Nel Bosco di Ferdinando

Itinerario a piedi nel Bosco della Ficuzza in provincia di Palermo, con partenza e arrivo a Ficuzza, frazione di Corleone, posta a 41 km da Palermo.

In un orizzonte infinito di colline e vallate bersagliate dal sole e battute dal vento, ecco emergere un isolato baluardo di calcare, spoglio e dirupato da un lato, dolcemente foderato di verde dall’altro. Sotto la parete più impervia e da questa protetto si stende un bosco foltissimo di lecci, roverelle e querce, fra i più preziosi di una Sicilia da secoli depredata di questo genere di ambienti. Si chiama Bosco di Ficuzza ed era la riserva di caccia di Ferdinando III di Sicilia, quando fuggito da Napoli per le rivolte popolari, si stabilì nella più rassicurante Palermo. Oggi Ficuzza è riserva naturale protetta (estesa per oltre 7000 ettari) ed è il luogo più vicino al capoluogo siciliano dove compiere ripaganti escursioni naturalistiche. A queste si può accostare la visita della Reale Casina di Caccia, reminescenza borbonica, iniziata nel 1799 e completata nel 1807 e destinata al soggiorno della corte durante le battute di caccia. La sua aulica parvenza neoclassica ben si sposa con la maestosa retrostante cornice della montagna, regno incontrastato dell’aquila reale e del falco pellegrino. Sul frontone del palazzo si nota un gruppo scultoreo con il dio Pan e la dea Diana. Purtroppo depredato del suo arredo interno durante i moti popolari del 1820, ospita oggi il Museo multimediale del bosco di Ficuzza con raccolte di fauna e flora.

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Itinerario a piedi nel Bosco della Ficuzza in provincia di Palermo, con partenza e arrivo a Ficuzza, frazione di Corleone, posta a 41 km da Palermo.

Tempo di percorrenza: 4 ore. Distanza: 9 km. Dislivello: 260 metri. Segnavia: paline giallo/verde, sentiero 6 fino a Elice, sentiero 3 da Elice a Ficuzza.

Per chi: itinerario adatto a tutti; attenzione ai cancellini con filo spinato (da richiudere); qualche problema di orientamento prima del vallone di Rocca d’Elice.

Come: con buoni scarponcini, giacca a vento, provvista d’acqua.

Quando: fino a giugno, da ottobre in poi.

Dove mangiare: Albergo e ristorante Antica Stazione di Ficuzza, Ficuzza, 091.8460000 (bell’esempio di recupero a fini turistici della stazione della ex-ferrovia Palermo-Corleone-Burgio).

Dove dormire: B&B Casetta nel Bosco, Via del Littorio 29, Ficuzza, 333.1625383.

Indirizzi utili: Azienda foreste demaniali della regione siciliana, Distaccamento di Ficuzza, 0918.464062; Aapt Palermo, p.za Castelnuovo 35, Palermo, 091.6058111; Palazzo Reale di Ficuzza, 091. 6274111.

Per saperne di più: Autori vari, Ficuzza storia e natura, Arbor, Palermo, 2000.

ITINERARIO AGGIORNATO AL 2026 – ©albanomarcarini2026


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Il Palazzo Reale di Ficuzza

1. Il sentiero prende avvio dal Centro di recupero della fauna selvatica, nel piazzale del Palazzo Reale di Ficuzza. Il sentiero 6, segnato da paline gialle e verdi, supera un guado e penetra subito nella lecceta sotto la possente bastionata calcarea di Rocca Busambra. Si potrebbe scorgere una volpe, avvezza a frequentare gli orti del vicino villaggio. Nel sottobosco, fra lecci e roverelle, spuntano preziose orchidee. La riserva della Ficuzza ne protegge oltre trenta specie. Dopo buon tratto si supera un cancellino e si esce sulla strada forestale che, in breve, verso destra conduce alla fontana Ramusa.

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2. Dalla fonte Ramusa si gode un bel panorama sui pascoli che si stendono sotto l’alta parete di calcare. Poi, superati due pilastrini in pietra, si torna nel bosco costeggiando una ‘muracca’ (basso muro di pietra a secco). Essa racchiude un ‘girato’, il luogo dove il Re ospitava le specie atte a ripopolare la riserva di caccia. Tenaci e tentacolari felci si spargono ovunque rivaleggiando con le altre essenze del sottobosco. Di tanto in tanto, fra le fronde delle sughere, si scorge la Casina di Caccia, da cui si era partiti.

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Rocca Busambra

3. Il sentiero spunta nella radura della Casotta, accanto all’abbandonata colonia montana delle Ferrovie dello Stato. L’itinerario mantiene sempre la stessa direzione, traversando la pendice del bosco, un cancellino dopo l’altro. In primavera, dalle radure fiorite spuntano migliaia di fiori; fra i più vistosi lo zafferanello e l’acetosella gialla. Rari invece ed endemici, abbarbicati sulle rocce, il Cipollaccio di Busambra, lo Spillone di Gussone, la Viola del Tineo. Superato un altro cancellino, più ostico di altri, si scende verso il vallone di Rocca d’ Elice dove si incontrano vari segnavia. Qui, infatti, il sentiero 6, finora seguito, fa ritorno a Ficuzza, ma noi proseguiamo ancora, lungo il sentiero 3 che superata una modesta altura si affaccia a vari ripiani prativi. Fra questi si cela un curioso appostamento di caccia.

