Il passo del Bernina

197a.Cippo.BerninaItinerario a piedi o in bicicletta al Passo del Bernina (versante poschiavino), Canton Grigioni, Svizzera.

Il bagliore abbacinante del ghiacciaio ti fa stringere gli occhi, rugosi scogli di ghiaccio emergono dal Lago Bianco, ti stupisce la vastità di orizzonte che è insolita per un passo alpino, poi scorgi una ferrovia che si arrampica come uno scoiattolo su per la montagna. Sono queste le prime sensazioni che provi giungendo in cima al Passo del Bernina, a 2328 metri d’altezza, sullo spartiacque fra il bacino dell’Adda, e dunque la Val Poschiavo e la Valtellina, e il bacino dell’Inn, e dunque l’Engadina svizzera. Se sei in bicicletta sai di aver compiuto un’impresa, non come quegli sfaticati del Giro del 1954, vinto dallo svizzero Clerici. In quell’occasione, nel corso della tappa Bolzano-St.Moritz, la salita fu affrontata dai corridori a passo di lumaca. Per questa ragione la giuria decise di annullare i premi previsti a causa dello scarso spirito agonistico. Il fatto fece scalpore ed è ricordato nella storia del ciclismo come ‘lo sciopero del Bernina’. Oggi, durante la prova sportiva annuale, i migliori impiegano meno di un’ora a coprire i 17,5 km che separano Poschiavo dal passo.

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La Val Poschiavo vista da Caviglia

Ma non siamo qui per correre, bensì per esplorare. Se volgiamo gli occhi al passato ci accorgiamo che la vecchia mulattiera non corre sotto la strada attuale, ma è variamente discosta così che seguirla diventa oltre che una magnifica escursione anche un vero salto all’indietro nel tempo. Lasciata Poschiavo, borgo di bei palazzi e ricche chiese, questa via restava sul fondovalle, quindi all’altezza delle case di Angeli Custodi, affrontava in diagonale il versante sinistro della valle per raggiungere il poggio di Pisciadel, luogo di sosta più volte ricordato nelle cronache. Rimontato il pendio di Zarera, dove affiorano i resti di un villaggio distrutto da una frana, la mulattiera giungeva al pianoro di La Rösa e, quindi, con altri tratti di ascesa alternati a brevi ripiani senza più alberi, guadagnava, attraverso il varco del Camin, l’altezza del valico, oltre il quale era ubicato l’Ospizio.

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Il selciato del sentiero storico del Bernina

Il Bernina fu un valico difficile, defilato rispetto ai concorrenti dello Spluga, del Settimo, del Muretto. Per i mercanti, quando si trattava di valicare le Alpi, si doveva vincere lo spartiacque nel modo più breve; possibilmente attraverso un solo valico. Il passo del Bernina non era fra questi. Intanto richiedeva lunghe tratte di avvicinamento: da sud risalendo la Valtellina, da nord risalendo l’Engadina dal Tirolo. E poi bisognava sempre scavalcare altre montagne. Come sul Passo San Marco, ci vollero i Veneziani per valorizzarlo appieno. Furono loro a costruire, nel XVI secolo, un itinerario diretto anteponendo al Bernina un valico fra Valcamonica e Valtellina (a scelta i passi dell’Aprica, di Guspessa, della Foppa o Mortirolo) e posponendone poi un secondo (Giulia o Albula) nelle Alpi grigionesi. Ma era sempre un itinerario impegnativo che richiedeva forti dislivelli (per ben due volte sopra i 2000 metri) e conseguenti disagi. Ne furono del tutto persuasi i componenti della delegazione veneta diretta a Coira nel 1526, con lo scopo di stringere amichevoli rapporti con i Grigioni. Dovettero superare il Mortirolo, a 1852 metri d’altezza, e quindi attendere due giorni prima di poter valicare il Bernina, senza che il maltempo ponesse loro del tutto tregua. Attraversarono il valico tormentati dalla bufera, simili a spettri, coperti di neve mista a ghiaccio. Lassù sorgeva una misera locanda; era stata aperta nel 1519 da un valligiano di Pontresina e dotata di una cappella. Alla fine, vinto anche l’Albula, i viaggiatori entrarono a Coira nove giorni dopo aver lasciato la terra veneziana che, per un ambasceria, era ritenuto un’eternità!

