Il circuito degli Infernòt

Gli Infernòt sono ambienti sotterranei, scavati a mano dai contadini nella cosiddetta ‘pietra da cantoni’, un’arenaria compatta ma finissima. Sono stati utilizzati per custodire il vino, grazie a una temperatura e un’umidità costanti. I paesi del Basso Monferrato, prossimi a Casale, custodiscono e valorizzano questo patrimonio della tradizione. Fra le varie iniziative è scaturito anche un itinerario ciclabile, anzi due: uno su strada e uno off-road. Il primo di 75 km, il secondo di 48. Entrambi sono segnalati ma in modo piuttosto bislacco tanto che è facile confondersi o trovarsi ora sull’uno ora sull’altro percorso. Utile usare la traccia gpx. In ogni caso sono due itinerari bellissimi che trovano nel paesaggio il loro trait d’union e nei borghi collinari le attrattive più ripaganti. Ma non sono facili. L’itinerario stradale, del quale ci occupiamo, ha un dislivello che supera i 1300 metri, con saliscendi continui – almeno 10 i ‘settori’ di salita – su strade spesso larghe quanto due bici di traverso. Niente traffico o quasi. Altro vantaggio è che si sa sempre dove si deve arrivare perché i paesi – altra caratteristica del Monferrato – stanno tutti in cima a cocuzzoli o disposti sul crinale dei colli, e si vedono bene. Ulteriore complicazione è che, spesso, le rampe più faticose sono proprio all’interno degli abitati, quando si pensa di aver raggiunto la meta. Gli abitanti sono in ogni caso abituati ad accogliere cicloturisti boccheggianti e imperlati di sudore. E poi ci si consola presto dinanzi ai belvedere, da osservare magari seduti, o distesi, sulle ormai famose big bench – le Panchine Giganti – ideate da Chris Bangle. Oppure visitando un infernòt, dato che ve ne sono ovunque: basta rivolgersi alle Proloco o ai municipi. Pedalando s’incontra e basta un cartello per indicare una nuova scoperta, come il Museo contadino diffuso, cioè open-air, di Rosignano Monferrato, o il percorso dedicato al pittore divisionista Angelo Morbelli, sempre a Rosignano, o ancora i tanti minuscoli musei dei territorio. Uno su tutti, per capire da dove viene la pietra degli Infernòt, l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni di Cella Monte. Il cuore di questo itinerario fa parte della ‘Componente 6 – Il Monferrato degli Infernòt’, del sito iscritto al Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, assegnato al Piemonte nel 2014. È un viaggio lento, dunque, e non faticoso, con tante tappe, che potrebbe anche avere come degna cornice una buona cena e un dolce riposo in una delle tante aziende agrituristiche del territorio.


La mappa del circuito degli Infernòt

SCHEDA TECNICA

Itinerario circolare in senso anti-orario nel Basso Monferrato Casalese.

Partenza e arrivo: Ozzano Monferrato (alt. 172). Se si proviene da Casale Monferrato (servizio Treno+Bici da Torino) si può intercettare il circuito qualche chilometro prima di Ozzano, presso la Cascina Cappelletta, imboccando alla periferia sud di Casale Via Salita Sant’Anna.

Lunghezza: 75 km. Dislivello: 1390 m Tempo di percorrenza (15 km/h): 5h 30’

Tipo di strada: strade provinciali e comunali 100%. Fondo: asfalto 100%.

Mezzo consigliato: bici da strada, bici da turismo.

Quando andare: sempre, in estate evitare le ore più calde.

Difficoltà: alta, considerato il dislivello e alcune pendenze.

Segnaletica: cartelli di colore marrone, conformi al Codice della Strada, con l’indicazione ‘Circuito degli Infernot’ e il relativo primo paese di destinazione. Attenzione, cartelli con la medesima indicazione, ma di formato ridotto, segnalano l’itinerario off-road per mtb.

