Itinerario pedonale ad anello (anche riducibile) nel territorio di Caprese Michelangelo, in Alta Val Tiberina, in provincia di Arezzo.
Nel 1913 il piccolo comune aretino di Caprese, ai piedi della boscosa Alpe di Catenaia, aggiunse al suo nome quello altisonante di Michelangelo acquisendo così una certa notorietà. Il celebre maestro era originario del paese anche se, poi, vi trascorse solo una brevissima parte della sua vita.
ll padre di Michelangelo, Lodovico Buonarroti, rivestiva la carica di podestà a Caprese, godeva di buon prestigio e, nel fatidico giorno, lasciò scritto nel suo diario: «Ricordo come questo dì 6 di marzo 1474 mi nacque un fanciulo posigli nome Michelagnolo». La famiglia, col fanciullo, si trasferì a Firenze pochi mesi dopo, ma Caprese ha sempre tramandato la memoria del suo illustre personaggio. Già alla fine dell’Ottocento si diceva che a Caprese «si mena vita patriarcale, all’antica: gli abitanti, tutti dediti all’industria agricola, che fornisce loro l’unica risorsa, sono laboriosi, fieri e superbi della loro storia». Furono soggetti ai conti Guidi, poi alla casata aretina dei Tarlati; poi ai Perugini e infine, dal 1384, a Firenze che vi pose, appunto, una sede di podesteria. La circostante campagna, modellata a nord dal solco del torrente Singerna, delimitata dalla boscosa Alpe di Catenaia e punteggiata da vetusti casali e da altri più minuti borghi, induce oggi a ripaganti passeggiate a un’altitudine media di 650 metri. Il castello di Caprese si trova sulla sommità del colle su cui si avvolge la parte più antica del borgo. Fu nominato la prima volta in documenti camaldolesi del 1011. Nei secoli XIV e XV ebbe un certo rilievo per la posizione strategica a guardia della strada mulattiera che univa l’alta Val Tiberina al Casentino. La prossimità di questi luoghi alla Verna, dove San Francesco ricevette le stimmate, fa sì che molti di essi conservino reminescenze del santo ‘poverello’. Lo confermeranno i segnavia della Via di Francesco, comuni al nostro itinerario nel tratto fra Fragaiolo e Caprese.
TACCUINO DI VIAGGIO
Itinerario pedonale ad anello (anche riducibile) nel territorio di Caprese Michelangelo, in Alta Val Tiberina, in provincia di Arezzo.
Partenza e arrivo: Caprese Michelangelo (alt. 641). Si raggiunge in auto da Arezzo percorrendo la SR 71 del Casentino fino a Subbiano; quindi la SP 57 ‘dell’Alpe di Catenaia’ transitando per, Ponte alla Piera, S. Cristoforo. Caprese è a 40 km da Arezzo.
Lunghezza: 10.9 km. Dislivello: 450 m
Tempo di percorrenza: 3 ore e 30 minuti.
Condizioni del percorso: strade carrabili a fondo naturale, tratti di strade provinciali a basso volume di traffico, sentieri.
Quando andare: in ogni stagione dell’anno.
La buona tavola: La Buca di Michelangelo, punto gastronomico di Caprese (con hotel), situato sotto il castello (menu intorno a 30 euro), 0575.793921
Il buon riposo: Agriturismo Il Vigno (vedi box). – La Pecora e l’Agnello, Via Capoluogo 72, Caprese M. (alla partenza dell’itinerario; camera doppia da 90 euro con colazione), 347.3484549.
Orari di visita dei monumenti: Museo Casa Natale di Michelangelo Buonarroti, 0575. 793776 – Dal 1° aprile al 1° novembre tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.30. Per altri periodi consultare la relativa pagina facebook.
©albanomarcarini2026

SI PUO’ RICHIEDERE LA MAPPA AD ALTA DEFINIZIONE A info@guidedautore.it precisando il titolo dell’itinerario

