I ciclo itinerari del Grand Tour UNESCO del Piemonte 1-L’anello di Staffarda

Itinerario in bicicletta nel Saluzzese, in provincia di Cuneo.

Questo itinerario in bicicletta è un’appendice del Grand Tour UNESCO, in via di realizzazione su progetto di Andrea Rolando (Oss. e-scapes del Politecnico di Milano) e con il sostegno di VISITPIEMONTE e della Commissione Italiana per l’Unesco. Difatti, oltre al grande anello che copre 660 chilometri fra 25 luoghi del patrimonio UNESCO, vi è la già concreta possibilità di realizzare brevi appendici della durata anche di poche ore, partendo proprio dall’anello principale. In questo caso dall’Abbazia di Staffarda per compiere un largo anello nella pianura di Saluzzo, sulla sponda sinistra del Po, nel punto esatto dove il grande fiume lascia le montagne per il suo lungo viaggio verso il Delta. Focus dell’itinerario, punto di partenza e di arrivo, è l’abbazia di Staffarda la cui integra bellezza artistica si sposa con l’autenticità del circostante cascinale, ancora attivo. 

Appunti di storia

Nel 1135 ai monaci del Tiglieto, nell’Appennino Ligure, furono conferite da Manfredo I, marchese di Saluzzo, diversi possedimenti su terreni incolti. L’opera bonificatrice dei monaci diede presto risultati e si concentrò attorno a questa che fu, al tempo stesso, abbazia e azienda agricola. Durante il XIII secolo fu una vera potenza economica con mercati, fiere, punto di transito e scambio dei prodotti agricoli. Ne dà conferma la bella Loggia del mercato, in cotto, ad archi a ogiva, che si eleva nel piazzale d’ingresso. Curiosa ma inevitabile la vicenda che portò alla decadenza. Avvenne quando a onestà e carità si sostituirono il mercantilismo e addirittura il prestito su interesse. Per di più, nel 1690, l’abbazia fu devastata dalle truppe francesi che in queste campagne ebbero la meglio sui Piemontesi e sugli Spagnoli, loro alleati. 


INFORMAZIONI PRATICHE

Partenza e arrivo: abbazia di Staffarda. In auto la si raggiunge da Torino utilizzando l’ A55 fino a Pinerolo, quindi un tratto della provinciale 589 in direzione Cavour. L’abbazia si trova 8 km dopo questa località.

Lunghezza: 30,7 km Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti. Dislivello: 120 metri. 

Condizioni del percorso: strade secondarie e campestri anche non asfaltate. Traccia gps ottenibile su richiesta a info@guidedautore.it Periodo indicato: da inizio primavera a fine autunno, in estate evitare le ore più calde.

Indirizzi utili: Abbazia di Staffarda, aperta da martedì a domenica dalle 9 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 18 (in inverno alle 17), 0175/273215; Cappella marchionale di Revello, 0175/257171. Ufficio turistico IAT Valli Po, Bronda e Infernotto, via S.Croce 4, Paesana, 0175/94273.

Da fare in più. Dall’abbazia si sviluppa un anello più breve e segnalato che interessa il bosco promosso a riserva naturale. È lungo circa 5 km e si percorre a piedi o in bicicletta.

Alberghi e ristoranti.

Agriturismo El cavajer (via Roncaglia 4, frazione San Firmino, 348/7147007 – 347/0962865). Classico alloggio di campagna, posto lungo l’itinerario, a breve distanza da Staffarda con 4 camere e 10 posti letto. Camera doppia a 69 euro con colazione.

Agriturismo La Virginia (Via valle Po 70, frazione Morra S.Martino, 0175/259026). Perfetto assieme di ospitalità e ristorazione in un casale di campagna con 6 camere doppie e 1 tripla. Camera doppia da 70 a 90 euro, cena con menù del giorno a 25 euro.

Ristorante Il Sigillo (Abbazia di Staffarda, 0175.273120). Ristorante collocato nel complesso abbaziale con dehors e ampi saloni. Menu degustazione a 30 euro.

Ristorante del Bramafan (via Saluzzo 83, Revello, 0175.257337). I ‘gobbi’ di Saluzzo con burro versato e santoreggia sono la specialità di questo tradizionale ristorante intitolato al forte che da cinque secoli sovrasta Revello. Menu degustazione con un calice di vino a 28 euro.


L’ITINERARIO

Prima di partire, naturalmente, consideriamo l’abbazia. La visita inizia dal chiostro, con le sue belle colonnine binate in marmo, regalando un’ampia vista sull’articolata struttura della chiesa con due archi rampanti, il corpo principale e il campanile. Mancano solo le tre absidi, che però si possono osservare dai campi retrostanti, per avere un’idea complessiva di un edificio nel momento della tipica transizione dal romanico al gotico. Notevoli anche la sala capitolare e gli altri ambienti, oggi spogli e utilizzati per un interessante esperimento di acclimatazione di pipistrelli. 

