Il Sentiero della chiocciola

Senza titolo-1Itinerario a piedi sulle colline del Vergante, sulla sponda occidentale del Lago Maggiore, in Piemonte.

Spesso polenta e salsìccia sono più gradite se fatte precedere da una passeggiata che metta appetito. Sul Monte San Salvatore, vicino al Mottarone e al lago Maggiore, c’è una trattoria che vi attende con i suoi tavoli di marmo su un terrazzo aperto sul basso bacino del lago e sulle colline del Varesotto; prima però bisogna seguire un singolare sentiero che si sviluppa a chiocciola sulle pendici del monte. Il San Salvatore è la “montagna” di Massino Visconti, ridente abitato del Vergante, poiché nei tempi andati essa forniva di che vivere agli abitanti: legna per gli usi domestici, pascolo per gli animali, frutteti e ortaglie. Inoltre fu anche sfruttata una piccola miniera di ferro. D’altra parte il significato del toponimo Massino verrebbe dal latino “massa’; ovvero “piccolo tenimento agrìcolo” Nel Medioevo a Massino dovevano essere presenti e attivi un nucleo colonico, un’abbazia e un castello, segni tutti di una certa rilevanza.

Partenza e arrivo: Massino Visconti, raggiungibile da Milano (80 km) con (‘autostrada A8 e A26 per Graveflona Toce, uscita Meina. Dislivello: 350 metri circa. Tempo: 3 ore. Condizioni del percorso: sentieri e trattfdi strade comunali. Segnavia: pannelli bianco/rossi con i numeri H7-H6eH5 – Periodo consigliato: in ogni stagione, facile percorso nel bosco. 

Dove mangiare: Trattoria San Salvatore. tel. 0322219301, chiuso il lunedì, http://www.trattoriasansalvatore.it – Ricavata nei locali dell’ex-convento con terrazza panoramica. Info: IAT Massino Visconti, via Viotti l, tel.0322219713.

©Albano Marcarini 2010

Scansione1. Massino Visconti, come ricorda il nome, era feudo della nobiltà lombarda. Sorprende, nell’abitato, il campanile romanico della chiesa di San Michele per via della sua sensibile pendenza. È molto elevato in altezza,fìno a sei piani con monofore di varia grandezza a una curiosa bifora con una colonnina e un capitello a stampella, ornato da un volto antropomorfo. La chiesa vale una visita, prima di iniziare la passeggiata. In origine – secolo XI – l’edifìcio fu utilizzato per i riti battesimali; nel 1618 fu interamente ricostruito secondo i dettami artistici del periodo, quindi con grande munificenza di apparati barocchi. Della fase più antica rimangono alcuni affreschi, attribuibili al secolo XV; ritraggono varie scene sacre, fra cui una singolare Processione dei Dodici Apostoli.

2 Dal giornalaio di Massino Visconti si imbocca via Marconi.Traversata la vecchia borgata, si stacca sulla sinistra via Ronchetti (sentiero H7). Si comincia a salire con il paese alle spalle.

Bosco.M.S.Salvatore
Il sentiero nel bosco

3 Giunti sotto una villa liberty non bisogna sbagliare strada… ci sono tré sentieri. Bisogna imboccare quello nel mezzo e continuare sul sentiero in parte selciato, fra annose piante di castagno.

4 In meno di 20 minuti si arriva alle case di Monte. A un crocicchio si piega a destra (via per Fauriga) rispettando le tacche bianco/rosse del sentiero H6. Lo stradello costeggia il Monte San Salvatore: lo aggirerà completamente, più o meno a un’altezza di 650 metri. Lasciate le ultime case, si entra nel castagneto. Il versante nord, meno esposto al sole, è ricoperto da una vegetazione adatta al fresco e all’umido.Si scorgono betulle e alcuni abeti. Quando il percorso lascia spazio alle radure si è fatto il giro completo, tornando a Monte. All’incrocio, ora, si prende a sinistra, in salita, lungo via San Salvatore.