Connessioni. Un itinerario gemello del Circuito degli infernòt, pure segnalato, è il Circuito dei Mulini che interessa la porzione di pianura fra le colline e il Po.

La buona tavola: La Locanda degli Ultimi (anche B&B), Via S. Rocco 15, Vignale M.to, 0142.933590; Trattoria Antichi Sapori, Via Roma 22, Sala M.to, 0142.486276; A Casa di Babette, Via Isola 2, Valle Ghenza, Rosignano M.to, 0142.489705-3357406654; Infernòt La Rocca di Camagna, via Matteotti 27, 0142 925138; Fer.Mo. Via XX Settembre 7, Frassinello M.to, 347.5872309; Osteria Il Melograno, piazza Vittorio Emanuele III 9, Terruggia, 0142 401531.

Il buon riposo: B&B Godino, Via Gazzina 7, Ozzano Monferrato, 3392885203; Agriturismo Ca’ dell’Ebbro, loc. Ca’ Milano, Vignale M.to, 0142.670165; B&B La Gatta, Regione Pasco, Vignale M.to, 0142.933537; I Castagnoni, loc. Castagnoni, Rosignano M.to, 0142.488404 (bike friendly); B&B L’Infernòt, Via Madonna delle Grazie 4, Rosignano M.to, 0142 488229 – 333 2122066 (con visita); B&B I Tre Gatti,via Carlo Alberto 1, 0142 928351 (con visita infernòt).

Le buone cose: numerose le occasione di degustare i vini del territorio (Barbera, Grignolino) presso le aziende vitivinicole.

Assistenza: Fast-Bike, Via Torino 13, Casale Monferrato AL, 324.8274150; Pinato, Via Bruno Buozzi 70, Casale Monferrato AL., 0142.457975.

Info: Info point Rosignano Monferrato, aperto sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dallq 15-18 (ma in genere aperto anche durante la settimana, con noleggio e-bike e bar-ristoro), 0142.489009, Ecomuseo della Pietra da Cantoni, Palazzo Volta, p.za Vallino, Cella Monte, 0142.488161, www.ecomuseopietracantoni.it

Web: www.comune.rosignanomonferrato.al.itwww.monferrato.org

Traccia gpx disponibile su richiesta a info@guidedautore.it

Si ringraziano l’Info Point Rosignano e i signori Beppe e Federico.

L’altimetria del circuito

COSA VEDERE

Ozzano Monferrato. Vale la pena salire nel centro storico per ammirare dapprima casa Bonaria, modello unico nel Monferrato di abitazione del XV secolo, riconoscibile dalla caratteristica altana in legno, e poi, poco più in alto, la chiesa di San Salvatore, del XIV sec con bella facciata in cotto e un portale di età rinascimentale. Notevole il panorama che si gode dal sagrato. L’Infernòt Zavattaro si visita nella bella stagione ogni week-end dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. Comunque la visita di Ozzano serve anche per farsi un’idea del disegno urbanistico di parecchi centri del Monferrato: la collocazione intorno a un’altura, il vertice solitamente occupato da un castello o di quanto ne resta, l’esposizione del caseggiato prevalentemente a sud, l’andamento anulare a diversi livelli altimetrici delle vie interne fra loro collegate da ripide rampe o scalinate, una piazza o un luogo comune spesso ricavato su un terrapieno artificiale.

Ozzano Monferrato

Vignale Monferrato. L’ennesimo abitato di altura, ma con rimarchevoli monumenti. Bisogna salire fino in Piazza del Popolo. Da un lato il giardino di Palazzo Callori, sede dell’Enoteca Regionale del Monferrato, sontuoso edificio d’inizio Settecento con raffinate soffittature forse di disegno di Filippo Juvarra. I due corpi di fabbrica che compongono il palazzo sono uniti da un’alta scalinata a rampe incrociate. Dall’altra parte della piazza, seguendo un vicoletto (Via Cordera), si arriva al cospetto della magniloquente parrocchiale e ad un altro esteso punto panoramico sulle colline. Il più interessante infernòt di Vignale, chiamato Belvedere, non è facilmente visitabile. C’è una ragione plausibile: ospita una rara colonia riproduttiva di rinofolo maggiore, uno dei pipistrelli di maggior dimensione della fauna europea. Le femmine devono partorire in tranquillità: se la colonia si agita per la presenza umana, i piccoli potrebbero cadere a terra e morire. 

