Itinerario circolare a piedi lungo i ‘ru’ del comune di Challand-Saint-Anselme, in Valle d’Aosta (val d’Ayas).
Sembrerebbe incredibile ma la Valle d’Aosta, specie alle sue più basse altitudini, è una regione siccitosa, con precipitazioni estive scarse, specie sul versante nord, esposto al sole. Difatti vi allignano piante amanti dei climi caldi e secchi e vi abbonda la vigna, che predilige il tepore. La cosa in effetti suona strana se si pensa che la valle è circondata da montagne elevatissime che trattengono immense riserve d’acqua. Per questa ragione, fin da epoca remota, l’uomo ha dovuto escogitare dei sistemi per utilizzare quelle risorse e rendere produttive le zone meno fertili. Lo ha fatto, come in altre parti delle Alpi (Vallese, Val Venosta), realizzando dei canali irrigui, che appoggiati o scavati lungo le vallate laterali portavano, con pendenze appena accentuate, l’acqua dai ghiacciai di alta quota fino al fondovalle. Sono i ‘ru’, termine che arriva dal latino ‘rivus’ e sono molto antichi. Il primo di essi si trova citato in un documento del 1186. Lunghi decine di chilometri, non molto larghi (in media il loro cavo varia da 50 cm a 1 mt), solcano le campagne con una corrente impetuosa, rilasciando sistematicamente, mediante dei piccoli sportelli, misurate quantità d’acqua. Si tratta evidentemente di un’opera collettiva che univa di sforzi di molti valligiani, i quali, riuniti in comunità di villaggio, stabilivano le regole d’uso, vale a dire i turni di rilascio dell’acqua oppure le corvée di lavoro necessarie per mantenere in perfetto stato il canale. Queste regole scoraggiavano eventuali abusi e prelievi clandestini da parte di contadini poco cooperanti. Il Ru Herbal, che scende dalla Val d’Ayas e che sarà oggetto di questa escursione, fu costruito nel 1393 ma conobbe una interminabile sequenza di litigi e ruberie con processi che si sono tramandati a lungo nel tempo. Significativa l’istanza che ancora nel 1951 l’abate del convento di Saint-Gilles a Verrès avanzò alle autorità poiché, pur essendo stato il convento promotore dell’opera ben cinque secoli prima e avendo diritto a prelevare acqua ogni lunedì, se ne vedeva sottratte ogni volta enormi quantità dai proprietari rivieraschi posti a monte. Il comune di Challand-Saint-Anselme, nella bassa Val d’Ayas, possiede un patrimonio di 11 canali irrigui, fra cui due dei più importanti della valle, fra loro paralleli ma a lievi differenze di quota: il Ru d’Arlaz in alto e il Ru Herbal, poco sotto. Queste opere idrauliche, tuttora funzionali, al valore storico aggiungono anche quello turistico entrando nella rete dei percorsi escursionistici della valle. Con un vantaggio in più: sono facili, pianeggianti, adatti a tutti.
Itinerario circolare a piedi lungo i ‘ru’ del comune di Challand-Saint-Anselme, in Valle d’Aosta (val d’Ayas).
Partenza e arrivo: Quinsod, capoluogo del comune di Challand-Saint-Anselme. Si raggiunge uscendo al casello Verrès dell’autostrada Torino-Aosta.
Lunghezza: 10.5 km Dislivello: 120 m. Tempo di percorrenza: 3 ore.
Condizioni del percorso: strade poderali sterrate, tratti di sentiero. Quando andare: sempre, in estate evitare le ore calde. Fontane nei villaggi e numerosi punti di sosta sul tracciato.
La buona tavola: nessun punto di ristoro sul percorso. Rifornirsi a Challand-Saint-Anselme al piccolo supermercato del paese. Il buon riposo: B&B L’Oura (sul percorso), fraz. Orbeillaz 16, 375.7314875.
Info: Ufficio turistico di Verrès e della Val d’Ayas, Via Caduti della Libertà 20, Verrès, 0125. 921648.
©albanomarcarini2026

1.L’itinerario parte dalla chiesa parrocchiale di Challand-Saint-Anselme. L’edificio svetta per dimensioni nel nucleo vecchio dell’abitato, ovvero la frazione Quinsod, e fu realizzato fra il 1762 e il 1772. Il sagrato della chiesa è la Place des Cries, antico cimitero e prima ancora luogo ove si ‘gridavano’ gli annunci alla popolazione e si emettevano le sentenze. Protagonista indiscussa della storia di questa comunità è la Famiglia Challant. Prese il nome proprio dal territorio di Challant (fra i villaggi di Saint-Victor e Saint-Anselme) nell’aprile del 1200, al momento dell’investitura accordata dal Conte Tommaso di Savoia al Visconte Bosone Ill. Nel 1263 gli Challant ottennero anche il feudo di Graines e nel 1424 Francesco assunse il titolo di primo Conte di Challant.
