Marettimo, isola di sentieri

Due itinerari a piedi nell’isola di Marettimo (provincia di Trapani, arcipelago delle Egadi).

Marettimo, la più selvaggia isola delle Egadi, all’estremità occidentale della Sicilia, offre agli escursionisti molti sentieri. Per conoscerla fuori stagione fra rovine romane, fresche sorgenti, boschi di pino d’Aleppo e profumo di macchia fino alla vetta del Semaforo che volge il suo fascio di luce verso il Mediterraneo aperto.

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Punta Troia

Ogni volta che si arriva a Marettimo, sembra che l’isola si allontani sempre più dalla madre Sicilia, proprio come la zattera di pietra di José Saramago. Sarà per un malcelato desiderio d’indipendenza o forse perché, come dice la geologia, la sua navigazione nel mare aperto è iniziata ben 600 mila anni or sono, staccandosi pian piano dalla placca insulare.

Chiamata dagli antichi Hiera, è la più montuosa delle tre appartenenti alle Egadi (le altre sono Favignana e Levanzo). La cima più alta, monte Falcone, arriva a 686 metri. Il patrimonio naturale è di tutto rispetto: i fondali sono fra le zone più protette della locale riserva marina; sulle pendici dell’isola allignano tutte le essenze arbustive delle macchia e le erbe aride della gariga; fra le rocce calcaree nidifica l’aquila del Bonelli. L’estate è propizia per la navigazione sotto costa alla ricerca di grotte e solitarie cale sabbiose, l’inverno è invece adatto alla scoperta pedestre.

Della buona organizzazione dei sentieri va dato merito al locale Corpo Forestale che, oltre al recupero dei boschi, ha intrapreso un’accurata manutenzione dei vecchi percorsi pedonali dell’isola.

1. Al Semaforo.

Difficoltà: media. Tempo di percorrenza: 3 ore. Dislivello: 495 metri in salita. Segnavia: cartelli in legno. Partenza e arrivo: Marettimo. L’isola si raggiunge in aliscafo o in ferry-boat da Trapani. Condizioni del percorso: sentiero e strade forestali. 

Dove mangiare: a Marettimo, trattoria il Veliero. via Umberto 22, 0923.923274. Dove dormire: si alloggia convenientemente nelle camere affittate dagli abitanti di Marettimo, chiedere al porto. Contatti utili: Apt Trapani, via San Francesco d’Assisi 27, 0923.545511; Associazione turistica Proloco di Favignana-Marettimo, 0923.921647. 

Marcarini Albano © 2017. Pubblicato su Airone, giugno 2005. Itinerario non aggiornato.

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1. L’itinerario contorna le falde sudorientali dell’isola, poi sale e scavalca la dorsale montuosa. Parte dal paese di Marettimo seguendo la costa, in direzine Sud. E la strada sterrata per il faro di punta Libeccio, che però, poco prima del camposanto, si preferisce abbandonare per un piacevole sentiero nella pineta (segui le frecce per Carcaredda).

2. Lasciato a destra un bivio (per Case Romane), si continua ad alta quota su un tracciato panoramico fino a raggiungere l’area di sosta di (3) Carcaredda con la sua bella casetta forestale. Una pausa di riposo, sotto la protettiva ombra della pineta, per poi proseguire rispettando le segnalazioni per le località note come il  Carrello (vi giace un abbandonato carrello da miniera) e il  (4) Semaforo. A quest’ultimo punto panoramico, superbo sulla sommità della groppa montuosa, si arriva dopo aver tagliato in diagonale i prati di gariga. Dal Semaforo si torna a ritroso per guadagnare la vicina insellatura (m 453) che mette di nuovo sul versante orientale dell’isola, a grande altezza sulle case del paese.

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Carcaredda

5. Lungo la discesa si incontrano le Case Romane, un gruppo di ruderi testimomanza di strutture latine in opus reticulatum, con una chiesuola di epoca normanna. A larghe svolte la pista forestale arriva infine al paese e al molo per l’imbarco.

2. Al castello di Punta Troia

Difficoltà: facile. tempo di percorrenza: 1 ora e 30’. Dislivello: 250 metri circa. Segnavia: cartelli in legno. Punto di partenza: Marettimo (m 5). Il ritorno può avvenire anche in barca (previo accordo con un marinaio di Marettimo). Condizioni del percorso: sentiero. 

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Il Porto di Marettimo

1. Si esce dall’abitato di Marettimo passando accanto al bar Tramontana iniziando a costeggiare la bassa falesia marina. Si supera una cappellina, poi si incontrano le segnalazioni in legno che aiutano a restare sul sentiero. il percorso si eleva sulla scabra linea costiera.

2.Una sorgente e un minuscolo scampolo di essenze spontanee (fichi d’India, carrubo, palme nane, pini d’Aleppo) fanno da intermezzo alla salita e invitano a proseguire tenendo come lontana meta il pittoresco sperone del castello, sorta di vascello incagliato tra i flutti.

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Verso il castello

3. Al colmo dell’erta, in contrada Rumurale, il sentiero si biforca: quello a sinistra porta l’estremità nordoccidentale dell’isola, ma richiede buon allenamento per la sua lunghezza e qualche passaggio da brivido; quello di destra invece, che seguiremo, aggira un un impervio vallone e scende al sottile istmo che divide l’isola dalla rupe del castello.

4. Di questa fortezza, posta a precipizio sul mare ma in deplorevole abbandono, si hanno notizie perse nei secoli: antico punto di avvistamento saraceno, fortino normanno, infine rocca spagnola e carcere borbonico (fra gli altri, vi fu rinchiuso nel 1798 Guglielmo Pepe, generale della Repubblica Partenopea). La parrocchia di Marettimo sorgeva in origine proprio su questo scoglio; fu officiata fino alla fine dell’Ottocento, quando la si collocò più comodamente in paese.

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Albano Marcarini (a cura di -), Sicilia Outdoor, De Agostini/Alleanza Ass., 2004, 204 pagine, con foto, mappe e acquarelli, formato 13 x 20 cm – 8,00 €  – Acquista

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