Vignale, chiesa della Beata Vergine

Cuccaro Monferrato. Di paesi che si vantano di aver dato i natali a Cristoforo Colombo o che comunque abbiano una qualche affinità con il grande navigatore ve ne sono molti. Cuccaro Monferrato è uno di questi anche se il mare da qui risulta abbastanza distante a parte, se si vuole, il fatto che in epoche antiche tutto il Monferrato era un grande golfo del Mediterraneo. A ogni modo un piccolo Museo colombiano, sito dinanzi alla chiesa parrocchiale (all’interno belle tele di Pier francesco Guale e del Moncalvo), tiene alta questa ipotesi rafforzata anche da un passo della Historia de Portugal (A. De Herrera, 1591) che, papale papale, dice: «Los descubridores de las nuevas tierras, como fue à Christobal Colombo, natural del Castillo de Cucari en el estado de Monferrato en Lombardia, y no Ginoues como vulgarmente se dize». Forse più frivola la notizia che il calciatore e allenatore Nils Liedholm aveva qui la sua azienda vitivinicola.

Lu. Secondo alcuni la mezzaluna e le stelle che campeggiano sul vessillo municipale (dal 2019 condiviso con la vicina Cuccaro) spiegherebbero le origini saracene dell’insediamento. Pochi altri centri del Monferrato vissero in modo così tormentato come Lu, passato nelle mani di decine di feudatari e continuamente sconvolto da assedi e saccheggi. Non ne risentì comunque troppo il suo patrimonio culturale che vanta almeno una decina di chiese degne di nota: forse a noi ne basta una, quella di San Nazario (fine del XII sec.), anche per il panorama che si gode dal suo sagrato.

Lu, chiesa di San Nazario

Cella Monte. Fa parte della rete dei ComuniCiclabili Fiab, ma è noto soprattutto per essere il paese della ‘pietra da cantoni’. Ne fa fede il locale Ecomuseo, allestito in un palazzo tardo settecentesco, riportato all’antico splendore da sapienti restauri. Questa particolare arenaria, adatta alle costruzioni, è un sedimento depositatosi sul fondo del mare ‘padano’ a partire da 20 milioni di anni fa. Gli strati del terreno furono scavati per ricavare gli infernòt, mentre la pietra estratta dalle cave veniva utilizzata per le abitazioni. La pietra da cantoni conserva in sé un ricco repertorio di fauna e flora fossile che aiutano a ricostruire il paesaggio naturale di quelle lontane epoche.

Rosignano Monferrato. Si appoggia sul ripido dorso di un colle di arenaria. La chiese di San Vittore e di Sant’Antonio, la Torre civica e il castello sono i monumenti per i quali Rosignano è citata sulle guida, ma ad essi si aggiungono piacevoli ‘novità’ come il Museo contadino diffuso, cioè non allestito in uno spazio chiuso, bensì distribuito in circa 30 ‘stazioni ‘ fra capoluogo e frazioni,  e il Percorso Morbelliano, dedicato alla figura e alle opere dell’artista Angelo Morbelli (1853-1919).

L’Infernòt Comunale di Rosignano Monferrato

Albano Marcarini, La Via delle Risorgive – Il Pinerolese in bici, Itinerari di Cycle, 48 pagine, con mappe.

La ciclostrada Stupinigi-Pinerolo, la Via delle Risorgive sul vecchio tracciato della ferrovia Airasca-Cavallermaggiore, la Strada delle Mele: tre proposte su due ruote nella pianura a sud-est di Pinerolo e a pochi giri di pedale da Torino. Per tutti. Traccia gpx scaricabile all’acquisto

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