1.L’itinerario prende il via al parcheggio dinanzi la caserma dei Carabinieri a Caprese, imboccando, al vicino crocicchio stradale, la direzione per Lama/la Verna sulla SP 54. Si scende con larghe curve lasciando alle spalle il colle di Caprese. A un tratto si può approfittare di una scorciatoria, segnalata, su sentiero, che fa risparmiare un tratto di asfalto. Ripresa, più in basso, la strada provinciale si scavalca il fosso di Camaiano e si entra fra le case della frazione Lama. Vi si trova, al primo incrocio di strade, un bar-alimentari per eventuali provviste.
2. Lama è la prima frazione del comune di Caprese Michelangelo che s’incontra dopo la discesa dal capoluogo. In questo luogo, ricco di sentieri e acque pulite, si incrociano alcuni dei torrenti che arrivano al fiume Tevere. Nella vicina località di Bozie, nacque Giovanni Santini, illustre astronomo (si nota il monumento a lui dedicato lungo la via principale) vissuto tra il XVIII e XIX sec; si distinse nel campo delle scienze esatte e dell’astronomia. Offrì un importante contributo nello studio delle comete e dei “pianetini”, i corpi celesti che orbitano intorno al Sole tra le orbite di Marte e Giove. Si continua seguendo la direzione per Fragaiolo.
3. Si copre un altro tratto di asfalto per deviare, al primo bivio, a sinistra, in direzione Bozie. In sostanza abbiamo iniziato a risalire la valle del fosso di Camaiano avvicinando il suo folto abito boschivo. Dopo un centinaio di metri dal precedente bivio, presso un casale, si abbandona la strada deviando a sinistra per un viottolo cementato (indicaz. Agritur. Il Vigno). Si avvicina e si supera il fosso. Ora si resta lungo il tracciato principale, trascurando un paio di diramazioni a sinistra (una porta al ‘Seccatoio’, la piccola costruzione riservata alla lenta cottura delle castagne). Grossi castagni offrono ombra al percorso che risale con gradualità la pendenza della valle. In sostanza risaliamo il percorso del fosso, verso la sua sorgente: una sorta di ritorno alle origini, anche se non arriveremo alla vena, nascosta tra le falde più elevate dell’Alpe di Catenaia.

4. Dopo buon tratto, ripassando il fosso e vincendo una breve erta, ci si affaccia alla radura che ospita i due casali dell’agriturismo Il Vigno, dotato di camere di soggiorno, di una piscina aperta, di un bar e larghi spazi verdi. Passando fra le case si intercetta ora il sentiero che con una breve ma ripida salita porta alla frazione Valboncione, la più caratteristica perché rispettosa del suo impianto originario con i vari corpi delle case fra loro giustapposti a diversi livelli altimetrici. Rispettando il segnavia bianco/rosso si esce dalla parte a monte del villaggio, lungo una stradella che riprende a salire.
5. Si giunge a un incrocio di percorsi sterrati: qui si piega decisi a destra seguendo la larga traccia carrabile che raggiunge subito, a quota 821, il culmine del nostro itinerario. Ci si mantiene ora lungo il crinale di questo poggio iniziando progressivamente a perdere quota. Aggirato uno sprone e ripreso l’asfalto, ci si affaccia alla conca entro cui si distende la frazione Fragaiolo.
6. Distesa a 714 metri di altitudine, in una conca di prati alberati che domina la “Piccola Valle di Dio”, così detta per la sua bellezza e serenità, Fragaiolo è una delle frazioni più elevate di Caprese Michelangelo. I boschi che la circondano sono castagneti, i cui frutti un tempo costituivano un alimento primario per la popolazione. Il paese è dominato dalle rovine di una chiesa antica, ricordata sin dal 1349, con il curioso nome di “Centosoldi” o “Censoldo”. Non si conosce il suo strano etimo, ma si è ipotizzato che derivi da “Centosoli”, per la sua magnifica posizione esposta al sole. La chiesa era dedicata a San Biagio, patrono di Fragaiolo. Ancora adesso, il giorno della ricorrenza del santo, il 3 febbraio, si perpetua l’antica tradizione del “lume a San Biagio”: calato il buio invernale viene acceso un enorme falò che illumina e scalda le tenebre. Si copre ora un lungo tratto su asfalto rassicurati dall’irrisorio numero di autoveicoli che vi transitano, fino a raggiungere la diramazione di un sentiero, verso sinistra, che più rapidamente torna alle case di Lama e, precisamente, accanto alla rustica chiesuola del villaggio.
7. Ripresa la strada principale, la si impegna a sinistra per poi deviare, dopo circa 200 metri, a destra, in direzione Baccanella; fatto un altro centinaio di metri tendendo di nuovo a destra, si supera il torrente Singerna e si avvicinano le case di Molino di Lama. I mulini a Caprese sono attestati fin dal 1386; nel catasto lorenese, datato 1810, ne vengono elencati sei, saliti poi a 12 localizzati a Lama e dintorni. Erano in prevalenza a ruota orizzontale, per cui non avevano bisogno di grandi salti di quota ma di vasche a monte per la riserva d’acqua chiamate “bottacci” e macinavano grano e castagne.





