Botestagno

Itinerario a piedi o con le ciaspole lungo l’antica Via d’Alemagna nelle Regole di Cortina d’Ampezzo.

Il castello di Botestagno non esiste più. Ma non importa. Il luogo è talmente spettacoloso che lo si può anche immaginare un castello, con la sua alta torre coronata da un cammino di ronda, con le feritoie dove sparare con balestre e archibugi, col suo fossato e il ponte levatoio. con le guardie pronte a vessare ogni misero viandante. Botestagno, o Podestagna, si stagliava sullo sfondo delle Dolomiti, nella valle più settentrionale delI’Ampezzano controllando l’antica strada commerciale che da Venezia portava in Germania. Fu probabilmente costruito nel 1100 e rimase a lungo sotto il controllo del patriarca di Aquileia, nel 1420 passò a Venezia, nel 1476 fu quasi del tutto rifatto e rinforzato, giusto in tempò per fronteggiare gli assedi portati dagli imperiali, con alla testa Massimiliano d’Asburgo. Il castello capitolò nel 1511 e con esso tutto l’Ampezzano che resterà all’Austria fino al 1918.

Botestagno.1
Il M. Pezovico

La rupe che sosteneva il castello è di per se stessa una roccaforte naturale che sbarra l’antica Strada di Alemagna, forse già battuta dai romani, di certo, nel 1190, dalle milizie dirette alla Terza Crociata.

Il Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo ha allestito un itinerario di visita che prevede due opzioni con avvio dal Centro informazioni di Ponte Felizon, 6 chilometri a nord di Cortina: l’anello della rupe di Botestagno con la salita al culmine, dove restano solo alcuni brani di muratura ma si è al cospetto di un panorama straordinario; o un più largo giro nella vai Felizon avente come meta l’ospizio e la chiesa di San Nicolo, altri luoghi eminenti nelle vicende storiche di questo angolo alpino.

Il percorso più lungo è invitante e contempla anche un’ottima sosta ristoratrice alla locanda delI’Ospitale. Dopo aver attraversato il Rio Felizon su un ponte gettato sull’abisso, si percorre un tratto della ex ferrovia delle Dolomiti. Fino al 1967 collegava Dobbiaco a Cortina e a Calalzo di Cadore. Oggi è una frequentata pista ciclabile. In tal modo si giunge all’Ospitale. Qui nel XII secolo sorgeva un umile ricovero in legno per i pellegrini. Nel ‘400 si trasformò in stazione di cambio dei cavalli sul tragitto fra Venezia e Augsburg. La chiesuola fu consacrata nel 1226 alla presenza dei più alti dignitari di Aquileia, del papa e dell’imperatore, altro segno dell’importanza strategica del luogo. Ripresa nel XVI secolo, conserva alcuni lacerti di affresco, begli altari e crocifissi lignei.

I) percorso di ritorno dalI’Ospitale segue l’altro versante della valle fra pascoli e prati, spesso frequentati da cervi e camosci e si chiude, a questo punto, con la salita alla rupe del castello. La successiva discesa verso Ponte Felizon avviene lungo la mulattiera che dal ‘300 al 1780 è servita come principale comunicazione lungo la vallata.

Pra
Fra de Castel, radura posta sotto la rupe di Botestagno e un tempo compresa nella cinta dello scomparso castello.

Punto di partenza: Centro informazioni del Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, presso il Ponte Felizon. Si raggiunge da Cortina seguendo la statale 51 per Dobbiaco; al chilometro 109 s’imbocca a sinistra la strada per la vai di Fanes; dopo un chilometro si perviene al parcheggio.

Tempo di percorrenza: 2 ore per l’anello di Botestagno; 3 ore e 30 minuti per l’anello dell’Ospitale. Dislivello: 200 metri (300 per l’Ospitale). Segnavia: cartelli in legno “Itinerario storico”. Periodo consigliato: da aprile a novembre.

Dove mangiare. All’Ospitale, presso la chiesa di San Nicolo (0436/4585), locanda con piatti tipici della cucina ampezzana. Dove dormire. Cortina d’Ampezzo offre una vasta gamma di alloggi.

Indirizzo utile per orari e prenotazioni: Ufficio turistico di Cortina d’Ampezzo, Corso Italia 89, 0436.869086, https://www.dolomiti.org/it/cortina/ufficio-informazioni/; Parco naturale delle Dolomiti d Ampezzo, Via Mons. P. Frenademez 1, Cortina d’Ampezzo, 0436/2206, http://www.dolomitiparco.com

Pubblicato su Bell’Italia nel giugno 2005 – ©Albano Marcarini 2018

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1. Dal Centro informazioni si sale, per ripido sentiero, alla statale. Attraversatala, si prosegue sulla via storica usata dai cortinesi per le processioni alla chiesa dell’Ospitale. Guadagnata quota, la visuale si apre sulla forra del Felizon e sulla rupe di Botestagno.

2. Un ponte in legno consente di passare sull’altro versante. Al secondo tornante, se si vuole fare l’anello breve, si continua a sinistra per la rupe; se si preferisce l’anello lungo si scende a destra sul percorso della ex ferrovia Cortina-Dobbiaco.

Ospitale
L’Ospitale con la chiesa di S.Nicolò

3. Seguendo il tracciato della ferrovia, oggi ciclabile, si raggiunge dopo circa 3 chilometri l’Ospitale, dove si trovano l’ospizio per pellegrini, oggi locanda, e la chiesa di San Nicolò. Il luogo è ideale per una sosta gastronomica. Quindi si torna verso Botestagno seguendo però il sentiero sull altro versante della valle.

4. Una strada forestale supera il torrente sotto la chiesa. Appena passato il ponte si piega a destra su una pista forestale. Fare attenzione a non imboccare il sentiero 203!

5. Attraversato il Pian de Col del Stonbe, pascolo per i cervi e i camosci, si scende e si passa la cupa forra del rio Padeon per tornare poi nel fondovalle.

6. Si ripassa il rio Felizon, si torna poi alla ferrovia e se ne percorre un tratto fino al bivio per la rupe di Botestagno.

7. Alla rupe si sale, con moderata pendenza, camminando dentro una abetaia. La si guadagna dopo aver traversato la bella radura di Fra de Castel. Il panorama che si ammira dal culmine è superbo: sulle Tofane, sulla valle del Boite e sulla Val Felizon.

8 Si ritorna al Centro informazioni seguendo un tratto scavato nella roccia dell’antica strada imperial-regia, utilizzata da viandanti e merci fino al 1780.

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Albano Marcarini, LA LUNGA VIA DELLE DOLOMITI, Cycle!, Milano 2016, 32 pag, pdf scaricabile e stampabile.

Un trenino, bianco come la neve e azzurro come il cielo, correva un tempo, da Calalzo di Cadore a Cortina d’Ampezzo e ha lasciato molti rimpianti. Oggi è una delle più lunghe e belle piste ciclabili italiane nel grandioso scenario delle Dolomiti. Con questa guida, in due tappe. 23 pagine. Versione 01.2015. Versione in pdf. scaricabile e stampabile.

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