Itinerario pedonale circolare nell’alta valle di Gressoney, Valle d’Aosta.

Fra il XII e il XIV secolo un popolo decise di abbandonare la terra che abitava da circa mezzo millennio per emigrare altrove. Erano di discendenza germanica ed erano chiamati Walser perché abitavano l’alto Vallese, ovvero l’alta valle del Rodano nell’attuale Svizzera. Non si conosce bene il motivo per cui essi decisero di trasferirsi altrove, di superare la nevosa barriera delle Alpi e propagarsi in alcuni spazi delle alte vallate italiane. Forse la comune usanza di riservare l’eredità dei fondi agricoli a un solo discendente che costringeva gli altri componenti della famiglia a emigrare. Forse un surplus di popolazione e una penuria di spazi coltivi. Forse, ed è l’ipotesi più accreditata dagli studiosi, l’interesse delle signorie feudali e degli enti ecclesiastici a utilizzare i provetti contadini/allevatori walser per colonizzare nuove terre attraverso contratti di reciproco vantaggio. I walser avrebbero goduto di un affitto ereditato delle terre e una relativa autonomia, mentre i feudatari avrebbero goduto dell’incremento della produzione agricola, degli scambi e di un miglior controllo del territorio. Straordinariamente, pur vivendo vicino a popoli di altre lingue e tradizioni, i walser hanno mantenuto nei secoli la loro originalità pur riducendosi di numero integrandosi con la popolazione locale. Ma numerosi sono ancora i segni lasciati in eredità: architetture, costumi, documenti, tradizioni, toponimi di chiara derivazione tedesca. In Valle d’Aosta i walser fondarono varie colonie a loro volta distribuite in piccoli nuclei: nella Val d’Ayas, a monte di Champoluc; nella valle di Champdepraz; e nella valle del Lys dove, a Gressoney e a Issime, sono presenti le entità più rilevanti. Questo itinerario pedonale ad anello copre per larga parte il Grand Sentiero Walser nel territorio dei comuni di Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité, una proposta che tende a recuperare, attraverso l’escursionismo, le radici della cultura walser.
Itinerario pedonale circolare nell’alta valle di Gressoney, Valle d’Aosta.
Partenza e arrivo: parcheggio posto al km 29 della strada regionale 44, circa 2 km dopo Gressoney-Saint-Jean.

Lunghezza: 7.9 km. Dislivello: 590 metri. Tempo di percorrenza: 3 ore e 30 minuti.
Condizioni del percorso: sentieri escursionistici (E), senza difficoltà; strade poderali a fondo naturale; un duro tratto di salita iniziale fino a Gròssalbezo. Segnavia: 6 fino a Gròssalbezo; GW1 o W fino al bivio con il sentiero 10A; 15 nel fondovalle Lys. Quando andare: da maggio a ottobre.
La buona tavola: Rifugio Alpenzu Grande, loc. Gròssalbezo, 379.2854953 (con ristorante). Il buon riposo: Hotel Villa Tedaldi, Loc. Tschemenoal 12, Gressoney-Saint-Jean (il più vicino alla partenza dell’itinerario: 250 m).
Info: Ufficio turistico di Gressoney-Saint-Jean, Villa Deslex 10, Gressoney-Saint-Jean, 0125.355185. – Ecomuseo Walser, Località Edelboden Superiore 16, Tache, Gressoney-La-Trinité, 0125.366137 – Bus: https://www.vitagroup.it (in estate è attivo un servizio navetta fra i due capoluoghi di Gressoney).
©albanomarcarini2026

1.L’itinerario prende avvio lungo la strada regionale 44 della Valle di Gressoney, subito dopo la località Chemonal, circa 2 km dal centro di Gressoney-Saint-Jean: un stradina secondaria si stacca sulla sinistra e presso un ponticello sul rio Rovònòbach si trova un spiazzo per il parcheggio e il segnavia 6 per la salita a Gròssalbezo. Subito si prende di petto la ripida ascesa su un largo e zigzagante sentiero che solo il fatto di aver da poco iniziato il cammino, con il fisico predisposto, rende meno faticoso. Si incontrano alcuni maestosi e tabellati esemplari di larici: hanno una circonferenza di quasi 5 metri e un’età stimata di mezzo millennio. Il salto di quota, di circa 350 metri, è repentino e sorprendente. Se volete prendere un attimo di respiro, sedetevi e leggete queste parole di Mario Rigoni-Stern: «Ma i larici che personalmente ammiro e fors’anche venero, sono quelli che nascono e vivono sulle scaffe delle rocce che portano il tempo: sono lì nei secoli a sfidare i fulmini e le bufere, sono contorti e con profonde cicatrici prodotte dalla caduta delle pietre, i rami spezzati, ma sempre, a ogni primavera quando il merlo dal collare ritorna a nidificare tra i mughi, si rivestono di luce verde e i loro fiori risvegliano gli amore degli urogalli. E all’autunno, quando la montagna ritorna silenziosa, illuminano d’oro le pareti.» (Arboreto selvatico, p. 6).
