Le 12 fontane della Val Borbera

Itinerario circolare a piedi nella Val Borbera, Appennino Alessandrino.

Nel lembo sud-orientale del Piemonte si parla ligure per antico retaggio storico, ma anche cibo, tradizione, musica risentono dell’influsso della riviera. Dalle vette dell’Appennino si vede il mare di Genova e nelle valli sono passate per secoli le carovane del sale dirette verso la Pianura Padana sotto l’interessato sguardo dei Malaspina e dei Fieschi, le grandi famiglie feudali che detenevano queste terre. A Cabella Ligure, borgo della solitaria Val Borbera, hanno recuperato un bel sentiero. Si chiama Giro delle 12 Fontane.

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Partenza e arrivo: Piuzzo, frazione di Cabella Ligure, in alta Val Borbera (AL). Si raggiunge dall’autostrada A7 Milano-Genova uscendo al casello di Arquata S. e percorrendo poi la strada di fondovalle per 23 km – Difficoltà: nessuna difficolta tecnica ma un po’ faticoso per via della lunghezza. Tempo di percorrenza: 8 ore. Occorre disporre di tutta la giornata di luce (evitare le giornate invernali). Di recente, vista la lunghezza del percorso, l’anello è stato diviso in due circuiti (basso, che richiede circa 4 ore e 30 minuti, e alto). La bretella di congiunzione si stacca presso l’edicola della Madonna sopra la Fontana del Pascolo e riporta verso Piuzzo. Per altri indicazioni vedi il sito: www.cralgalliera.altervista.org/12fontaneresoconto.pdf – Dislivello: 810 metri. Segnavia: Cai 221-200-220. Prestare comunque molta attenzione ai bivi; il sentiero non è mantenuto con regolarità. Dove mangiare: nessun punto di ristoro sul percorso, un bar a Piuzzo (fornisce un pieghevole sull’itinerario). Dove dormire: Agriturismo Maggiociondolo, a Dova Superiore, frazione di Cabella Ligure, tel. 0143.919997, www.maggiociondolo.it – Info: Ufficio turismo Val Borbera, via Martiri della Benedicta, Vignole B., tel. 0143.630026; Cai Novi Ligure, tel. 0143.2510. Internet: http://www.cainoviligure.it/221.html – Per saperne di più: D.Calcagno, M. Cavana, V. Moratti, I segni del tempo Tracce di storia e arte nelle valli Borbera e Spinti, vol.II, Borghetto di Borbera 2004.

Itinerario pubblicato su AIRONE, ottobre 2005. Aggiornato a dicembre 2015. © 2016 Albano Marcarini.

Piuzzo
Piuzzo

1. Piuzzo è un modesto villaggio, in splendida situazione ambientale, sul versante idrografico destro della Val Borbera. Doveva essere un ‘locus’ romano a giudicare dagli embrici che si sono scoperti in passato. Nel 962 è citata fra i possedimenti del monastero di S.Pietro in Ciel d’Oro di Pavia. A parte qualche villino moderno, l’essenza del villaggio è ancora fatta di pietre, di belle case in pietra unite da vòlti sotto i quali scorrono i vicoli di disimpegno. Alcuni edifici hanno l’ingresso rialzato – mediante ‘balchi‘ in legno – per ospitare la sottostante stalla degli animali. Si esce da Piuzzo (alt. 955) passando lungo la via che sta alle spalle della chiesa. È il solo edificio religioso che nella Diocesi di Tortona ha mantenuto la dedicazione al vescovo Marziano. Al suo interno è singolare il fonte battesimale donato nel 1582 da un anziano formaggiaio, come riporta la frase incisa intorno alla vasca. Evidentemente si trattava di un’attività che in passato aveva il suo buon tornaconto. Da notare anche la statua di S.Agostino, in lamina metallica, posta nel presbiterio, il bell’altare formato da elementi disgiunti, alcuni più antichi della sua attuale fattura settecentesca. C’è anche un capitello che è un frammento riportato, risalente al XII secolo e sola traccia di antiche costruzioni religiose medievali. La traccia che seguiamo è la vecchia mulattiera per Cosola, indicata col segnavia 221. Dopo appena 10 minuti s’incontra la fontana ‘del Püettu’, poi si continua in costa con belle vedute sulla testata della Val Borbera e sulla boscosa cima del M. Antola. Appena le vasche delle fontane si inumidiscono per la pioggia o per un residuo scolo d’acqua, appaiono splendidi esemplari di tritoni.

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Pascoli e faggete sul Monte Ebro.

2. A un bivio, poco evidente, si sale verso monte. Si raggiunge il pianoro di Sòusò (alt. 10839): era il sito di un monastero benedettino, poi abbandonato. Prestare attenzione ai segni bianchi e rossi fino a ritrovare la via battuta in direzione della Fontana di Kùpai (dei Coppai, alt. 1085). Nel fitto bosco e nell’alta erba si notano ogni tanto gli ‘aberghi’, le piccole costruzioni utilizzate un tempo per l’essicazione delle castagne.

