I butteri di Alberese

Itinerario nel Parco della Maremma, da Alberese a Bocca d’Ombrone e ritorno.

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Buttero maremmano

Il fiume scorre lento e biondo verso il mare. Le sue acque sono stanche dopo aver traversato il Senese e il Grossetano. L’Ombrone ha la pacatezza di un patriarca che ha domato montagne e vallate. La sua foce è esposta alle violenze del Tirreno, ma la sua corrente ha ancora la voce per farsi largo fra le onde. Attorno ci sono le spoglie vastità dei paduli, dei ‘chiari’ e delle pinete del Parco regionale della Maremma, fra le aree più protette e incontaminate della penisola. La Maremma è uno spazio, è un mito, è stata una terra di dolore e di fatica conosciuta attraverso le pagine di Renato Fucini o i quadri dei Macchiaioli. Velata dai misteri degli Etruschi, lambita dalla mano dei Romani, disprezzata dai Senesi e pervicacemente posseduta dai Lorena che vi introdussero la bonifica, questa terra oggi si presenta quasi incorrotta agli occhi del turista. Se una volta qui si fuggiva dalla malaria, oggi si è attratti dall’infinità selvaggia delle spiagge e dalle solitudine delle cale marine, dall’eccellenza dei cibi e dei vini, dalla schietta ma sincera cordialità della gente. Sebbene sottoposto a una rigida tutela, il Parco consente molteplici occasioni di visita a piedi, in bicicletta, in canoa, a cavallo. Basta avere un week-end a disposizione nella stagione più propizia, che va da marzo a fine giugno e da settembre fino a inverno inoltrato. Le guide del Parco accompagnano lungo i sentieri che si protendono sulle alture dell’Uccellina, verso la diruta e per questo tanto affascinante abbazia di San Rabano, verso il dominio della macchia e dei cinghiali. I butteri della Tenuta di Alberese, proprietaria da secoli di quasi metà dell’area Parco, invitano alla scoperta del loro antico e duro mestiere attraverso passeggiate a cavallo a contatto con mandrie e cavalli bradi. In bicicletta le escursioni sono limitate alla Pineta Granducale, a cui si accede grazie a una nuovissima pista ciclabile, mentre con le canoe del centro Rialto si può discendere in tutta tranquillità l’ultimo tratto dell’Ombrone, fino alla foce. A queste due ultime proposte è dedicata questo mese la nostra rubrica. Sono due facili escursioni adatte a tutti e affrontabili in giornata.

Alberese

Alberese.

IN BICICLETTA.  Punto di partenza e di arrivo: Alberese. Raggiungibile in auto dalla statale 1 ‘Aurelia’ utilizzando l’uscita Alberese, a 5 km da Grosseto. Lunghezza: 22 km (andata e ritorno). Dislivello: insensibile, percorso pianeggiante. Per chi: per tutti, anche con bambini, tutto l’anno.

IN CANOA. Itinerario nel Parco della Maremma, lungo l’asta terminale del fiume Ombrone, fino alla foce. Punto di partenza e di arrivo: imbarco al termine del rettifilo di Alberese.  Tempo di percorrenza: 4 ore (andata e ritorno). Con chi: la guida Umberto Bambi organizza escursioni in canoa a partire da marzo, tel. 0564.25156 – 338.1667182. 

Map

Dove mangiare. Sui percorsi non si trovano punti di ristoro. Acquistare provviste ad Alberese. Per un’ottima cena a fine itinerario: ristorante La Siesta, via della Costituzione 6, Rispescia (a 5 km da Alberese, sulla strada di Grosseto), tel. 0564.405350. Dove dormire: l’azienda agricola regionale di Alberese dispone di tranquilli alloggi agrituristici sparsi nella sua vasta tenuta; si può anche alloggiare nella storica Villa Granducale di Alberese; per tariffe e prenotazioni, 0564.407100. Lo spaccio Alberese Natura (tel. 0564.407265), ad Alberese, propone carne biologica di qualità e altri prodotti agricoli della tenuta, www.alberese.com – Info: Ente Parco regionale della Maremma, via Bersagliere 7/9, Alberese, www.parco-maremma.it – Agenzia per il turismo della Maremma, Viale Monte Rosa 206, Grosseto Tel 0564.484848, www.turismoinmaremma.itPrima di partire conviene visitare il Centro Visite di Alberese (tel. 0564.407098, aperto al pubblico tutti i giorni dalle 8,30 alle 14) sia per raccogliere documentazione sia per conoscere le modalità di accesso al Parco. Aggiornato a dicembre 2015.