8. Dopo aver aggirato le case di Molino, la strada, ora sterrata impegna il versante sinistro della valle del torrente Singerna, prendendo leggermente quota nel bosco. Sull’altro versante si vede il colle di Caprese, dalla sua parte boschiva, meta finale dell’itinerario. Il Singerna è un affluente destro del fiume Tevere. Nasce nel monte Calvano (alt. 1254) e attraversa il territorio di Caprese a metà del suo corso mentre il tratto terminale è inglobato nell’invaso di Montedoglio. Dopo un lungo tratto nella solitudine del bosco, questo stradello si congiunge con una strada asfaltata che verso destra conduce all’abbazia di Tifi, piantata sopra una collinetta con la sua chiesa e con un gruppo di case coloniche.
9. La badia di Tifi fu fondata poco dopo l’anno Mille dai Camaldolesi, seguaci di San Romualdo, detentori di molte terre nel contado di Caprese. Il complesso è ben conservato, anche se parte delle strutture cenobitiche sono state trasformate in abitazioni. La chiesa, a navata unica, è in stile romanico con un campanile a vela dalla singolare soluzione ad angolo. Da questa chiesa proviene il trittico della Madonna col bambino e Santi Martino, Benedetto, Romualdo e Michele Arcangelo, raffinata opera di Giuliano Amidei, visibile al Museo Casa Natale di Michelangelo a Caprese, meta finale del nostro itinerario. Poco prima di arrivare al sagrato della chiesa, si nota a destra l’imbocco di un sentiero che, in breve, intercettando un’altra strada campestre, porta al ponte pedonale sul Singerna. I frequenti segnavia non inducono all’errore notando che questo tratto del percorso si sovrappone al Sentiero Italia del Club alpino italiano. Rispettandoli si affronta l’ultima erta che mette a Caprese.
10. L’itinerario si chiude con la visita del Museo e Casa natale di Michelangelo, sulla sommità del colle. Si compone di tre edifici: il Palazzo del Podestà (Casa Natale di Michelangelo), Palazzo Clusini e la Corte Alta. Il Museo contiene documenti, bozzetti e copie di opere, sia pittoriche sia scultoree, del grande maestro rinascimentale. Al piede del colle, lungo la strada d’accesso, si trova la chiesa di San Giovanni, risalente al XIII sec. In origine era più ampia rispetto all’attuale, pur conservando il tetto a due spioventi, una muratura in pietra e un campanile a vela in facciata. Vi sono conservati un tabernacolo per l’olio santo in pietra arenaria del XV sec. e un dipinto su tavola di San Giovannino, copia di una nota opera di Raffaello. Un fonte in marmo del XIV sec. serve a ricordare che qui l’8 marzo 1475 Michelangelo fu battezzato.

Agriturismo Il Vigno. Dopo aver percorso la stradina nel bosco di castagni, l’itinerario spunta su una radura, vivacizzata da due casali in pietra, ben restaurati. Luogo immerso nella natura e lontano dal ‘mondo’ non si poteva trovare. Camere confortevoli per un week-end da 440 a 506 euro con colazioni e merende a seconda della stagione. Piscina e sauna, spazi aperti, cucina etnica e mediterranea, anche per escursionisti di passaggio (prenotare!). Avviso: non si accettano minori di 16 anni, specie se iper-attivi. Info: www il vigno.com – 333.4391216.

Il marrone DOP di Caprese Michelangelo
Di tutti gli alberi il castagno è il più generoso. Non solo frutti e legno sono utili per l’uomo, ma persino le foglie secche, utilizzate per farne strame e lettiera per gli animali. A testimonianza del suo pregio e della qualità il Marrone di Caprese Michelangelo ha ottenuto nel 2009 la Denominazione di Origine Protetta. Fin dai primi secoli del Medioevo si coltivava il castagno che ha da sempre avuto un ruolo indispensabile nella vita contadina. Per molte famiglie di Caprese e di Anghiari la castanicoltura è un’attività tramandata di generazione in generazione. Il marrone di Caprese, diversamente da altre varietà, è di forma più minuta e con striature marcate e vivace colore. Il sapore è intenso, zuccherino. Durante la raccolta, che inizia dopo la metà di settembre, i ricci sono radunati in mucchi, detti “pegliai” e battuti con un grosso rastrello di legno -“rigio” – così da espellere i frutti. Nei boschi si vedono ancora i seccatoi medievali. Per circa un mese vi venivano seccate le castagne. Per ottenere un buon prodotto si doveva tener di continuo acceso un fuoco lento, senza fiammate. Le castagne secche, ridotte di circa un terzo del loro peso e prive della buccia, si portavano poi ai mulini lungo il torrente Singerna per ricavarne farina, ingrediente base per il pane e la polenta, cibo quotidiano delle famiglie di Caprese.na Conserve che lo detiene tuttora con una produzione, insieme all’altro stabilimento di Busseto, nel Parmense, di 280 mila tonnellate annue di pomodoro fresco trasformato.
QUESTO ITINERARIO, come tutti quelli di http://www.sentieridautore, è GRATUITO, ma se vuoi sostenere il mio lavoro fai una donazione anche minima. Grazie.
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