La Petra Pertusa alla Gola del Furlo

Breve itinerario a piedi nella Gola del Furlo, di grande interesse storico e paesaggistico.

Le barriere naturali sono state sovente e inevitabilmente causa di eventi militari e perciò fatte oggetto di attenzione da parte di coloro che ne hanno detenuto il controllo. La Gola, o il Passo del Furlo, nelle Marche, ne è una prova evidente, fin da epoche antiche. Procopio, in un passo della sua De Bello Gothico, così ritrae il paesaggio del Furlo: «Per andarvi appresso c’è una strada che, chi da essa declinasse un poco anderebbe in precipizio, ed a man dritta il fiume, che corre velocissimamente, e così è molto difficile al passare. Et da mano manca non ha troppo lontano una ripa tanto sassosa e di tanta importanza, che a tutti quelli che stanno nella cima e guardando al basso, vedendo alcuni uomini, paiono simili ad augelli ben piccoli».

Partenza e arrivo: Furlo. Si raggiunge percorrendo la S.S. 3 Flaminia con uscita allo svincolo di Furlo, dopo la galleria del M. Pietralata se si proviene da nord, dopo Acqualagna se si proviene da sud. La passeggiata (1 ora e 30 minuti) ha inizio dall’abitato di Furlo, dov’è anche il punto informativo della locale Riserva naturale, e raggiunge le gallerie grazie a un marciapiede che corre lungo l’antica strada. In determinati periodi e su prenotazione si organizzano visite guidate. Lunghezza: 5,3 km (andata e ritorno sul medesimo tracciato). Dislivello: insensibile. Dove mangiare e dormire. Ristorante Antico Furlo (Acqualagna, loc. Furlo, 0721.700096, http://www.anticofurlo.it). Il riferimento dei buongustai lungo la Via Flaminia alla Gola del Furlo. Fra i piatti: carpaccio di chianina al tartufo nero, sformatino di baccalà, risotto mantecato ecc. Dispone anche di camere per la notte. Menu intorno ai 60 euro. – Agriturismo Locanda della Valle Nuova (Fermignano, loc. La Cappella 14, 0722.330303). In una fattoria biologica, distante una decina di chilometri dal Furlo, rilassante alloggio con camere matrimoniali e appartamenti. Con i prodotti della fattoria si preparano pane, pasta, conserve, liquori e deliziose colazioni e cene. Camera doppia a notte con colazione a 110 euro. – Agriturismo Villa Furlo (Fermignano, loc. Pagino 100, tel. 0721.726011 – 334.2533368, www.agriturismovvilafurlo.it). La struttura ricettiva, gestita da una cooperativa equo-solidale, più vicina all’itinerario con camere e ristorante aperto il fine settimana. Pernottamento e prima colazione a 35 euro a persona a notte. Indirizzi utili: Punto Iat della Riserva naturale Gola del Furlo, via Flaminia, loc. Furlo, tel. 0721.700041, http://www.riservagoladelfurlo.it

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La leggenda vuole che il profondo intaglio fra i rilievi dell’entroterra marchigiano fu causato per la morte di Cristo e in tal modo si interpretano gli strati rocciosi profondamente alterati, piegati quasi in verticale e contorti dovuti, in realtà, alla morfogenesi appenninica. Singolare poi la diversa prospettiva che coglie colui che vi si avventura. Dalla parte di Acqualagna l’ingresso è graduale; la forra si restringe pian piano e quasi prepara alla suo grandioso manifestarsi. Dalla parte di Fossombrone invece l’impatto è più forte poiché le due montagne che si fronteggiano sulla gola – il Paganuccio e il Pietralata – fanno muraglia con pareti altissime, sopra un paesaggio di verdi colline che fino a quel momento era parso dolcissimo.

Gola.d.Furlo436

Il Furlo, o Petra Pertusa come si denominava in passato, era il solo transito possibile per la romana Via Flaminia, la maggiore strada fra il centro e il nord della penisola, la via di penetrazione dei Romani fra la valle del Tevere e la Pianura Padana, tracciata dal console Caio Flaminio nel 220 a.C. Ma, naturalmente, prima delle orme dei centurioni, furono le popolazioni italiche a ingegnarsi sul come tracciare a fianco del precipizio sul fiume Candigliano, un passaggio relativamente sicuro e prima ancora, probabilmente, i pastori transumanti della Preistoria. Pare che un primitivo tracciato della strada aggirasse il Furlo da nord, con un lungo giro passante per Fermignano. Nel piano di costruzione della Via Flaminia, attorno al 220 a.C., si decise invece di tagliare una via lungo la gola, con il denaro ricavato dalle guerre contro i Liguri. Si pose mano, con la sola forza di picconi e scalpelli, a un taglio a cielo aperto della parete rocciosa per consentire un piano viabile della larghezza media di 6 metri attraverso il quale le legioni romane tentarono di tagliare la strada alla repentina discesa in Italia di Asdrubale venuto in soccorso del fratello Annibale e che condusse alla battaglia del Metauro (207 a.C.). Ben presto l’instabilità della parete rocciosa condusse a interventi di consolidamento e di contenimento fino a quelli dovuti all’imperatore Augusto, all’inizio del I sec. d.C., che misero un primo puntello ai problemi strutturali della Via Flaminia: un poderoso muro di sostegno fu impostato nel punto più critico della ‘tagliata’.

