Oltre la Foce, sulle mulattiere di Levanto

Unione.LevantoItinerario lineare a piedi lungo la catena montuosa che divide la Riviera di Levante con la val di Vara, in provincia della Spezia, con partenza dalla stazione Fs di Levanto (linea Genova-Pisa) e arrivo a Casale, frazione di Pignone.

L’entroterra di Levanto, sulla Riviera di Levante, è punteggiato di villaggi dalle linde casette colorate. Sono collegati da mulattiere e sentieri che, più in alto, oltre lo spartiacque, recavano le mercanzie del porto ligure ai mercati della Pianura Padana. Ne vogliamo ripercorrere uno.

Tempo di percorrenza: 4 ore e 30 minuti, escluse le soste. Dislivello: 580 metri. Segnavia: bianco/rosso 18 fino alla strada di Monte Bardellone; 51 dalla Foce di S.Antonio a Casale.  Percorso su strade forestali e sentieri.

Informazioni utili: l’itinerario, sebbene lungo, è adatto a tutti, senza difficoltà; occorre superare qualche facile guado. Da Casale si raggiunge La Spezia con le autolinee ATC (attenzione! nel tardo pomeriggio esiste una sola corsa per La Spezia, informazioni sugli orari al sito www.atclaspezia.it). Chi vuole coprire l’itinerario con maggior tranquillità può arrivare nel tardo pomeriggio a Levanto, pernottare a Ridarolo presso il locale Bed&Breakfast (tel. 0187.800454) e compiere la restante parte del tragitto il giorno successivo. 

Dove mangiare. Nessun punto di ristoro lungo il percorso. Munirsi di provviste e di acqua a Levanto.

Pubblicato su Amicotreno – ©Albano Marcarini, 2017

Levanto.map.masterNei secoli passati il porto di Levanto aveva un’importanza pari se non superiore a quello di La Spezia. La cittadina ligure, soggetta a Genova dal 1247, manteneva una sua flotta mercantile mentre una larga parte del tessuto urbano era composta da fondachi o magazzini dove venivano depositate le merci in attesa di essere smistate verso i mercati interni. Gli storici ritengono che la configurazione del borgo antico fosse diversa dall’attuale e il porto mercantile situato, fra XIII e XIV secolo, nell’attuale piazza Da Passano. Tuttora, lungo la via E. Toso, si possono individuare, fra le facciate degli edifici, alcuni elementi tipici delle architetture commerciali: la Casa Restani, ad esempio, dal classico paramento in pietre verdi, che aveva magazzini e bottega al piano terreno con tre grandi archi e l’abitazione al piano superiore. In genere tutti gli edifici aventi larghe arcature al piano terreno avevano questa funzione. Oggi gli archi sono murati e compaiono solo per una parte essendosi, nel frattempo, elevato il livello del terreno. Via Guani è un bell’esempio di strada mercantile, la cui larghezza consentiva il passaggio delle carovane di muli fra due fila continue di magazzini. Il carattere popolare e mercantile del borgo si riflette anche nelle curiose raffigurazioni caricaturali poste sotto una fascia ad archetti di un edificio di via Garibaldi. Riguardano personaggi anonimi, uomini e donne, ritratti a mezzo busto.

Montale
Montale

Questa premessa fa capire come, prima di intraprendere l’itinerario, sia consigliabile una breve visita del centro storico di Levanto, utile anche per il rifornimento di vivande. Poi si può fare ritorno verso la Stazione Fs 1 (alt. 9) e, sottopassata la ferrovia, proseguire in direzione di Ridarolo. Passato il torrente Ghiararo a fianco di una moderna chiesa, si attraversano le case di Albero d’Oro 2 (alt. 10) seguendo la provinciale 43. Poco più avanti, alla fine di un rettifilo, si stacca finalmente la mulattiera (segnavia 18) che porta al Monte Bardellone. Dopo le prime curve in viva ascesa si guadagna il poggio di Ridarolo 3 (alt. 95). La sua chiesa troneggia su un’alto sagrato, ottimo punto per riprendere fiato. Un documento del 1226 cita per la prima volta Ridarolo attestando così la sua vetustà come uno dei tanti villaggi che, disseminati nella conca retrostante il borgo di Levanto, formavano la compagine delle ‘ville’. La statua di S. Giovanni Battista collocata sul portale della chiesa suggerisce la sua intitolazione. Al suo interno si segnala un bel fonte battesimale in marmo di Luni con varie figurazioni scolpite (sec. XV).

