La Via Mercatorum

Certe strade hanno il potere di mantenere, anche solo col ricordo, denominazioni immutabili nel tempo, fissate nella terra come il loro selciato, dettate sulla pietra come un’incisione antica. Restano nei luoghi e nella mente di coloro che vi transitano o vi dimorano accanto. Questa affermazione vale per le antiche strade romane, ma anche nelle nostre vallate ci sono percorsi che, pur dimenticati nella sostanza o trasformati nella funzione, mantengono originarie denominazioni.

La Strada Priula è la più nota. Vorrei dire la stessa cosa anche per la Via Mercatorum, il percorso che si dice fosse precedente alla Priula e che, per direzioni traverse, univa Bergamo e la Val Seriana con l’alta Val Brembana e con i valichi orobici. Ma non ne sono del tutto convinto. Troppa è la suggestione e, al tempo stesso, la genericità del nome per non pensare a una rivalutazione tardiva, forse sulla scorta del successo di molte altre ‘vie storiche’ recentemente riscoperte. Le fonti che citano una Via Mercatorum nelle montagne sopra Bergamo sono obiettivamente poche e poco indicative. Il termine è stato portato alla ribalta dagli storici ottocenteschi sulla base di qualche atto più antico, nel ragionevole desiderio di sottolineare il ruolo guida della Val Serina negli equilibri economici dei secoli XVI e XVII. Nel momento di tracciare delle linee su una carta però, in assenza di fonti più esplicite, quegli stessi storici non concordarono su un unico percorso, ma su diversi possibili. Il ché significò sminuire il valore della scoperta. E, infine, a complicar le cose, ecco spuntare un luogo chiamato Trafficanti, che però non sarebbe da collegare a possibili traffici commerciali ma al nome proprio della famiglia che vi abitò.

La fortuna della Via Mercatorum è arrivata fino a oggi, di riflesso a quello della Priula, condizionati come siamo nel pensare le strade come uniche, autonome e dotate di specifiche funzioni. Nel contesto viario antico, invece, tutto era molto più articolato, meno definito gerarchicamente. In montagna c’erano molte strade, o meglio c’erano molte mulattiere e sentieri, parecchie più di oggi con tante alternative possibili. I regesti manutentori delle vie comunali delle valli Brembana, Serina e Seriana lo stanno ampiamente a dimostrare senza che da essi spunti mai, con sufficiente ricorrenza, il termine ‘mercatorum’.

Bene. Questa premessa vale solo a onor del vero perché in un momento dove ogni segno della nostra memoria storica sembra sfuggire per sempre, qualsiasi intervento controcorrente va visto con simpatia. Dunque anche riesumare il sia pur debole ricordo di un’antica strada è cosa buona e condivisibile. Inoltre la ‘restituita’ Via Mercatorum ci regala un itinerario escursionistico di quasi 40 chilometri (che diventano 80 se si aggiunge la sua prosecuzione alto orobica) in un paesaggio variato che ha il panorama come valore assoluto.

La Via Mercatorum in pillole

Area geografica: sezione montana orobica fra le valli Brembana e Seriana. Partenza: Nembro (Val Seriana) – Arrivo: Cornello dei Tasso (Val Brembana). Lunghezza: 40 km circa.

Tappe consigliate: 1. Nembro-Selvino, 3h – 2. Selvino-Serina, 2h 45’ – 3. Serina-Cornello dei Tasso, 3h. Difficoltà: T – E. Dislivello: 1400 metri.

Quota minima raggiunta: 302 m (Nembro). Quota massima raggiunta: 1088 m alla Colma di Salmezza. Segnavia: pannelli in legno con l’indicazione Via Mercatorum e bacheche illustrative.

Info utili: Comunità Montana della Val Brembana, Via Don Angelo Tondini, Piazza Brembana, tel. 0345.81177, www.vallebrembana.bg.it – Iat Valle Brembana, via Roma, Sedrina, tel. 0345.23344. Per saperne di più: L. Benedetti, C. Carissoni, Trekking sulle vie storiche bergamasche, Ed. Junior, Azzano S. Paolo 2004.

Alcuni autori spiegano la densità dei percorsi in questa parte delle vallate orobiche con la rilevanza che ebbero Dossena, centro minerario e pieve cristiana con vaste pertinenze, e Serina, capoluogo della Quadra di Valle Brembana superiore sotto Venezia, e del XX Distretto del Dipartimento del Serio, sotto Napoleone. Vi convergevano strade da soma che non rispondevano esattamente al criterio apparentemente più semplice, quello cioè di scendere o risalire una vallata lungo il suo corso d’acqua.

Noi contemporanei, abituati a usare l’auto, sappiamo che il modo migliore per entrare (o uscire) da una valle è di rispettare il suo andamento idrografico, ovvero seguire da vicino il suo corso d’acqua. Tutte le grandi strade rotabili lo fanno. Mai più penseremmo di entrare oggi in Val Brembana scollinando dalla Val Seriana. Ma quando le strade erano ‘di pietra’, percorse a dorso di mulo o a piedi, la rete viaria era quasi del tutto indipendentemente dagli ostacoli orografici. Certo, non si saliva l’Alben per scendere dall’altra parte quando lo si poteva tranquillamente aggirare, però deve far pensare il fatto che, prima dell’avvento dell’automobile, i valichi della catena orobica principale di norma praticati erano almeno una quindicina e, oggi, uno solo: il San Marco.

