Sulla ciclabile del Bufo bufo, in Val Cavallina

11346286-Mappa-politica-d-Italia-con-le-regioni-diverse--Archivio-Fotografico copiaItinerario in bicicletta sulla pista ciclabile della Val Cavallina, in provincia di Bergamo.

La Cavallina è la più orientale delle grandi valli orobiche e la più facile da percorrere poichè non si chiude con un alto valico, ma scollina dolcemente verso la Valcamonica. Poi, per aumentare ancor più i suoi pregi, regala ai suoi visitatori un bel lago dalle sponde verdi e sinuose, dove il turismo si esprime ancora nelle forme quiete della villeggiatura.

La pista ciclabile della valle inizia a Trescore Balneario e si chiude al Castello di Monasterolo, dove il Cherio – il fiume della Cavallina – esce dal lago di Endine. Da qui si può proseguire lungo la bella strada della sponda orientale fino al capo opposto del piccolo bacino. La via del ritorno se non si vogliono affrontare dure salite o il traffico della strada principale deve avvenire lungo lo stesso percorso.

La Val Cavallina è un solco glaciale. Dalla Valcamonica il ghiacciaio dell’Adamello ha travalicato una soglia ed è sceso verso il pedemonte bergamasco. Ha lasciato fra le tracce del suo passaggio un bel lago che è la meta di questo itinerario, per gran parte su una pista ciclabile venuta a sostituire la pericolosa statale 42. La valle ha avuto un passato di castelli e di dominii feudali sotto le mani protettrici delle famiglie Oldofredi e Suardi e fu citata da Antonio Stoppani, autore de ‘Il bel Paese’, per via di un oscuro antro, detto Buca del Corno, popolato da migliaia di pipistrelli. Del perchè del nome è presto detto: durante il periodo della dominazione veneta, fu l’allevamento dei cavalli, addestrati per le truppe o per le messaggerie postali, fu fra le attività principali della valle.

Oggi l’urbanizzazione nasconde il paesaggio. Il Cherio è un piccolo corso d’acqua, troppo debole per mantenersi un contorno di naturalità, così che le fabbriche dell’industriosa provincia bergamasca gli si affollano contro rilasciando scarichi che si vorrebbe finissero altrove. La pista serve per proiettarsi fuori dal contesto urbanizzato: il Lago di Endine è un’oasi felice, apprezzata da quanti colgono il bello nelle piccole cose, come un quieto specchio d’acqua prealpino con la sua corona di canneti, le acque popolate di anatre, folaghe, germani, gallinelle ….

Il lago è la meta preferita del ‘bufo bufo’. Chi è costui? Nient’altro che il rospo comune che, all’inizio della primavera, ripresosi dal letargo, raggiunge l’acqua per la riproduzione. I suoi spostamenti, attraverso le strade, sono a rischio e vengono protetti ogni anno da decine di volontari. D’altra parta la popolazione di questo anfibio è di tutto rispetto, oltre 20 mila soggetti che ne fanno la colonia più cospicua in Italia.

Cavali.map

Lunghezza: 23.8 km – Punto di partenza: Trescore Balneario (BG), subito dopo il ponte sul Cherio della strada che conduce a Zandobbio. Trescore è a 14 km a est di Bergamo lungo la strada statale 42 per Lovere. Punto di arrivo: Endine-Gaiano (BG). Si consiglia il ritorno sul medesimo percorso. Mobilità dolce: Trescore Balneario si raggiunge da Bergamo utilizzando la stazione di Montello (linea Fs Bergamo-Brescia con Servizio Treno+Bici). Da Montello a Gorlago su pista ciclabile. Risparmio energetico: se raggiungi il punto di partenza da Milano in treno produrrai 8.2 kg di CO2 in meno rispetto all’auto. Condizioni d’uso: pista ciclabile sterrata o asfaltata; lunghi tratti su strade comunali secondarie. Con qualche piccola miglioria la ciclabile potrebbe migliorare molto eliminando i tratti promiscui, studiando meglio la segnaletica (non esiste alcuna indicazione lungo la ex-SS 42 che indichi la parallela ciclabile). Segnaletica: parziale e discontinua. Sicurezza: in generale su pista ciclabile protetta, alcuni tratti in promiscuo su strade comunali, diversi attraversamenti non in sicurezza.  Altimetria: pianeggiante, con qualche breve rampa in salita. Quota massima: 249 m a Trescore Balneario. Quota minima: 335 m a Monasterolo del Castello. Dislivello: 150 metri circa. Mezzo consigliato: bici da turismo, mountain-bike. Quando: sempre; in inverno, la valle è fredda al punto che in passato il Lago di Endine era frequentemente ghiacciato. In caso di problemi alla bici: Cycle Classic, via Spallanzani 99, Albano S.Alessandro, tel. 035.581301.

