Montereale: nobiltà dei borghi friulani

Itinerario a piedi nei dintorni di Montereale, in provincia di Pordenone.

Montereale è un nome illustre e sontuoso. Denomina un paese posto allo sbocco della Val Cellina nella pianura friulana. L’ambiente non ha le dolcezze della collina, esercita invece il fascino dei contrasti. Le linee sono piatte, come il bianchissimo greto ciottoloso del fiume che si perde verso il mare, o ritte, verticali, come le forti stratificazioni delle Prealpi, ricoperte da una magra boscaglia. Piano e monte, attorno a questo binomio è sorta una comunità, già nell’antica Età del bronzo, che, nei pressi di un guado sul torrente Cellina, vigilava sui transiti dell’antica via pedemontana. Il vecchio nome di Montereale era Calaresio, che starebbe per ‘callis regia’, ovvero ‘strada reale’.

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Montereale Valcellina

Una passeggiata sulle alture retrostanti il paese invita alla scoperta della storia locale e apre la visuale su ampi panorami. Si parte dal parco comunale, alla periferia sud di Montereale. Nel suo interno si trova una necropoli a incinerazione, risalente al tardo VIII sec. a.C. Contornando dall’esterno il recinto del parco si raggiunge la torretta settecentesca del Dominu. Qui, accanto a un’edicola sacra, parte il sentiero. Risale la pendice del colle di Grizzo. La felice esposizione al sole richiama i carpini, la roverella, il frassino. A volte si aprono prati. Si supera un crocicchio di strade campestri e si procede sul dorso del colle rispettando i segni gialli ed evitando di imboccare le diramazione che tornano verso il paese. Si aggira, dal basso, il ristorante Paradyse per poi rimontare la pendice di Monte Spia. Il toponimo è significativo per la sua posizione di controllo sulla forra del Cellina. A una splendida vista sulla forra e sul lago artificiale di Ravedis si giunge dopo un buon tratto di sentiero. Si percorre lo stretto diaframma che unisce il Monte spia alla collina del Castello. Il sentiero, restando sulla cresta, si dirige verso i resti di questo antico presidio fortificato. Lo si aggira da oriente, poi vi si accede. Una bacheca illustra la sua storia, sintetizzabile nell’atto di costruzione – citato dal 1203 – nelle turibolente fasi degli assedi e delle spoliazioni, nella definitiva decadenza avvenuta a seguito dei terremoti del 1511 e del 1575. Il perimetro delle mure cinge l’altura per oltre 200 metri. Si notano la base della torre maggiore e di altri corpi di fabbrica. Dal castello il sentiero scende repentino verso valle, tornando verso l’abitato. Prima di rientrare si avvicina la chiesa di S. Rocco, presso il cimitero. All’interno conserva un notevole ciclo affrescato, con una moltitudine di soggetti sacri, dovuti alla mano del Calderari (1560). Il sentiero rientra a Montereale e raggiunge il parco comunale stando fra l’abitato e il piede del rilievo.

Scansione 1Punto di partenza e di arrivo: Montereale Valcellina, parco Comunale. Montereale si raggiunge da Pordenone (a 23 km) con la statale 251. Il parco Comunale si trova alle spalle del Municipio (parcheggio).

Tempo di percorrenza: 3 ore su sentieri, strade e carraie. Lunghezza: 5 km. Dislivello 200 metri. Periodo consigliato: tutto l’anno.

Dove mangiare: Ristorante Vicinia, via Mazzini 44, Montereale, 0427.79028.

Pubblicato su Bell’Italia nell’aprile 2005. ©Albano Marcarini, 2018.

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Montereale. Il campanile della parrocchiale e il portico

 

  1. L’itinerario parte dal parco Comunale. Si segue la strada esterna fino alla torretta e all’edicola sacra, poi s’impegna in salita il sentiero.
  2. Superati i ruderi della torre di Dominu, si mantiene la traccia sul crinale del colle. Evitando le diramazioni che riportano in paese, si continua rispettando il segnavia di colore giallo.
  3. Dopo aver incrociato una strada secondaria, il sentiero si inerpica sulle falde del Monte Spia, poi divalla verso la Val Cellina.
  4. Di nuovo raggiunta la rotabile, la si oltrepassa imboccando una larga mulattiera in discesa. Si tocca un punto panoramico sul lago di Ravedis, poi si prosegue sulla china del colle, verso i ruderi del castello. Il panorama si apre verso la pianura, percorsa dall’imponente greto del torrente Cellina.
  5. Al castello, si aggira la base della mura, verso oriente, poi, dopo una piccola area di sosta, si accede alla bacheca illustrativa. I ruderi della fortezza sono alle spalle, dispersi nella vegetazione. Quindi il sentiero inizia a scendere verso la pianura.
  6. Seguendo sempre il segnavia giallo si lambisce la chiesa plebana di Santa Maria con l’attigua area archeologica. Segue un breve tratto in salita lungo l’antica strada per la Val Cellina, poi a sinistra si scende per gradini alla statale e al paese.
  7. Restando vicini al piede dell’altura, lungo vecchi cammini pedonali si torna infine al parco Comunale, da cui si era partiti.

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