Baite di Salmezza
Baite a Salmezza

Per molti secoli e fino alla fine dell’Ottocento, la velocità nei trasporti terrestri rimase costante. Prima del motore a scoppio e dell’aumento della velocità dei veicoli, scegliere una strada o un’altra a seconda della facilità di percorso non aveva senso: la trazione animale garantiva una velocità costante ovunque si andasse. Il mulo col suo carico procedeva allo stesso modo sia in fondovalle sia lungo le rampe dei passi. Anche un uomo a piedi, se abituato, si muoveva con agilità sia in montagna che in piano. Inoltre vi era l’abitudine, fin dalla Preistoria, a privilegiare le vie in quota rispetto a quelle nei fondovalle per ragioni di sicurezza dalle alluvioni o di orientamento e miglior distribuzione delle vie di discesa una volta guadagnato il crinale.

La Via Mercatorum – per Nembro, Selvino, Serina, Dossena, S. Giovanni Bianco – era una via ‘traversa’, nelle sue varianti ‘bassa’ (per Rigosa e Ambriola) e ‘alta’ (per Trafficanti e Cornalba) e forniva una delle molte vie d’accesso al ventaglio delle valli superiori del bacino brembano. Ne furono agevolate Dossena appunto, e tutta la Val Serina, in antico gravitante sul bacino del Serio.

Il suo tracciato escursionistico è stato descritto con la consueta precisione qualche anno fa da Carissoni e Benedetti in un volumetto della Comunità Montana Valle Brembana e non devo fare altro che aggiungere qualche notazione di paesaggio perché, come sanno i bravi escursionisti, un conto è vedere le valli dall’abitacolo di un auto e un conto è vederle dall’alto, a piedi, lungo un sentiero.

Salendo la montagna di Lonno, sopra Nembro, ad esempio, si potrà constatare ‘de visu’ la dimensione del fenomeno conurbativo bergamasco che ha visto nella bassa Val Seriana un’ideale e impressionante direttrice di espansione, favorita già alla fine dell’Ottocento dall’impianto delle industrie tessili. Industrie che oggi figurano come ‘vuoti’, ove ripensare il disegno della città. Poi basta guardare avanti, lungo il sentiero, per aprirsi a vicende che raccontano di ostinate rivalità fra uomo e natura. Sotto il rinvenire del bosco si celano terrazzamenti, ‘pianetti’, muri in pietra: un’architettura di paesaggio, un tempo integrata col fondovalle a cui forniva i prodotti della terra.

panorama
Selvino e il suo altopiano

Più in su lo sguardo cambia ancora e si apre a vasti orizzonti, favoriti dall’accentuato declinare dei rilievi. L’altopiano di Selvino è la splendida balconata da cui si può decidere quale delle due alternative seguire della Mercatorum: l’alta, più civilizzata e, purtroppo, quasi sempre su asfalto; o la bassa, più selvatica ma più difficile da riconoscere. Sono i nuclei della Valle Ambriola, tributaria della Val Serina, a fare da boa in questa navigazione di terra, considerando bene le loro reciproche posizioni e i possibili passaggi sui corsi d’acqua nei punti dove di leggiadri ponti in pietra è rimasto – ahimé – solo il ricordo.

Il versante a oriente, meglio esposto al sole, è stato favorito quanto a insediamenti ed è lì che si collocano i tanti nuclei – Aviatico, Trafficanti, Tassone, Nespello, Tagliata, Pairolo, Passoni, Cornalba – che hanno infittito la trama delle vie mulattiere. Vie sagge che, evitando le rocce strapiombanti sullo stretto fondovalle, sapevano mantenere la giusta direzione senza eccessivi sbalzi di quota.

Formica
Formica

Dopo Serina il tracciato risale il solco del Budro, fra lembi di prati e pascoli che richiamano la reputata tradizione casearia della Val Serina, e si affaccia al Brembo al Passo della Crocetta (è il secondo valico che la via affronta dopo la colma di Salmezza). Anche qui l’asfalto ha coperto il vecchio selciato e Dossena, da piccolo borgo si è trasformato in grosso paese pur scontando la sua difficile ubicazione di pendio.