Mulattiera
La mulattiera della Foce

Il viottolo lungo il fianco della chiesa attraversa il villaggio e si protende poi a fianco della collina, intessuta di ulivi. La stradina è ancora asfaltata, ma gradevolissima. A una curva s’incontra la Villa Tagliacarne (alt. 103) con un leggiadro loggiatino a due archi. Ora in leggera salita si raggiunge l’insellatura, o localmente ‘foce’, dove è situata la chiesa di San Bartolomeo 4  (alt. 192). E’ anche un bivio di sentieri segnalati: il nostro rispetta sempre il segnavia 18 per il Bardellone e lascia a sinistra quello per Montale. Lo schema della viabilità antica è relativamente semplice: diverse vie che salivano il monte lungo le dorsali, altre che lo cingevano a quote diverse collegando i villaggi fra loro. La chiesa, di fattura piuttosto modesta, risale al XV secolo ma fu ripresa fra il XVI e il XVII. Da notare il tondo sul portale con la raffigurazione di S. Bartolomeo.

La bella mulattiera lascia sempre più in vista la sua struttura gradonata e selciata. Un tratto, poco prima della cabina di un acquedotto, è particolarmente bello conservando i paracarri sul margine verso valle. Il bosco s’infittisce, spuntano pini e si rarefanno i castagni. A quota 585 si raggiunge uno stradello e, dopo pochi passi, si spunta sulla strada di crinale 5. Questo è il culmine del percorso. A poca distanza si erge la cuspide di Monte Bardellone, dove, in antico, si trovava il borgo fortificato di Zolasco. Alcuni scavi hanno rimesso in vista alcuni tratti della muratura del castello. L’insediamento, abbandonato nel XV secolo, controllava i traffici commerciali lungo il fascio delle mulattiere fra la riviera e la val di Vara. L’ubicazione del porto di Levanto consentiva comunicazioni con l’Emilia Occidentale. In particolare con Parma, attraverso Pontremoli e i valichi del Cirone o della Cisa, o con Piacenza, attraverso i valichi delle Cento Croci e dei Due Santi.

S.Bartolomeo
S.Bartolomeo

Nel Medioevo e fino all’inizio del Settecento, nessuna strada della Liguria interna era percorribile da carri, tanto meno quelle che scavalcavano l’Appennino. I muli erano chiamati a un faticoso lavoro. Sul loro dorso venivano caricati fino a 150 kg di merce. Un uomo bastava ad accudire tre animali e, nel XV secolo, per smaltire il carico di un’intera nave occorrevano non meno di 140 muli con circa 50 mulattieri. Si può immaginare cosa significava il transito di una carovana o il suo alloggiamento notturno presso un villaggio in termini di stallaggi e di locande.

Rivarolo
Ridarolo

Ma riprendiamo il viaggio. Ora si segue la strada asfaltata, verso destra, per circa un chilometro. Ha pochissimo traffico e la brezza che spazza il crinale porta un po’ di refrigerio. Questa strada ricalca un antico percorso, denominato Via dei Genovesi: un percorso in quota che da Portovenere, seguendo tutto il crinale della montagna che divide il bacino del Vara dal mare, raggiungeva la Via Aurelia medievale nei pressi del Passo del Bracco.

