Tocca il cielo a Roccacalascio

SegnaviaItinerario in mountain-bike sul versante meridionale del Gran Sasso d’Italia nei comuni di Calascio, Castelvecchio Calvisio, S.Stefano di Sessanio.

Tutto l’immenso versante meridionale del Gran Sasso d’Italia è un paesaggio da leggenda, unico nella nostra penisola. Vetusti borghi sono alloggiati come nidi su impervie e straordinarie morfologie di rocce biancastre mentre, appena al di sotto, ecco apparire inconsuete conche di lunghe strisce di terre dalle colture multicolori. Sui pendii, perfette linee trasversali perpetuano ancestrali percorsi di transumanza. Sono ambienti d’alta quota, ben oltre i 1000 metri d’altezza, paesaggi impressionanti che restano nella memoria sia per la vastità dei panorami, sia per il commovente sguardo verso la dimensione dell’abbandono che colpì, dall’Ottocento e fino a oggi, gran parte degli abitati. Qui il turismo vive una breve stagione ma aiuta coloro che sono rimasti ed è bene esserne partecipi in qualità di ospiti consapevoli.

Piano Viano
I piani di Castelvecchio

Partenza e arrivo: Calascio. In auto si raggiunge da L’Aquila (km 41) utilizzando un tratto della statale 17 fino a Castelnuovo e quindi la provinciale 8. Lunghezza: 25,2 km Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti. Dislivello: 677 metri. Altezza massima: 1429 metri. Condizioni del percorso: strade sterrate e asfaltate. Utilizzare il casco, avere con sé acqua e attrezzi. Periodo indicato: estate.

Indirizzi utili: Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, www.gransassolagapark.it – Centro visite di Santo Stefano di Sessanio, Museo Terre della Baronia, 340/7100218 – 347/3159855.

Alberghi e ristoranti.

Rifugio della Rocca (338/8059430-340/4696928). Il riferimento d’obbligo nel borgo di Rocca Calascio. Ristorante e bar, camere e appartamenti dell’albergo diffuso restaurati in diverse case del borgo. Menu da 25 a 30 euro.

Sextantio (Via Principe Umberto, S.Stefano di Sessanio,0862/899112). 29 camere di albergo diffuso come parte di un progetto di recupero e trasmissione della cultura locale. Camera doppia da 165 euro a notte con colazione.

La Locanda sul Lago (Via del Lago, S.Stefano di Sessanio, 0862/028357 – 348/9846600). Nel menu (intorno ai 25 euro): zuppa di lenticchie, pasta ammassata, ricotta di mucca e pecora e le carni degli agnelli allevati a Campo Imperatore

Da Clara (Via della Playa, Calascio, 0862/930365). Cucina genuina. Ottimi primi e carne alla brace, cotta nel caminetto in sala. Arrosticini degni della tradizione. Menu da 20 a 25 euro.

Pubblicato su Bell’Italia 2016 – @Albano Marcarini

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L’itinerario prende le mosse da Calascio. Inizialmente segue in discesa la provinciale 8 in direzione di Castelvecchio Calvisio che già si scorge, più in basso, sul versante opposto del Piano Vuto.  Assecondati in velocità alcuni tornanti si giunge al centro del piano, una vasta depressione carsica, per poi rimontare in vista di Castelvecchio. Alle porte dell’abitato si lascia la provinciale e, volgendo a destra, si guadagna con qualche stretta curva, il nucleo antico, adagiato sul culmine tondeggiante di un rilievo. Gradevole una visita al suo interno, portando la bici a mano. È un singolare modello di urbanistica medievale: all’interno della forma ovoidale, già fortificata, fanno riscontro un asse centrale e sette/otto stretti vicoli longitudinali a cui si conforma il caseggiato con passaggi coperti; la chiesa è al margine del perimetro. La forte identità urbana si legge nella compattezza dell’edificato composto da una schiera continua di case-torri. Tutto depone per un’ origine antica: certo il sigillo romano, ma più ancora significativo il primitivo insediamento dei Vestini, di cui era ‘pagus’.

