La strada romana del Bigallo

I Romani realizzavano strade lunghe e il più possibile rettilinee. Nel Valdarno superiore, tra Firenze e Rignano, il tracciato dell’antica Via Cassia non seguiva il tortuoso corso del fiume ma, così come fa oggi la Direttissima Roma-Firenze, prendeva una direzione più lineare scavalcando le colline. Ne seguiremo le tracce con una bella passeggiata nel paesaggio toscano.

La Via Cassia, con la Flaminia e l’Aurelia una delle tre consolari che da Roma si dirigevano verso il nord della penisola, seguiva una traccia, già battuta dagli Etruschi, sui monti della Tuscia per poi distendersi nella Valdichiana e raggiungere Firenze lungo la valle dell’Arno fra il Pratomagno e le colline del Chianti. Esistono due tracciati, succedutisi nel corso del tempo. Il più antico, detto ‘seriore’, sembra risalire a un periodo anteriore al 185 a.C., data in cui sono accertati lavori di lastricatura per opera del censore Cassio Longino. Il più recente – relativamente parlando – si assegna invece all’imperatore Adriano, intorno al 123 d.C., e si distingue dall’altro per un tracciato che nel Valdarno si trova spostato più a ovest, sull’alto delle colline chiantigiane. Il nostro itinerario si riferisce a una variante successiva del tronco terminale della Cassia seriore che, evitando le anse dell’Arno a Pontassieve, tagliava in direzione nord-ovest sulle colline da Rignano a Firenze. Occorre infatti ricordare che fra le due date citate, e precisamente nel 59 a.C., Florentia ereditò il ruolo dell’insediamento etrusco di Fiesole, verso il quale puntava il primitivo tracciato della Cassia.

Itinerario lineare a piedi fra le colline del Valdarno, con partenza dalla stazione Fs di Rignano sull’Arno (linea Firenze-Arezzo) e arrivo all’Ospedale del Bigallo, presso Bagno a Ripoli, da cui in bus (linea Ataf 33 – www.ataf.net – o Sita – www.sita-on-line.it) alla stazione Fs di Firenze Santa Maria Novella.

Tempo di percorrenza: 4 ore, escluse le soste. Dislivello: 480 metri circa. Segnavia: bianco-rosso con la dicitura Anello del Rinascimento Periodo indicato: tutto l’anno, salvo i mesi estivi più caldi. Informazioni utili: itinerario lungo ma adatto a tutti, senza difficoltà; scorta d’acqua, parasole.  Dove mangiare. Sul percorso non si incontrano punti di ristoro. Pertanto è bene avere provviste, fatte a Rignano.

Per un alloggio agrituristico in zona: http://www.agriturismo.regione.toscana.it – Orari di apertura dei monumenti: Antico Spedale del Bigallo (ostello della gioventù), visita su richiesta, tel. 055.630907, www.bigallo.it – Pieve di S. Leolino, c/o Informazioni turistiche Rignano, p.za Repubblica 1, tel. 055.8347822. Per saperne di più: A. Salvini, “L’antica e dritta strada…”, in De Strata Francigena, VII/1, 1999, Opus Libri, Firenze.

Pubblicato su Amicotreno, novembre 2004 – Aggiornato 2011 – © Albano Marcarini, 2016

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Dalla stazione Fs di Rignano sull’Arno (alt. 120) ci si dirige verso il centro dell’abitato, seguendo poi la strada rettilinea verso la chiesa di San Leolino. A Rignano, forse l’antico Arinianum citato da Catone, doveva esistere un ponte sull’Arno di modo che la Cassia dalle basse falde del Pratomagno si potesse spostare sulla riva sinistra del fiume. La pieve di San Leolino (alt. 128) ebbe origine fra il X e l’XI secolo con impianto basilicale a tre navate e absidi semicircolari. Solo in parte di queste ultime, accuratamente restaurate, si riconosce però la primitiva costruzione; il resto dell’edificio fu rifatto nel XVIII secolo, forse a seguito di un crollo. All’interno, fra le varie opere artistiche, si ammira un delicato affresco (Incoronazione della Vergine), risalente al XIV secolo. Sono incantevoli le figure dei 5 angeli musicanti che accompagnano la scena, ciascuno con un diverso strumento musicale.

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S.Leolino

Dopo la pieve il cammino batte una strada sterrata che sale con moderata pendenza la collina. Compaiono i caratteri classici del paesaggio toscano: i vigneti, le folte macchie boschive lungo gli impluvi, i campi ondulati, i casali sparsi, gli immancabili cipressi che una scrittrice inglese definì i ‘punti interrogativi’ nel bel romanzo del paesaggio. Alle spalle si delinea in prospettiva il Valdarno e, a fianco, la possente groppa del Pratomagno. Con questo andamento lieve si raggiungono la fattoria di Pagnano (alt. 288) e, subito dopo, il piccolo nucleo di Bombone  (alt. 290) dove, fra le strette case e la piazzetta della chiesa, si può sostare a riprendere fiato. Seguendo poi la vecchia strada si perviene, dopo circa 200 metri, a una biforcazione. Seminascosta fra i cespugli e un deposito di attrezzi si diparte un vecchio stradello erboso, detto ‘delle Fontanelle’, che scende fra i coltivi. Bisogna seguirlo perché è la probabile traccia della strada antica. Deviando poi sulla sinistra, una volta superato il punto più depresso segnato da un vetusto ponticello, si sfiora un casale e si prosegue in salita. Ora, nella boscaglia, appariranno tratti selciati, riportati alla luce da