IN BICICLETTA

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La Pineta Granducale

1. Da Alberese si segue la pista ciclabile lungo la strada provinciale per Grosseto. Alle spalle del colle su cui si erge la dimora granducale si è rinvenuto il sito di una ‘mansio’ romana (luogo di posta e cambio cavalli), denominato Hasta, citato nella Tabula Peutingeriana, e posizionato lungo la Via Aurelia vetus. Si lambisce la Tenuta Spergolaia e quindi, lungo il Canale dell’Alberese, si passa vicino a poderi che pure, di recente, hanno restituito tracce di insediamenti antichi. Questo stesso tracciato ha probabili origini romane e costituiva un diverticolo della Aurelia diretto al porto fluviale posizionato in località Scoglietto, in corrispondenza della antica bocca dell’Ombrone, più arretrata rispetto all’attuale. Un porto di una certa importanza, almeno come lo definì fra il 415 e il 417 Rutilizio Namaziano costeggiando il Tirreno di ritorno da un viaggio nella Gallia e come si desume dai resti di ville, fattorie e depositi che erano ubicati nelle vicinanze.

2. Nei vasti orizzonti dei pascoli si scorgono le maestose vacche maremmane e branchi di cavalli lasciati allo stato brado. Poco più lontane sono le alture che preludono ai Monti dell’Uccellina, regno della macchia.

3. Superata la sbarra si accede alla Pineta Granducale. La ciclabile corre parallela alla strada fra i recinti dei pascoli. Le Macchiozze sono una prima zona propizia al birdwatching.

Spiaggia
Il mar Tirreno alla Bocca d’ombrine

4. Più avanti la pista esce sulla strada, chiusa al traffico. Così si può arrivare fino alla Marina di Alberese, al cospetto del Tirreno. Poi, retrocedendo di 300 metri, si imbocca, verso sinistra, il sentiero A7 che arriva alla Bocca d’Ombrone.

5. Giunti all’idrovora di S. Paolo e saliti sul ponticello della Chiavica, si gode una visione d’insieme dei circostanti paduli, a volte inondati d’acque. Un percorso guidato porta in breve a un capanno per il birdwatching. Con pazienza e con un buon binocolo si possono riconoscere ardeidi, limicoli, gli immancabili gabbiani e gli insaziabili cormorani intenti ad asciugarsi le ali.

IN CANOA

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Bocca d’ombrine

1. L’imbarco con le canoe è in corrispondenza di un antico guado dell’Ombrone, probabilmente corrispondente al tracciato della Via Aurelia vetus, poi confermato da quello della Aurelia Vecchia, o Pisana, o, ancora, ‘Strada del Diavolo’. Qui s’inizia a discendere il fiume in direzione della foce.

2. La canoa scorre lenta sulla corrente. L’argine è sostenuto da pioppi, ontani, salici. Allo Spolverino si notano i resti di un ponte romano.

3. Con la canoa si giunge fino alla Bocca d’Ombrone. L’acqua marina risale l’ultimo tratto del fiume e rende la vogata un po’ impegnativa, ma è il punto più suggestivo, dove le ultime lingue di terra sono bagnate dalle onde. Una moltitudine di uccelli marini sorvola la zona. In lontananza si intravedono l’isola d’Elba, Montecristo e il Giglio.

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La Toscana che trovate in queste pagine non è esattamente quella della torre di Pisa o della cupola di Santa Maria del Fiore, ma è la Toscana dei cipressi e dei cinghiali, dei castagni e della macchia, delle crete e delle faggete appenniniche.

Albano Marcarini (a cura di -) – De Agostini/Alleanza Ass., 2003, 240 pagine, con foto, mappe e acquarelli – formato 13 x 20 cm – 8 € – Acquista

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