinto, dove i palmizi s’intrecciano agli aranci, hanno una popolazione sempre variata di forestieri e genovesi che vanno a passarvi l’inverno o a riposarsi l’estate. Si arriva a Nervi. Le case dipinte di diversi colori, scaglionate sul declivio, scendono fino alla spiaggia che si vede a poca distanza molto più in basso. Le case fiancheggiano la strada ferrata, e dal treno lo sguardo scende negli appartamenti dove le bionde inglesi curano la loro tosse. Ma perché mai i tunnel sotto ai quali il vapore ci trascina devono impedirci di godere la bellezza di un panorama che si lascia vedere solo a strappi? Appena passata la stazione, una enorme massa di rocce arse dal sole viene a nasconderci tutta la bellezza del paesaggio. Bisogna attraversare quelle rocce! A Sori, dall’alto viadotto si vede da una parte la valle dove un torrente asciutto disegna il suo letto; dall’altra il mare che lambe il piede delle case. A Recco un altro viadotto; a Camogli si corre giù sulla spiaggia a livello delle barche posate sulla sabbia. Ma queste boccate d’aria, quest’apertura d’orizzonte, non dura che pochi istanti. Si maledicono quasi i conduttori che gridano: – Partenza!… Partenza! – e che forzano il treno a continuare il suo cammino. Si tratta di traversare, sotto un tunnel, ben inteso, la massa del Montefino che, sporgendo nel mare, forma il Capo di Portofino…».

Distogliete lo sguardo dal finestrino perché a Rapallo (alt. 5) è il momento di scendere. L’itinerario prende infatti le mosse dalla stazione e si sposta subito verso il lungomare. 

2. Rapallo. «L’impressione è di una città di titolari di pensione. Borghese-tranquilla. Molto, molto diciannovesimo secolo», affermano Erika e Klaus Mann, scanzonati denigratori del turismo sulle due riviere. Scrivono fra gli anni Venti e Trenta, poi si correggono e notano il carattere poetico e nobile dei rapallesi riferendo di una vecchia e rispettata tradizione e cioé che con la rugiada caduta la notte di San Giovanni si usasse un tempo curare le ferite. Meno poetica l’altra credenza popolare: che con le lumache schiacciate si guarisse dal mal di denti. Ma veniamo alle cose serie. Sul carattere monumentale di Rapallo c’è poco da dire, piacevoli però alcune viuzze negli isolati del ‘borgo murato’ medievale (vie Venezia, Mazzini e Marsala), e la chiesa di Santo Stefano. Quest’ultima sintetizza tutta la storia cittadina, assieme alla fiancheggiante torre comunale, risalente al 1459 ma poi modificata, e all’oratorio dei Bianchi (XVII sec.). Il castello, retto su uno scoglio a mare, regala comunque la migliore attrattiva e un classico fondale per qualche fotografia. L’enorme numero di villeggianti che affolla il lungomare mi convince di essere nel torto a giudicar troppo male la cittadina: la cornice marittima è superba, quando sul far della sera, con le prime luci, i grandi alberghi e le ville ricordano i fasti di fine Ottocento. Era il tempo in cui il Grand Hotel Excelsior, il Savoia, il Bristol, il Regina Palace, il Bellevue & des Anglais si contendevano la miglior clientela europea. L’avanguardista Ezra Pound usava villeggiare a Rapallo, Nietzsche vi scrisse la prima parte di ‘Così parlò Zarathustra’, Jan Sibelius vi musicò la ‘Seconda Sinfonia’ diluendo nel colore mediterraneo un po’ delle sue fredde tonalità nordiche.

 

 

Cammin facendo lungo mare sarete arrivati ai giardini e alla Rotonda Marconi dov’è la foce in mare del Torrente Boate. Ora risalite solo per un attimo la sponda del torrente Boate e, all’altezza del secondo ponte (Via Marco Polo), passate dall’altro lato continuando in vista del ponte di Annibale. Il condottiero cartaginese non c’entra: il ponte è medievale e si trovava sul torrente, prima che questo, in epoca imprecisata, mutasse di poco il suo corso.

