Le case senza occhi di Roscigno

Itinerario a piedi lineare nel Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, zona dei Monti Alburni.

Per un’infinita serie di sventure, fra le quali i terremoti e le frane hanno un triste primato, molti paesi dell’Italia centro-meridionale furono in tempi diversi abbandonati. Il caso più eclatante è quello di Roscigno Vecchia, paese nel massiccio degli Alburni, in provincia di Salerno. Qui la frattura fra uomo e natura si produsse all’inizio del Novecento quando, per disposizione ministeriale a riguardo dei centri minacciati da frane, fu deciso il trasferimento di tutti gli abitanti. Poco più a monte fu costruita la nuova Roscigno, ma l’esodo fu lentissimo. Gli abitanti se ne andarono quasi a forza e, addirittura, un’anziana donna decise di non lasciare il vecchio paese, restandovi fino alla morte, avvenuta non molti anni fa.

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Ornato di un balcone

Decaduto ma mai distrutto perché, in realtà, mai nessuna frana lo colpì seriamente, Roscigno iniziò fra il 1902 e il 1908 una vita da villaggio-fantasma frequentato di giorno come deposito, stallaggio, magazzino e abbandonato di notte. Gli edifici, molti di elegante fattura, sono segnati dal tempo ma la conformazione urbanistica del villaggio è ancora intatta con la bella piazza centrale addobbata da un enorme olmo. Per questa ragione Roscigno Vecchia è stata vincolata e dichiarata ‘paese-museo’, fossilizzato nel tempo, destinato all’ammirazione di coloro che non hanno avuto la sorte di vivere senza auto, senza luce elettrica, senza computer. Nel frattempo, assieme al Parco nazionale del Cilento, che la comprende, ha ottenuto anche l’inserimento nella lista Unesco dei siti Patrimonio dell’Umanità.

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Punto di partenza e arrivo: Sacco, località in provincia di Salerno. Si raggiunge da Salerno seguendo per 83.9 km l’autostrada A3 in direzione di Reggio Calabria e quindi la strada statale 166 fino alla diramazione per Roscigno e Sacco (in totale 115 km). Tempo di percorrenza: 1 ora e 30 minuti (solo andata) su strada campestre e sentiero. Itinerario non segnalato. Dislivello: 220 metri (solo andata). Dove mangiare. Nessun ristoro lungo il percorso, provviste a Sacco o a Roscigno. Scorta d’acqua. Indirizzi utili: Museo della civiltà contadina, Roscigno Vecchia, tel. 0828.963377 (aperto dalle ore 9 alle 13, sabato e domenica anche dalle 15 alle 17). Internet: http://www.roscignovecchia.it/

Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA 222, ottobre 2004. Aggiornato il 12.12.2009.

In verità oggi a Roscigno si arriva in auto, ma, com’è abitudine di questa rubrica, preferiamo raggiungerla a piedi partendo da Sacco, comune limitrofo, situato sull’altra sponda del Sammaro, il torrente che bagna la vallata. Avremo modo di osservare il paesaggio agrario, minuto e variato, che fu alla base della vita economica di queste terre e l’impressionante cornice delle cime biancastre degli Alburni. Anche Sasso è un paese ricostruito, ma in epoca molto più antica rispetto a Roscigno. Sacco Vecchia ha le sue rovine sulla rupe di M. Motola, raggiungibili per un impegnativo sentiero. L’itinerario invece per Roscigno vecchia ha origine al parcheggio all’ingresso di Sacco. Si scende per la strada in direzione di Roscigno.

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La chiesa di Roscigno Vecchio

Giunti al bivio segnalato per le sorgenti del Sammaro, si piega a sinistra continuando a scendere lungo una strada poderale asfaltata. A minuscoli coltivi, lavorati ancora con estrema pazienza, si alternano fasce di bosco e uliveti. All’altezza di un tornante si lascia l’asfalto e si prosegue su uno stradello sassoso che arriva sul fondo della valle dove scorre il torrente Sammaro. Il torrente sgorga da una gola di aspre pareti calcaree. Ci si può attardare presso le sorgenti del corso d’acqua, dove è stata sistemata un’area per pic-nic.
Grazie a un ponticello si procede oltre salendo verso Roscigno. La stradina dà accesso ai campi ed è facile incontrare qualche vecchio di ritorno dal lavoro. Più in alto, la strada sfila sotto Roscigno Nuova fino a incontrare l’altra rotabile che, con poche curve, arriva infine in piazza Nicotera, cuore della vecchia Roscigno. Qui affacciano le basse case dei contadini e degli artigiani, dai bei portali decorati, qui offre ristoro una fontana con le sue larghe vasche, qui campeggia, sopra un sagrato erboso, la settecentesca chiesa di San Nicola di Bari. Dalla piazza si dipartono strade in ogni direzione, ma sono percorsi muti, avvolti nella vegetazione, dove affiorano brani di selciato, panche di pietra, stinti portoni di legno, inferriate. Vicino alla chiesa c’è il museo contadino che completa la visita ma, oltre a ciò, occorre citare a Roscigno Nuova altre due raccolte espositive: il Museo archeologico con reperti di un sito abitato fin dal VI sec.a.C, provenienti dal vicino Monte Pruno; e il Museo Sacro con opere già appartenute alla chiesa del vecchio villaggio. Prima di fare ritorno a Sacco per lo stesso percorso dell’andata ci si può allora fermare a Roscigno Nuova per la visita dei due musei locali.

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La valle del Sammaro
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Un pensiero su “Le case senza occhi di Roscigno

  1. Salve, sono uno storico prestato al giornalismo e da sei anni vivo a Sacco con mio marito; i suoi genitori erano originari del paese.
    Conosco questi luoghi e il percorso che vedo in cartina. Ha mai visto la lapide del 1500 a Roscigno vecchia? Appartiene alla cappella di jus patronato degli antenati di mia suocera.
    Poche giorni fa per la prima volta abbiamo ospitato tre turisti di una comitiva che in parte s’è fermata in zona. E’ stata una bella esperienza che mi piacerebbe ripetere.
    Oltre al tracciato che vedo hanno camminato nelle montagne tra Petina e Sant’Angelo a Fasanella (Sa) sulle tracce dei briganti.
    Sto cercando Associazioni di trekking interessate: me ne può indicare qualcuna?
    Grazie.
    Buone passeggiate! Mariantonietta Sorrentino

    Mi piace

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