I due smeraldi di Fusine

Itinerario a piedi intorno ai Laghi di Fusine, in provincia di Udine. 

Talvolta la natura si manifesta in forme strane e spaventevoli con orridi, abissi, corsi d’acqua impetuosi e violenti. Altre volte, invece, sembra quasi sottomessa alla cura di un abile artista del paesaggio e si svela agli occhi dell’uomo in morbide armonie e sublimi composizioni. Il caso dei laghi di Fusine è decisamente fortunato: due splendide perle di verde smeraldo incastonate in una vera foresta alpina, di dimensioni e strutture grandiose. A chiudere questo idillio una chiostra di poderose pareti rocciose, quasi verticali, che si spingono ad altezze impossibili per chi non sia un provetto scalatore. La zona in questione sta all’estremo angolo nord-orientale della penisola. Presa sotto il profilo geografico appartiene già al bacino danubiano ed è, in effetti, una fettina di Carinzia – o di Carniola, come vorrebbero i geografi più pignoli – inclusa nel territorio friulano.

Appena lasciata Tarvisio, la valle dei laghi di Fusine appare come un mondo incantato, lontano da ogni compromesso moderno. Le vette del Mangart, dello Strugova, della Veunza – tutti colossi delle Alpi Giulie – si specchiano capovolte nelle tranquille acque dei laghi. Silenziose barchette sfilano accanto alle anatre e ai germani. Lieti turisti contemplano lungamente il panorama. I laghi di Fusine hanno un’origine che dipende dalle montagne che vi si specchiano. Sono rimasti chiusi, contenuti da argini morenici, dopo il ritiro delle enormi colate di ghiaccio del periodo quaternario (circa 10 mila anni or sono). Il terreno morenico ha poi fatto da ottimo fertilizzante per l’abete rosso che qui cresce fitto e rigoglioso, addirittura a un’altezza inferiore a quella abituale. La riserva naturale, istituita nel 1971, protegge circa 23 mila ettari di foresta con i suoi residenti: cervi, camosci, caprioli e ben quattro specie di tetraonidi alpini, altrove rarissimi. Sono il gallo cedrone, il gallo forcello, il francolino di monte e la pernice bianca. Lungo il bel sentiero che aggira le sponde dei laghi sarà difficile scorgere uno di questi leggendari volatili, ma non importa. È già splendido essere discretamente nel loro ambiente.

Fusine.laghi246Il sentiero sta a tratti vicino all’acqua e a tratti se ne discosta. In un punto, quando guadagna la lieve soglia che divide i due bacini, si porta accanto a due formidabili relitti delle antiche tempeste geologiche. Sono due massi erratici, piuttosto comuni nell’arco alpino, ma qui di dimensioni davvero eccezionali, con un volume che supera i 30 mila metri cubi e un altezza di diversi metri. Appartengono alla famiglia delle cose ‘sublimi’, che facevano la meraviglia dei viaggiatori del passato, ma non sono le uniche a suggestionare gli animi più sensibili. La foresta è ovunque caotica: muschi, felci, tronchi abbattuti, radici, massi e cavità, bui orifizi, raggi di sole tagliati come spade. L’armonia di cui si parlava è solo apparente o forse è vanto esclusivo dei laghi, cullati dalla brezza e dal gioco bizzarro delle nuvole.

Fusine.map

Punto di partenza e di arrivo: Parcheggio del Lago Superiore. Si raggiunge in auto da Udine (km 68.7) con l’autostrada A23 per Tarvisio Nord e quindi la statale 54 per la Slovenia. A Fusine si rispettano le indicazioni per i laghi. Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti. Dislivello: insensibile. Segnavia: cartelli in legno. Consigli utili: escursione adatta a tutti, anche con scarpe leggere; maglione e antipioggia. Dove mangiare: al Lago Inferiore, ristorante-albergo Edelweiss, tel. 0428 61050 (con ottima torta di mele), albergo-edelweiss.com; alla partenza, bar Ai Sette Nani, via dei Laghi 10, Fusine. Indirizzi utili: Azienda turistica Tarvisiano, via Roma 10, Tarvisio, tel. 0428.2392, www.tarvisiano.org 

Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA, luglio 2003. Aggiornato a dicembre 2015.

Fusine.laghi.2247Dal parcheggio del Lago Superiore, l’itinerario si dirige verso il pontile Belvedere. Vi si gode un’incomparabile veduta sulla foresta di Fusine e sulla esteso bastione calcareo del Monte Mangart. Una lieve soglia di deposito morenico divide i due laghi; quello Inferiore è a una quota di 5 metri più bassa. Sulla sponda orientale s’incontra il ristorante Edelweiss.

Superato, su un ponticello, il Rio del Lago, il percorso si protende sulla sponda settentrionale del Lago Inferiore con altre splendide vedute panoramiche. Una leggera ascesa porta al cospetto del masso erratico dedicato al geografo friulano Olinto Marinelli. Con quello che si trova poco più avanti, dedicato a Giulio Andrea Pirona, è fra i più grandi del genere in Italia. Si tratta di un colossale blocco di roccia, del volume di oltre 30 mila metri cubi, trascinato qui dai ghiacciai in epoca quaternaria.

Fusine laghi2
Il Lago Inferiore

I laghi sono circondati da una fitta foresta di abete rosso. Solo in alcuni puntisi aprono verdissimi pascoli usati per l’alpeggio. Gli alberi più pregiati sono i cosiddetti ‘abeti di risonanza’, per le particolari caratteristiche acustiche del loro legno. Senza fatica il giro dei laghi si conclude attraversando una vasta radura che riporta al punto di partenza. Alla mattina, molto presto, si vedono volpi, lepri e scoiattoli.

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Sono angoli sconosciuti ai più, sono posti che per arrivarci bisogna faticare un po’, scrutare la cartina, magari chiedere in giro, oppure leggere con attenzione questa guida. Ne abbiamo scelti appena più di una dozzina in due regioni – il Veneto e il Friuli – Venezia Giulia – che ne meriterebbero almeno cinquanta.

Veneto & Friuli Venezia Giulia, Albano Marcarini (a cura di -), De Agostini/Alleanza Ass., 2004, 228 pagine con foto, mappe e acquarelli, formato 13 x 20 cm, 8,00 € *

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