Dirigendo verso la Casa Comunale, si sale al parcheggio e alla Casa dell’acqua, dove rifornirsi a solo 7 cent. al litro.
2.Poi rispettando il segnavia 2 si rimontano le ultime case del paese e ci si raccorda con la strada campestre che segue il Ru Herbal, a quota 1075: la si impegna verso destra; da sinistra invece arriveremo alla chiusura dell’anello. Subito si avverte il leggero gorgoglio dell’acqua del ‘ru’ (che aumenterà con l’aumentare della velocità della corrente), posto a margine della carreggiata. Va datato al XIV sec. come prolungamento di un canale già esistente, posto più a monte. È il più importante della bassa Val d’Ayas; corre lungo la montagna per circa 12 km con una portata di 875 It/sec. Si dipana parallelo al Ru d’Arlaz per poi deviare verso Challand-Saint-Victor e portare l’acqua in basso, alle colline di Verrès. Come detto in apertura, i troppi beneficiari dell’acqua portarono a dissidi e contrasti. D’altra parte l’acqua era il bene più prezioso per irrigare i prati, i pascoli, i campi di patate e di cereali. I villaggi a monte, come Brusson e Challand-Saint-Anselme, accedevano prioritariamente all’acqua e usufruivano anche dell’apporto del Ru d’Arlaz, mentre il villaggio di Challand-Saint-Victor, più a valle, dipendeva esclusivamente dal Ru Herbal, la cui acqua talvolta arrivava in minime quantità a causa dei prelievi, talvolta abusivi, e delle perdite naturali. Il 27 marzo 1637 fu siglato un compromesso, per un concorde utilizzo delle acque: ogni comunità avrebbe usufruito a settimane alterne del canale, ad eccezione del lunedì, giorno riservato in via esclusiva al convento di St-Gilles a Verrès. Sono le regole tuttora in uso e prevedono la manutenzione del canale divisa fra i comuni di Challand-Saint-Victor e Challand-Saint-Anselme.
Il ‘ru’ è a cielo aperto e questo aumenta la sua bellezza, specie quando scorre fra le ombre del bosco. In alcuni tratti il camminamento si fa pensile con assi poggiati sulle spallette del canale. Si segue il segnavia 30A diretto alle opere di presa che però non raggiungeremo.
3.All’altezza del campeggio di Mayn/Maé, infatti, lo si abbandona rimontando a sinistra due curve su una stradina che porta subito a incontrare il Ru d’Arlaz che ora seguiremo a sinistra nel senso della sua veloce corrente. Qui si trovano pure le indicazioni per le miniere di Bechaz. Sono a un’altitudine maggiore e furono sfruttate la prima volta alla fine del XVI sec. da una compagnia tedesca ricavando da filoni di quarzo, modesti quantitativi d’oro e di rame. All’inizio del Novecento, l’attività fu ripresa con maggiore intensità da compagnie svizzere e inglesi ma comunque non tale da rendere il giacimento redditizio.
Seguendo ora il segnavia 30 si notano le maggiori dimensioni del ru d’Arlaz, chiuso fra due spallette in cemento. Nonostante questo la sua portata risulta minore rispetto al Ru Herbal: 600 lt/sec, contro 850. In ogni caso assicura acqua a un territorio vasto fra i comuni di Brusson, Challand-Saint-Anselme, Challand-Saint-Victor e Montjovet, In origine tutto il condotto era a fondo naturale mentre le spalle erano in pietrame, ma ciò comportava un accumulo di sabbia sul fondo e continue perdite d’acqua ai lati. Da qui la necessità di contenerlo in modo più efficace.
4.Il ‘ru’ serpeggia sul fianco della montagna, fra larici, abeti e alberi cedui, come i frassini e i pioppi tremuli, che a questa quota, relativamente bassa, sono parte del paesaggio. Sui pascoli, ben protetti, si vedono mandrie di brune alpine. Lungo il percorso, specie nelle prime ore dl giorno, si avvistano molti animali che nelle ore più calde della giornata stanno al riparo nel fitto dei boschi: camosci e caprioli, ma anche lepri, tassi e piccoli roditori come scoiattoli, ricci e ghiri. Fra i volatili dominano dall’alto delle rupi la poiana, l’aquila e lo sparviere, mentre fra i cespugli si sentono i richiami di fringuelli, merli, ghiandaie, passeri, tordi. Il picchio verde lo si ritrova becchettare il tenero tronco del pioppo tremulo. Il piccolo nido, scavato nel legno, protegge le uova e i piccoli dai predatori. In primavera i prati si riempiono di fiori multicolori attrattivi per le api, le farfalle e i coleotteri.