scavi effettuati alcuni anni or sono. Hanno caratteristiche antiche, anteriori al XVIII sec., non assegnabili con certezza alla romanità anche se, nelle vicinanze, si sono rinvenuti avanzi e laterizi di costruzioni di probabile assegnazione al periodo imperiale. Quando si spunta su una strada asfaltata, si deve lasciare il percorso storico (d’ora in avanti infrascato) per rimontare la china verso sinistra. Giunti sul crinale si volge a destra percorrendo una larga strada sterrata che, aggirando il Fosso delle Corti, punta verso il casale di Moriano  (alt. 398). Una località, detta La Via, è prezioso indizio dell’esistenza di una via di comunicazione antica. A Moriano sorge la villa Gattai, grandioso edificio, già ‘casa da signore’ della famiglia Bardi, nel XIV secolo. Appena oltre le case, si infila, verso destra, un bel viale con due filari di cipressi che punta verso il vicino Poggio. Non raggiungendolo però, la stradina, che presto si riduce a largo sentiero, si dipana lungo le sue falde meridionali punteggiate da un rado bosco di roverelle. Dopo aver toccato il punto più elevato, l’itinerario scende verso la sella di Casignano dove incontra di nuovo una strada carrozzabile.

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Nella campagna toscana

Il casale di Casignano  (alt. 352), col suo alto muro perimetrale, ma più ancora i cospicui ruderi sparsi nella vicina boscaglia, riportano alla memoria un convento di monache benedettine, fondato nel 1311, soppresso nel 1502 e avente anche probabile funzione di ‘hospitale’ per i viandanti. Ora si riprende la via più antica, che rivela di tanto in tanto altri splendidi brani selciati (fra cui uno a forma di tornante). Al culmine si raggiungono le Case Gorioli  (alt. 472) per poi scendere, su asfalto, fino al Tabernacolo (alt. 424) a fianco dell’altura di Monte Cucco che ha lasciato innumerevoli tracce di presenze del passato: le basi di una torre medievale, un pozzo, monete e medagliette votive.

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Le colline di Firenze

Si lascia a sinistra il proseguimento di Via Ponti di Pillo e si procede per la strada Bencistà e Gorioli. Lentamente la strada inizia a scendere in diagonale lungo il versante settentrionale di Monte Pilli con una visuale che si allarga sull’Arno, su Firenze e sulla cupola di Santa Maria del Fiore. Qui affiorano altri selciati e possiamo, a questo punto, sintetizzarne le caratteristiche. Sono basoli di medie dimensioni, di pietra alberese, contenuti da due file parallele di altre pietre e da una canalina centrale per il deflusso delle acque. Il percorso mantiene una larghezza costante di 2.30 metri ed è inframezzato, nei segmenti di maggior acclività, da pietre ‘rompitratto’, disposte perpendicolarmente e un poco rialzate per dar maggior presa agli zoccoli degli animali da soma.

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Il Bigallo

La lunga discesa si conclude presso l’innesto con la strada Paterno-Terzano. Trascurandola e volgendo invece a sinistra, accanto a una casa turrita, si perviene in breve, nella ritrovata bellezza del paesaggio collinare, allo Spedale del Bigallo  (alt. 275), oggi convertito a ostello e raffinato ristorante che, in qualche modo, tramandano i doveri di ospitalità per i viandanti e i pellegrini in transito. Qui transitava la Via Aretina medievale che, tramite il valico di San Donato, aveva probabilmente sostituito il precedente tracciato romano che abbiamo fin qui seguito. Il nome di Bigallo, o ‘Vicus Galli’, designa un probabile insediamento romano. L’edificio, eretto nel XIII secolo, dimostra ancora la sua nobile austerità con le alte mura, gli angusti cortili interni e gli ambienti interni, fra i quali spicca la cucina, rimasta tale dal Medioevo. Dal Bigallo si scende brevemente a Paterno, fermata del bus per Firenze.

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L’escursione che abbiamo descritto fa parte dell’Anello del Rinascimento, realizzato dall’Agenzia per il Turismo di Firenze e da vari sponsor per avvicinare le bellezze della campagna fiorentina senza usare l’automobile, ma semplicemente camminando lungo i sentieri e le antiche strade. Uscire dal centro storico e dalle sue meraviglie, calcare le vecchie strade imbrecciate come facevano i protagonisti del film ‘Camera con vista’, significa riscoprire il rapporto della città gigliata con il suo contado. Significa decifrare il sistema delle fortificazioni e delle vie di comunicazione, la diffusione delle pievi e delle ville da cui scaturì, nel XV e XVI secolo, il grande processo di miglioramento agrario che condusse all’elaborazione di un paesaggio unico al mondo per bellezza.

Per queste ragioni l’Anello del Rinascimento è un affascinante itinerario pedonale di ben otto tappe, più diverse ramificazioni, che circoscrive interamente Firenze stando alto sulle colline. Immersi nell’ombra, fra le vigne e gli uliveti o lungo gli argini dell’Arno, l’escursionista calcherà facili sentieri che incrociano spesso un ristorante, un agriturismo, un albergo, un borgo. Ovunque, grazie alla capillare presenza dei mezzi di trasporto pubblico, e in particolare del Servizio regionale di Trenitalia, potrà inizare o interrompere a suo piacere la sua piacevole passeggiate. Per il dettaglio delle varie tappe: http://www.firenzeturismo.it

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www.guidedautore.it

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