rapallo.ponte di annibale
Rapallo.Ponte di Annibale

Al di là del ponte si imbocca un viottolo (via Ponte di Annibale) che lascia subito a destra la salita San Gervasio. Si prosegue in piano fra le case. Dopo aver fiancheggiato Villa Fiorenza, la stradetta prende a salire, dapprima un po’ soffocata dagli edifici poi via via più aperta fino a spianare all’altezza di un tornante della Via Aurelia Ponente (alt. 53). La visuale si apre ora sulla sottostante cala di San Michele verso la quale puntiamo: oltre la curva si lascia la statale e si scende per Via S.Nicola, fra muri; dopo circa 100 metri, di fronte a un cancello, si piega a sinistra per un viottolo, che con una ripida discesa approda alla spiaggetta (Via Pomaro) di San Michele di Pagana (alt. 2). Le case danno direttamente sul mare, un privilegio che molti altri borghi liguri hanno perduto da tempo. 

s.michele di pagana
San Michele di Pagana

Lambita la spiaggia, si torna sulla strada tenendo a destra. Si passa (Via Fioria) sotto il viadotto ferroviario e, subito dopo, si piega a sinistra (via Donega) e, fatti pochi passi, di nuovo a sinistra salendo per un viottolo gradonato. Si segue sempre la direzione della salita fra umidi muri che delimitano nascosti giardini. Qualche portone, impregnato di muschio, sembra svelare fra le fessure dei legni i più segreti. Più avanti, il viottolo si adagia su una dorsale, dalla quale si inizia a distinguere l’insenatura di Santa Margherita. 

Le case sparse fra gli ulivi o nascoste sotto le ‘fasce’ non tradiscono l’idea di un villaggio che ha per nome Banchi (alt. 82). Ora bisogna prestare attenzione al percorso : superato di 5o metri il civico 6 di Banchi si giunge in località Passo dell’Alloro. Qui si volge a sinistra, iniziando la discesa che porta a Santa Margherita Ligure (alt. 3). Durante la discesa (Via Banchi) si scavalca la ferrovia e si giunge in breve al lungomare, diviso in due ampi archi: quello di Pescino (secondo il vecchio nome di Santa Margherita) e quello di San Giacomo di Corte. Nel mezzo sta la collina addobbata dal parco di Villa Durazzo Centurioni. 

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S.Margherita Ligure, Oratorio di S.Erasmo

Intanto si percorre il lungo mare; si supera il chiosco della rotonda fiorita con l’Ufficio turistico; il monumento a Vittorio Emanuele II; e quindi, volgendo a destra, lasciando il mare, per Via Giuncheto, si giunge all’ingresso del Parco di Villa Durazzo. Merita senz’altro di attraversarlo: essenze esotiche e piante nostrane di veneranda età, viottoli selciati a pietruzze bianche e nere, fontane e statue sparse dappertutto a sorprendere e stupire. La villa, visitabile, risale al 1560, ispirata ai disegni di Galeazzo Alessi. 

Uscendo dal parco sull’alto della collina, in Via S.Francesco, piegando a sinistra vi troverete subito di fronte alla teatrale scenografia della chiesa di San Giacomo, preceduta da una larga scalinata in ciottoli che riporterà sul lungomare. Qui si può proseguire a destra lungo la fitta schiera di case liguri dai vividi colori, proprio di fronte al porto.

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Chiesa di San Giacomo

All’estremità del borgo Corte, all’altezza di un distributore di carburante IP (dinanzi al ristorante La Paranza), si imbocca a destra la salita Montebello (indicazioni per Nozarego e segnavia una croce rossa). Dopo qualche curva, fra curiose ville eclettiche, il percorso riprende la sua vecchia forma gradonata e prosegue ritagliandosi la via fra orti e giardini dove fanno capolino gatti sospettosi. Infine, dopo buon tratto, si raggiunge la cappella della Costa (alt. 111), a una buona altezza sul mare, o meglio su quello specchio del golfo del Tigullio chiuso fra Punta Pedale (a sinistra) e il promontorio del convento di Cervara (a destra).

Sulla collina interna si scorge invece, poco distante, il santuario della Madonna di Nozarego, fondato nel 1602 dai padri Carmelitani, ma composto in una stravagante forma ellittica nel 1732. Lo si potrebbe raggiungere con una breve deviazione, ma il nostro itinerario sceglie un’altra via e, dopo un breve tratto d’asfalto (Via Marinai d’Italia), riprende verso sinistra, combaciando in questo tratto con il Sentiero Liguria, il cammino selciato con vista del mare aperto. Rispettando il segnavia rosso si costeggiano le falde di Monte Brano e, dopo un tratto franoso, si tocca il culmine delle Gave (alt. 180), un crocicchio di vie con una cappellina e qualche panchina per riposare. 

