Trisulti, la Certosa e i gatti-pardi

trisulti-ornato368Nella Ciociaria, fra le montagne del Lazio, c’era una volta un castello in mezzo a tre monti boscosi: a ‘tribus saltibus’, secondo gli antichi latini, da cui il nome di Trisalto e, poi, Trisulti. Dai suoi ruderi i monaci certosini, nel 1208, cominciarono a erigere un convento. Lavoravano in totale silenzio perché la regola impediva loro di scambiar parole; di tanto in tanto solo le parole – «memento mori» – pronunciate sommessamente. Oggi l’abbazia di Trisulti, passata ai Cistercensi, è uno splendido monumento dell’arte sacra, incastonata in un paesaggio di boschi e cupe forre alle falde del Monte Rotonaria, nel gruppo degli Ernici. Per raggiungerla, da Collepardo, l’abitato più vicino, non useremo l’auto ma la vecchia mulattiera con una bella passeggiata a piedi.

Itinerario a piedi nelle montagne della Ciociaria, in provincia di Frosinone, attorno all’abbazia di Trisulti.

Tempo di percorrenza: 1 ore e 30 minuti (solo andata). Dislivello: 315 metri. Segnavia: sentiero 8b con tacche di colore rosso/giallo/rosso. Per chi: facile itinerario per tutti. Come: abbigliamento da trekking leggero. Quando: in ogni stagione, in inverno attenzione alle gelate.

Dove mangiare: Al vecchio Mulino, via Roma, Collepardo, tel. 0775.47000; Certosa, a Trisulti, tel. 0775.47209.

Informazioni utili. La Certosa di Trisulti si visita dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 17.30 (dalle 16 alle 18.30 in estate). Nei festivi solo il pomeriggio. Tel. 0775.47024. Nella Liquoreria della Certosa si trovano in vendita i preparati dei monaci. 

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Nella Ciociaria, fra le montagne del Lazio, c’era una volta un castello in mezzo a tre monti boscosi: a ‘tribus saltibus’, secondo gli antichi latini, da cui il nome di Trisalto e, poi, Trisulti. Dai suoi ruderi i monaci certosini, nel 1208, cominciarono a erigere un convento. Lavoravano in totale silenzio perché la regola impediva loro di scambiar parole; di tanto in tanto solo le parole – «memento mori» – pronunciate sommessamente. Oggi l’abbazia di Trisulti, passata ai Cistercensi, è uno splendido monumento dell’arte sacra, incastonata in un paesaggio di boschi e cupe forre alle falde del Monte Rotonaria, nel gruppo degli Ernici. Per raggiungerla, da Collepardo, l’abitato più vicino, non useremo l’auto ma la vecchia mulattiera con una bella passeggiata a piedi.

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La certosa di Trisulti

1. «Il paese giace sopra un elevato altipiano; circondato da forti mura castellane, con torrioni, in gran parte diruti, ha la figura di un cembalo», così annota nel 1890 l’alpinista Giuseppe Abbate giungendo a Collepardo. L’origine del nome è curiosa; sembra che alcuni pastori, stabilitisi su questo colle, uccisero dei gatti selvatici, da loro chiamati gatti-pardi. I resti dell’antica rocca, i vicoli e le alte case che vi si stringono contro danno un’inconfondibile immagine a questo arroccato borgo della Ciociaria. Si lascia il paese seguendo la stradina per la chiesuola della Santissima Trinità. Si tratta del percorso tradizionale per la Certosa. Passo passo sembra di aggredire senza timore le acclivi pendici della Monna e della Rotonaria, i due baluardi montuosi sovrastanti Collepardo. Più in basso scorre la rotabile che, poi, risale a tornanti verso Trisulti.

2. Raggiunta la chiesuola si imbocca una mulattiera che scende, con qualche spira, nel fondo del vallone di Capo Rio. La forra raccoglie le acque che scendono a salti dalle rocce della Rotonaria. E’ un ambiente selvaggio e di grande bellezza; in primavera vi sbocciano primule, ciclamini, anemoni. Passato il Rio su un ponticello e lasciate sulla sinistra le frecce per Capo Rio, si rimonta l’opposto versante.

3. Alle Cappellette, dove due edicole sacre si fronteggiano, si raggiune la rotabile. Ora proseguendo in piano si giunge rapidamente alla Certosa di Trisulti, circondata da un fitto viluppo di vegetazione, residuo dell’antica Selva d’Ecio, concessa ai monaci, assieme a molte altre terre, da Innocenzo III. L’ingresso è degno di un fortilizio, unendo il vigore con la sontuosità tipica dei cenobi certosini. Il viale d’accesso è bordato da muretti, entro i quali i monaci, provetti nelle coltivazione delle erbe medicinali, avevano i loro orti. Un vasto complesso edilizio, compiuto nell’arco di diversi secoli, circonda la chiesa. La ‘summa’ dell’esperienza erboristica si rivela nell’antica Spezieria, nobilmente arredata, ornata di dipinti a sfondo naturalistico o di singolare soggetto allegorico. Nelle vetrine, nei vasi di ceramica si trovano le materie prime e i composti dai nomi rari e desueti. La chiesa, di aspetto barocco, ha diverse opere di pregio e molti dipinti parietali di Filippo Balbi, artista settecentesco, che operò a lungo e proficuamente nella certosa.

4. Prima di riprendere la via del ritorno si può scendere al santuario delle Cese. Bisogna affrontare un dislivello di circa 200 metri, ma vale la fatica. Una stradina si dipana nella lecceta, poi, a tratti, sfila sotto le pareti calcaree della Valle del Fiume, quindi giunge allo speco dentro il quale trovano riparo un eremo e una chiesuola del XVIII secolo. Narra la leggenda che la notte di Natale perfino i banditi lasciavano i loro inacessibili rifugi per scendere all’eremo in adorazione del presepe.

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