Il Sentiero dei Patricani

Itinerario pedonale nel territorio spoletino, in Umbria. 

Nel lontanissimo passato i popoli preistorici che abitarono la nostra penisola, prima di scendere a diboscare e dissodare le pianure, si insediarono preferibilmente sulle montagne e le loro vie di comunicazione si svilupparono lungo i  crinali spogli di vegetazione, aperti allo sguardo per facilitare l’orientamento in terre ancora sconosciute.

Negli Appennini questi percorsi univano terre e genti lontane dando vita ai primi scambi commerciali o indirizzando i fenomeni migratori. Fino a qualche decennio fa erano ancora utilizzati dai pastori per trasferire le greggi da un pascolo all’altro su grandi distanze. Non è dunque difficile intuire come i villaggi di queste montagne, oggi molto spesso diruti e abbandonati, fossero stati i primi embrioni della nostra civiltà pastorale.

Patrico, un piccolo villaggio dal nome ancestrale, si trova sulla china dell’Appennino umbro, fra estesi pascoli battuti dai freddi venti che provengono dai Monti Sibillini, sulla lunga cresta che divide il bassopiano spoletino dalla Valnerina. E’ un luogo che rispecchia quanto appenna accennato poiché si sviluppò su un antico itinerario di transumanza e di controllo feudale che da Spoleto conduceva al castello di Ancaiano. Caduto nelle spire dell’abbandono alla fine degli anni ‘60 sta oggi lentamente rinascendo. Qualche casa è di nuovo abitata; in più vi si trova un’ospitale azienda agrituristica.

Patrico è la meta di questa escursione, seguendo l’antica strada che dal fondovalle spoletino si arrampica lungo la valle del Fosso di Vallecchia. La si effettua a piedi senza eccessiva fatica nello spazio di una giornata, o anche in due se si approfitta dell’ospitalità locale prenotando vitto e alloggio da Felice Bartoli a Patrico, tel. 0743/220058. Il ritorno potrà essere variato discendendo il versante opposto della valle lungo la quale si è saliti. La sezione Cai di Spoleto ha individuato il percorso di salita con il segnavia numero 6, quello di discesa con i numeri 7 e 1. L’Azienda di promozione turistica di Spoleto (piazza della Libertà 7, tel. 0743/220311) potrà fornire ogni altro ulteriore dettaglio utile all’escursionista.

Patrico.map

Punto di partenza: Spoleto, chiesa di S.Pietro, periferia sud lungo la Via Flaminia. – Tempo di percorrenza: 6 ore. Dislivello: 714 metri. Condizioni del percorso: sentieri e strade sterrate. Segnavia: segnavia Cai 6 fino a Patrico, 7 dalla Forcella Vellana a Le Aie, 1 da Le Aie a S.Pietro. Periodo consigliato: tutto l’anno salvo innevamento.

Dove mangiare e dormire: Agriturismo Bartoli, Patrico sul Montelupo, tel. 0743.220058, www.agriturismobartoli.com (ideale se si intende pernottare a Patrico)

Info: Servizio Turistico Associato di Spoleto, P.zza della Libertà 7 – 06049 SPOLETO
Tel. 0743.218620 / 0743 218621 – Fax 0743 218641 – e-mail
info@iat.spoleto.pg.it

Pubblicato su GLI ITINERARI DI AMICOTRENO – UMBRIA – Milano, 2002. Itinerario non aggiornato. ©AlbanoMarcarini,2016

Il punto di partenza è fissato alla periferia sud di Spoleto, al parcheggio che si trova lungo la via Flaminia, di fronte alla chiesa di San Pietro dalla cui retrostante pendice si farà ritorno. Dalla Stazione ferroviaria vi si arriva attraversando a piedi il centro storico o utilizzando la linea circolare A fino in Piazza Carducci. Nel primo tratto, lungo la Via Romana, vale a dire la sede ora dismessa dell’antica Flaminia, strada attribuita al console Caio Flaminio (III secolo a. C.), seguite quanto indicato sulla cartina per individuare, poco a monte del Fosso di Vallecchia, l’invito del cammino pedonale che si apre, poco prima di un cascinale, in un rado bosco di querce e castagni secolari.

