Pip: C’è un posto in Toscana dove il nome del paese è più grande del paese stesso — e dove un bambino ci visse qualche mese prima di diventare Michelangelo.
Mara: Albano Marcarini ci porta in Alta Val Tiberina, nel territorio di Caprese Michelangelo, tra castagneti, abbazie romaniche e un itinerario ad anello che tiene insieme storia e paesaggio.
Pip: Cominciamo proprio da quelle terre.
Le terre di Michelangelo
Pip: La domanda è: cosa resta di Michelangelo in un luogo che lui lasciò da neonato? La risposta, a quanto pare, è più di quanto ci si aspetti — e non si trova solo nei musei.
Mara: Il padre Lodovico Buonarroti era podestà a Caprese, e annotò il momento con queste parole: “Ricordo come questo dì 6 di marzo 1475 mi nacque un fanciulo posigli nome Michelagnolo.”
Pip: Un appunto da podestà su quello che sarebbe diventato il più grande scultore del Rinascimento. La burocrazia che non sapeva ancora cosa stava archiviando.
Mara: La famiglia partì per Firenze pochi mesi dopo, ma Caprese ha custodito la memoria. Alla fine dell’Ottocento si scriveva che gli abitanti erano “laboriosi, fieri e superbi della loro storia” — dediti all’agricoltura come unica risorsa.
Pip: L’itinerario ad anello di dieci virgola nove chilometri attraversa questa memoria concreta: frazioni, fossi, boschi di castagno. Non è un pellegrinaggio artistico, è una camminata nel paesaggio che formò il contesto di quella nascita.
Mara: Il percorso tocca Lama, Fragaiolo — descritta come la “Piccola Valle di Dio” per la sua bellezza e serenità — e l’abbazia di Tifi, fondata dai Camaldolesi poco dopo l’anno Mille. La badia conserva ancora la chiesa romanica con il campanile a vela ad angolo, e da lì proviene un trittico di Giuliano Amidei oggi visibile al Museo Casa Natale.
Pip: E poi c’è il castagno. Non un dettaglio paesaggistico: per secoli è stato il fondamento alimentare di queste famiglie, dalle castagne secche nei seccatoi medievali alla farina per pane e polenta. Il Marrone di Caprese Michelangelo ha ottenuto la DOP nel 2009.
Mara: La frazione Fragaiolo porta ancora avanti una tradizione legata a San Biagio: il 3 febbraio, calato il buio invernale, si accende un grande falò. Il percorso incrocia anche i segnavia della Via di Francesco, nel tratto tra Fragaiolo e Caprese.
Pip: Si chiude al Museo Casa Natale, sulla sommità del colle, dove tutto — il castello, il fonte battesimale del Trecento, il trittico dell’abbazia — converge in un unico punto di arrivo.
Mara: Tre ore e mezza di cammino, dislivello di quattrocentocinquanta metri, percorribile in ogni stagione. Un itinerario che vale per il paesaggio tanto quanto per la storia che lo attraversa.
Pip: Un bambino che rimase pochi mesi, e un territorio che non ha smesso di raccontarlo.
Mara: Paesaggio e memoria che si tengono insieme — è quello che questi sentieri sanno fare meglio.
Pip: Al prossimo giro.

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