Itinerario circolare a piedi nella Montagnola Senese, a poca distanza da Siena, nel comune di Sovicille.
La Toscana è una regione dove la storia ha profondamente plasmato il paesaggio naturale. Lo ha trasformato in ridenti poggi di vigne nel Chianti oppure in fertili campagne nella Val di Chiana. Lo ha terrazzato nella Lucchesia e nella Garfagnana per le coltivazioni più utili e propizie. Lo ha bonificato nelle Maremme e aperto di pascoli sui crinali dell’Appennino. In alcuni luoghi poi, non solo ha fatto questo, ma vi ha pure apportato il segno monumentale di sontuose ville e magnifici giardini.
Sovicille, nella Montagnola senese, è un territorio poco conosciuto dove si contano ben 55 borghi di origine medievale, un’infinità di ville e di castelli. Alcuni di questi edifici, coi loro parchi, per l’ineluttabile destino della storia, sono tornati oggi in una dimensione selvatica, avvolti nel manto ombroso del bosco e della macchia. Altri sono stati trasformati in sontuose residenze di vacanze, purtroppo non accessibili a meno di essere facoltosi ospiti. La loro scoperta, anche se al di fuori dai loro cancelli, accresce la suggestione ed esercita la fantasia nell’immaginare la loro passata e originaria condizione: giardini, statue trapuntate di muschi, ninfei avvolti nelle edere, cappelle, edicole sacre, pievi e romitori issati sui poggi per l’infinito piacere di una perduta contemplazione. Questo itinerario pedonale si sviluppa attorno alla Villa del Cetinale e al parco della Tebaide in un’atmosfera incantata dove il tempo e i luoghi si confondono fra loro in una inesauribile narrazione di antichi fasti e invidiabili agi. Infatti lo scopo di questa nobile residenza era di ospitare durante le pause dal lavoro o negli eventi di rappresentanza la famiglia Chigi e i loro invitati. Flavio Chigi intese celebrare con questa sontuosa costruzione la vita pontificale dello zio Alessandro VII dal 1655 al 1667, tenace oppositore politico di Luigi XIV, re di Francia. Questo papa, infatti, aveva trascorso la gioventù nella casa avita che precedette la costruzione della villa. Nel parco si organizzavano eleganti battute di caccia, della durata fino a due settimane, durante le quali gli ospiti cacciavano cinghiali e cervi con arco e frecce. Addirittura, nella Tebaide, si tenne per otto edizioni, tra il 1679 e il 1692, la corsa del Palio senese a causa dei disordini che in quei tempi agitavano la città. La prima di queste gare, vinta dalla contrada della Chiocciola, si corse con bufali e non con cavalli.

