Podcast: Il Sentiero dei ‘caprili’ all’Isola d’Elba

Pip: Esiste un’isola dove Napoleone andava in vacanza forzata e i pastori costruivano rifugi in pietra a secco degni di un manuale di architettura vernacolare. Benvenuti all’Elba.

Mara: Oggi seguiamo Albano Marcarini lungo il Sentiero dei caprili, nella parte occidentale dell’isola, tra Marciana, Monte Giove e la dorsale del Monte Capanne. Cominciamo dal percorso stesso.

Il Sentiero dei ‘caprili’ all’Isola d’Elba

Pip: Siamo nella parte occidentale dell’Elba, comune di Marciana, e il punto di partenza è già un indizio: a 375 metri sul mare, Marciana respira più da borgo montano che da villaggio costiero. La domanda che questo itinerario pone è semplice — cosa si trova quando si lascia la costa e si sale verso le creste granitiche del Monte Capanne?

Mara: Una guida della fine dell’Ottocento già aveva la risposta. Il panorama da Monte Giove, scrive, è tra i migliori al mondo, “composto dell’Arcipelago toscano che le si aggruppa in giro in magnifico circuito.”

Pip: Trecento anni di letteratura di viaggio in una frase sola. E il paesaggio, a quanto pare, non ha deluso nel frattempo.

Mara: Il percorso è di 13 chilometri con 740 metri di dislivello e cinque ore di cammino. Si parte da Marciana seguendo la mulattiera lastricata della Madonna del Monte, un tracciato storico e religioso fiancheggiato dalle cappellette della Via Crucis e da grandi castagni. La chiesa della Madonna del Monte, a 627 metri, sorge accanto alla dimora che Napoleone abitò saltuariamente durante il suo esilio sull’isola.

Pip: Sì, l’imperatore che aveva risistemato mezza Europa si ritemprava qui, tra i cisti e le ginestre. La lapide comunale del 1863 lo ricorda con un entusiasmo che nessun ufficio stampa moderno saprebbe eguagliare.

Mara: Da lì il sentiero sale verso Serraventosa, poi piega verso la dorsale, attraversando un paesaggio che cambia continuamente: lecci, ontari, corbezzoli, muschi, rampicanti, il rumore del Fosso del Castagnolo. Il culmine è la Sella della Tavola, a 921 metri, da cui si ridiscende verso Marciana per il segnavia 110.

Pip: E lungo la salita si incontra anche una targa metallica che ricorda un aereo della compagnia Itavia schiantatosi sul declivio il 14 ottobre 1960. Undici persone, nessun sopravvissuto, il relitto trovato dieci giorni dopo da un contadino. Il sentiero porta con sé anche questo.

Mara: Il paesaggio sommitale è segnato dai tafoni, sculture naturali scavate dall’acqua, dal vento e dall’aerosol marino nel granito. Tra i cespugli si possono avvistare i mufloni, introdotti sull’isola nel secolo scorso per scopi venatori e oggi considerati specie alloctona.

Pip: E poi ci sono i caprili, che danno il nome all’intero itinerario. Strutture in muratura a secco — recinto circolare, piccolo domolito con falsa cupola, a volte un grigolo separato per i capretti — usate dai pastori fin dal primo millennio avanti Cristo. Nell’entroterra elbano se ne contano ancora una cinquantina, censiti ma non più in uso.

Mara: Il periodo consigliato va da settembre a maggio. In estate è sconsigliato. Nessun punto di ristoro sul percorso, ma ci sono buone sorgenti alla Madonna del Monte e a Bollero. Il paesaggio è spettacolare a maggio per le fioriture della macchia, sorprendente a ottobre per i colori dell’autunno.

Pip: Un itinerario che attraversa geologia, storia, pastorizia e memoria. Non male per una giornata fuori porta.


Mara: Macchia mediterranea, granito, caprili in pietra a secco e un panorama che una guida ottocentesca già definiva tra i migliori al mondo. L’Elba occidentale è un territorio che si legge a strati.

Pip: E il prossimo strato potrebbe essere ancora più in quota. Alla prossima.



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