Rigolo della Chiesa, il paese che perse il tempo

Itinerario a piedi circolare in una convalle della Val Nure nell’Appennino Piacentino. 

In Italia ci sono villaggi che non compaiono più sulle carte stradali perché nessuna strada ci è mai arrivata. Sono nascosti nelle pieghe dei monti. Hanno sopportato per anni l’esodo dei loro abitanti. Hanno vigilato sulle pietre, sui legni, sui ferri, sui ricordi e le memorie. La loro bellezza ha il sapore della malinconia. Sono i villaggi ‘perduti’ d’Italia che si raggiungono solo con la forza del buon camminatore ma anche con la perizia dell’indagatore. Ci sono paesi dal nome dolcissimo, quasi musicale, come Rigolo.

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Una casa di Rigolo della Chiesa

È dolce è il luogo dove si trova, sulla bassa china di una montagna rivestita di boschi e poi aperta da un grande prato. Le case sono strette fra loro, alcune in piedi, altre abbattute dal tempo. La chiesa, con il suo bel campanile, è poco discosta, come per distinguersi dal volgo delle case. Queste, hanno tutte il tetto in ‘chiappe’ d’ardesia, grigie dal tempo o verdognole dal muschio. Alti e sproporzionati comignoli fanno pensare a grossi camini dove le vecchie famiglie patriarcali stavano radunate attorno al fuoco.

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Un angolo di Restano

Tutto il villaggio sembra modellato da una sola mano, tanto sono simili le case, tanto sono stretti e allacciati i vicoli. A Rigolo, in inverno, vive una sola famiglia, altre ne vengono in estate ma solo per godere della struggente bellezza del luogo. È gente che viene dal Pavese (qui nella piacentina Val Nure) perché nel 1450 Rigolo era residenza estiva dei Vescovi di Pavia e così nacque una piccola colonia. Fino all’inizio del secolo scorso, poi tutti se ne andarono, attratti dalle luci della città. Molti tornarono da dove erano venuti i loro avi, a Pavia e dintorni.

Punto di partenza e arrivo: Costa di Groppo Ducale, frazione di Bettola. A 11 km dal capoluogo, si raggiunge deviando dalla strada diretta a Morfasso. A Bettola, a sua volta, si arriva da Piacenza seguendo per 34 km la strada della Val Nure (ex-S.S.654). Tempo di percorrenza: 4 ore e 30 minuti (2 ore e 30 minuti se si ci limita a Rigolo). Itinerario in parte segnalato (029 da Costa a Rigolo della Chiesa, 046 da M.Penna a Costa), consigliato a escursionisti esperti. Impraticabile dopo forti piogge e durante i giorni di caccia. Dislivello: 528 metri. Periodo consigliato: fino a maggio, dopo settembre.  Dove mangiare. A Costa, agriturismo Il Castagno, tel. 0523.917341, www.aziendaagrituristicailcastagno.it – Indirizzi utili: CAI Piacenza, tel. 0523.328847 – 0523.331694, www.caipiacenza.it

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ATTENZIONE! IL SENTIERO POTREBBE RISULTARE INFRASCATO se percorso in estate. Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA 213, gennaio 2004. Aggiornato il 12.12.2009.

Per raggiungere Rigolo a piedi, come ci siamo ripromessi, si può partire da Costa, un villaggio più fortunato di Rigolo perché ci arrivano una strada asfaltata e un bus. La sua posizione è bellissima, su un crinale di prati con le case che guardano due vallate. Da Costa, seguendo il segnavia bianco/rosso 029, si scende al guado del Rio Spigone. La carrareccia diventa ben presto sentiero fra pendici franose che lasciano allo scoperto le stratificazioni di marne e di calcari, antichi fondali marini. L’altro versante della valle è più stabile e compatto, coperto dalle fronde dei castagni, dei cerri, dei carpini. Dopo aver guadato il rio, nell’opposta pendice, si raggiunge Rigolo della Chiesa, lungo la vecchia mulattiera (o con la più lunga strada sterrata). La specificazione serve a distinguerlo da Rigolo dello Scoglio, poco distante, riconoscibile dall’alta torre di sapore medievale. Si può indugiare fra le vecchie case, distendersi sul prato, dissetarsi alla fresca fontana o recare un omaggio alla chiesuola. Alla fine s’incontra sempre qualcuno, lì per caso o per necessità (un orto, un po’ di legna, una lentissima ristrutturazione…) e si può conversare.

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La chiesa di Rigolo

Ci si può fermare a Rigolo e tornare sui propri passi, oppure, nella stagione con la vegetazione a riposo, passando accanto al piccolo camposanto, imboccare una mulattiera che via via si trasforma in carrabile. Si risale la valle del Rio delle Barche fino a Predarbora (tratto senza segnavia!), un angolo di natura selvaggia dove è normale incontrare i segni e, forse, la sagoma di qualche cinghiale. Predarbora è un altro villaggio in abbandono con una chiesa, datata 1760. Si passa oltre le case salendo la costa lungo un agevole stradello, che poi sfocia sulla provinciale che sale da Groppallo. Senza restare sull’asfalto si segue un’altra pista nel bosco che aggira un vallone e tocca quasi la vetta di Monte Penna. Qui si incontra il segnavia 043 che, con ripetute svolte, punta in discesa verso Costa, il villaggio dal quale si era partiti.

www.guidedautore.it – Per non perdere la rotta…

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