Il Grand Canyon di Lombardia

Non sono molti i luoghi in Italia, come nella media valle dell’Adda, dove in pochi chilometri si concentrano memorie storiche, architetture industriali e opere idrauliche in un contesto ambientale di eccezionale bellezza. Non a caso l’Unesco ha promosso parte di questo paesaggio a patrimonio universale dell’umanità. Il fiume divide in senso longitudinale l’alta pianura lombarda con un profondo e sinuoso solco. Dai ponti che scavalcano la valle se ne ha solo una fugace impressione. Bisogna lasciare l’auto, scendere nella valle e costeggiare il fiume e i suoi canali per trovarsi davvero in un inatteso angolo di Lombardia. Il parco naturale che lo protegge si sta adoperando per completare una lunga pista ciclabile da Lecco fino al Naviglio della Martesana e, dunque, fino a Milano. Una vera delizia per i ciclisti. Di questo lungo itinerario vi propongo un piccolo ma interessantissimo anello nella zona di Paderno dove l’Adda esemplifica l’immagine ideale di una regione produttiva. Da un paesaggio quasi primigenio si sono tratte fonti di ricchezza, grazie all’ingegno e alla caparbietà dell’uomo nell’utilizzare l’acqua per l’irrigazione, la navigazione e la produzione di energia elettrica.

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Itinerario circolare in bicicletta nella media valle dell’Adda (Lecco) con partenza e arrivo alla stazione Fs di Paderno d’Adda (linea Milano-Bergamo, via Carnate Usmate). Si sviluppa, nella prima parte sul fondo della valle, lungo il Naviglio di Paderno e, nella seconda, sul margine alto del terrazzo di valle. Distanza: 11,7 km Dislivello: 100 metri circa.  Condizioni del percorso: strade campestri, alzaia (pista ciclabile). Un solo tratto in ripida salita, di 300 metri. Mezzo consigliato: bicicletta da turismo. Periodo consigliato: in ogni stagione. Dove mangiare. A Paderno, nei pressi del fiume, si trovano alcuni ristoranti ma troppo in anticipo sui tempi di percorrenza; possono però fornire panini da consumare lungo il percorso, dato che non vi sono altri punti di ristoro. Indirizzi utili. Parco naturale regionale dell’Adda Nord, via Calvi 3, loc. Concesa, Trezzo sull’Adda, tel. 02.9091229, www.parcoaddanord.itPer saperne di più. Autori vari, Paderno d’Adda, storie di acqua e di uomini, Habitat, Paderno d’Adda 1989.

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Aggiornato a dicembre 2015. La traccia GPS e altri contenuti sono disponibili su GARMIN ADVENTURES all’indirizzo: http://adventures.garmin.com/it-IT/by/marcarini/il-grand-canyon-di-lombardia-by-www-guidedautore-it/#overview

Si parte dalla stazione Fs di Paderno d’Adda (km 0, alt. 259) e ci si dirige (via Roma) verso il centro storico, formato da un bell’insieme di corti settecentesche allineate lungo via Manzoni. Poco prima di piazza Vittoria, si volge a destra e, per via Airoldi, si raggiunge il panoramico spalto della valle, presso l’accesso del ponte in ferro sull’Adda (km 1.3, alt. 263). Il fiume scorre a una profondità di 80 metri rispetto al terrazzo della pianura.