Nonostante la brutta esperienza, l’amicizia fra Coira e Venezia fece sì che i viaggi sul Bernina si intensificassero. Nel 1536 lo scultore Benvenuto Cellini transita sul Bernina «con grandissimo pericolo della vita», diretto a Parigi. Il 1° marzo 1548 il consiglio della corona francese inaugura un servizio di posta fra Coira e l’Aprica attraverso i valichi dell’Albula e del Bernina.

Il mercato di Tirano, istituito nel 1514, era il punto d’incontro dei mercanti, il luogo dove si presentavano le merci, si pattuivano gli scambi, si radunavano ingenti quantità di bestiame provenienti dal Salisburghese, dalla Baviera, dall’Argovia. «Le merci qui trattate – ricorda lo storico Martin Bundi – erano spezie, cera e sapone da Venezia, panno e calze di stame da Padova e Verona, fioretti da Bassano, lana, stoppini e candele di sego da Brescia, articoli in cuoio e d’abbigliamento da Bergamo, tessuto di lino da Crema. Ma anche il nord portava il suo contributo: lino di vari tipi dalla Slesia e San Gallo, panni dai Paesi Bassi e dall’Inghilterra, cappelli dalla Germania. Dalle zone più vicine come Bolzano venivano tappeti, da Milano stoffe e seta, da Bologna canapa, da Genova il tabacco, da Lione stoffe di seta e galloni d’oro e d’argento; infine le molte fucine della Valtellina fornivano articoli in ferro». Senza assolutamente dimenticare il vino della Valtellina, la principale fonte di commercio, scambiato dai mercanti grigioni con formaggi e denaro contante. Possiamo solo immaginare il fermento e l’animazione che attraversava in quei giorni lo spazio del mercato, collocato attorno al santuario in via di costruzione e ancora oggi, se vogliamo, evocato da quel singolare ‘chiostro’ di piccoli empori a fianco dell’edificio religioso.

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Poschiavo

In quel periodo le cose andavano talmente bene per il Bernina che nel 1522 (o nel 1552), accanto alla mulattiera di Pisciadel, fu realizzata una seconda via passante per Cavaglia e la Val da Pila. Questa via prendeva di petto la montagna subito dopo Poschiavo, salendo la pendice di destra della valle lungo una solida selciatura, tuttora percorribile. Raggiunte La Crus e il pianoro di Cavaglia, la via risaliva la Val da Pila per poi portarsi alla soglia del pianoro sommitale dov’erano i laghi della Scala e Bianco.

Il sentiero odierno segue con una certa fedeltà la traccia storica e rivela selciati e muri di sostegno davvero imponenti. In altre situazioni invece le modificazioni apportate dall’uomo e dalla natura hanno cancellato il segno del tempo. La realizzazione del grande bacino del Lago Bianco, sul pianoro di valico, ha cancellato l’antica morfologia del luogo con i due preesistenti laghi, l’alta massicciata di pietre che li separava e, soprattutto, il percorso della mulattiera occidentale con la piazza del Pian di Cambrena dove avveniva lo scambio delle merci fra mulattieri delle opposte vallate.

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Il Bernina in una mappa del XVII secolo.

La buona sorte del Bernina fu intaccata solo quando si aprirono alternative più agevoli – il Brennero fu reso carrozzabile nel XVIII secolo – o quando le condizioni di benessere economico di queste vallate si incrinarono. Rispetto agli altri valichi alpini la strada carrozzabile del Bernina arrivò relativamente tardi. Solo nel 1842 si diede avvio ai lavori lungo la valle del Poschiavino ritenuta la più sicura riguardo alle valanghe. Il tratto di valico, fino al Lago Nero, fu portato a termine nel 1857; nel 1864 la strada metteva alle porte di Pontresina e l’anno successivo a quelle del confine di Campocologno.

Alla rotabile si aggiungerà nel 1910 la ferrovia Tirano-St. Moritz – il celebre Trenino Rosso – opera di alto impegno ingegneristico, dotata di curve elicoidali, tunnel, gallerie paravalanghe e viadotti. La ferrovia alleviò i problemi della chiusura invernale della strada rotabile, in vigore fino al 1965. D’altra parte si consideri che la circolazione degli autoveicoli privati attraverso il passo fu autorizzata solo nel 1927 (nel resto del Grigioni nel 1925).