M.San.Salvatore
Il Monte San Salvatore

5 Un breve tratto asfaltato porta a un’area picnic. Qui inizia, verso sinistra, l’anello medio del San Salvatore (sentiero H5) che si inizia a seguire su una pista forestale tra le fronde dei castagni. Di nuovo si aggira la montagna, ma in senso inverso e a una quota più elevata.Tornati fra le case si ritrova l’asfalto: ora all’incrocio si piega a gomito, a destra, e si imbocca via Panoramica.

6. Con un ultimo giro si guadagna la vetta del Monte San Salvatore, in passato chiamato anche Monte Biviglione, ovvero “delle grandi betulle”. Qui si trova la chiesa di San Salvatore, risalente alla metà dell’XI secolo ma poi più volte ripresa e rimaneggiata, ribaltando anche di 90° l’orientamento. Fu usata come romitorio, tenuto prima dai Benedettini (forse già nell’anno 888′ secondo i documenti) e poi, fino al 1660, dagli Agostiniani. Furono questi ultimi a diffondere il culto della Madonna della Cintura, in grado di attirare sul monte migliaia di pellegrini. All’interno, nella cappella sinistra (che è l’abside della chiesa antica) si ammirano gli Apostoli in corteo intorno a Cristo, affresco del XV secolo di Johannes de Campo. Dal lato esterno sinistro si scende ad altre cappelle absìdali, realizzate posteriormente alla chiesa – di Santa Margherita (XIII secolo) e di San

Tratt.S.Salvatore
La Trattoria San Salvatore

Quirico (XII secolo) – con affreschi deteriorati dall’umidità. Le tré absidi esterne si scorgono bene dalla veranda del’attigua trattoria assieme a una splendida veduta del basso Verbano e del Varesotto. Si dice che da qui, nelle giornate limpide, si scorga la Madonnina del Duomo di Milano; cosa probabilmente vera fino a qualche decina di anni fa, ma oggi praticamente impossibile per via dell’inquinamento dell’aria. Qui, una volta soddisfatta la sete di cultura, si può passare a un lauto banchetto. Potreste, ad esempio, ordinare (o meglio prenotare) la ‘fìdighina’, una saporita mortadella di fegato di maiale, unita a carne di manzo e spezie, tipica del Vergante. Ha la forma di una ciambella, la si cucina in pentola e ia si serve su un bei letto di polenta, accompagnata da un buon rosso locale. Poi, per il ritorno, starà a voi la scelta della strada più comoda, non prima di aver dato un’occhiata anche alle due cappelle del piazzale: intitolate a San Uguzzone e alla Beata Panacea, con affreschi a soggetto sacro. Quest’ultima è certamente successiva al 1476, anno in cui per la prima volta fu raffigurata in pittura, in una cappella alpestre della Valsesia. questa giovane, vergine e martire che, secondo le fonti storiche, patì il suo tragico martirio, per opera della matrigna nel 1383. Si vorrebbe che, a ragione della particolare attenzione della santa verso i malati e i bisognosi, il nome di Panacea, nell’uso comune, sia passato a significare il rimedio contro tutti i mali.

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Sentieri_nel_tempo72928 itinerari a piedi alla scoperta del territorio dell’Insubria, fra il Lago Maggiore e il Lago di Como: cime, valli, belvedere, coste di laghi e di fiumi in un suggestivo racconto di luoghi e di eventi con le splendide immagini di Luca Merisio e i testi e gli acquerelli di Albano Marcarini. Ogni capitolo geografico è preceduto da una introduzione di Carlo Unnia. Edizione speciale per Deutsche Bank a tiratura limitata.

Albano Marcarini, Sentieri nel tempo. Viaggio nelle terre insubriche, Federico Motta Editore, 2005, pag. 192, con foto di Luca Merisio, Formato: 26 x 28 cm – 18,00 € – Acquista

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