La soluzione non fu sufficiente e il successivo crollo del muro determinò lo scavo della prima galleria, di 8,40 metri di lunghezza, di sagoma piuttosto irregolare e ridotta, al punto che gli storici la ritennero a lungo opera addirittura pre-romana. In realtà fu un intervento portato a termine qualche anno dopo i lavori augustei ovviando a una situazione di emergenza. Nel 76 d.C., sotto Vespasiano, si interviene con lo scavo della seconda galleria, di ben altra imponenza (38 metri di lunghezza, larghezza di 5,20 metri, altezza poco meno di 6 metri), conferendo fino ai giorni nostri l’assetto definitivo alla strada romana. L’opera, davvero notevole per i tempi, fu coronata da due epigrafi dedicatorie e da un abbozzo di monumentalità nel disegno dei due portali. Per secoli il passaggio del Furlo avvenne attraverso questo scavo e suggestionò molti illustri viaggiatori.

FurloL’edificio che ancora oggi si nota all’uscita orientale della galleria e che ostruisce il primitivo percorso esterno, è un piccolo edificio di culto, fondato nel XV secolo sulle fondamenta di una casermetta stabilita nel 246 d.C. dall’imperatore Marco Giulio Filippo per ospitare un corpo di guardia e scoraggiare le aggressioni banditesche. Come spesso accade lungo i tratti più pericolosi delle vie di comunicazione fu un luogo di sosta ove poter invocare una protezione.

Gola del Furlo217Naturalmente la galleria del Furlo – una delle 18 gallerie di epoca romana conosciute in Italia – è l’attrattiva più famosa e stupisce anche il profano, ma in realtà tutti i 3 chilometri del tracciato stradale, dal villaggio di Furlo fino all’uscita della gola verso Calmazzo, sono un impressionante accumulo di manufatti stratificati nel tempo. Accanto a 184 metri di roccia scalpellata e tagliata nel fianco roccioso del Monte Pietralata, vi sono 930 metri di sostruzioni varie, di cui oltre 500 di muri a secco in pietra locale, alcuni alti anche oltre 10 metri. Tutte opere eseguite per sorreggere e contenere l’antica sede stradale una trentina di metri sopra il letto del fiume Candigliano che le scorre accanto. Occorre precisare che la formazione del lago artificiale, trattenuto a valle da una diga, realizzato negli anni Venti del secolo scorso, ha in certo modo mitigato lo scenario che tanto aveva impressionato gli osservatori del passato. Inoltre l’innalzamento delle acque ha nascosto alla vista una buona parte delle opere murarie sopra citate.

Il primo fatto guerresco che coinvolse il Furlo risale al 538 d.C. quando Vitige, re dei Goti ritiratosi da Roma verso Ravenna perchè incalzato dalle truppe di Belisario, vi aveva posto a presidio 400 uomini, barricando l’accesso della galleria. Nonostante l’acerrima difesa, i Romani riuscirono a sbaragliare il nemico gettando macigni dall’alto della rupe sulla fortezza che controllava la via. Essendo un passaggio strategico fondamentale il Furlo fu continuamente fortificato; vi si costruirono una rocchetta con un ricetto per la guarnigione e magazzini di viveri per sostenere gli assedi. Altri fatti storici si verificarono nel 1799 contro le truppe francesi e nel 1849 contro quelle austriche. Naturalmente dal Furlo non transitarono solo le armi ma anche importante personaggi, come Lucrezia Borgia nel 1501 nel viaggio che la portava dal suo futuro sposo Giovanni Sforza, o come nel 1506 Papa Giulio II diretto a Roma per assumere il soglio pontificio. Ma si narra che, in quest’ultimo caso, la galleria era talmente compromessa che tutti dovettero strisciare carponi per potervi passare.

Dopo la realizzazione del nuovo tunnel sotto il Monte Pietralata, di oltre 3 chilometri di lunghezza, il percorso nella Gola del Furlo è diventato una passeggiata archeologica e paesaggistica. Oltre alle gallerie si possono osservare le modifiche al piano stradale nei secoli, i primitivi muri che lo sorreggevano, i ponti e i chiavicotti per lo scolo delle acque. L’aspro paesaggio della gola, le profonde acque del fiume trattenute dalla diga e la Grotta del Grano, abitata in epoca preistorica, accrescono lo stupore del visitatore.

Sull’argomento e per approfondire si veda: M. Luni, Le fasi di monumentalizzazione della Flaminia nella Gola del Furlo, in ‘Tecnica stradale romana’, Atlante Tematico di Topografia Antica 1, L’Erma di Bretschneider, Roma 1999, pag. 93-104, da cui è tratto anche la pianta che illustra le varie fasi di sistemazione del tracciato nel punto più ostico della Gola del Furlo.

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