5.In alcuni punti la corrente è velocissima e l’acqua gelida. Proviene dal corso superiore del torrente Evançon ed è immessa nel canale a iniziare dal sabato più vicino al 3 maggio, festa della Invenzione della Santa Croce. L’acqua scende sul territorio di Challand-Saint-Victor e, per brevi periodi, anche su quello di Verrès e Montjovet, per tutta la settimana successiva. Ma, a partire dalla notte tra il lunedi e il martedì seguenti, il diritto d’acqua passa agli utenti del Comune di Challand-Saint-Anselme. La sera del sabato l’acqua ridiscende sul territorio di Challand-Saint-Victor e così via per tutta la stagione di irrigazione, che di norma ha termine intorno al 14 settembre, Festa della Esaltazione della Santa Croce. Il sabato in cui l’acqua arriva ed il lunedì, ultimo giorno di irrigazione di ogni turno, sono detti Gran Sabato e Gran Lunedì; ogni lunedì e sabato intermedi Piccolo Lunedì e Piccolo Sabato. In certi giorni l’acqua è “libera” valendo il principio secondo il quale appartiene a chi per primo la preleva. L’irrigazione dei prati e dei campi avviene secondo la tecnica di “scorrimento”: dal Ru si dipartono canali secondari, che a loro volta si diramano in una ulteriore rete di canaletti sempre più stretti, fino a raggiungere in maniera capillare tutti i terreni da irrigare. L’acqua che scorre nel canale viene controllata quotidianamente da un addetto che ne regola il flusso e ne monitora l’uso da parte degli utenti.
6.Il Ru d’Arlaz passa dunque a monte di Saint Anselme e raggiunge la frazione Orbeillaz dove è incanalato sotto terra. È in ogni caso facile intuire il suo andamento anche senza seguire il segnavia 30, basta tendere l’orecchio verso le griglie sotto le quali scorre l’acqua. Alcune case di Orbeillaz, specie quelle accanto alla piccola chiesa di S.Maria Maddalena, mostrano ancora i segni della tradizione con il basamento in pietrame e le parti sopraelevate in legno. Ben presto si torna nel bosco dove il ru continua nel suo allegro andamento. Fra le chiome di castagni secolari si celano vecchie leggende. Si dice che nel loro sottobosco cresca la pulsatilla, un fiore raro nella regione dalle foglie finemente incise e con fiori violetti a forma di campana. Ebbene vuole la leggenda che la sua presenza sia opera di una maga a cui gli abitanti dei villaggi chiesero aiuto, stremati dai continui attacchi di lupi affamati nei lunghi e rigidi inverni. Grazie alla pozione magica versata a cerchio sul terreno ghiacciato, la neve si sciolse e magnifici fiori colorati spuntarono tutto intorno. I lupi spaventati dal sortilegio, lasciarono la valle e ogni anno, sul finire dell’inverno, la pulsatilla torna a fiorire, a ricordo di quella lontana magia.
7.L’itinerario, sottopassata una condotta forzata, ci accompagna fino alla cascata di Arlaz, un improvviso e tumultuoso fiotto d’acqua che lo stesso ru forma affacciandosi dall’alto di una rupe. È anche il punto dove la montagna volge la sua pendice verso ovest affacciandosi al dosso di Montjovet e alla conca di Saint-Vincent. A questo punto si torna verso Saint-Anselme (proseguendo si arriverebbe in breve al Col d’Arlaz (alt. 1030): si rifà per pochi passi il cammino fatto fino a un segnalato bivio di sentieri e si scende a destra (Segnavia 7) fino a incontrare, poco più in basso, il sentiero pianeggiante che, verso sinistra, segue il Ru Herbal, qui privo d’acqua perché intubato.
8. Lasciato a destra il segnavia 7 che scende a Bachamp si continua lungo il ru, che man mano torna a rivedere acqua a cielo aperto. Dal sentiero si passa a una strada poderale sterrata e quindi, si sale a Paysan, ultima frazione prima di fare ritorno a Saint-Anselme ritrovando il bivio a quota 1075 cui eravamo giunti in partenza.






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