Il Sentiero delle meraviglie

Schermata 2016-06-12 alle 23.34.04Itinerario pedonale nella valle del torrente Magliasina, Canton Ticino (CH). 

“L’erba del vicino è sempre più verde”, si usa dire quando decidiamo di andare a fare una passeggiata in Svizzera. E molte volte è vero. Specie quando ci accorgiamo che con poche risorse, con tanta buona volontà e con un innato rispetto per l’ambiente, nel Canton Ticino, a meno di 60 chilometri da Milano, esistono sentieri segnalati e attrezzati per trascorrere belle giornate nel verde in tutta tranquillità.

Malcantone
Il Malcantone

Il Malcantone è una piccola regione del Canton Ticino. Copre il versante orientale della catena prealpina che corre dal Monte Lema a sud, al Monte Tamaro a nord. È disseminata di piccoli villaggi dove svettano esili campanili romanici, di estesi boschi di castagno, di mulattiere selciate un tempo usate con fatica e oggi adatte alle passeggiate. Una di queste si chiama Sentiero delle meraviglie perché svela ambienti, luoghi di memoria storica, fenomeni naturali, scorci e visuali nascoste. E tutto ciò secondo una successione ben cadenzata di tabelle e pannelli informativi. Dalle magre risorse di questi boschi e, in parte, dai minerali del sottosuolo, dipendeva un tempo buona parte dell’economia locale. Quante vicende, quante pene e quanti sacrifici si saranno consumati su questi selciati resi lisi dal peso delle slitte. Il Malcantone non era una plaga ricca e forse a questo deve il suo nome: da qui si emigrava, specie quando le bocche da sfamare superavano la disponibilità alimentare. Nel percorrere il sentiero si resterà colpiti dall’intensità dello sfruttamento di luoghi che noi oggi riterremmo del tutto improduttivi. Uno sfruttamento in superficie perché oltre al castagno, che dava farina, molte pendici erano terrazzate e coltivate, ma anche uno sfruttamento nel sottosuolo come rivelano gli angusti pertugi delle miniere ove si ricavavano minerali peraltro di ben scarso valore e quantità. E poi mulini, fornaci, magli per trasformare le materie prime in beni di consumo primario. Storie del passato che si sono spente in tempi non tanto lontani: qui nel secondo dopoguerra, dopo la rovinosa alluvione del 1951 che ha fatto da premessa all’abbandono.

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Punto di partenza: Novaggio, paese situato a 638 metri d’altezza, a una distanza di circa 9 chilometri dal confine italiano di Ponte Tresa. Tempo di percorrenza: 4 ore – Segnavia: cartelli e frecce con il logo Sentiero delle meraviglie.

Dove mangiare e dormire: Volendo alloggiare in luogo si può suggerire l’albergo della Posta ad Astano, tel. +41 (0)91 608 32 65. All’ingresso di Novaggio, il Crotto Lema (+41 (0)91 606 54 41) offre buona cucina se la passeggiata, come è probabile, avrà stuzzicato il vostro appetito.

Info: Ente Turistico del Malcantone, piazza Lago, Caslano, CH-6987, tel. +41 (0)91 606 29 86, http://www.luganoturismo.ch/it/32/informazioni-turistiche.aspx – Pubblicato su AIRONE n. 167 – 1995 – Itinerario NON aggiornato – © Albano Marcarini, 2016

SentieroDal parcheggio di Novaggio si iniziano a seguire le indicazioni, passando sotto il villaggio (via Sott i Ca’), per incontrare poco innanzi la stradicciola da cui si arriverà alla fine del percorso. Si prosegue ancora per pochi passi lungo la via principale e si piega quindi a destra lungo via Vinera. Si lasciano ben presto le ultime case e si scende nell’ombroso incavo della valle. All’inizio il percorso è largo, sostenuto da bei muretti a secco (1): questa è la vecchia strada fra Novaggio e Miglieglia, il villaggio più a monte, e fu usata fino al 1911 quando fu aperta l’attuale carrozzabile.

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Il Mulino di Vinera

2. Mulino di Vinera. Si trova nell’alveo di un ruscello, in posizione soleggiata. E’ stato restaurato con particolare cura. Il tetto è ricoperto da lastre di gneiss che si estraevano da massi erratici presenti un po’ dovunque nella zona. Anche il vicino ponticello è stato costruito in pietra. Nell’edificio si macinavano le castagne per farne farina, alimento principe in queste regioni di montagna, o cereali poveri come la segale.

