Sulle vie del sale, al Passo di Guspessa

Itinerario ad anello lungo percorsi di interesse storico e naturalistico sul crinale dei monti fra la Valcamonica e la Valtellina, in provincia di Brescia.

Fra i valichi che mettono in comunicazione l’alta Valcamonica e la Valtellina, in Lombardia, quello di Guspessa è fra i meno noti, eppure la sua rilevanza storica è comprovata dai documenti, come importante tramite mulattiero per accedere, verso nord, a Tirano e al passo del Bernina. Nel periodo della dominazione grigionese in Valtellina e di quella veneta in Valcamonica, il passo, con quelli attigui degli Zapei d’Avriga (poi Aprica) e del Mortirolo, fu la via più comoda per collegare Venezia con Coira e con il bacino del lago di Costanza. La sua notorietà fece sì che bande di malviventi penetrassero più volte in Valcamonica, nel 1515, e che, in senso inverso, lanzichenecchi tedeschi irrompessero, nel 1526, in Valtellina. Nella Guida degli Itinerari Militari, del 1917, Guspessa viene ancora citata come ottima mulattiera, in gran parte selciata. Questo itinerario compie un largo anello a cavallo del valico in un ambiente di grande bellezza, segnato da pascoli e da folti lariceti nel loro splendido abito autunnale. Si avrà modo di contemplare, quasi simultaneamente, l’Adamello da una parte e il Bernina dall’altra con i loro nevai perenni.

Tempo: 4 ore e 30 minuti. Dislivello: 464 metri. Partenza e arrivo: ristoro del Lagazzuolo (m 1820). Lo si raggiunge da Aprica, nota località di villeggiatura posta a 31 km da Sondrio e a 111 da Brescia, seguendo per 21 km la stretta rotabile per Trivigno e il passo del Mortirolo. Percorso: sentieri e strade forestali. Segnavia: non segnalato. Periodo consigliato: da giugno a inizio ottobre. Dove mangiare: il ristoro al Lagazzuolo (tel. 0342.702418), al punto di partenza, offre buona cucina valtellinese, come pure l’agriturismo Tabladas (tel. 0342.720086), nella conca di Guspessa. Indirizzi utili: Ufficio turistico I.A.T. Edolo, p.za Martiri della Libertà 2, tel. 0364.71065. Internet: http://www.turismoedolo.it – Itinerario pubblicato su QUI TOURING, ottobre 2003. Aggiornato il 12.12.2009. 

Guspaessa.mapSi parte dal ristoro posto accanto al laghetto di Lagazzuolo (1), raggiungibile in auto da Aprica. Una traccia erbosa si fa largo fra i bassi dossi e aggira una depressione carsica. Sembra che qui, nei tempi passati, si depositasasse il sale proveniente da Venezia, destinato in oltralpe. Non a caso il luogo reca il nome di Foppa del Sale.

Pochi passi più in là si raggiunge il passo di Guspessa (2). Vi corre il confine fra i comuni di Edolo bresciano e Sernio valtellinese. La sua definizione non fu pacifica. Quando costituiva confine di Stato furono diversi gli attriti fra i possessori dei pascoli. Nel 1582 si giunse a una prima definizione geometrica dei confini. Una colonna fu innalzata presso Lagazzuolo, mentre nel 1713 si costruì una rudimentale dogana o, meglio, un ‘casello di sanità’, che aveva lo scopo di respingere, nei periodi di pestilenza, i passaggi verso la Valcamonica. Per la verità l’esatta ubicazione del valico fu a lungo dubbia: nei rilievi dell’Istituto Geografico Militare, alla fine del XIX secolo, esso appare spostato di circa 500 metri più a ovest. Sul versante valtellinese si può scendere per poco, fino all’Alpe Refrec (3) (da Refrigerio, antica denominazione del valico), per ammirare due ‘caselli’ in pietra per la conservazione dei latticini, posti accanto a una freschissima sorgente. Lasciando la carrabile, che scende in Valtellina, si torna verso lo spartiacque, seguendo una traccia nel bosco (direzione indicata ‘Campasc’). Si rispunta sulla rotabile di Lagazzuolo, la si attraversa e si scende nel lariceto del versante bresciano.

Refrec.Sernio
L’Alpe Refrec, in comune di Sernio.

Facendo attenzione a mantenere la via fra le molte diversioni, si raggiungono le Baite Lognetto (4), a dominio della splendida conca di Guspessa. La bellezza di questo luogo doveva rassicurare i viandanti d’un tempo. Quella di Guspessa era ritenuta una via sicura proprio perché attraversava ridenti pascoli e contrade abitate. Inoltre, diversamente dal passo dell’Aprica, dove la via era scavata nella roccia e sistemata a gradini, qui si poteva anche procedere con piccoli carri che facilitavano il trasporto delle merci. Guspessa, talvolta, era preferito al Mortirolo che, secondo l’opinione di G.B. Apollonio, estensore nel XVII secolo delle più antiche carte della zona, risultava «batuto da quattro bocche galiarde di venti».

Conca.di.Guspessa.3
Le baite di Guspessa

Calcando la vecchia mulattiera si arriva alle Baite Guspessa (5) e all’innesto della rotabile che scende verso Cortenedolo. La si segue per una decina di minuti. Appena sopra i prati di Danglo (6), si lascia la strada e, mediante un primo breve tratto di rampa cementata, si imbocca, verso monte, un vecchio sentiero, incavato nel terreno e protetto dagli alberi. Sale la costa del monte e, dopo buon tratto, perviene ai prati sottostanti le Baite Martine (7). Con un largo giro si accede alla strada forestale e quindi alle suddette baite. Alle spalle s’innalza il massiccio dell’Adamello, col suo precipite versante nord. L’itinerario si snoda ora tranquillo per un paio di chilometri lungo la strada forestale, a un’altezza di circa 1800 metri, alternando pascoli, lariceti, macchie di ginepri e rododendri, vedute sulla conca di Guspessa e sulle lontane giogaie delle Retiche, fra le quali svetta la luminosa mole del Bernina. In questo modo si fa ritorno al Lagazzuolo, da dove si era partiti qualche ora prima.

Fasce.Guspessa

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