3. Il sentiero sale Costa Baiardo, entrando nel territorio di Cosola, e raggiunge la Fontana dell’Orbio (o dell’Arbio, o del Curlo, alt. 1180), poi quella ‘da Gure’ (alt. 1165) e quella ‘di Osè’ (degli uccelli, alt. 1275). Sono tratti in salita alternati a qualche respiro nel castagneto. Così tante fontane fanno pensare a luoghi in passato coltivati e abitati. Oggi la vegetazione spontanea riprende i suoi spazi: aceri, cerri, querce, qualche faggio e qualche castagno.

4. Il sentiero tocca una dorsale – la Costa delle Braglie – e addolcisce la sua pendenza. S’incontrano bei faggi e, giunti a un’edicola sacra, si affronta l’erta che avvicina alla spoglia propaggine del M. Ebro. Questa si chiama Madonnina del Pascolo (alt. 1419) e fu impiantata nel 1948 sul luogo di una presunta apparizione miracolosa. Una breve deviazione manda poco più in basso alla Fontana de Pàskuo (del Pascolo), la più fredda e copiosa delle 12. Se si vuole fare ritorno a Piuzzo questo è il punto dive staccarsi dall’itinerario completo. Altrimenti si riprende aggirando il versante sud del M. Ebro toccando la Fontana della Val Torta, per poi guadagnare, alla Bocca di Crenna, lo spartiacque che delimita la Val Borbera dalla Val Curone. Il segnavia 221 seguita verso le non lontane Capanne di Cosola: noi ora rispettiamo il segnavia di cresta 200.

5. Dalla Bocca di Crenna al Colle Trappola si segue un lungo cammino di crinale, quasi sempre al di sopra dei 1500 metri d’altezza con sorprendenti vedute panoramiche. Si raggiunge anche la vetta del M. Ebro (alt. 1700), la più alta dell’Appennino alessandrino. Questi pascoli erbosi sono da qualche tempo di nuovo frequentati nel periodo estivo dalle greggi. Dopo M. Cosfrone si rispetta il segnavia 220.

6. Al Colle Trappola si lascia il crinale e sfiorata, dopo la fontana della Lubbia, Pobbio superiore incomincia la discesa verso Piuzzo rientrando nella faggeta. Prima di giungere in paese s’incontreranno altre tre belle fontane: delle Burdelle (alt. 1287) accanto alla vecchia ‘nevera’ di Piuzzo; del Lavagé (alt. 1113). L’ultima, del Trunko, è poco sotto la strada di Teo. Tornati alla strada la si attraversa per proseguire sul sentiero, in lieve ascesa, fino ai campicelli e alle case di Piuzzo.

Glossario: balchi: travi appoggiate o fissate fra suolo e muratura di un edificio per consentirne l’accesso; nevera o neviera: profonda fossa nel terreno, talvolta dotata di muratura, talvolta solo seminterrata dove si accumulavano strati di neve che, mantenuta durante l’estate, permetteva la conservazione del latte, dei latticini e di altri prodotti alimentari contadini.

« Ai primi di giungo dai villaggi di queste montagne partono frotte di donne e di adolescenti dei due sessi che scendono in Lomellina a sradicare le male erbe delle risaie. Si fermano colà circa un mese; troppo spesso però ne riportano la febbre palustre, che le rovina la salute e fa loro consumare in medicine il modesto peculio guadagnato.

All’approssimarsi dell’inverno, molta parte della popolazione atta al lavoro abbandona il paese, per non ritornare che alla primavera. I maschi vanno a lavorare nelle città cone uomini di forza, al porto, alle cave e ad opere pubbliche, vanno anche in Sardegna nelle miniere ecc. Le donne vengono pure a servire in città ».

(Giovanni Dellepiane, Guida per escursioni negli Appennini e nelle Alpi Liguri, Club Alpino Italiano, 1896, pag. 29)

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Da lontano non si riesce a capire se siano torri o campanili, se quelle cuspidi siano i segni della spada o della croce. Su queste colline del Tortonese tutti i villaggi hanno almeno uno di questi testimoni di pietra. Quasi tutti sconosciuti, annoverati solo nei repertori delle soprintendenze, disdegnati dal turismo che da queste parti viene di rado e per tranquille scampagnate aventi come immancabile obiettivo una bella tavola imbandita. Inutile sfogliare guide o carte, non trovereste nulla, bisogna andarci per conoscere e scoprire una di queste nostre piccole ‘terre incognite’, così vicine e così distanti dalla porta di casa.

Albano Marcarini, Il Sentiero dei colli tortonesi, Alleanza Assicurazioni, Milano 2005, pag. 80, con foto, carte e acquerelli. Formato: 11 x 16 cm

6,00 € – Acquista su www.guidedautore.it

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