Ponte di Paderno5981. La valle dell’Adda. Il lecchese Antonio Stoppani, autore de Il Bel Paese, famoso testo che iniziò gli Italiani alla conoscenza geografica, lasciò di questa veduta una bella e romanzata descrizione: «A poche centinaia di passi fuori dal paese verso oriente, l’altipiano d’un tratto s’avvalla e al tempo stesso un rumore, un mormorio d’acqua corrente ti ferisce l’orecchio. Prima ancora di vedere quella di cui senti la voce eccoti in faccia la muraglia la quale forma la riva sinistra del fiume. (…) Sul ciglio dell’altipiano fa di sé bella mostra Bottanuco, e al di là il monte Canto, poi l’Albenza, e via via a destra e a sinistra una serie di monti e di colli, che disegnano gli avamposti delle Prealpi lombarde. Alcuni passi avanti, comincia a mostrarsi il fianco sinistro dell’Adda, quindi l’Adda intera, colla sua rapida, co’ suoi scogli, con le sue conche, 60 o 70 metri sotto i tuoi piedi. È uno spettacolo incantevole, che ti richiama certi litorali scoscesi. In fondo a quella valle, salvo i mulini e qualche casetta, tu non iscorgi né castelli, né palagi, né giardini, né paeselli, nulla o quasi nulla che ti richiami ad ogni tratto, come a Sciaffusa, l’opera e la presenza dell’uomo. Qui tutto è natura; natura ancora vergine, quasi altrettanto com’era quando i fiumi serpeggiavano non visti da occhio d’uomo». Stoppani vide probabilmente questo scenario intorno al 1870 quando ancora non erano stati realizzate le centrali elettriche, che ora occupano il fondo della valle e, soprattutto, il ponte in ferro che la scavalca. Probabilmente non se ne sarebbe addolorato, convinto anche lui, come molti altri del suo secolo, degli inarrestabili sviluppi della civiltà industriale. Oggi, temo, non sarà più possibile udire il «mormorio d’acqua corrente» a causa del frastuono del traffico nelle vicinanze del ponte. Una ragione di più per allontanarci e scendere nella valle, grazie a una stradina che si stacca dalla chiesa degli Alpini, proprio a fianco della testata del ponte.

Si raggiunge l’Adda presso gli impianti della centrale elettrica di Robbiate (1920). Ora, verso destra, si segue la sponda del fiume lungo la pista ciclo-pedonale della Media Valle dell’Adda. In breve si arriva sotto l’enorme arcata del ponte.

2. Il ponte di Paderno. Realizzato nel 1889 dalle Officine di Savigliano su progetto dell’ingegnere svizzero Rothlisberger, è fra le più ardite applicazioni dell’ingegneria civile al tema dei ponti ad arco metallici. Il progetto seguì la linea concettuale già sperimentata in Europa da Eiffel nei ponti sul Douro in Portogallo e sul Truyère in Francia. La travata pareggia la quota normale del terrazzo scavalcando l’Adda a un’altezza di 80 m. Il manufatto, che accoglie la rotabile e la ferrovia, è lungo 266 m, sostenuto da otto pile, quattro delle quali connesse con l’arcata parabolica (150 m di corda). Comportò una spesa di 1 850 000 lire dell’epoca, con l’impiego di 1630 tonnellate di ferro.

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Il Ponte di Paderno dall’Addolorata

Al di là del ponte si giunge al Sasso di San Michele (km 2.9, alt. 186), incile del Naviglio di Paderno, del quale seguiremo tutta la strada d’alzaia. Sul letto dell’Adda si nota la diga in palconcelli di legno che consente la derivazione delle acque. C’è anche una chiesuola, dedicata all’Addolorata (sec. XVII).

3. Il Naviglio di Paderno. Quest’importantissima opera idraulica si trova, purtroppo, in stato di abbandono nonostante i lavori di restauro che si sono intrapresi nel corso degli ultimi anni nel lodevole intento di restituirle un senso. Qui si esercitarono i migliori ingegneri idraulici italiani applicando il sistema delle chiuse, ideato nel 1439. Il corso torrentizio dell’Adda impose la realizzazione di una via navigabile che consentisse il trasporto delle merci fra il lago di Como e Milano. Leonardo si dedicò al problema, individuando per primo il luogo ove realizzare il canale. L’opera però si protrasse a lungo nei secoli. Iniziata nel 1519, fu conclusa solo nel 1777, quando al ‘castello delle acque’, una faraonica conca di 18 metri d’altezza ideata da Giuseppe Meda, si sostituirono 4 conche più modeste (poi divenute 6). Esse consentivano alle barche da trasporto di superare un dislivello di 27.50 metri.

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Il Naviglio di Paderno

L’alzaia ci accompagna lungo le conche che scandiscono lo sviluppo del naviglio. Dalla parte opposta il fiume  rumoreggia fra i salti e gli scogli di ‘ceppo’, la roccia conglomerata usata per la costruzione dei monumenti milanesi (Arena, Giardini pubblici ecc.).  Alla Rocchetta una scala sale a un eremo di frati agostiniani (1389). Il naviglio avvicina il fiume e con le ultime conche si riporta al suo livello.

