La Via del Pane in Valle Anzasca

Piemonte.gen.map 2ITINERARIO a piedi nel comune di Castiglione Calasca, in Valle Anzasca, nella provincia del Verbano Cusio Ossola.

Nel 2014 ogni italiano ha consumato 90 grammi al giorno di pane. Nel 1861 se ne mangiava mediamente più di un chilo. Ovunque, al nord come al sud. Nelle valli alpine il pane si cuoceva nei forni comunitari e si manteneva per lunghi periodi, anche per mesi. Lo si faceva con i grani poveri, con la farina di castagne o con quella di segale e di miglio. Nella Valle Anzasca,  dove fra tutti gli alimenti il pane ha un posto d’onore, è stato attrezzato un sentiero denominato ‘La Via del Pane’, per rievocare i modi e gli usi della cultura contadina del passato.

Partenza e arrivo: Colombetti, frazione di Castiglione Calasca. Si raggiunge in auto da Milano seguendo l’autostrada A26 per Gravellona Toce, quindi un tratto della statale 33 fino allo svincolo per la strada per Macugnaga. Colombetti si trova dopo circa 6 km risalendo la Valle Anzasca.

Lunghezza: 7.1 km – Tempo di percorrenza: 3 ore. – Dislivello: 560 metri circa. – Condizioni del percorso: sentieri con segnavia e pannelli didattici. – Periodo indicato: da fine maggio a ottobre.- Indirizzi utili: Comune di Castiglione Calasca, loc. Antrogna, tel. 0324.81007; Comunità Montana Monte Rosa, tel. 0324.89119.

Alberghi e ristoranti.

Ristorante e hotel Il Vecchio Borgo (piazza Chiesa 7, Vogogna, 032487504, http://www.ristorantevecchioborgo.it). Ubicato nel cuore di uno dei più pittoreschi borghi della Val d’Ossola. Si gusta la cucina locale sotto il pergolato o nelle ampie sale interne. Menu intorno ai 30 euro. 

Albergo Ristorante Pizzeria Del Tiglio*** (località Gurva 4,  Castiglione Calasca, 0324.81122). L’alloggio più vicino e funzionale alla Via del Pane. Per una camera doppia si spende sui 60 euro a notte, mentre il ristorante offre cucina tradizionale o una pizza cotta nel forno a legna.

Agriturismo In valle sul fiume (località Due Ponti 3, Castiglione Calasca, 032481276 – 347.8731873, www.invallesulfiume.it). Ambiente confortevole e familiare, per degustare i salumi e i formaggi ossolani, specie caprini. Camera doppia a notte: 60 euro con colazione.

©Albano Marcarini, 2017. Pubblicato su Bell’Italia nel 2015.

Viadelpane.map.flatIl riferimento è il comune di Castiglione Calasca, appena entrati nella vallata che dalla maggiore Val d’Ossola porta a Macugnaga. Il punto di partenza è la frazione Colombetti, un’icona del territorio, uno splendido esempio di insediamento montano con case a loggia e archi, scoperto da Bell’Italia nel 1987, adagiato su un declivio, fra il torrente e la montagna. Dal parcheggio attrezzato si sale al ‘paese’, ovvero a Castiglione, capoluogo di ben 11 frazioni sparse sul versante esposto a sud della vallata, meglio soleggiato. La chiesa è un gioiellino che ha attraversato i secoli dal XVI migliorando continuamente fino a presentarsi oggi con un bel sagrato balaustrato, il campanile e l’attiguo oratorio di S.Marta.

Colombetti
Colombetti

Gli abbellimenti si dovettero alle rimesse degli emigranti – i peltrai e i lattonieri di Castiglione avevano fama ovunque in Italia e in Europa – e di qualche benefattore. Ora si segue l’antica mulattiera, la Strà Grande, che risaliva la vallata fino ai piedi del Monte Rosa, prima della costruzione della carrozzabile.