L’abbazia di Staffarda

Una grande cascina, con le sue corti e i lunghi edifici dei braccianti, circonda l’abbazia sul lato occidentale, lato verso cui si dirige il nostro itinerario, puntando subito, su una strada bianca, verso il piccolo cimitero. Di fronte, la lunga groppa del Monbracco, la prima propaggine montuosa, dietro la quale troneggia l’acuta piramide innevata del Monviso. È un primo tratto di vera campagna, con prati stabili e campi di mais, con vecchie cascine che erano dipendenze dell’abbazia. Il percorso si avvicina al torrente Ghiandone, segnato da una cortina di alberi, per poi piegare verso sud e avvicinarsi alle montagne. Dopo un crocevia (km 6.3)  si passa sul più scorrevole asfalto e si lambisce il bel cascinale della Gadrana che mette in evidenza l’antico forno per il pane. Ora il paesaggio si arricchisce dei frutteti, pescheti e piante di kiwi in particolare, che sono il vanto della produzione agricola locale. I coltivi sono alimentati da una fitta rete di ‘bealere’, canaletti che prendono acqua dalle sorgenti montane. Per strade secondarie (tenere sempre a portata di mano la cartina o la traccia gps) si scorre sotto l’abitato di Envie, appoggiato al Monbracco. È una successione di cascinali e piccoli nuclei abitati che precedono e seguono il lezioso tempietto della Madonna delle Grazie al km 9.2. Poca cosa però in confronto all’ex-priorato di S.Massimo che s’incontra poco prima di Revello. Di esso, già parte di un vetusto cascinale, rimane l’alto e possente campanile romanico del XIII secolo. Con un breve tratto della provinciale 28 si entra in Revello (km 12), grosso abitato posto al piede del primo contrafforte montuoso. Poiché nel XV secolo Ludovico I lo fortificò proteggendolo, Revello divenne residenza estiva dei marchesi di Saluzzo e, in particolare di Margherita di Foix, moglie di Ludovico II, a cui si deve l’abbellimento del palazzo marchionale come gli affreschi cinquecenteschi della cappella privata. Le strade del centro storico, lineari e in lieve pendenza danno belle prospettive sulle fronti delle case e tendono verso la platea della Collegiata (1483), al vertice occidentale del centro storico. 

L’antica chiesa di San Massimo alle porte di Revello

Si esce da Revello percorrendo la pista ciclabile di via Valle Po e un breve tratto di una stradina (via Vecchia Valle) che delimita il vicino pendio, fra ortaglie e frutteti. Si incrocia la strada che risale la valle Po e si continua in direzione di Martiniana e del ponte sul fiume. Non lo si raggiunge però; prima di arrivarvi si piega a sinistra sulla secondaria via Poetto (km 15). È una stradina stretta, ma asfaltata, che segue da una certa distanza la sponda sinistra del Po. Giunti alla frazione S.Pietro (km 16.6), indicata da un campanile e un’antistante torricella che fa da ingresso a un cascinale, si piega a destra e si continua, ora su via Volo, poi su via Ronchi. Il paesaggio sorprende sempre più per la varietà delle colture, per i boschetti, le siepi e i filari, i cascinotti che non hanno perso la loro impronta agreste. La strada, ora asfaltata, ora sterrata, cambia spesso di denominazine – più avanti prende il nome di via Ficcavecchia, quindi via Roata Ciocchino – ma la direzione resta la stessa, sempre lungo la sponda del Po, il cui letto resta sempre nascosto dietro la vegetazione. 

Al km 21.2 s’incrocia la provinciale 26 e si prosegue diritto su via Nitte, quindi a destra su via Genre; allo stop si piega a sinistra per imboccare subito dopo, a destra, dinanzi a un annoso platano, via Bastie Senaude. Si riavvicina il Po nel punto dove, per la natura ciottolosa del suolo, il fiume s’inabissa per alcuni chilometri. Il greto infatti, in corrispondenza del guado della vecchia strada per Saluzzo è assolutamente arido. Il nostro viaggio prosegue in direzione nord mantenendo il fiume come indicatore anche se la strada (via Flesie) ora se ne discosta un po’ per servire una successione di piccoli cascinali. Giunti di fronte alla cascina Martina (km 28.3), si lascia la direzione principale e si piega a sinistra su uno stradello campestre (accesso consentito ai cicli) che punta verso Staffarda. Si fiancheggiano i boschi di pertinenza dell’abbazia, si incrocia una rotabile e, infine, un bel viale alberato fa da degno coronamento all’itinerario rientrando a Staffarda.


LA CICLOVIA DEL TICINO

Albano Marcarini, La Ciclovia del Ticino – In bici da Sesto Calende a Pavia, Itinerari di Cycle 23, prima edizione 2022, 56 pag. con mappe, foto e acquerelli. All’acquisto, disponibili e scaricabili le tracce gpx. – SPEDIZIONE GRATUITA

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