Partenza e arrivo: Villa del Cetinale, frazione di Sovicille. Si raggiunge dal capoluogo seguendo la strada per Ancaiano; poco prima di questa frazione si stacca, verso destra, la diramazione per il Cetinale.
Distanza: 9.2 km Tempo di percorrenza: 2 ore e 45 minuti. Dislivello: 270 metri. Condizioni del percorso: strade sterrate e sentieri; un tratto di 1.8 km di strada asfaltata, ma senza traffico. Quando andare: in ogni stagione. Orari di visita: Villa del Cetinale, visitabile su prenotazione, 0577.311147.
La buona tavola: Ristoro Montagnola Donato & Donata, Sp 101, loc. Casa Luciano (lungo l’itinerario), Sovicille, 349.5563106, ambiente rustico per una merenda lungo l’escursione.
Il buon riposo: Agriturismo La Taverna, Str. di Cetinale 26 (sull’itinerario), Sovicille, 371.3776090; B&B Casa Giulia, località la Cetina 140 (sull’itinerario), Sovicille, 334.3255073. Info: Proloco Sovicille, Via Roma 27, Sovicille, tel. 0577.314503.
Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA, dicembre 2012.
1.Questo itinerario pedonale parte dalla Villa del Cetinale, costruita fra il 1660 e il 1678 per volontà del cardinale Flavio Chigi su disegni di Carlo Fontana, illustre architetto ticinese al quale si deve, fra l’altro, il completamento a Roma del palazzo di Montecitorio, già iniziato dal suo maestro, il Bernini. Si suppone che il progetto di Fontana – edificio a pianta quadrangolare con due facciate di diverso aspetto: una con portico e ali avanzate, l’altra dotata di un sontuoso doppio scalone d’accesso – renda omaggio a Baldassarre Peruzzi (1481-1536), autore di diverse splendide ville per i Chigi, tra cui spicca Villa Farnesina a Roma, con la quale il Cetinale mostra una singolare somiglianza. La famiglia Chigi rimase tenutaria del Cetinale fino al 1977, quando fu acquistata da lord Antony Lambton che ne condusse un restauro che portò all’attuale destinazione a lussuosa residenza di soggiorno. Negli annessi, nel XVIII sec., era insediata una manifattura di ceramica. Il parco della villa, fra parte ‘all’italiana’ e parte ‘selvatica’, era punteggiato di statue a soggetto mitologico, oggi in parte ancora esistenti. Un lunghissimo asse prospettico si diparte dalla fronte posteriore della villa, affianca il giardino e, fra un duplice filare di cipressi arriva alla base del colle, da cui, con altro rettifilo nel bosco, si traguarda il Romitorio. Papa Alessandro VII, visitando i giardini una prima volta dopo essere stato eletto, rimase estasiato dalla bellezza delle statue d’ornamento finché non si avvide che una di esse era una splendida fanciulla in carne e ossa, la quale intimorita dalla presenza dell’illustre ospite cadde dal piedistallo. La maliziosa beffa era stata perpetrata dal nipote cardinale, in una sorta di trasgressione alla sacralità del luogo ispirato al deserto dell’alto Egitto dove nel Medioevo si ritiravano gli eremiti cristiani. D’altra parte Flavio Chigi era noto negli ambienti del clero romano per le sue tensioni passionali. Pare che, nella sua villa di Ariccia, il C. possedesse una collezione dei ritratti delle trentasei donne più belle di Roma. Per questa ragione lo zio papa tentò più volte di indirizzarlo verso “svaghi” alternativi come il teatro, la caccia, la buona tavola, i viaggi ma non sempre con esito positivo.


Si parte dal cancello della villa del Cetinale; avendola alle spalle si tende a sinistra, aggirando su uno stradello sterrato il muro di cinta. Entrati nel bosco, si fiancheggia in salita il basso muro del parco della Tebaide, oggi proprietà privata. Più avanti si giunge a una delle porte di accesso al parco con accenni di affreschi. Nel 1693, con la morte di Flavio, la proprietà del Cetinale passò al nipote Bonaventura Zondadari, personaggio profondamente devoto, al quale si deve l’attiguo parco della Tebaide, interamente cintato, dove eremiti e pellegrini si dedicavano a passeggiate contemplative, sostando dinanzi alle sette cappelle intitolate ai dolori della Vergine, prima di affrontare i 300 gradini in pietra della “Scala Santa” fino al Romitorio. La boscaglia, oggi invasiva, rende difficile la ricostruzione di quel cammino penitenziale fra croci di pietra, sculture di santi e di frati in preghiera. D’altra parte l’aspetto inselvatichito rende ancor più impressionante il contesto: alcune sculture di animali spuntano dagli anfratti del terreno con effetto sorprendentemente realistico.
2. Poco dopo si tiene a destra sulla Strada Campo di Pagna: mantenendosi sempre aderente alla Tebaide varca i due rami del Fosso delle Cantinaccie. Superato il podere Campo di Pania si spunta sulla strada provinciale 101 ‘di Montemaggio’ poco prima del Casale Luciano, verso il quale, a sinistra, ci si dirige e dove si trova un punto di ristoro.