Strà Granda a Castiglione
La Strà Grande

Corre nel bosco a mezza altezza ed è cadenzata da edicole sacre evocanti la Madonna o vari santi protettori. La collocazione ha sempre a che fare con precisi punti del percorso: in cima a una salitella, presso un ponte o in altri luoghi, che a noi oggi non dicono nulla, ma che in passato avevano un preciso significato, talvolta anche soprannaturale. Si giunge e si attraversa la frazione Pecciola; poi, dopo il ponte ad arco sul Rio Ielmala, si guadagnano i prati dove si adagia Porcareccia, un grumo di linde case in pietra con il loro oratorio, risalente al 1852. Rispettando il segnavia si punta ora verso Olino, passando per le case di Crotto. La salita è lenta. Esiste una strada asfaltata che si può alternare ad alcuni tratti della vecchia mulattiera, scavata nel castagneto. A guardare con attenzione si scorgono, ormai quasi illeggibili, i segni dei terrazzamenti che rivestivano quasi completamente il versante della montagna; vi si coltivavano segale, miglio e, addirittura, si cresceva la vite. Lo spalto di Olino, a 845 metri di quota, è soleggiato, il villaggio è un incanto, un geniale connubio di pietra nei basamenti, nei muri delle case, e di legno negli sporti, nelle balconate. Inconfondibili le falde dei tetti, in forte pendenza, rivestite di piode. Salendo fra i pertugi di casa in casa si giunge al cospetto dell’oratorio intitolato alla Madonna del Carmelo, in un angolo di quieta bellezza.

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Il forno per il pane di Olino

A Olino si trovano ancora due forni frazionali per il pane, piccole casette indipendenti a due falde riservate alla cottura, e anche una ‘sala del pane’, un tempo riservata alla preparazione dell’impasto. Non mancava il torchio comunitario e poco distante vi erano i mulini, di modo che la frazione potesse vivere del proprio, stante l’isolamento e il lungo cammino che la divideva dal capoluogo. Ampie bacheche illustrano le ‘tappe’ della Via del Pane. Una di queste è posizionata sopra Olino, dove inizia il sentiero per Drocala, villaggio gemello, citato la prima volta assieme a Olino nel lontano 1254. Esso, dopo aver aggirato la valle di Ielmala, è annunciato da un prato recintato con muri a secco detto il cimitero pagano: si presume fosse utilizzato fin dall’anno Mille. Cappelle e incisioni si trovano sparse sulle rocce, a dimostrazione della antichità del luogo e della sua ambita posizione: un terrazzo di prati delimitato verso il basso da uno sperone roccioso. Diversamente dalle altre frazioni, più agglomerate, qui le case poterono disporsi ariosamente e precedono dignitose la linda chiesuola dedicata alla Visitazione con accanto la croce votiva e il lavatoio.

Drocala
Drocala

Da Drocala la Via del pane si divide: un giro largo si mantiene in quota, aggira la valle del Rio Preggia e raggiunge le altre frazioni, scaglionate a varie quote sul versante; un giro più breve scende e torna invece direttamente in valle seguendo l’indicazione per Ielmala. In questo caso la discesa è brusca. Sembra quasi di precipitare a valle sullo stretto sentiero, fino a entrare in quest’ultimo villaggio che mostra un bel forno, una chiesuola intitolata alla Madonna del Sangue, dal santuario di Re nella non lontana Val Vigezzo. Data del 1744 quando Ielmala contava parecchie decine di abitanti, prima che l’emigrazione lo ridusse all’abbandono. Oggi è abitato in estate e qualche baita è stata saggiamente riattata rispettando la tradizione.  Ma osserviamo meglio il forno: il tetto sporgente riparava dalla pioggia e dalla neve, facendone anche un piccolo spazio comunitario dove le donne oltre a badare alla cottura del pane si dedicavano alla filatura della lana, a fare gerle e pantofole di pezza o semplicemente a raccontarsi storie e vicende della vita. Il sentiero dopo Ielmala resta a mezza costa, sfiora la chiesa, e si dirige verso Castiglione che appare all’improvviso dinanzi, dopo un contrafforte della montagna. Sotto, invece, si domina Pecciola fino a confluire nel percorso dell’andata, pochi minuti prima di fare rientro a Castiglione.

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