Itinerario in bicicletta circolare intorno all’isola della Donzella, nel Delta veneto del Po, in provincia di Rovigo.
La terra più giovane d’Italia sta fra il Veneto e l’Emilia Romagna. È il Delta del Po. Qui finiscono tutti i cammini e tutti i racconti. Tutti coloro che si sono avventurati in questa ‘finis terrae’ e ne hanno scritto, letterati, giornalisti, viaggiatori si sono alla fine arenati di fronte a un orizzonte liquido, chiamato mare.
«Gli scrittori, alla fine del Po – dice Guido Conti – raccontano più che altro il senso di smarrimento e di malinconia, perché il delta è un posto dove non si arriva da nessun parte». Bisogna capitarci. Il Po, padre di tutti i fiumi ha depositato e continua a depositare i suoi sedimenti alla fine del lungo viaggio dalle Alpi alla pianura che porta il suo nome, formando un ampio ventaglio di terra che si protende nell’Adriatico. A questo fenomeno naturale l’uomo ha aggiunto i suoi interessi, dapprima deviando nel 1604 il corso originario del fiume, che minacciava la Laguna Veneta, e poi bonificando le paludi che si interponevano fra i vari bracci in cui esso si divideva per entrare in mare. Un lungo processo, concluso solo negli anni Sessanta del secolo scorso quando le ultime “sacche” e le “valli” divennero “isole”, ovvero vaste tenute agricole che nelle denominazioni ricordavano le famiglie veneziane che avevano incoraggiato questa trasformazione. Un paesaggio unico in Italia, selvatico nelle sue ultime residue zone umide e addomesticato negli orizzonti aperti degli spazi coltivi, che vale la pena, se non si possiede un’imbarcazione, conoscere in bicicletta lungo i rettifili che seguono i diversi rami del fiume.

Itinerario in bicicletta circolare intorno all’isola della Donzella, nel Delta veneto del Po, in provincia di Rovigo.
Partenza e arrivo: Porto Tolle. Si raggiunge da Rovigo (54 km) seguendo le strade regionali 443 e 38 per Adria e Taglio di Po.
Distanza: 42.8 km. Dislivello: 50 metri.
Tempo di percorrenza: 2 ore e 40’ (16 km/h).
Segnavia: non segnalato.
Tipologia del percorso: strada (45%), pista ciclabile o argine (55%) .
Condizioni del percorso: asfatato (86%), sterrato (14%).
Periodo indicato: sempre, in estate evitare le ore più calde.
Info: Museo regionale della Bonifica Ca’ Vendramin, aperto da aprile a ottobre, tutti i giorni eccetto lunedì, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18, 0426.81219, http://www.fondazionecavendramin.it – Oasi di Ca’ Mello (Via Belvedere, Sacca degli Scardovari, 0426.662304), aperta dal 15 marzo al 15 giugno e dal 1 settebre al 31 ottobre, tutte le domeniche.
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Ristorante Arcadia (Santa Giulia di Porto Tolle, 0426.388334, 347.7476359). Piccolo locale d’eccellenza culinaria (prezzo sui 40€) con annesso B&B (80 €), noleggio bici, gite in barca e negozio di prodotti tipici.
Marina 70 (Via Belvedere 2, Scardovari, 0426 80113, 0426 80113). Affacciato alla Sacca di Scardovari, piatti a base di pesce, molluschi e crostacei, nonché pizzeria. Prezzo medio: 40 €
Azienda agricola Ca’Lattis (Via Bolzano 21, Ca’Lattis, Taglio di Po, 0426.388335, 340.0014512. Sotto l’argine del Po della Gnocca: ristorazione su prenotazione, camere, maneggio.
Tenuta Goro Veneto (Via Basilicata, Ariano nel Polesine, 348.4205410, 329.9658358). Casa padronale nell’isola di Ariano, lungo il Po di Goro. Camere con arredi d’epoca, piscina e grande tranquillità. 138 euro camera doppia a notte, con colazione.

Un possibile itinerario prende avvio dalla piazza municipale di Ca’ Tiepolo, la località più importante del comune veneto di Porto Tolle, il cui territorio (256 chilometri quadrati) comprende gran parte del Delta. Attratti da una calamita si segue verso est il ramo principale del Po. Quando, a un certo punto, si piega in direzione Ca’ Mello, eccoci nel paesaggio del Delta, senza veri riferimenti, attraverso una successione ininterrotta di riquadri coltivati a risaia, a granturco, ma pure a lavanda, dando un inatteso tono cromatico all’orizzonte. «Che cosa vedi? – si chiede Ermanno Rea – Argini, canali, peschiere, idrovore, un merletto infinito, una tela di Penelope tessuta con tenacia e abilità, da sempre, forse già da quando la storia non era ancora storia ma leggenda». Ma sappiamo che non è così. Il canale che si costeggia è un ramo primitivo del Po, poi “intestato”, ovvero chiuso, a opera della Repubblica Veneta per favorire la bonifica. Ca’ Mello è un grumo di case coloniche: edifici di semplice fattura e un emporio che ha di tutto, come negli store del Far West. E in effetti anche questa è una terra di frontiera.




