Pip: Il Monte Baldo si vede dalla Pianura Padana fino sotto il Po. Una montagna così visibile merita un ascolto.
Mara: Oggi seguiamo Albano Marcarini sul versante occidentale del Baldo, tra malghe, faggete e pascoli che raccontano secoli di storia alpina. Un itinerario concreto, con numeri, quote e qualche sorpresa botanica. Cominciamo dall’itinerario stesso.
Monte Baldo: malghe e faggete
Pip: Il Monte Baldo non è solo uno sfondo pittoresco sul Garda. È una montagna con una storia geologica e un patrimonio naturalistico che ha attirato studiosi da cinque secoli. La domanda è: cosa si vede davvero quando ci si cammina sopra?
Mara: Il post parte da lontano, geologicamente parlando. Il Baldo si è formato dal sollevamento progressivo di rocce sedimentarie marine negli ultimi tre o quattro milioni di anni, e la sua biodiversità è talmente ricca da meritarsi un soprannome storico. Viene definito “Hortus Europae” per la varietà delle specie e la rarità di molte.
Pip: Hortus Europae. Un giardino d’Europa a duemila metri, frequentato dalle mandrie e da oltre duemila specie di farfalle censite — circa il quaranta per cento di quelle segnalate in tutta Italia.
Mara: Proprio così. E il botanico Francesco Calzolari, nel 1566, lasciò una descrizione che vale la pena leggere per intero: “Qui si trovano praterie di minutissime herbe verdi, tanto che quasi nere paiono, dipinte tutte di mille varietà di fiori e quali, da nissun sasso o sterpo occupate, e di maniera morbide, che avegna che siano dalli armenti tutto il dì pascolate, rimettendo la notte quanto di herba hanno il giorno perduto, la mattina si veggiono fiorite et intatte.”
Pip: Pascoli che si rigenerano di notte. Cinquecento anni fa qualcuno aveva già capito che questo posto era fuori dall’ordinario.
Mara: L’itinerario parte da Prada Alta, sale con la funivia Prada-Costabella fino alla stazione intermedia a 1550 metri, poi scende ad anello per 8,4 chilometri con 590 metri di dislivello in discesa. Difficoltà turistica, tempo stimato due ore e quaranta.
Pip: Lungo il percorso si incontrano le malghe, e qui la storia si fa concreta. La struttura attuale dei pascoli risale al Settecento, quando gli investimenti della Repubblica Veneta svilupparono l’allevamento bovino a scapito di quello ovino.
Mara: Le malghe hanno un’architettura precisa, non casuale. Malga Pralongo Alto, descritta nel post, riprende il modello canonico: forma allungata, stalla incassata nel pendio, e il baito suddiviso in tre locali — il logo del late, il logo del fogo e la casàra — ciascuno con una funzione specifica nella lavorazione del latte e nella stagionatura dei formaggi.
Pip: Tre stanze, nessuna ridondante.
Mara: Accanto alle malghe, le faggete. Quella di Ortigara è descritta come la più vasta e bella del Baldo, con esemplari secolari che in autunno passano dal giallo al rosso ramato. Nel sottobosco crescono aquilegia e peonia selvatica. E le pozze d’acqua che si incontrano lungo il percorso non sono naturali: sono bacini artificiali con fondo in argilla pressata, gli unici ambienti acquatici in quota su questo altopiano carsico, dove vivono rane, tritoni e libellule.
Pip: Una montagna che sembra selvaggia ma è stata costruita, strato per strato, da secoli di presenza umana.
Mara: Il post chiude con un dettaglio che dice molto sullo stato attuale: la riduzione dei carichi di bestiame rende oggi fragile l’equilibrio ecologico del pascolo, favorendo specie invasive. Il pascolamento brado, privilegiando le erbe più saporite, seleziona quelle meno appetite e accelera il degrado.
Pip: Meno vacche, più problemi.
Mara: Vale la pena notare che il post dedica l’itinerario a Eugenio Turri, geografo e studioso del Baldo, al quale è intitolato dal 2013 il rifugio Mondini alla stazione intermedia della funivia. Un omaggio discreto, inserito nel percorso stesso.
Pip: Una montagna visibile da mezza Pianura Padana.
Mara: La prossima volta parliamo di altri percorsi. Ci sono ancora molti sentieri da seguire.

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