Pip: Tra il XII e il XIV secolo, un popolo alpino decise di attraversare le Alpi e colonizzare valli che nessuno voleva. Ottimo senso degli affari, o forse solo amore per la salita ripida.
Mara: Albano Marcarini ci porta oggi nella Valle del Lys, sulle tracce dei Walser — un popolo germanico che ha lasciato architetture, toponimi e sentieri ancora percorribili oggi. Partiamo da Gressoney.
Il Grande Sentiero Walser nella Valle del Lys
Pip: La domanda al centro di questo itinerario è semplice: chi erano i Walser, perché attraversarono le Alpi, e cosa rimane di loro oggi in queste valli? Il percorso ad anello di Gressoney è costruito proprio attorno a quella risposta.
Mara: Il post inquadra subito la questione storica. L’ipotesi più accreditata dagli studiosi riguarda i rapporti feudali: “l’interesse delle signorie feudali e degli enti ecclesiastici a utilizzare i provetti contadini/allevatori walser per colonizzare nuove terre attraverso contratti di reciproco vantaggio.”
Pip: Il senso pratico è chiaro: i feudatari ottenevano terre coltivate e controllo del territorio, i Walser ottenevano affitti ereditari e autonomia. Un accordo che ha plasmato un paesaggio per settecento anni.
Mara: L’itinerario è circolare, 7,9 km con 590 metri di dislivello, da percorrere in circa tre ore e mezza. Si parte dal parcheggio sulla strada regionale 44, due chilometri dopo Gressoney-Saint-Jean, e si affronta subito la salita ripida verso Gròssalbezo.
Pip: Gròssalbezo, Grande Alpenzu — un villaggio walser a quota elevata, abitato in permanenza anche d’inverno. Le case mostrano la struttura tipica: zoccolo in pietra, alzato in legno, stalla integrata nell’edificio per sfruttare il calore degli animali.
Mara: Da lì il percorso segue il segnavia GW1, tratto del Grande Sentiero Walser, lungo la cosiddetta spalla glaciale — le quote attorno ai 1800 metri dove la pendenza è più dolce, i suoli più fertili, i depositi morenici abbondanti.
Pip: Terreni marginali, in quota, conquistati disboscando e spietrandosi le mani. Nulla andava perduto: legno e pietre diventavano case e mulattiere.
Mara: Il secondo villaggio raggiunto è Lèckalbezò, Piccolo Alpenzu, ricostruito dopo una valanga nel 1706. Nel 1885 vi abitavano cinquanta persone, nel 1942 erano rimaste venti. Oggi è frequentato saltuariamente.
Pip: Poi la discesa in fondovalle lungo la Via Lombarda, la Lampertgass — un tracciato commerciale percorso da carovane di muli dirette in Svizzera e Baviera. Gressoney aveva una vera vocazione mercantile prima di diventare destinazione turistica.
Mara: Lungo il fondovalle si incontrano edifici tra i più antichi, come la casa di Obrò Ecko, mirabilmente restaurata, con il loggiato su due livelli dove l’erba falciata veniva distesa ad asciugare per giorni. Il percorso si chiude risalendo alla strada regionale e al parcheggio di partenza.
Pip: Il Grande Sentiero Walser nella sua interezza collega Zermatt alla Val Formazza in undici tappe, attraversando tre regioni. L’anello di Gressoney ne è un frammento denso — e chi vuole approfondire trova l’Ecomuseo Walser a Gressoney-La-Trinité.
Mara: Architetture, lingua germanica, toponimi, tecniche agricole: i segni di questo popolo sono ancora leggibili nel paesaggio. Il sentiero li connette fisicamente.
Pip: Un popolo che colonizzava le valli più alte, le terre che nessun altro voleva, e le ha trasformate in paesaggio duraturo. C’è qualcosa di ostinato in quella scelta.
Mara: E quei paesaggi si leggono ancora camminando. La prossima puntata porterà altri sentieri da percorrere.

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