2.Dopo circa 50 minuti appaiono le case walser di Gròssalbezo (Grande Alpenzu). Alla loro estremità, pericolosamente esposta sul vuoto, si trova la cappella di S.Margherita, costruita nel 1663, mentre sotto la parete rocciosa si trova il forno comunitario. Le case mostrano la contaminazione, tipica per il modello walser a sud del Monte Rosa, di giustapporre uno zoccolo in pietrame a un alzato in legno. Occorre dire che nonostante l’elevata altitudine questo villaggio era abitato in permanenza, anche in inverno, ed era necessario provvedere alle risorse alimentari per uomini e animali. Nello stesso corpo dell’abitazione, o immediatamente collegati, oltre alla cantina e al granaio, si trovavano stalla e fienile. In taluni casi la separazione fra la stalla e i locali d’abitazione era composta da un semplice tramezzo di modo che il calore emanato dal bestiame potesse riscaldare ovunque. Il panorama, da vari punti della circostante radura, e costantemente dominata dalla luminosa e imponente bellezza del Monte Rosa con il Lyskamm. Ai tempi migliori il villaggio era abitato da dodici famiglie i cui bambini, ogni giorno, dovevano affrontare l’andata e il ritorno dalla scuola in fondovalle. Oggi Gròssalbezo è animato da un rifugio ed è un crocevia di sentieri: il nostro prende ora il segnavia ‘GW1’ o semplicemente ‘W’. Siamo infatti su un tratto del Grande Sentiero Walser. il lungo trekking che collega, sulla scorta delle antiche migrazioni di questo popolo, le principali colonie germaniche fra la Val di Gressoney, la Valsesia e la Val d’Ossola. Il sentiero si sviluppa lungo la cosiddetta ‘spalla glaciale’. Essendo la valle del Lys di origine glaciale essa conserva una forma a U con una tipica dilatazione alle quote alte – in questo caso vicine ai 1800 metri d’altitudine – non raggiunte dalle glaciazioni. Qui la pendenza del versante è relativamente più dolce, il soleggiamento migliore con suoli più fertili derivati da abbondanti depositi morenici. Difatti si incontrano isolati edifici rurali attorno a campi in declivio. Ci si può chiedere il motivo di colonizzare altitudini così elevate, ma era consuetudine comune e probabilmente forzata, che i walser andassero a occupare, nel momento del loro arrivo in valle, le terre più marginali e ancora disponibili. Naturalmente non erano campi e pascoli già pronti all’uso. Il bosco dominava incontrastato e fu necessario un pesante lavoro di diboscamento, spietramento e dissodamento per generare il paesaggio che notiamo ancora oggi. Di quanto si scartava nulla andava perduto: legno e pietre erano il materiale edilizio; ancora pietre servivano a pavimentare le mulattiere, a sostenere i campi, ad arginare i corsi d’acqua.






3.Rispettando il segnavia, dopo aver solcato il vallone del Rio Montelbach, culmine dell’itinerario (alt. 1851), si raggiunge Lèckalbezò (Piccolo Alpenzu). Passati lo stretto corridoio fra le prime due case, appare lo spiazzo erboso con la fontana e la chiesuola dall’intonaco bianco. Un’altra casa, ben restaurata, compone il fondale accanto a un dosso prativo dove campeggia un vetusto faggio. Questi edifici non vanno prima del 1706 poiché in quell’anno il villaggio fu distrutto da una valanga e ricostruito in un punto più sicuro. Nel 1885 vi abitavano 50 persone, nel 1942 ne rimanevano 20, oggi è frequentato saltuariamente da coloro che non vogliono vederlo abbandonato. In effetti dà un’impressione più autentica e meno iconografica di Gròssalbezo. Goduto di una sorsata di acqua freschissima si riprende il cammino.