4. La centrale elettrica Bertini. Eccoci ora al cospetto della centrale Bertini (km 6.5, alt. 158), evocativa dei primordi dell’industria elettrica italiana. Attivata nel 1898, è un prezioso repertorio di ricerca stilistica.

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La Cascina Assunta

A questo punto si lascia la valle (la ciclabile prosegue fino a Trezzo sull’Adda e, oltre, fino a Milano, lungo il Naviglio della Martesana). Con un ripido selciato si sale alla Cascina Ricevitoria, vecchia dogana sul confine fra Stato di Milano e Repubblica Veneta. Poco più in alto si entra a Porto d’Adda (km 7.8, alt. 243), piccola frazione, divisa in ‘inferiore’ e ‘superiore’, da cui spiccano le corti di alcune cascine e la villa Monzini, altro possesso agostiniano risalente al 1544. Per una tranquilla strada campestre, che collega varie altre cascine, si farà ritorno a Paderno. L’ultima di queste è la Cascina Assunta (km 10.2, alt. 258), singolare modello ‘in stile’ che accosta, secondo il gusto eclettico di fine ‘800, l’architettura neomedievale alla decorazione gotico-alpina.

L’itinerario ciclabile Lecco-Milano

Le vie d’acqua milanesi un tempo servivano per recare merci e derrate in città, oggi si stanno trasformando in bellissime ‘vie verdi’ dove pedalare in tranquillità. E si possono coprire anche lunghe distanze come, ad esempio, andare da Lecco a Milano, senza auto e senza semafori. A Lecco si arriva con il servizio Treno+Bici di Trenitalia. Scaricata la bicicletta bisogna lasciare il centro e seguire la nuova pista ciclabile che segue il lago di Garlate sulla sponda sinistra. Giunti al ponte che divide questo lago da quello di Olginate si passa sulla sponda destra e, all’altezza del Museo della Seta, si imbocca di nuovo una pista ciclabile in fregio all’acqua. D’ora in avanti basterà seguire da vicino la sponda dell’Adda. In tal modo si lambiscono le vecchie case di Brivio, affacciate al fiume, e si entra nel profondo canyon del fiume, scavato nei depositi morenici dell’alta pianura. Si incontrano il traghetto leonardesco di Imbersago, l’alta travata metallica del ponte di Paderno e poi si imbocca la strada alzaia dello storico Naviglio di Paderno, ideato nel ‘500 per agevolare la navigazione fra Milano e il lago di Como, ma realizzato solo nel 1777. Il percorso qui è splendido: le aguzze rocce che spuntano dal fiume hanno ispirato Leonardo, mentre le  tumultuose acque convinsero, all’inizio del Novecento, gli industriali milanesi a costruire le prime centrali idroelettriche, oggi veri monumenti d’ingegneria civile che il percorso tocca una ad una. A Trezzo ci si può ristorare in un chiosco alla centrale Taccani, salire al castello e poi tornare nella vallata nei pressi del santuario di Concesa. Siamo all’interno del parco Adda Nord e ora basta seguire l’alzaia del Naviglio della Martesana per trovare la via per Milano. Ma prima di far ritorno in città, l’itinerario regala altre delizie: le ville di Vaprio, la grande ruota in ferro di Groppello, i ponti in pietra a Cassano, l’enorme chiesa neoclassica di Gorgonzola.

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Il naviglio della Martesana ha condotto per secoli merci dall’Adda a Milano. Oggi la sua alzaia è diventata la più frequentata ciclabile del Milanese. Questa guida illustra i monumenti e racconta la storia di questa via d’acqua per quanti desiderano pedalare con il piacere di conoscere.

Albano Marcarini, La ciclabile della Martesana, Gli Itinerari di Cycle! 2 – Milano, 2015, Formato: 15 x 21 cm, 32 pag. a colori. Punto metallico con copertina in cartoncino. Disponibile anche in pdf e in I-books di I-Tunes

€ 4,00 – Acquista su www.guidedautore.it

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