Montorfano, il monte che voleva restare da solo

Itinerario lineare a piedi alle falde del Montorfano, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, a 13 km da Verbania.

I monti solitari si chiamano ‘orfani’. In Lombardia ce ne sono almeno due, in Piemonte uno, sul Verbano. Il Montorfano del Verbano sta in fondo al Golfo Borromeo e sembra sbarrare la via per la Val d’Ossola. Bisogna girarci attorno, dalla parte del fiume Toce o da quella del delizioso laghetto di Mergozzo, una delle tante perle delle nostre Prealpi.

Partenza: Mergozzo (m 200). Si raggiunge da Milano seguendo le autostrade A8 e A26 con uscita a Gravellona Toce, quindi per breve tratto di strada provinciale. In treno con il servizio regionale della linea Milano-Domodossola. Arrivo: Montorfano (m 318). Il ritorno avviene sullo stesso percorso. Tempo di percorrenza: 1 ora e 15 minuti (solo andata). Dislivello: 118 metri in salita. Condizioni del percorso: sentiero; un tratto di strada asfaltata, ma senza traffico. Periodo più indicato: in ogni stagione. Orari di visita. Chiesa di S.Giovanni Battista di Montorfano, durante le funzioni religiose, tel. 0323.80253 – Civico Museo archeologico, via Roma 8, Mergozzo, aperto sabato e domenica dalle 15 alle 18, tel. 0323.670731.

Le buone soste. Per mangiare: – Grotto La Dispensa, via Sempione 28, Mergozzo, tel. 0323.80754, zuppa di cipolla, raviolini al plin, flan di zucca ecc.ecc., menu da 20 a 35 euro. – Trattoria Belvedere, via Montorfano 6, frazione Montorfano, tel. 0323.80134. Per dormire: – Hotel La Quartina, via Pallanza 20, tel. 0323.80118-80328, www.laquartina.com – Affacciato al lago, emblema del relax, con ristorante (in estate, all’aperto). Camere doppie da 96 a 116 euro con prima colazione. – B&B Le Oche di Bracchio, via Bracchio 50, frazione Bracchio di Mergozzo, tel. 0323.80692, casa d’epoca con splendido giardino campestre, camere doppie da 65 a 85 euro con colazione. Info: Proloco Mergozzo, via Roma 20, Mergozzo, tel. 0323.800935, http://www.promergozzo1909.altervista.org

© 2016, Albano Marcarini

Montorf.ampIl monte ha un’apparenza tozza, una grossa gobba di dura pietra, alta non più di 794 metri, ma nasconde insospettate attrattive: tesori archeologici, i segni tangibili della Prima Guerra Mondiale con la Linea Cadorna, antiche cave di granito bianco con le quali si è costruita la fama degli abitanti di Mergozzo come scalpellini e scultori. E poi una splendida chiesa romanica, incastonata in un pianoro verde con poche rustiche case, una nicchia nascosta da tutto e da tutti. La raggiungeremo a piedi con una bella e facile passeggiata, partendo da Mergozzo, il paese che prende l’ombra dal Montorfano. Prima di incamminarci vale la pena visitare un’altra chiesuola, nel centro del paese, pure romanica. È intitolata a S. Marta ed è molto piccola: un oratorio più che una chiesa. Ma è molto antica. Esisteva già nel 1132, come risulta dagli atti della pieve locale. Nella lunetta del portale si vede la santa che calpesta la ‘tarasc’, un mostro dalle sembianze di un rettile.

Veduta Fondotoce
La foce del Toce nel Verbano vista dal Montorfano

Poi si può apprezzare un attimo il lungolago con il fronte delle case ottocentesche e l’olmo monumentale, gloria botanica del luogo. Quindi, seguendo la segnaletica del Sentiero Azzurro, si sale per le viuzze del nucleo antico e si esce fra i prati e le ortaglie. Luoghi domestici, ben tenuti e sempre abbelliti da una cappelletta o da misteriose strutture in pietra che rimandano a tempi antichi, forse un complesso megalitico legato a culti celtici, come vorrebbero gli storici locali. Man mano che si procede la via si restringe e si trasforma in un sentiero di pietra, con lunghi gradini protetti dalle fronde del castagneto.

Si cammina alti sul lago seguendo la sponda di ponente, nel pomeriggio sempre in ombra. Si cammina anche anche sopra la ferrovia del Sempione, aperta nel 1906 con la sua lunghissima galleria, fra Italia e Svizzera, meraviglia della tecnica di allora, celebrata nell’Esposizione Universale che si tenne a Milano nello stesso anno.