4. Dopo un altro primo tratto in quota, il sentiero inizia a scendere lasciando a sinistra diverse diramazioni. Quella più importante si tocca poco sotto quota 1750: l’itinerario piega a destra con il nuovo segnavia 10 A (in alternativa si può proseguire ancora con il segnavia GW1 per una discesa più lenta che porta direttamente alle prime case di Gressoney-La-Trinité in frazione Tache se si ci vuole rifocillare). Altrimenti il segnavia 10 A scende più ripido in fondovalle.
5.Si raggiunge la strada regionale 44 presso l’imbocco di una galleria. Attraversata la strada e il torrente Lys si raggiungono, tenendo a destra dopo il ponte, le case di Lèschelbalmo. Qui incomincia il più leggero cammino di ritorno in fondovalle con il nuovo segnavia 15. Il percorso è denominato ‘Lampertgass’ o ‘Via Lombarda’ per via dell’intenso traffico commerciale che svolgeva. Bisogna ricordare che nella storia, prima dell’attuale assetto turistico, Gressoney ebbe una vera e propria vocazione mercantile. Il nome di “Grischeneyer” era sinonimo di commerciante ambulante. Carovane di muli calcavano questi sentieri fino agli altissimi valichi del Monte Rosa per calare con le loro merci nella Svizzera tedesca e nella Baviera. I valichi più frequentati erano: il Colle della Ranzola (alt 2171) per giungere a Brusson in Val d’Ayas e addirittura per arrivare poi ad Aosta senza transitare per Pont-Saint-Martin; il Col Pinter (alt. 2780) per collegarsi con la Svizzera attraverso i successivi Colle delle Cime Bianche e di S.Teodulo, quest’ultimo utilizzato dalle migrazioni walser; il Colle di Bettaforca (alt. 2676) per l’alta Val d’Ayas. Il Lysjoch (alt. 4200) e il Felikjoch (alt. 4119), fra i ghiacciai del Rosa, univano direttamente Gressoney con Zermatt, ma si può supporre che fossero praticati solo in estate e in periodi climatici più favorevoli. D’altra parte i rapporti con l’Oltralpe erano vincolati anche dal fatto che nel Medioevo i vescovi di Sion e l’abbazia di Martigny avevano ottenuto qui, prima dal re di Borgogna e poi dai Conti di Savoia, numerosi feudi, specie nella valle del Lys. I signori locali di Challant si opposero sempre a questa situazione che alla fine fu una delle ragioni che motivarono l’arrivo dei coloni walser. Per riaffermare la loro giurisdizione infatti, i vescovi vallesani convinsero queste popolazioni a varcare le Alpi. «Essi non trovarono grandi ostacoli – ricordava già nel 1885 lo storico Arturo Galanti – poiché l’alta Valle di Gressoney non era allora che un sito di pascolo per i pastori di Issime, quindi mancava affatto di abitanti. I nuovi venuti non tardarono a prosperare in quella fredda ma ferace regione mantenendo vive nelle famiglie il ricordo del luogo di origine». Poichè questo fenomeno si compì in un lungo arco di tempo – dal 1100 al 1400 – si ha ragione di ritenere che alla fine gli insediamenti furono concordati con le signorie locali anche per i vantaggi economici che una popolazione attiva e perseverante arrecava a tutta la vallata.
6.Si procede a poca distanza dal torrente che resta però nascosto dalla sua forra, fra praterie e macchie di larici e abeti rossi. La strada a fondo naturale è larga fino alla splendida casa di Obrò Ecko, mirabilmente restaurata. Qui si lascia la strada e si aggira dal basso la casa mediante un sentiero che poi prosegue fra i prati portando in breve alle case di Òndro Ecko. Ciò che colpisce nel suo articolato complesso edilizio è la continuità su due livelli del loggiato rustico. L’erba falciata, e non ancora del tutto asciutta, era deposta per diversi giorni sulle stanghe del loggiato. La casa diventava così una compatta parete di erba, in qualche modo, se volete, precorritrice dei moderni ‘boschi verticali’. «Fra le case rustiche – precisano Ratti e Casanova nello loro Guida illustrata della Valle d’Aosta (1890) – abbondano quelle di legname, di travi intrecciati, e ve n’ha di varia foggia e di varia grandezza, tutte annerite dal tempo. Alcune si fanno notare per i grossi travi sporgenti dagli spigoli, altre per l’enorme tetto e le fitte balconate con intagli, altre per complicata struttura o per copia di accessori all’esterno; ma la foggia più strana è quella che presenta il corpo della casa poggiato sopra piccoli sostegni in forma di funghi col gambo robusto di legno e il cappello di pietra». Accanto alle case sorge la cappella del 1657, fregiata in facciata da ingenui affreschi sacri.
