Il Trenino Verde della Sardegna

Itinerario in treno da Mandas a Arbatax e ritorno (in giornata), Sardegna.

COME SI ARRIVA. Mandas si raggiunge da Cagliari (stazione Monserrato): (feriali) Cagliari Piazza Repubblica metro (6.30) arrivo a Monserrato e treno (7.00) per Mandas (arrivo 8.20);(festivi) Cagliari Piazza Repubblica bus (6.55) che passa a Monserrato (7.15) e arriva a Mandas.

INFO. Aggiornamento 2016. Attenzione! Attualmente il viaggio sulla tratta Mandas-Arbatax è limitato a Seui.

Il Trenino Verde Mandas-Seui si effettua in estate, fino all’11 settembre, tutti i giorni escluso il martedì con due coppie di corse (partenze da Mandas: ore 9; partenze da Seui: 16.55). Negli altri periodi dell’anno il treno si effettua su prenotazione per gruppi oppure si possono utilizzare treni programmati per eventi speciali. Le Ferrovie della Sardegna gestiscono anche altre linee del Trenino Verde: Mandas-Sorgono; Macomer-Bosa; Sassari-Nulvi-Palau. Per avere informazioni dettagliate è utile consultare i siti www.ferroviesardegna.itwww.treninoverde.com. Oppure contattare: Arst Gestione FdS, via Posada 10, Cagliari, tel. 070.2657 1. 

Tacchi.acq

I RISTORANTI. Considerati i tempi del viaggio non esiste la possibilità di pranzare ad Arbatax (c’è un bar-chiosco vicino alla stazione). Prima del viaggio di ritorno ci si può rifornire di dolci sardi alla Pasticceria Cargnello, Via Porto Frailis, tel. 0782.667650. Se si arriva a Mandas la sera precedente vale la pena prenotare una cena all’Agriturismo Le Vigne Ducali, località Bau Is Ceas, tel. 070.984616 – 349.1328060. 

GLI ALBERGHI. 1. A Mandas si consiglia di alloggiare al B&B Antica Casa Pasolini, via Cagliari 128, tel. 070.9879009 – 333.1749491, www.webcreacom.com/pasolini – I gestori possono prenotare il biglietto per il Trenino Verde e accompagnare alla stazione. 2. Ad Arbatax, Il Vecchio Mulino, via Parigi, tel. 0782.664041.

Map.

– Guardi che è stancante, molto stancante! –

Come incoraggiamento non c’è male, mi viene da pensare mentre l’impiegato mi porge il biglietto del Trenino Verde della Sardegna: andata e ritorno, Mandas-Arbatax.

– Ma come – dico – ne parlano tutti come di un viaggio fantastico, tra i profumi della macchia, nel cuore delle montagne sarde, fino al mare…

– Sì, certo. Stasera mi saprà dire!

Manovratore.0848Mentre mi accomodo nel vagone che fa anche da locomotiva, prendo in mano il piano di viaggio: 159 chilometri all’andata e 159 al ritorno. Velocità media: 30 chilometri all’ora, in totale dieci ore di viaggio. Penso all’alta velocità e mi scoppia da ridere. Il controllore, bucandomi il biglietto, mi infligge un’altra sentenza:  – Coraggioso, eh?

– Ce la farò – dico a me stesso.

Il treno si mette in marcia. È un diesel-elettrico, ovvero il suo motore è collegato a un generatore di corrente che alimenta i motori elettrici applicati sui carrelli. Insomma un ‘ibrido’ che va tanto di moda adesso, solo che questo risale agli anni ’60. Si dondola che è un piacere. Lo scartamento del binario è di 945 centimetri, le rotaie sono corte, non saldate e per di più messe sfalsate. Così è tutto un ballonzolare, con la testa fuori controllo. Non si può leggere, figuriamoci scrivere.

Casello.penitenti.0864

Per fortuna c’è il paesaggio. Già a Mandas mi sembra bellissimo, al primo sole del mattino: i campi gialli mietuti, la roccia che spicca dal suolo, il fondo ombroso delle valli, le greggi che si radunano sotto le querce. Case poche, paesi lontani. Non aspettatevi che siano lì, dietro la stazione. A volte ci sono chilometri di distanza, un tempo coperti a piedi o in corriera. La scritta sulla parete dell’edificio serve a immaginare i luoghi – Esterzili, Villanovatulo, Ussássai, Gairo, – perchè pochi se ne vedono realmente. In quei pochi però, come Seui, il treno sembra passare nel salotto delle abitazioni. Taglia un varco su una cascata di case che precipita a valle. A Seui il treno sosta. Attende il gemello che viene dalla direzione opposta. Saranno i due soli convogli del mattino. C’è tempo di un caffè al ‘ristoratore‘, accanto al vecchio telegrafo che giurerei ancora in funzione se non sentissi il trillo del cellulare del capostazione.

Motrice.acqAlcuni punti del tracciato si fissano nella memoria: il giro attorno al Lago del Flumendosa, il viadotto in curva di Stupara, il passaggio nella foresta di Montarbu dove alcuni turisti scendono per delle escursioni guidate, la stazione di Arzana dove nel punto più elevato della linea (900 metri d’altezza) hanno appena inaugurato un buffet, la lentissima discesa a Lanusei. Quando fu costruita, nel 1894, la linea dovette seguire il più possibile le forme del territorio per risparmiare sui costi. Così a guardarla sulla carta sembra un nastro lanciato per aria con mille giravolte e spirali.

Nelle gallerie spesso si rifugia il bestiame per sfuggire al solleone e non sono rari gli imprevisti. Alcuni di questi hanno dell’incredibile: «Un anno – mi confida il conduttore – ci fu un’invasione di bruchi. Stavano posati sulle rotaie e impedivano al treno di avanzare tanto le ruote slittavano!». Si arriva ad Arbatax dopo mezzogiorno, giusto in tempo per prendere il treno del ritorno. La stazione è sul molo, accanto allo scalo della Tirrenia. Il gigantesco traghetto spalanca le sue fauci, ma il trenino resta indifferente a riposarsi dopo l’estenuante tragitto.

Gairo.staz.0824Fra lo stridore delle cicale, il profumo dei fichi e dei mirti, il costante battito del treno sui binari si ripercorre tutta la strada fatta. Ormai il paesaggio è un ‘optional’. Col passare delle ore il vagone diventa una casa e si discorre come si fosse in famiglia. Peccato che ci siano solo turisti a bordo. Quando sale uno del posto, il personale si guarda incredulo. Se non fosse per il regolamento, mi lascerebbero pure provare a fare il macchinista. Se poi si è in anticipo sull’orario si può chiedere una sosta fuori programma per scendere e scattare foto. La ‘location’ più spettacolare è sul Lago del Flumendosa, nel breve spazio di due gallerie. Qui, sotto la roccia a precipizio è piazzato un solitario casello. Lo chiamano ‘dei penitenti’, perchè la direzione vi destinava i dipendenti sindacalizzati.

Si arriva a Mandas con il sole basso sul taglio delle colline. Ci si saluta in fretta. La stazione chiude. Ognuno vuole raggiungere casa. Il capostazione mi dice di aspettare. Deve consegnarmi qualcosa.

Attestato copia

– Lo diamo a pochi e chi lo ha se lo merita! – Da una busta spunta una pergamena che mi conferisce l’attestato di ‘Viaggiatore No Limits’ per aver compiuto in giornata Mandas-Arbatax, andata e ritorno. Quello che si dice un’impresa!

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