3. Si continua ora sull’asfalto (il traffico è scarso) ma senza perdere di piacevolezza per via dei larghi scorci panoramici e della quiete dei luoghi. Si avvicina il Podere Sortoiano (alt. 467). Si continua sulla provinciale; a un tratto, fuori dal bosco, si scorge a destra la terre del castello di Celsa, riconfigurato più volte nei secoli, sulla base dei disegni cinquecenteschi di Baldassarre Peruzzi, al punto da apparire oggi vagamente posticcio.
4. Raggiunta la diramazione di Strada al Cetinale, si lascia l’asfalto; all’ingresso del vicino podere Taverna si piega a destra; si sale al podere Bareto per spuntare su un’altra strada sterrata che si impegna a sinistra, accanto al casale. Ci si avvia, di nuovo nel bosco, verso il grazioso borgo la Cetina (segnavia 110).
5. Cetina si può raggiungere per una pausa, accanto alla chiesuola di S.Maria, e per ammirare un castagno di sette secoli di vita (9 metri di circonferenza), e poi tornare al bivio che indicava la direzione ‘Sovicille’. Seguendola si torna nel paesaggio poderale con i loro campi recintati a terrazzi e le fitte fustaie dei lecci.
6. Si attraversa il Podere Morra, destinato ad agriturismo come molti dei precedenti, e dopo 100 metri si piega a sinistra su una traccia meno evidente, contraddistinta dal segnavia 110.
7. Dopo il Podere Gabbreta, in rovina, la traccia si riduce a sentiero e spunta nella bella radura di Pernina, dalle cui case emerge la struttura e l’alta torre della pieve romanica di S. Maria, oggi intitolata a S.Giovanni Battista. Risale alla seconda metà del XII secolo e ha mantenuto il suo impianto originale: tre navate, capitelli lavorati e un’ampia abside. Nel 1078 Matilde di Canossa la conferì alla diocesi di Volterra, ma le rendite di questa bella chiesa furono sempre molto modeste (nel 1356 solo 57 lire!) tanto che i pievani titolari preferivano risiedere in città lasciando la chiesa a semplici preti. Ciononostante fu sempre mantenuta in modo esemplare, come ebbe a confermare nel 1437 un visitatore apostolico. Lasciando la chiesa alle spalle si traversa il grande prato in direzione del vecchio camposanto.
8. Da qui il sentiero segnalato rientra nella macchia e arriva, dopo pochi passi, al Romitorio, in eminente posizione panoramica e dal quale si comprende l’intero disegno della tenuta del Cetinale, dalla quale si era partiti. Un viale prospettico discende la collina e traguarda la fronte della villa per proseguire oltre e perdersi fra le campagne di Sovicille. Era detto la Scala Santa e serviva proprio per raggiungere il romitorio, possente costruzione eretta nel 1716 dai Chigi per ospitare alcuni monaci cenobiti. Sopra le due logge dell’edificio, dentro un’arcata, è ricavata una enorme croce egizia a due bracci dove, su mensole, sono collocate alcune teste di santi. Seguendo il percorso selciato e passando per il Podere Cerbaia si fa infine ritorno al Cetinale.
.

Il leccio

La Montagnola, una zona collinare posta a occidente di Siena è formata da una dorsale di rilievi attorno ai 500-600 m s.l.m. orientati da nord a sud per circa 15 km. Nel contesto di un paesaggio senese largamente appoderato propone una dimensione naturalistica degna di nota. Si tratta di boschi cedui che non sebbene non abbiano la dignità di foreste per via dei ripetuti tagli cui sono stati sottoposti nel tempo, pur tuttavia accolgono un patrimonio faunistico. Si citano il tasso, l’istrice, la martora, il gatto selvatico e, nei corsi d’acqua, la rara lontra. Il substrato calcareo del suolo e il fattore climatico che, in questa parte della Toscana, si avvicina più alla costa tirrenica che non all’Appennino interno pur mantenendo un discreto grado di umidità, favoriscono la crescita di vaste leccete. Il leccio (Quercus ilex) è una quercia sempreverde che può raggiungere un’altezza di 30 metri. Ha foglie verde scuro, ellittiche, lunghe fino a 12 centimetri e larghe 7, con lobi arrotondati. Sono molto lucide sulla parte superiore, più pallide e con una leggera peluria nella parte inferiore. I frutti sono ghiande lunghe circa 3 centimetri racchiuse superiormente in una cupola. La caratteristica di essere una specie sempreverde dipende da un particolare adattamento al clima arido e all’intenso irraggiamento estivo. La superficie lucida delle foglie permette infatti di riflettere i raggi solari e di limitare l’assorbimento delle radiazioni.
Fra gli altri e più comuni abitanti di questi boschi – assieme al leccio vi sono spesso associate altre specie di querce decidue come il cerro o la roverella – troviamo gli allocchi, le civette, le ghiandaie, i picchi, il cervo volante. Sono animali che sfruttano bene le disponibilità ecologiche di questi alberi.

Rispondi