7.Il sentiero scende quasi a toccare il torrente Lys alle case di Noversch (alt 1542), dove un passaggio porticato si protende fra gli edifici più antichi e fa emergere il fascino di questi reconditi ambienti. Proseguendo fra pascoli ondulati e alberati si raggiunge Òndro Biela per poi proseguire sul tracciato di una pista ciclo-pedonale (in realtà un semplice sentiero) che si protende sempre sulle prime alture alla sinistra del Lys.
8. Si attraversa il bel paesaggio colonico Andre Rong, il cui toponimo ha chiare e lontane origini familiari. Anche questi terreni di fondovalle furono conquistati all’agricoltura dopo lunghi lavori di bonifica e di regimazione dei corsi d’acqua. Lungo questo cammino si incontrano edifici fra i più antichi, dove gli spazi interni riservati all’alloggio erano minimi poiché tutto era riservato alla produzione agricola. Spesso si trovava solo una parte arredata della stalla, detta ‘wohngade’ dove una panca, un tavolo e un pagliericcio costituivano il mobilio. Al di sopra del basamento in muratura della stalla si elevava lo ‘stadel’, la struttura in tronchi di larice incastrati agli angoli con funzione di fienile e granaio. Alcuni stadel sono ancora rialzati grazie ai pilastrini in forma di fungo a motivo di migliore aerazione e difesa dai roditori.
9.Raggiunta infine la strada asfaltata alle baite di Rong, inizia l’ultimo tratto di discesa (evitare il proseguimento del segnavia 15 verso Gressoney-Saint-Jean) fino al ponte sul Lys e al breve tratto lungo la strada regionale che riporta al parcheggio di partenza. La conoscenza della cultura Walser si amplia con la visita del Museo di Gressoney-La-Trinité.
IL GRANDE SENTIERO WALSER
La tratta a sud delle Alpi di questo trekking di lunga percorrenza copre 3 regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Canton Ticino) su una distanza di 153 km e 11 tappe della lunghezza media di 14 km e 900 metri di dislivello. Provenendo da Zermatt il ‘GW’ entra in Italia dal Colle di San Teodulo (alt. 3302) e scende nell’alta Val d’Ayas a Champoluc. Da qui, scavalcando il Colle Pinter (alt. 2777), penetra nella Valle di Gressoney. Dopo aver toccato i due capoluoghi (La-Trinité e Saint-Jean) affronta la salita al Colle di Valdobbia (alt. 2484) per raggiungere la Valsesia e quindi la Val d’Ossola e la Val Formazza. Naturalmente il sentiero si estende poi anche nella Svizzera Orientale e in Austria, dove si trovano, nella Kleinwalsertal (Vorarlberg), le colonie della terza e ultima fase (sec. XIV) della migrazione walser. Lontano dalla terra d’origine – il Vallese svizzero – lungo il sentiero si scoprono tuttora tracce di questo popolo, nelle forme degli insediamenti e delle architetture, nelle tecniche di coltivazione e e di allevamento, nella lingua germanica, nei costumi e nelle tradizioni.
Alcuni consigli per rendere piacevole l’escursione e senza rischi:
- utilizzate sempre abbigliamento e calzature adeguate per camminare o pedalare a lungo e con ogni tempo;
- camminare o pedalare in solitaria è bello, in compagnia è meglio e più sicuro;
- controllate le previsioni meteo della zona, prima di partire;
- tenete con voi una buona scorta d’acqua e qualche barretta energetica;
- se, prima di partire, entrate in un bar o in un negozio, idem in un rifugio, in zone isolate, lasciate detto discorrendo dove siete diretti;
- in estate utilizzate creme per la pelle e contro gli insetti;
- in bicicletta provvedete agli attrezzi per riparazioni d’emergenza, comprese le forature;
- l’uso del GPS è consigliato, ma sempre in supporto a una cartografia cartacea;
- qualora, lungo un sentiero, non notiate più il segnavia, non insistete ma tornate a ritroso e riprendete dall’ultima segnalazione vista.
QUESTO ITINERARIO, come tutti quelli di http://www.sentieridautore, è GRATUITO, ma se vuoi sostenere il nostro lavoro fai una donazione anche minima. Grazie.
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