Ogni tanto vale la pena fermarsi e ammirare il panorama: da sinistra a destra, sopra il laghetto, scorrono le montagne della Val Grande e della Valle Intrasca, poi la piana di Fondotoce con la sua riserva naturale e il Lago Maggiore. Si avvicina anche una fontana, detta del ‘monastero’ e, infine, dopo poco più di mezz’ora di cammino si spunta sulla rotabile che con un paio di curve in salita sbocca sul pianoro prativo dove sono accoccolate le case di Montorfano, una decina in tutto.

S.Giovanni.M.Orfano copia
S.Giovanni Battista a Montorfano

Al margine del prato spicca la struttura del tempio cristiano, visto dalla parte absidale. Ha una dimensione domestica, tipica di queste chiese che nel Medioevo erano un po’ tutto: luogo di preghiera e di battesimo, luogo di riunione, rifugio e riferimento per i viandanti, simbolo del potere spirituale. La sua forma è singolare. Sebbene esprima gli elementi classici del romanico, specie nelle decorazioni, essa già prelude a soluzioni più coraggiose come il tiburio ottagono, sormontato da una lanterna, che divide l’unica navata dal largo transetto. Ma non è solo la chiesa, intitolata a Giovanni Battista, a ispirare bellezza e mistero. Le stesse sensazioni si provano a circoscrivere il perimetro delle fondamenta di un’altra chiesa precedente e posta accanto all’attuale. Vi si sono trovati anche reperti di epoca romana. Ipotesi suggestive che starebbero a significare di un luogo di culto antichissimo che ha attraversato la storia.

Avendo tempo, una volta tornati a Mergozzo, si può visitare il Museo archeologico, che è anche sede dell’Ecomuseo del granito. È un’interessante occasione per approfondire gli aspetti di un’economia secolare – i primi atti legati all’attività estrattiva delle cave di Mergozzo risalgono al 1473 – basata sull’estrazione del marmo e del granito con tutti i suoi risvolti sociali. Con il granito del Montorfano si sono ornati il Lazzaretto, la Cappella Trivulzio e il monastero di S. Vittore a Milano, il Duomo di Novara e la basilica di S.Paolo fuori le Mura a Roma. Ma non solo, a poca distanza da Mergozzo si trova la celebre Cava Madre, dalla quale viene estratto il marmo bianco del Duomo di Milano.

Le cave di monte: un paesaggio ferito?

A vedere il Montorfano dalla ferrovia o dall’autostrada, l’impressione è di una montagna sbocconcellata ed erosa, con enormi piaghe biancastre. Sono effetto delle cave di granito, un’attività che segna profondamente il paesaggio e che pone enormi problemi di recupero ambientale una volta cessate le estrazioni. I tagli verticali sulle pareti sono visibili da grande distanza e occorrono decine di anni per rimarginarsi, quando è possibile. Inoltre il materiale di scarto, fatto di sfasciume di roccia si accumula in quantità ai piedi della montagna. L’operazione che si è tentata a Mergozzo è coraggiosa e tenta di conciliare, attraverso il recupero culturale di questa attività che ha sorretto l’economia locale per secoli, una sorta di equilibrio o perlomeno di conciliazione fra ambiente e sfruttamento della risorsa. Si è dato vita a un Ecomuseo del granito, si svolgono visite e laboratori didattici per le scuole, si recuperano i manufatti legati alla storia delle cave e del Montorfano, si cerca di limitare i quantitativi estratti (al momento è attiva una sola cava), si stimola l’attività artistica dei ‘picasass’. Per informazioni: http://www.ecomuseogranitomontorfano.it

La_ferrovia_Locarno685TI POTREBBE ANCHE PIACERE

La ferrovia Domodossola – Locarno ha compiuto 90 anni nel 2013. Il suo destino è stato diverso da quello di tante ferrovie ‘minori’, smantellate per un’eccessiva fiducia sul trasporto su gomma. Questa ferrovia unisce la Val d’Ossola con il Lago Maggiore. Ha dalla sua uno spettacoloso tracciato panoramico e mette in relazione località turistiche di notevole fascino. La Val Vigezzo è la migliore via d’accesso al Parco nazionale della Val Grande. Turisti stranieri – inglesi, francesi, tedeschi, giapponesi – si vedono sempre di più sugli elettrotreni blu e panna, pronti a immortalare con le foto i momenti più spettacolari del viaggio. Questa guida, la settima della piccola collana di guide pittoriche di Albano Marcarini, fa da supporto alla scoperta ‘dolce’ della Val Vigezzo e delle Centovalli.

Albano Marcarini, La ferrovia Domodossola-Locarno e la Via del Mercato, Lyasis, 2011, 176 pag. a colori, con mappe, foto e acquarelli, 11 x 16,5 cm – Anche in lingua francese.

15,00 € – Acquista su www.guidedautore.it

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