1. La Strada dei Patricani. Il percorso, usato per secoli dai contadini di Patrico, si snoda nella sua totalità per circa 15 chilometri accerchiando l’entroterra montano di Spoleto. Vi transitavano pastori con le greggi, carbonai con il prezioso minerale caricato sul dorso dei muli, soldati, pellegrini e sacerdoti diretti alle visite pastorali. Nella mente di quei viandanti ogni curva, ogni erta, ogni anfratto aveva una ben precisa denominazione che purtroppo nessuno ha mai indicato su una carta. Ascendendo la strada si incontravano Lu passu de li Patricani (il luogo ove aveva inizio il percorso), Li piantuni de Nicolai, La Trocia (il pantano), La forcélla vellana, La croce capulignu, Le grottélle, Val Colónna, La noce pitòcchja e tanti altri luoghi di una geografia popolana, intrisa di magico e sacrale, che rendevano vivo e vissuto il faticoso cammino di ogni giorno.

La valle del Fosso di Vallecchia, di cui si risale il versante idrografico sinistro, forma un bacino angusto ma molto boscoso dove spiccano, a gruppi o isolati, alcuni esemplari di pino d’Aleppo, albero che predilige i suoli a ‘Scaglia rossa’, una formazione rocciosa calcarea del Cretaceo-Paleogene (da 140 a 25 milioni di anni fa), molto diffusa nella zona.

2. Ex convento di Sant’ Anna. E’ la prima attrattiva che si incontra dopo aver iniziato la salita nel bosco. Fu il luogo preposto dai Cappuccini nel 1541 per il loro primo convento spoletino. Vi restano oggi alcuni diruti edifici e la chiesa che, spogliata del suo arredo, conserva qualche lacerto di affresco del XVII secolo. Il bosco di Sant’Anna è composto in prevalenza da leccio con alterne presenze di carpino nero, orniello e roverella.

Il percorso prende quota e si trasforma in una precaria pista carrabile. Nel punto indicato sulla carta con la quota 664 si stacca verso sinistra il sentiero 7 che si percorrerà al ritorno; per ora si prosegue sempre in salita divallando, per breve tratto, sul versante della valle del Fosso di Sustrico, punteggiato dalle radure di alcuni casali. Si rispetta sempre la direzione in salita tralasciando alcuni diverticoli.

3. La dolina di Patrico. Superato uno stretto e irto canalone si scorge sulla destra un’ampia depressione di forma circolare corrispondente a una dolina carsica del diametro di circa 150 metri, indicatrice della struttura calcarea e fessurata della zona. Il terreno che la ricopre, umido e profondo, fa proliferare la vegetazione boschiva. Vi sono sempre presenti il pino d’Aleppo, il carpino nero, la roverella e il leccio; più sporadici, l’albero di Giuda, l’acero opalo, il ligustro, il pruno, il maggiociondolo.

Patrico.1
Patrico

La pista è larga, scabrosa, non facilita il cammino. Passo passo la vegetazione diviene rada finché, vinti alcuni tornanti, si scorgono i magri pascoli di Patrico. Siamo ormai a mille metri d’altezza. Accanto alle delimitazioni spuntano siepi di biancospino e di pruno. Sono terreni poverissimi, dal substrato calcareo e marnoso. In passato vi si coltivava il grano, che maturava tardissimo, ora si tengono a pascolo o in parte per la produzione di fieno. I pochi campicelli sono nelle zone più depresse dove la terra di coltura si è accumulata meglio.

4. Patrico. Il villaggio, con le sue basse case in pietra, si distende protetto da una modesta altura, battuta dal vento; verso destra, poco isolata si scorge la piccola chiesa. Dal punto più alto, dietro le case, si apre un vasto giro d’orizzonte sulla piana spoletina e sui Monti Martani. La chiesa, dedicata ai santi Crisanto e Daria, è di semplice fattura, a una sola navata con copertura a capanna; si fa risalire ai secoli XIV o XV. L’absidiola denuncia però l’esistenza di un più vetusto edificio, forse romanico. L’interno era ornato da affreschi votivi, oggi trasferiti alla Pinacoteca di Spoleto.

S.Crisante
S.Crisanto e Daria

Queste terre rievocano gli episodi quotidiani del lavoro d’un tempo, della dura fatica del coltivar patate o del trebbiare il grano con le vacche secondo l’uso introdotto dai Longobardi, dell’insolito commercio della neve. Questa era raccolta in buche larghe e profonde, battuta a strati intervallati da letti di foglie, mantenuta fino all’estate quando tagliata in spessi blocchi di ghiaccio si portava a dorso di mulo a vendere a Spoleto o, in tempi più antichi, addirittura a Roma.

