Podcast: Nella Valle delle Sfingi sui Monti Lessini

Pip: Benvenuti su Sentieri d’autore, dove oggi si sale in quota — e non solo in senso letterale.

Mara: Albano Marcarini ci porta sui Monti Lessini, fra pascoli d’alta quota, monoliti di calcare che sembrano bestie pietrificate, e strade pastorali che esistono da prima del Cinquecento. È un itinerario solo, ma è denso.

Pip: Cominciamo dalla Valle delle Sfingi.

Nella Valle delle Sfingi sui Monti Lessini

Mara: L’itinerario parte da Camposilvano, a 1162 metri, e descrive un anello di 9,3 chilometri con 300 metri di dislivello sui pascoli dei comuni di Velo e Roverè Veronesi. È dedicato al geografo e scrittore Eugenio Turri.

Pip: Già l’apertura dice qualcosa sul tono: non è una guida tecnica, è un atto d’affezione verso un paesaggio e verso chi lo ha saputo leggere.

Mara: Il paesaggio ha una materia precisa. Il post descrive il “lastame”, una pietra calcarea stratificata usata ovunque: “nelle abitazioni sia nella copertura sia nell’orditura interna, nelle decorazioni, nei confini di proprietà e nelle bordure delle strade, nelle malghe sui pascoli.”

Pip: Quindi la stessa roccia che forma il suolo diventa il tetto, il muro, il confine. Il paesaggio è letteralmente costruito con se stesso.

Mara: Esatto. E quella continuità materiale si ritrova anche nella Valle delle Sfingi, il tratto più singolare del percorso: monoliti di calcare rosso Ammonitico, erosi fino a formare colonne che ricordano sagome animali. Da qui il nome.

Pip: Colonne di roccia che assomigliano a sfingi. Nella Lessinia, evidentemente, anche la geologia ha ambizioni narrative.

Mara: L’itinerario risale poi la Via Vaccara, un’antica strada pastorale citata nel 1589 nel “Campion delle strade del Veronese” come “ad parparos ad confinia Lessinorum”, utilizzata da greggi e mandrie da epoca romana fino al XVI secolo.

Pip: Trent’anni di secoli di traffico ovino. Non esattamente una strada dimenticata.

Mara: Il percorso sale al Monte Belloca, a 1434 metri, completamente spoglio. La nudità del monte ha generato leggende: secondo la tradizione locale, sotto la cima vive la regina delle “fade” — fate — che di notte stende la veste ad asciugare da un versante all’altro del vajo.

Pip: E san Carlo Borromeo, che transitò proprio da queste parti diretto al Concilio di Trento, le avrebbe maledette. Un santo in viaggio, fate confinate nelle caverne: i Lessini hanno una mitologia più ricca di quanto ci si aspetti.

Mara: Il ritorno passa per le contrade storiche: Gaspari, attestata dal 1588, dove i “cavallari” trasportavano ghiaccio a Verona; Masetto, con la sua stalla a “tesa gotica”, una forma di tetto spezzato che si ritiene importata dai Cimbri; e Funfi, il cui nome deriverebbe dall’antico tedesco “funf”, cinque, o da “sumpf”, conca di prati umidi.

Mara: A chiudere, il Covolo di Camposilvano: una cavità naturale di 83 metri usata per conservare gli alimenti grazie al suo ghiaccio periodico. La leggenda vuole che Dante vi si sia ispirato per il lago ghiacciato del Cocito nella Commedia.

Pip: Dante, le fate, san Carlo Borromeo e le mandrie romane. Nove chilometri che attraversano duemila anni in verticale.


Mara: I Lessini tengono insieme geologia, storia pastorale e mitologia locale in un paesaggio che si legge a strati — come il calcare che lo compone.

Pip: La prossima volta saliamo ancora. O scendiamo nel Covolo. Dipende da quanto ci fidiamo di Dante.

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