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Pascoli a La Motta

Di questa liberalizzazione qualcuno recrimina anche oggi, specie quando nelle domeniche della bella stagione, file di autoveicoli si incolonnano lentamente lungo le rampe del passo mentre il rombo delle motociclette incrina il silenzio dei boschi. Non è forse il tempo di tornare alle carovane dei muli, ma certamente un accesso più ‘sostenibile’ di questo e di altri valichi alpini sarebbe da considerare poiché non è certo sopra un motore che si apprezza realmente la bellezza di questi luoghi. Ma soprattutto non si interpreta il senso del valicare, con lentezza e anche con fatica, una montagna come il Bernina che sebbene tocchi il cielo ha le sue radici ben piantate per terra.

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Questa mappa è in dimensioni ridotte. È possibile richiederla ad alta definizione su richiesta a info@guidedautore.it

La salita sulle due ruote

Passo del Bernina (Svizzera, versante poschiavino). Partenza: Poschiavo (1021 metri). Arrivo: Passo del Bernina (2328 metri)

Distanza: 17,5 km – Dislivello: 1307 metri – Pendenza media: 7,5%

In teoria la salita al Passo del Bernina inizierebbe da Tirano. Ed è così che l’affrontano molti bravi ciclisti: una lunga progressione in salita di 33,6 km dai 438 metri del piazzale del santuario a Tirano fino ai 2328 del passo. In realtà molti preferiscono partire da Poschiavo e affrontare la vera rampa finale, come raffigurato nella cartina in questa pagina. Poschiavo si raggiunge facilmente in treno+bici con la Ferrovia Retica da Tirano o da St.Moritz ed è dotata di accoglienti alberghi. In questo caso si parte ‘a freddo’, perché dopo un breve tratto di facile abbrivio (circa 2,5 km), la salita diventa subito impegnativa con pendenze medie dell’8-9%. Qui allevia lo sforzo la protettiva ombra del bosco e del versante, specie se percorso di primo mattino. Si tratta di un lungo traversone che passa sopra Pisciadel e arriva al ponte sulla Val de Camp. Qui la salita muta d’aspetto e, dopo il ristoro di Sfazù, iniziano quattro larghi tornanti che consentono di vincere il gradino di roccia del Sassel Pozzol (qui un tratto arriva all’11,2 %). Si perviene così al pianoro de La Rösa (ristorante) per un meritato momento di respiro su un rettifilo quasi pianeggiante. Poca cosa comunque, poiché presto si annuncia il dossone della Motta, da vincere con pendenze attorno al 9% e senza il conforto dell’ombra. Qui, a 2000 metri di quota, la vegetazione è fatta di soli pascoli e cespugli. Il panorama è splendido se il sudore e la fatica vi consentono di sollevare il capo. La Dogana, a 2054 metri d’altezza e a 3,5 km dalla meta, è un buon conforto per il morale. A destra si lascia la strada per la Forcola di Livigno e si continua a salire. La vista sul passo è ancora ostruita dal gradino del Camin. La temperatura si sarà certamente abbassata di almeno una decina di gradi rispetto al fondovalle, ma il vostro motore è ormai caldo e con un’ultima spinta affrontate l’ultimo traversone fra detriti di roccia e chiazze di neve che permangono anche in estate. Quando la strada spiana siete al passo, segnalato solo da un cartello stradale: ristoranti, negozi e ospizio sono qualche centinaio di metri più avanti.

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L’Ospizio del Bernina

La strada che avete percorso è la nazionale 29, strada bella, larga e ben tenuta. Assolutamente da evitare nei giorni festivi e prefestivi per l’intenso traffico turistico. Il passo è tenuto sgombro dalla neve anche durante l’inverno, ma naturalmente non è il momento ideale per una sgambata in bicicletta. Meglio magari partecipare nel mese di luglio alla Maratona ciclistica dell’Engadina: in successione Ofenpass – Forcola di Livigno – Bernina – Albula e Flüela con partenza da Zernez. 211 km il giro lungo, 97 quello breve sempre con il Bernina compreso. Info: http://www.radmarathon.com

Il sentiero storico del Bernina

Punto di partenza: Poschiavo (1011 m). – Punto di arrivo: Passo del Bernina (alt. 2328). Si torna a Poschiavo utilizzando il servizio di autopostale (solo estivo; http://www.postauto.ch) o la Ferrovia Retica (la stazione Ospizio Bernina si trova circa km a ovest del passo). Info: http://www.rhb.ch

Tempo di percorrenza: 6 ore e 15 minuti. Dislivello: 1317 metri in salita. Condizioni del percorso: mulattiera storica, piste carrabili a fondo naturale o selciato, sentieri e brevi tratti di asfalto. Periodo consigliato: da fine giugno a fine settembre. Segnavia: tabelle e frecce bianco/rosse; da Poschiavo a La Rösa anche frecce marroni del Sentiero storico.
Per saperne di più: A.Marcarini, Di passo in passo – Dal S. Bernardino al Bernina, Lyasis, Sondrio 2006, 18 Euro.