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Castelvecchio Calvisio

Si esce dal vertice opposto dell’abitato e si prosegue su un rettifilo; giunti accanto alla Foresteria dell’Ippovia del Gran Sasso, si tende verso destra su una stradetta sterrata. Inizia una lenta discesa verso i ‘piani’ con belle vedute sul fronteggiante costone del Monte delle Croci, su Calascio a destra e su S. Stefano di Sessanio a sinistra. Una lievissima soglia divide il Piano Vuto dal Piano Viano ed è il punto, a 981 metri d’altezza, ove converge la nostra strada. Si continua piegando a sinistra per attraversare con un lungo rettifilo il Piano Viano nel paesaggio di questa caratteristica morfologia carsica. Sono campi a fasce lunghe e strette destinati alla coltura delle lenticchie, tradizione antica, già citata in un atto dell’anno 998, e favorita proprio dall’altitudine, dal clima e dal tipo di terreno. Il raccolto avviene fra la fine di luglio e agosto.

Sul fondo il piano si chiude a semicerchio; in alto si distendono le case di S.Stefano, verso le quali ora si sale grazie a un percorso dal fondo cementato e con moderata pendenza. Si spunta sulla rotabile che proviene da Calascio, superato il piccolo camposanto: piegando a sinistra si avvicina il centro storico, il cui agglomerato circonda uno sprone dominato dalla torre medicea, distrutta dal terremoto del 2009 e in fase di restauro. Il borgo ebbe remote fortune, specie dalla fine del XVI secolo quando fu dei Medici fiorentini sviluppando il commercio agricolo e l’allevamento con la produzione della ‘carfagna’, una lana grezza nera usata per le uniformi militari e per il saio dei monaci, esportata ovunque. Come a Castelvecchio e come altri centri dell’Abruzzo aquilano, la skyline del borgo è data dalla situazione in altura e dalla solida cortina delle case-forte che delineano il perimetro edificato. Al nucleo agglomerato centrale si è aggiunta un’espansione successiva a forma di fuso sulla linea di crinale fino a raggiungere la chiesa parrocchiale, posta all’estremità dell’abitato. Stupefacente il dedalo delle viuzze, strette, a gradini, sotto gli angiporti, intagliate nella roccia, ornate da fioriture spontanee, chiuse fra dignitose dimore in pietra di puro calcare bianco. Dopo un lungo periodo di spopolamento, S.Stefano conobbe negli ultimi decenni del secolo scorso una lusinghiera crescita turistica grazie al recupero edilizio e all’ospitalità diffusa. Oggi i suoi 117 abitanti si stanno risollevando dai danni del sisma del 2009.

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Roccacalascio

Dal bivio sottostante l’abitato, si segue, verso destra, la direzione per Campo Imperatore; sulla sinistra, in basso si scorgono il laghetto di S.Stefano con il suo santuario. Si segue la strada asfaltata per poco più di un chilometro, fino al primo tornante; qui la si abbandona e si imbocca una larga strada sterrata che, a mezza costa, contorna il Piano Lucchiano, posto circa 200 metri più in alto rispetto ai precedenti piani. Netto il contrasto fra il verde del pianoro e le spoglie pendici circostanti con spuntoni di roccia e una rada vegetazione. Raggiunta con lieve pendenza quota 1319, la strada si biforca: il ramo di sinistra prosegue su altri pianori, il ramo di destra, che seguiamo, rimonta la pendice orientale del Monte delle Croci in direzione del diruto maniero di Rocca Calascio, ardita sentinella di queste aspre terre. Stupisce, pur nello stato di rovina, la forma liscia e compatta delle sue mura. Stupiscono la posizione a 1500 metri d’altezza, la rigorosa pianta quadrata con quattro eguali torri cilindriche agli angoli e il massiccio màstio centrale, forse primo nucleo del complesso, ripreso e potenziato nella seconda metà del XV secolo. Prima di arrivarvi appare un’altra sorpresa, il santuario della Madonna della Pietà, splendido per architettura e isolamento. Innalzato a pianta esagonale in uno spazio immenso, guarda e sorveglia il lontano profilo del Gran Sasso. A questo punto l’itinerario si raccorda col sentiero d’accesso alla rocca e scende al villaggio di Rocca Calascio, posto sul versante opposto della rupe (qui occorre prudentemente scendere di sella e proseguire con la bici in spalla). Si passa fra le antiche case in pietra, per gran parte in abbandono, poste a diversi livelli, e si giunge al locale accogliente rifugio e poi alla piazzola del parcheggio. Da qui, un esaltante e panoramico tratto in viva discesa riporta in breve alla sottostante Calascio.

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