Si giunge così alla Foce di S. Antonio 6  (alt. 549) dove a sinistra, presso un traliccio elettrico, si scorge il segnavia 51 per Casale. La chiesuola del santo non si vede dalla strada, ma è poco sotto, sul versante verso il mare, e può essere un’altra occasione di sosta. Imboccato il sentiero per Casale si entra nel bosco con un bel percorso che man mano digrada verso la vallata. Giunti sul fondovalle s’incontra la sterrata 7  (alt. 381) che scende dalla Foce di Legnaro e porta, verso sinistra, alle Case Isola, che si scorgono sul vicino poggio. L’itinerario continua invece lungo il fondovalle seguendo una campestre (segnavia 51) che passa un paio di volte a guado il Rio di Casale. Il segnavia qui è un po’ deficitario, ma basta restare il vicinanza del corso d’acqua che defluisce verso il fiume Vara. Alla Conca dell’Isola 8  (alt. 375) s’innalza un castagno secolare, detto ‘della Confraternita di Legnaro’. Deve la specificazione al passaggio di una processione, tenuta ogni anno fino a qualche decennio fa dai i fedeli di Legnaro e che aveva come meta il Monte Bardellone. Una leggenda diceva che sulle falde di quella montagna si sarebbe combattuta, in tempi non accertati, una cruenta battaglia fra gli abitanti della valle di Levanto e i pirati saraceni. Per commemorare l’evento si svolgeva questa toccante processione durante la quale si recitavano le litanie dei defunti e si compivano riti funebri in luoghi deputati come, appunto, al cospetto di questo grande albero.

Lasciata sulla destra una carrabile che rimonta la pendice, si passa il rio e, dopo la Fontana del Vescovo, si raggiungono i ruderi del Molino di Michelino 9 (alt. 354), utilizzato fino ai primi del Novecento grazie a un complicato sistema di alimentazione idrica. Più avanti il percorso si struttura meglio: è una larga mulattiera, talvolta intagliata nella roccia, che passa diverse volte il rio, ora a guado, ora con un ponticello in legno. Il buon stato della via dipese anche dallo status amministrativo di Casale, dipendente dal Capitanato di Levanto (sec. XVII). Di tanto in tanto si fiancheggiano alti muri in sasso, ultime testimonianze di terrazze un tempo coltivate. Il bosco sta riprendendo i suoi spazi e invade le pendici con castagni, tigli e ontani fino nell’alveo del rio. Si passa accanto ai ruderi del ponte del Cardinale (alt. 320), rovinato da un’alluvione nel 1982, poi, dopo buon tratto, si avvicina il ponte di Sottovilla 10 (alt. 233), con i suoi due begli archi in pietra. I parapetti, insolitamente bassi, erano fatti apposta per consentire il transito ai muli i cui carichi debordavano sui fianchi. Raggiunta e attraversata una strada asfaltata si entra a Casale 11 (alt. 176), piccola frazione di Pignone, un tempo denominata Rotumula. La piazza San Martino, dove prospetta la Parrocchiale, citata dal 1315, è la degna conclusione del nostro itinerario. Appena di là dal rio, un edificio di colore rosso ricorda la ‘Ca’ de Beghine’ (la Casa delle Beghine), un convento femminile dell’ordine fondato a Liegi nel XII secolo.

Se la stanchezza non vi ha ancora segnato, potete proseguire a piedi in direzione di Pignone seguendo dapprima la strada carrozzabile e poi, all’altezza della chiesetta di S. Antonino, la vecchia mulattiera che scende direttamente in paese. Sotto la loggia medievale di Pignone si trova una lapide che è un importante documento per la storia stradale della zona. Datata 1604, ricorda il ripristino dell’antico collegamento viario fra Sarzana e Sestri Levante passante appunto per Pignone.

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Albano Marcarini, I sentieri delle Cinqueterre, Lyasis, 2008, 128 pag. a colori con mappe, foto e acquarelli, Brossura con copertina plastificata. Formato: 11 x 16,5 cm – 12 Euro – ACQUISTA

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