La buona tavola: Locanda del Boscaiolo, via Monte Grappa 41, Monasterolo del Castello, tel. 035.814513; La Monasterola, via Garibaldi 4, Monasterolo del Castello, tel. 035.810085; Casa del pescatore, via San Felice, 17 in località Moi, Monasterolo del Castello, tel. 035.814741. Per saperne di più: Comunità Montana della Val Cavallina, Scoprire la Val Cavallina (in distribuzione presso l’Ufficio turismo, vedi sotto). Indirizzi utili: Ufficio turismo della Val Cavallina, via Suardi, Trescore Balneario, tel. 035.944777; Guardie ecologiche Val Cavallina, tel. 035.810640. Villa Suardi e affreschi di Lorenzo Lotto, Trescore B., tel. 035.943376; Museo della Val Cavallina, Palazzo Bettoni, via Nazionale 67, Casazza,  tel. 035.810640; Castello di Monasterolo, tel. 035.4938011.

Per saperne di più: A. Marcarini, Guida alle piste ciclabili e alle greenways di Lombardia, Ediciclo, Portogruaro 2009. – © 2016, Albano Marcarini.

La ciclabile prende avvio a Trescore Balneario (alt. 271) 1, località termale a pochi chilometri da Bergamo, «nel mezzo di un bell’anfiteatro di colline – spiega la mia vecchia guida – coperte di prosperosi vigneti e tempestate da ville e cascine». Nella storia dell’arte ha un posto a sé per via dei dipinti che il veneto Lorenzo Lotto ha lasciato nella cappella di villa Suardi, nel 1524. Riguardano la vita di S. Barbara e rivelano l’eccezionale capacità ritrattistica dell’artista; per la ricchezza dei dettagli e la vivacità dei colori, le scene sono state elette a massima espressione della pittura lombarda del primo Cinquecento. Reputati fin dal tempo dei romani sono i bagni minerali di Trescore che il condottiero Bartolomeo Colleoni lasciò alla cittadinanza di Bergamo affinchè avesse a beneficiarne. Fra i suoi ospiti, nel 1862, si annovera Garibaldi; la cura delle acque fu un paravento, il generale, in realtà, pensava di preparare da qui una spedizione per liberare Venezia dall’Austria.

Canneto
Il Lago di Endine Gaiano

La pista si snoda accanto al Cherio, sulla sponda meno urbanizzata. Si apprezzano lembi coltivi e qualche vecchia casa contadina dagli ampi porticati. Le montagne chiudono la valle, con le loro cime tondeggianti, e preludono ad ambienti meno contaminati. Purtroppo dei borghi della valle, come Entratico e Luzzana che mantengono certe caratteristiche d’ambiente, la ciclovia avvicina solo le propaggini esterne, connotate dalle solite palazzine residenziali.

A Borgo di Terzo (alt.295) 2, conosciuto un tempo per le sue fabbriche di chiodi, si supera due volte il torrente, poi si procede lungo il versante idrografico sinistro con qualche lieve saliscendi. I centri storici stanno sulle propaggini dei rilievi, a maggior protezione o per sfruttare meglio l’insolazione. Di ognuno spicca la parrocchiale, dal fasto barocco. Vicino al torrente stavano i mulini e alcune frazioni portano questo nome. Alternando tratti promiscui e altri protetti, la pista si affaccia alla piana di Casazza (alt.337) 3. Qui, all’interno di un edificio storico, trova collocazione il Museo della Val Cavallina, la cui visita offre una sintesi degli aspetti naturali e della cultura materiale.