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Il Pulpito del Re

4. Si tratta del Pulpito del Re, una roccia dove sono stati intagliati dei gradini e ricavato un largo sedile. Era il luogo prediletto da Ferdinando IV. «Fra lo spuntar del sole – scrive il biografo reale – il Re col nobile corteo di Baroni e guardacaccia montati su valenti palafreni, venivano a prender posto il quel luogo assegnato, che era ritenuto il punto più sicuro per tirare il maggior numero di colpi… Così i signori venivano a collocarsi sopra vellutati seggioloni a bracciuoli, ove il lungo aspettar diventava men noioso…». Si tirava al lupo, al cervo, al daino, al capriolo specie ormai oggi perdute. Ancora diffusa la fauna minore come la volpe, il gatto selvatico, l’istrice, la martora, la donnola e il ghiro, chiamato dai locali ‘surci giacalone’, ovvero ‘ sorcio dormiglione’.

5. Giunti al bivio del Cozzo Quattro Finaite si impegna ora il tranquillo tracciato della ex-ferrovia Corleone – Palermo Sant’Erasmo all’altezza del portale nord della galleria dei Gargioli, la più lunga della linea e nel punto più elevato dell’intero percorso a 754 metri d’altitudine. Si trattava di una linea a scartamento ridotto, aperta nel 1886, destinata a collegare l’entroterra palermitano con il capoluogo. Fu esercitata fino al 1959. Da diversi anni è stata recuperata a pista ciclo-pedonale. Della vecchia infrastruttura si notano i poderosi muri di contenimento, un lungo viadotto, qualche casello, i cippi chilometrici e la vasca del ‘rifornitore’, destinata ad approvvigionare di acqua le motrici a vapore. In leggero declivio si giunge infine alla vecchia stazione di Ficuzza, da cui una rampa a gradoni mette in breve al villaggio.


LA FERROVIA PALERMO_CORLEONE

I lavori per la realizzazione di una ferrovia a scartamento ridotto (950 mm) da Palermo a Corleone e Burgio furono affidati nel 1879 a Robert Trewhella, un imprenditore inglese che si era già dato lustro con la ferrovia Circumetnea. Il progetto prevedeva un primo capolinea a Corleone dopo 66 km, raggiunto nel 1886, e successivi prolungamenti fino a raggiungere la costa meridionale della Sicilia a Sciacca, obiettivo che però non fu mai raggiunto. Nel 1903 i treni arrivarono a S.Carlo, ultimo abitato della provincia palermitana e solo nel 1931 a Burgio, capolinea finale, dopo 112 km. Gestita privatamente fu assunta, nel 1922, dallo Stato come parte della rete complementare siciliana a scartamento ridotto. Negli anni cinquanta dalla trazione a vapore si passò a quella diesel migliorando tardivamente l’efficienza della linea poiché già si prospettava la sua futura dismissione a favore dell’autoservizio. Decisione che divenne esecutiva quando nel 1954, per discutibili scelte urbanistica, la stazione di testa di Palermo Sant’Erasmo fu rimossa e sostituita dalla più periferica stazione Acqua dei Corsari impedendo così un accesso diretto dei passeggeri e delle merci al centro della città. La chiusura del servizio avvenne nel 1959.


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Albano Marcarini, LA VIA GRANDE D’ASPROMONTE – IL SENTIERO DEGLI EUCALIPTI, Alleanza Assicurazioni, Milano 2001, pag. 80, con foto, carte e acquerelli – Formato: 11 x 16 cm

La Via Grande d’Aspromonte è un itinerario escursionistico lungo 45.8 km. Inizia a Cittanova, località calabrese posta all’estremità orientale della Piana di Giòia Tauro, e si conclude a Natile Vecchio, frazione di Careri, a pochi chilometri dalla costa ionica. È una lunga traversata che percorre un tratto della dorsale appenninica, nella zona  settentrionale del Parco nazionale dell’Aspromonte. Segue sentieri e piste forestali, quasi sempre all’interno dei boschi (faggi, abete bianco). Talvolta ha uno sviluppo un po’ tortuoso perché evita le strade asfaltate. Non comporta difficoltà tecniche. Tocca il suo culmine, nei pressi del M. Scorda, a 1372 metri d’altezza. Il dislivello complessivo, in salita, è di 1166 metri. Gran parte di questo dislivello – circa 500 metri – si vince gìà nella prima tappa, salendo dopo Cittanova il primo gradino orografico fino a raggiungere un’altezza media di 900-1000 metri. La Via Grande si percorre in tre giorni di buon cammino.

6,00 €

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