Ora si sale e il percorso si tramuta in mulattiera. Sotto i nostri passi ci accompagna lo sfruscìo del fogliame caduto: un tempo le foglie si raccoglievano per farne strame per il bestiame o imbottitura per i materassi. Qualche timida lucertola compare sui muretti rincuorata dai primi tepori della primavera. Dopo un crocicchio, una breve deviazione conduce al Casè (3), un luogo ove nel 1918 si tentò inutilmente una prospezione mineraria. Un ripido tratto in discesa, su terreni argillosi di origine glaciale, porta all’angusta valletta di Tinevalle (4), dove alligna una flora tipica degli ambienti umidi prealpini: in particolare, la coda cavallina (Equisetum maximum) e il giunco comune (Juncus effusus).

L’itinerario aggira di continuo le sinuosità del versante. A una tratto, una nuova diramazione indica l’ubicazione di due miniere abbandonate (5) dove si ricavò, fino all’inizio del nostro secolo, quarzo e arsenopirite. Sebbene la nostra curiosità ci spinga ad esplorarle è bene rammentare che, per motivi di sicurezza, il loro accesso è vietato: le gallerie si spingono nelle viscere della terra per qualche decina di metri.

Ripreso il cammino principale si perviene alla base del dosso del castello. Lungo il ripido pendio si legge ancora la sistemazione a terrazzi (6), espediente che in passato consentiva di recuperare a coltura anche i versanti più esposti. Oggi vi crescono castagni, frassini, querce, faggi.

7. Castello di Miglieglia. Sono solo i resti di un recinto murario, di forma quadrangolare e con una torre circolare al vertice più elevato. Si pensa che servisse nel Medioevo da punto di vigilanza su una più antica via di comunicazione, forse di epoca romana tardo-imperiale, che dalla Pianura Padana, attraverso Varese, Ponte Tresa e il Monteceneri, raggiungeva i passi alpini.

Il tratto successivo attraversa una larga radura punteggiata di casolari, dove pascolano incuranti del nostro passaggio simpatici ponies. Ci troviamo ormai nel fondovalle.

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Il Maglio di Aranno

Maglio di Aranno. Anch’esso sapientemente restaurato, è un raro esempio di uno dei più antichi strumenti per la lavorazione del ferro mediante l’uso dell’energia idraulica. Dietro l’edifcio si scorge il doppio meccanismo delle ruote che utilizzando un modesto salto d’acqua servivano a sollevare ritmicamente la possente asta del maglio.

Superato su una passerella il torrente Magliasina, inizia il percorso a ritroso, sull’altro lato della valle. Un’ulteriore deviazione conduce alla miniera La Monda (9), mentre lungo l’alveo del torrente, il terreno sabbioso e alluvionale è propizio alla crescita di ontani, aceri, frassini e di molte varietà, anche rare, di felce. Scarsi ruderi segnalano il luogo dei mulini di Aranno (11), scalzati nel 1951 da una furiosa ondata di piena.

Gradatamente, rincorrendo i raggi di sole che anche in primavera lasciano ben presto questo umido e incavato vallone, si sale fino alle radure del villaggio di Aranno, rallegrate dalle prime fioriture. Non si entra ad Aranno ma mediante un ripido sentiero scalinato si torna a varcare la Magliasina in una forra dall’aspetto cupo, dove si intuisce la presenza di un’altra miniera (12), ultimo esausto segno di una logorante e illusoria epopea di speranze.

E’ ora la volta di risalire in direzione di Novaggio. Prima di tornare al punto di partenza, un’ultima segnalazione indica la presenza di una vecchia fornace di argilla (13). Vi si producevano coppi e mattoni pieni. La professione del fornaciaio era qui molto diffusa, e molti malcantonesi emigravano nella Pianura Padana per poterla esercitare con maggior fortuna.

Nel Malcantone si possono effettuare diversi altri itinerari escursionistici. Il più noto è “La Strada Verde”, un circuito di circa 40 chilometri, da coprire in 3 giorni,  ritagliato fra i villaggi della zona. Per chi vuole invece godere di ampi panorami si può invece suggerire, a piedi o in mountain-bike, la traversata prealpina Monte Lema – Monte Tamaro che, utilizzando anche appositi mezzi di risalita, si copre nello spazio di una giornata. Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Ente turistico del Malcantone, all’indirizzo sopra indicato.

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2 pensieri su “Il Sentiero delle meraviglie

  1. ho percorso “il sentiero delle meraviglie” ed è bellissimo, fino al punto 11 della carta poi quando si Lascia il fiume ed inizia la salita fino in prossimità di Aranno lo definirei al quanto stretto e pericoloso quando si devono attraversano le vallette molto esposte che non sono segnalate nell’articolo in quanto non adatte ai bambini. Poi si scende fino al ponte agevolmente.

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