Ora al segnavia con la croce se ne sostituisce uno con tre bolli, sempre rossi, che scende a Paraggi. Il sentiero è scosceso e, in qualche tratto, scivoloso per la forte umidità che riveste questa ricca pendice dove la vegetazione assume una veste e una varietà quasi equatoriali. Si tratta di una situazione molto particolare, dove gli influssi climatici e la composizione del suolo rendono i normali orizzonti della vegetazione molto incostanti. Associazioni di specie mediterranee sempreverdi (pinete, leccete) si mischiano ad altre più continentali (castagno, cedui misti) che talvolta, nei luoghi più umidi e riposti, prevalgono sulle prime anche vicino al livello del mare. La Valle dell’Acqua Morta, che con la consorella dell’Acqua Viva sfocia nel mare a Paraggi, è una di queste. Qui a esplorare troveremmo, oltre alla lussureggiante coltre vegetale, le tracce di trascorse coltivazioni e di impianti di lavorazione, come mulini o frantoi. Si dice che nel XVIII sec. furono ben 36 i mulini in attività.

Dimenticavo di dire che ormai siamo all’interno del promontorio del Monte di Portofino, un massiccio non molto elevato ma dai singolari caratteri ambientali, che si protende nel mare dividendo in due parti la Riviera di Levante. Oggi è parco naturale, provvedimento giustificato dalla bellezza del luogo che diventa irripetibile nel tratto di costa fra la Punta di Portofino e Punta Chiappa, con San Fruttuoso, con le solitarie baie dove i flutti caricano di lucentezza le falesie che calano nel mare. Vi sono bei sentieri lungocosta, ma da affrontare con una certa cautela, con l’aiuto di una carta e di qualche guida. Per ora restiamo sul nostro sentiero. 

Nel minuscolo abitato di Paraggi (alt. 1) si torna sulla strada di lungomare imboccando subito l’evidentissimo sentiero pedonale per Portofino (bei cartelli indicatori in ceramica) che resta un poco più alto della strada, facendosi largo fra la bella pineta costiera. Fra i cespugli si potrebbe scorgere l’occhiocotto, un uccelletto simile alla capinera. Si entra nella baia di Portofino lambendo ville e giardini, fino a scendere alla chiesa di San Martino, la parrocchiale che si dice eretta su un tempio pagano, secondo la tradizione che vorrebbe diversi lidi della Riviera colonizzati da navigatori greci. Uno scivolo, in pietra e mattoni, porta alla piazza a mare, il cuore della vita locale.

portofino
Portofino

3. Portofino. «La popolazione locale attende all’agricoltura, alla fabbricazione di cordami per le navi, di sporte, all’industria dei merletti, alla marineria e alla pesca». E’ quanto dichiara di Portofino una guida di fine Ottocento aggiungendo che in antico veniva detta «Portus Delphini», perché i delfini erano usi ripararsi nelle tranquille acque della baia. Un posto così poteva restare in incognito per secoli se non fosse stato per la curiosità di un nobile inglese che giunto col suo vascello dinanzi al porticciolo una bella giornata di primavera del 1870 decise di non più ripartire. Montague Yeats-Brown, console a Genova di sua maestà la Regina, acquistò il vecchio e diruto castello trasformandolo in splendida dimora. Aveva i titoli per invitarvi le teste coronate di mezza Europa e una così folta schiera di nobili e diplomatici non poteva non lasciare il segno. A villa segui villa, a nomi altisonanti altri nomi di dichiarato lignaggio finché Portofino divenne quello che è oggi, una località turistica esclusiva, fortunatamente intatta dalla cementificazione che ha toccato altre parti della Riviera. Le auto sono tenute lontano, nella baia scafi e vele misurano lo status sociale dei ricchi soggiornanti, nelle botteghe delle merlettaie brillano le ‘griffes’ alla moda mentre alberghi e ristoranti offrono quel tocco di romanticismo che piace tanto «alle coppie – e qui tornano i nostri disincantati osservatori stranieri – che vengono qui in viaggio di nozze». 

Dalla piazza vale la pena salire alla chiesa di San Giorgio e al prospettante omonimo castello (quello appartenuto a Yeats-Brown), eretti sullo stretto peduncolo roccioso che si protende nel mare aperto, vero idillio per i contemplatori e i sognatori. Qui potrete attardarvi o, se avete fretta, tornare alla piazza e, per via Roma, tracciata sul letto del torrente che nel ‘600 attraversava il borgo, raggiungere la fermata dell’autolinea per il ritorno.

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