Il percorso di ritorno coincide per un certo tratto con quello fatto in salita, fino al bivio con il sentiero 7 (le indicazioni sono poco evidenti! occorre prestare attenzione alla carta). La variante prevede l’aggiramento della valle del Fosso Vallecchia passando per l’eremo di San Bettone e per la fattoria delle Aie. Il sentiero passa sotto un’alta rupe di calcare massiccio e quindi scende aggirando un impluvio fino a raggiungere il punto d’arrivo di una larga pista sterrata. L’eremo, ridotto a rudere, fu abitato da contadini fino agli anni ‘60 confidando sulle magre risorse di queste ripidi pendici, e ricorda uno dei primi eremiti spoletani.

5. La fauna. Lungo il sentiero si trovano spesso gli aculei degli istrici che, con molti altri mammiferi (volpe, faina, gatto selvatico, ghiro, tasso, scoiattolo), compongono la popolazione animale della zona. Nel recente passato fu segnalata una coppia nidificante di sparvieri. I recessi della rupe sono rifugio di pipistrelli; un esemplare di Pipistrellus nathusii, mai segnalato in Umbria, fu ritrovato fra le pareti dell’eremo nel 1966. Nella sezione a monte, del Fosso di Vallecchia, si segnala la presenza di un raro anuro, l’ululone a ventre giallo.

Lo sterrato sale ripido in direzione delle Aie, un nucleo colonico aggrappato al versante opposto della valle, che si raggiunge dopo un lungo giro. Per effetto dell’altezza compare  il cerro, accompagnato dal carpino e dall’acero opalo. Dopo esser scesi sotto le case delle Aie si continua sul sentiero 1 (attenzione! mantenere la direzione di mezzacosta, senza scendere verso il fondovalle) tornando a ritroso, sul versante destro della valle. Il sentiero segue il solco coperto di un acquedotto che, a un certo punto, entra nella roccia con una stretta e buia galleria ma si tratta di fare pochi passi. Si torna alla luce e si prosegue fino a un evidente crocicchio; si impegna qui la direzione di sinistra in ripida discesa e, in breve, si giunge sul pianoro dove si eleva la chiesa di San Giuliano.

6.La chiesa di San Giuliano. E’ molto antica. Forse fondata nel 528 dal monaco Sant’Isacco, ricostruita nel XII secolo, fu annessa a un’abbazia benedettina. Nel portale, sotto l’elegante trifora, si intravedono frammenti del primitivo edificio. L’interno (chiavi presso l’attigua trattoria) è a tre navate con relative absidi e cripta. Nell’abside centrale, il decoro di affreschi risale al 1442 e raffigura l’ Incoronazione della Vergine fra i beati dell’ordine eremitico di Monteluco. Si riprende dallo spiazzo alle spalle della chiesa, scendendo una radura. Si affronta l’ultimo tratto del pendio in una folta macchia arborea e infine si giunge alla chiesa di San Pietro, ormai in vista del punto dal quale si era partiti.

7. La chiesa di San Pietro. Conviene attardarsi un attimo dinanzi alla facciata. I suoi rilievi sono giudicati in modo unanime il capolavoro della scultura romanica in Umbria. E’ una sorta di affascinante narrazione figurativa nella quale, in una stravagante ma armonica combinazione, si trovano scene dai Vangeli, dalle leggende agiografiche, dai racconti profani. I soggetti naturali sono fra i più belli e espressivi: i leoni a guardia del portale, che serrano fra le branche un capretto e un drago; i contadini che arano, i cervi con i serpentelli in bocca, i pavoni che beccano l’uva negli interstizi sugli stipiti a lato del portale. Commovente, fra le scene dei bassorilievi che completano la facciata, quella del taglialegna minacciato dal leone: l’uomo gli si rivolge con fare supplichevole. Non prive di una certa ironia sulla vita monastica le scene di Frate Lupo con cappuccio e cocolla, la favola della volpe finta morta e le galline. A confronto, l’interno è meno interessante e mostra la veste che fu conferita alla chiesa in epoca barocca; l’edificio risale infatti al 1393 sulle fondamenta di un luogo di culto del V secolo, ripreso una prima volta nel Duecento, epoca a cui si assegnano le preziose opere della facciata.

Si ringrazia per la collaborazione Gilberto Giasprini.

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Dieci escursioni a piedi e in bici sui treni regionali sui colli del Trasimeno, sulla strada del Procaccia, sul sentiero della casa del vento, sul Monte Subasio, nella Valle Umbra, sulla Spoleto-Norcia, a Greccio, sulla strada dei Patricani.

 

Albano Marcarini, Umbria – Amicotreno, Leonardo International, 2002, 96 pagine con foto, mappe e acquerelli, Formato 15 x 21 cm – 8,00 € – Acquista

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