Dopo Casazza un rettifilo precede la conclusione della ciclovia, giusto all’altezza del Castello di Monasterolo (alt.352) 4, prima cenobio benedettino, poi fortilizio dei Suardi, infine residenza della contessa Terni de’Gregory Taylor che ne ha curato il restauro. Di romantica suggestione il giardino all’italiana che si sviluppa attorno alla collina degradante verso il lago.

Lago di Endine132 copia
Il Lago di Endine

Se si aggira il castello verso sinistra, si raggiunge il Cherio nel punto in cui esce dal Lago di Endine. Qui inizia un sentiero (la bicicletta va condotta a mano) che costeggia la sponda orientale del bacino, uno dei più puliti della Lombardia. Ciuffi di canne, folaghe, anatre e cigni valorizzano l’ambiente. In questo modo si raggiunge Monasterolo del Castello (alt. 347) 5, un bell’esempio di recupero di un borgo rurale con le vie selciate, un buon arredo delle piazze e un’ottima dotazione di servizi, primi fra tutti quelli turistici e ricreativi. Per averne un esempio basta raggiungere, un paio di chilometri dopo il capoluogo, la Casa del pescatore, una moderna struttura affacciata al lago e gestita dalla locale Comunità montana. Offre buoni pasti, un largo spazio per il pic-nic, una piccola darsena e un parco gioco per bambini. Insomma, una sosta consigliabile prima di proseguire lungo la sponda del lago. Un’altra breve sosta la offre S. Felice al Lago (alt. 348) 6, un minuscolo borgo in deliziosa posizione nella parte mediana del lago. In passato si chiamava Figadelli, poi forse per un eccesso di pudore ha mutato nome. La porzione superiore del Lago di Endine forma una fitta bordura di canneto, delimitata all’esterno da filari di salici.

La strada della sponda orientale finisce dirimpetto al piccolo santuario di S. Remigio, ricostruzione seicentesca di un più romito luogo di culto dei monaci cluniacensi sepolto da un’alluvione. Il santo era invocato un tempo durante le pestilenze, mentre ora ha a cuore gli emigranti, come rivela l’attiguo monumento. Se al bivio del santuario si piega a destra si può effettuare una specie di giro ‘da capolinea’ per rimettersi poi sulla stessa via per il ritorno. Si attraversa la piana di Gaiano, che divide il bacino di Endine dal laghetto, molto più modesto è quasi del tutto impaludato di Gaiano (che riversa le sue acque nel Lago d’Iseo). Doveva essere fino a qualche decennio fa una splendida zona di prati nel punto di scollinamento della valle. Oggi subisce gli impulsi edilizi di Endine privandoci di un prezioso scorcio di paesaggio prealpino. Gettando gli occhi verso oriente si vede emergere la Corna Trentapassi, con le sue ripide pieghe costolute, baluardo del Monte Guglielmo. Sono sulla sponda bresciana del Sebino, le cui acque, molto più in basso di noi, non si scorgono. Passando per Valmaggiore e Piangaiano si intercetta infine la ex-statale 42, qui dotata di una parallela pista ciclabile, e si punta verso Endine (alt. 343) 7 per poi riprendere la direzione dell’andata.

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Non è una guida costruita a tavolino, ma è un sorta di censimento, ragionato e descritto, della nostra attuale rete ciclabile regionale, già estesa per 1500 km, ma che ci auguriamo tutti che possa aumentare ancora. Greenways di Lombardia, Naviglio Grande, Naviglio di Pavia, Naviglio della Martesana, Canale Villoresi, Ciclabile dell’Adda, Ciclabile del Ticino, Ciclabile dell’Oglio, Sentiero Valtellina, Ciclabile della Valchiavenna, Ciclabile della Valcamonica, Ciclabile della Valseriana, Ciclabile Bergamo-Brescia, Ciclabile del Naviglio Bresciano, Ciclabile del Naviglio civico di Cremona, Ciclabile della Val Brembana, Ciclabile della Valsassina, Ciclabile del Mincio, Ciclabile della Valtenesi, Ciclabile del Po lodigiano, Ciclabile Cremona-Casalmaggiore.

Albano Marcarini, Piste ciclabili e greenways in Lombardia, Ediciclo, 2010, 272 pag. a colori, 17 x 25 cm, volume in brossura, tracce gps, 22,00 € – Acquista su www.guidedautore.it

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