Ora si lascia la strada principale e si rispettano le indicazioni per la Sacca degli Scardovari. La strada si restringe, compie una decisa curva a sinistra e si pone accanto a un canale, fiancheggiata da filari di pioppi. Infine sale sull’argine di terra che prelude all’affaccio sulla sacca, uno specchio d’acqua chiuso verso l’Adriatico da “barre” o “scani” di sabbia, ideale per la coltivazione di cozze e ostriche. Un’immigrata è l’ostrica rosa. Viene dalla Francia e qui si è perfettamente acclimatata, addirittura meglio che nel suo luogo d’origine, risollevando i destini economici del Delta. Si chiama così per via delle sue striature sul guscio di colore rosa prodotte dai raggi solari. Oggi è una prelibatezza della quale fanno tesoro i più gettonati ristoranti d’Italia.
All’estremità sud dell’Isola della Donzella si trova l’oasi naturale di Ca’ Mello. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso era una valle da pesca, bonificata dopo l’alluvione del 1966. Solo una piccola porzione, circa 30 ettari, rimase intatta, corrispondente al canale che scarica le acque di bonifica nella Sacca degli Scardovari. Se si dispone di una bici robusta ci si può addentrare lungo le strade a fondo naturale che costeggiano l’oasi, oppure, a piedi, lungo il sentiero di visita che giunge fino a un isolino, attorno al quale ferve h24 la vita animale. Ripresa la strada perimetrale, si lambisce il ristorante Marina 70, corrispondente al punto dove, nell’autunno 1966, l’Adriatico ruppe l’argine allagando rovinosamente gran parte delle valli fin quasi a Porto Tolle. Il fronte verso la sacca è punteggiato dalle “cavane”, i capanni pensili dei pescatori. Nella loro terminologia il modo di dire “andar in cavàna” indica la messa in ricovero della barca e quindi la fine del lavoro. Dalla parte opposta a Scardovari si estende un’altra area protetta, il biotopo Valle Bonello, residuo di un’ex valle da pesca dove si pratica l’itticoltura. Negli specchi d’acqua è stata segnalata la presenza, sempre più frequente, dei fenicotteri, mentre è in costante aumento la popolazione di altre specie come il cavaliere d’Italia, la beccaccia di mare, l’ibis sacro, l’avocetta, il piro piro.

La storia della bonifica al museo di Ca’ Vendramin
A questo punto si abbandona la strada della sacca e punta verso Santa Giulia, portandosi a ridosso dell’argine del Po di Gnocca. Santa Giulia è una frazione di Porto Tolle, in corrispondenza di un ponte di barche sul fiume. In passato aveva il poetico nome di Polesine dei Sospiri forse per via delle immani fatiche che gli abitanti dovevano sopportare per fare fronte alle frequenti alluvioni. Si dice fosse stato il padrone di queste terra a ribattezzare l’abitato, in onore della sorella Giulia.
Passati sulla sponda opposta del ramo del Po, denominata Isola di Ariano, la si risale mantenendosi sul percorso arginale. Una fascia di salici, pioppi bianchi, canneti protegge il letto di questo ramo del fiume. Diversi minuscoli abitati si dispongono come grani di una collana; le facciate della case sono rivolte verso il fiume, a dimostrazione che la via d’acqua fu in passato la sola via di comunicazione di queste terre instabili. Alcuni edifici sono di bell’aspetto, ultime vestigia degli estesissimi latifondi padronali, come il palazzo di Ca’ Latis o la bella corte Papadopoli. Singolare la vicenda della frazione Presa Pisana, che deve il nome a una governante toscana della famiglia Vendramin a cui spettarono in eredità diversi terreni. Alla fondazione intitolata a questa facoltosa famiglia veneziana si deve la trasformazione di un ex impianto idrovoro degli anni Trenta in Museo Regionale della Bonifica.All’interno di vari edifici in cotto, sovrastati da un’alta ciminiera, sono conservati i macchinari per il sollevamento delle acque, gli archivi storici, i documenti che illustrano l’azione svolta dall’uomo per mantenere nel Delta il difficile equilibrio fra terra e acqua. Lo sfruttamento delle risorse naturali entrò a volte in contraddizione con sé stesso: negli anni Cinquanta del secolo scorso l’estrazione di metano provocò l’abbassamento del suolo, mettendo in crisi la bonifica, impianti idrovori compresi. Il problema attuale, di fronte alle ormai frequenti stagioni siccitose, è il regresso delle acque dolci nell’asta terminale del Po e la progressione di quelle saline. Il museo si raggiunge con una breve deviazione di 1 km lungo la provinciale 38 (direzione Taglio di Po), una volta raggiunto il ponte che scavalcando il Po di Gnocca mette in comunicazione con Porto Tolle, dove era iniziata l’escursione.
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