Pip: C’è chi si perde per trovare se stesso, e chi invece ha bisogno di una foresta con segnavia e tabelloni informativi. Albano Marcarini ci porta nel mezzo degli alberi, nell’entroterra savonese.
Mara: Oggi seguiamo un itinerario nella Foresta Demaniale della Deiva, vicino a Sassello — tra storia boschiva, botanica e un borgo che ha saputo restare se stesso. Partiamo proprio da lì.
Ritrovarsi nella foresta: il Sentiero Natura della Deiva
Pip: Il titolo dell’itinerario cita Giorgio Caproni, e non è una scelta casuale. La domanda che apre il percorso è quella classica: cosa significa perdersi per ritrovarsi, quando il bosco ha già una mappa?
Mara: La citazione è precisa: “se volete trovarvi, perdetevi nella foresta.” È da quella suggestione che parte la proposta di un anello di 12,6 chilometri, con 340 metri di dislivello e circa quattro ore di cammino, nella Foresta Demaniale della Deiva.
Pip: Quattro ore in un bosco che non è mai stato davvero selvatico — è stato costruito, disboscato, ricostruito, e oggi è in cura attiva. Il paradosso è tutto lì.
Mara: Esatto. La foresta copre 876 ettari attorno al Bric Rama ed è una propaggine del Parco del Beigua. La sua storia moderna inizia nel 1874, quando il senatore Paolo Bigliati la acquistò: in quindici anni ricostituì il patrimonio boschivo, costruì 40 chilometri di strade e sentieri, e consolidò le pendici franose con muri a secco.
Pip: Prima di lui, il bosco era stato svuotato per secoli per produrre carbone vegetale, necessario alle ferriere locali. Poi è arrivato qualcuno a rimettere tutto a posto. E oggi si cammina sul risultato.
Mara: Il Sentiero Natura compie il periplo della riserva con orizzonti sempre diversi e un’osservazione combinata di molte specie arboree — il testo lo definisce “una sorta di giardino botanico naturale.” È percorribile in ogni stagione, con le ciaspole d’inverno.
Pip: Il percorso tocca anche il Castello Bellavista, residenza ottocentesca della famiglia Bigliati, e il Passo Salmaceto, dove un tempo passava la mulattiera tra Sassello e Pontinvrea.
Mara: Lungo il versante orientale si incontrano la dafne odorosa — simbolo del Parco del Beigua — orchidee, picchi rossi, caprioli e cinghiali. Sul versante occidentale il bosco si fa più fitto, misto di conifere e latifoglie.
Pip: Misto, ma non spontaneo. Il testo è esplicito: senza l’intervento umano avremmo roveri e faggi. Pini silvestri e pini neri sono stati introdotti due secoli fa. Il bosco che vediamo è una scelta, non una conseguenza.
Mara: E la gestione attuale punta a invertire quella scelta: favorire le formazioni cosiddette climax, vale a dire ricostituire la vegetazione originaria. Un processo che richiederà, come si legge, “decenni, se non secoli.”
Pip: Sassello nel frattempo aspetta all’arrivo — con il suo centro storico, il Museo Perrando, le chiese barocche e gli amaretti Virginia, in produzione dal 1860.
Mara: Un borgo che ha attraversato ferriere, guerre savoiarde e turismo estivo restando, come osserva il testo, sostanzialmente quello che era. Le mappe antiche lo confermano.
Pip: Foreste ricostruite, borghi immobili, sentieri che portano indietro nel tempo più che in avanti. Non è un cattivo modo di camminare.
Mara: La prossima volta vedremo dove portano gli altri sentieri d’autore. Ci sono ancora molte foreste da attraversare.

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