A saper riconoscere i vecchi sentieri si hanno notevoli gratificazioni, soprattutto quando la nostra traccia ‘mercantile’ si sposta sulla suggestiva costa di S. Gallo che con regolare pendenza scende verso San Giovanni Bianco. Qui la trama dei percorsi pedonali è talmente fitta, tanti sono i nuclei sparsi, che è difficile risalire a una loro precisa gerarchia. Alcuni si intuiscono proprio dalla disposizione urbanistica delle più vecchie case, allineate lungo il percorso a giustificarne l’importanza. Al di là del Brembo si dice che la Mercatorum raggiungesse Cornello, il gioiello della Val Brembana in seguito penalizzato dalla Strada Priula che, scorrendo in basso, gli tolse i traffici. Ed in effetti il solido borgo con le sue spine di edifici giustapposti e porticati rivela antiche funzioni di transito e sosta, così come le svela Averara, in alta valle, altra e più lontana tappa su questo cammino di mercanti e viaggiatori.

La Via Mercatorum. Un assaggio attorno al Monte Podona.

Itinerario a piedi lungo il primo tratto della Via Mercatorum interessando due probabili alternative dell’antico percorso attorno al Monte Podona, nei comuni di Nembro e di Selvino. 

Partenza e arrivo: Lonno (m 708), frazione di Nembro. Si raggiunge in auto dalla Val Seriana, seguendo le indicazioni per Selvino e quindi la diramazione a sinistra per Lonno. A piedi si raggiunge da Nembro seguendo il primo tratto della Via Mercatorum lungo il sentiero CAI 535. Tempo di percorrenza: 3 ore. Distanza: 9.5 km. Dislivello: 428 metri. Segnavia: sentieri CAI 534 – 531 – 535. Con chi: l’itinerario non presenta difficoltà ed è affrontabile anche con la famiglia.

Come: con buoni scarponcini, giacca a vento, una pettorina catarifrangente per il breve tratto lungo la strada provinciale. Quando: in ogni stagione, in assenza di innevamento. Dove mangiare. A Lonno: ristorante Villa S.Antonio, Via Raffaello Sanzio 3, tel. 035.514880; pizzeria-ristorante Alba, Piazza S. Antonio, Tel. 035.515019. 

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L’abitato di Lonno, in bella posizione panoramica, fu uno dei punti obbligati dell’antica via, raggiungibile sia da Nembro (per il Colle Bastia) sia da Alzano Lombardo (per il Monte Ganda). A sua volta, da Lonno si dipartivano due tracciati alternativi: il primo, che seguiremo all’andata lungo il versante orientale della valle di Nese; il secondo, che affronteremo al ritorno, sul versante occidentale della valle del Carso. A Selvino i due tracciati tornavano a unirsi prima di separarsi nuovamente in direzione di Serina con le varianti ‘alta’ e ‘bassa’. Il Monte Podona (m 1227), che aggireremo, è una possente massa calcarea, tipica dei sedimenti antichi che ricoprirono alcuni milioni di anni fa l’area padana. Si può parcheggiare l’auto all’ingresso di Lonno, al Prato Fò, giusto nel punto ove un cartello indica l’inizio dei sentieri. Una piacevole passeggiata pedonale conduce nel centro dell’abitato e al cospetto della chiesa parrocchiale, nella quale si annoverano alcuni interessanti dipinti, fra cui una pala di Giovan Battista Moroni, raffigurante la Madonna in Gloria tra i Santi Barbara e Lorenzo.

Monte di Nese
Monte di Nese

Si seguono poi, lungo Via Buonarroti, le indicazioni del sentiero 534, lasciando a destra il 535 con il quale torneremo, avviandoci a mezzacosta lungo la bella pendice della valle di Nese. Sull’opposto versante si profila il tozzo vertice del Monte Cavallo con le case di Monte di Nese, l’acuto becco del Monte Filaressa e il crinale che finiremo per raggiungere a Salmezza. Si sale a balzi sulle scabre superfici di calcare e si raggiunge un primo vertice al Colle della Olta (m 893) dove ai faggi si alternano alcune ‘isole’ di betulla. Non è difficile intravedere il corvo imperiale, abituale frequentatore della valle. L’appropinquarsi di alcuni cascinali indica la vicinanza a Salmezza, villaggio che compare all’improvviso fra i suoi prati, appena superata una stretta trincea entro cui si dipana il sentiero. Risalendo lungo la stradina asfaltata che fa da accesso al villaggio si raggiunge la colma (m 1088) da cui lo sguardo si apre su tutta la Valle Ambriola, su Selvino, Aviatico e il Monte Alben. La ripida strada scende a Selvino, località ben nota dove il fenomeno della ‘seconda casa’ ha raggiunto livelli di assoluto primato. Senza entrare nel centro dell’abitato si imbocca la strada provinciale che scende a Nembro. Occorre seguirla per poco meno di un chilometro, fino a quando, sulla destra si scorge il cupo varco d’accesso a un’area di cava. Attraversandola si individuano i segnavia CAI 535 che, ben presto, riportano nel bosco con un lungo tratto in piano che regala belle vedute sulla valle del Carso fino al fondovalle del Serio e al dirmpettaio Monte Misma. Piccoli segni della fede accompagnano il cammino fino al Forcellino di Lonno (m 861), oltre il quale si torna sul versante di Lonno. Uno sconnesso tratto in discesa, da cui affiorano alcuni brani di selciato, riporta in breve al villaggio dal quale si era partiti.

 

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