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La Ferrovia Retica consente facili spostamenti lungo la strada e il sentiero del passo

Passo del Bernina (2328 metri) – Svizzera, Canton Grigioni.

Il valico è attraversato dalla strada nazionale 29 e dalla ferrovia Retica. Entrambe mettono in comunicazione la Val Poschiavo con l’Engadina.

Dove mangiare. A Poschiavo: Ristorante Centrale, tel. ++41(0)81.8440127. Ad Angeli Custodi: Ristorante agli Angeli, tel. ++41(0)81.8346323. A Sfazù: Hotel Zarera, tel. ++41(0)81.8441282, http://www.zarera.ch – A La Rösa: Albergo La Rösa, tel. ++41(0)81.8440312. Al passo del Bernina: Ristorante Cambrena, tel. ++41(0)81.8440512; Albergo Ospizio Bernina (con alloggio), tel. ++41(0)81.8440303, http://www.bernina-hospiz.ch

Dove dormire. A Poschiavo: Albergo Crocebianca***, tel. ++41(0)81.8440144, http://www.croce-bianca.ch; Hotel Albrici (in una dimora storica in Piazza Comunale), tel. ++41(0)808440173, http://www.hotelalbrici.ch.

Indirizzi utili. Ente turistico Valposchiavo, Piazza Comunale, Poschiavo, tel. ++41(0)818440571, http://www.valposchiavo.ch; Autopostale Grigioni, St.Moritz, tel. ++41(0)81.8339441; Pronto soccorso, tel. 144.

LA VIA DEL VINO – Secondo lo storico G. B. Quadrio la reputazione del vino di Valtellina si doveva a un buon invecchiamento e al clima tant’è che «non pure le parti d’Italia e la Rezia contigua se ne provveggono; ma l’Elvezia, il Tirolo, la Baviera, l’Austria, la Boemia, la Polonia, l’Olanda, e fin l’Inghilterra ne fanno ricerca; nella qual ultima isola condottone a miei tempi un bastimento, fu apprezzato da quei Milordi, e dallo stesso re Giorgio I, su tutti i vini più regali dell’altre nazioni». Chi beveva questo nettare poteva anche immaginare le bellezze dei luoghi d’origine: i terrazzi aggrappati alle montagne, il calore del sole, i colori nel tempo della vendemmia, le fresche cantine. Pochi però si spingevano oltralpe. Chi c’era stato narrava di una terra benedetta da Dio, dove i tralci erano appoggiati alle rocce e dove, anche nelle posizioni più sfavorite, grazie allo sforzo dei contadini che caricavano il terriccio dell’Adda nelle gerle per deporlo sui terrazzi, si estendevano estesi vigneti. Il vino arrivava con i somatori ogni primavera. Essi spuntavano sulle chine innevate delle montagne. Ciascun mulo era carico di due oblunghe botticelle. Sembra di ascoltare le parole di Goethe: «Conosci la montagna? e il sentier fra le nuvole? Il mulo fra la gelida nebbia s’apre la strada».  I valichi più utilizzati erano il Muretto, il Bernina – dove transitavano ogni anno circa 25 mila some di vino – e il passo di Fraele. Ogni carico era pari, alle misure attuali, a circa un ettolitro e mezzo. L’incedere e i costumi di quei rudi viandanti coperti di pelli, il gergo e la gestualità con cui badavano alle bestie erano motivo di curiosità e i valligiani si radunavano loro intorno seguendoli nel cammino. Nei punti obbligati i pedaggi erano talvolta pagati con boccali di vino. Circa 100 mila ducati entravano ogni anno nelle tasche dei vignaioli valtellinesi per questo tipo di commercio, tant’é che gli Svizzeri ne avevano dedotto che se le loro montagne potevano al massimo crescere pecore e vacche, quelle italiane possedevano il vero dono della fertilità.

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