Villanova d’Asti, il paese delle bicocche

ITINERARIO circolare in bicicletta nel Pianalto astigiano, al confine fra le province di Asti e di Torino.

A volte le ‘terre di mezzo’ offrono inattese sorprese. Sono le terre che si trovano a metà fra località di maggior fama turistica e che spesso, per questa ragione, sono disdegnate dal turista. In questo caso si tratta della zona compresa fra la Collina Torinese e l’Astigiano, detta Pianalto, perché posta a una quota relativamente elevata, in media 250 metri, vicina alle influenze climatiche delle Alpi e delle Langhe. Il paesaggio ha gli elementi delle pianure: la geometria dei campi, la diffusione di borghi e cascine, i borghi di mercato, le strade rettilinee o quelle, minori, capricciosamente tortuose. Il luogo di riferimento è Villanova d’Asti; da qui partiremo per la nostra escursione in bicicletta.

Partenza e arrivo: Stazione Fs di Villanova d’Asti sulla linea Torino-Genova (servizio Treno+Bici).  Lunghezza: 37,2 km. Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti. Dislivello: 250 metri. Condizioni del percorso: strade comunali e provinciali asfaltate o sterrate. Periodo indicato: ogni stagione, ma in estate evitare le ore calde. Indirizzi utili: Ufficio informazioni Astigiano, piazza Alfieri 34, Asti, 0141.530357, www.astiturismo.it

Dove mangiare e dormire.

Agriturismo Corveglia Daij Gépolin (Borgo Corveglia 86, 0141.948407, www.castello dicorveglia.it). Si pranza sotto le volte in cotto dell’antico maniero con menù a prezzo fisso di 32,50 Euro e visita del castello compresa. Attenzione, apertura a giorni fissi, meglio prenotare.

Il Mulino del Casale (Strada provinciale per Montafia 23, Villanova d’Asti, 0141.947006, www.larteatavola.it). A breve distanza dalla stazione di Villanova, nei grandi ambienti di un mulino recuperato alla tradizione. Si viene per degustare la cucina locale, ma il Mulino dispone anche di camere per la notte. Menu degustazione a 22 e a 30 Euro. Camera doppia a 70 Euro con colazione a notte.

Agriturismo Le Verne (Via Valmaggiore 110, loc. Villata, Valfenera, 0141.935279, www.agriturismoleverne.it). Quattro camere in campagna con possibilità di degustazione di cucina tipica e vendita di prodotti locali. Camera doppia da 60 Euro con prima colazione.

Ristorante Caffé del Commercio (Via Roma 44, Villanova d’Asti, 0141.948123). Locale storico del capoluogo noto anche per il dolce, ‘Lasenzafarina’, una torta alla nocciola lavorata senza uso di farina.

Pubblicato su BELL’ITALIA, settembre 2014.©Albano Marcarini,2016

Villanova.mapIl nome – Villanova – fa presagire un’origine pianificata, una ‘città nuova’ fondata dagli Astigiani nel 1248 con la riga e con la squadra essendo le sue vie regolari, tracciate attorno a otto lunghi isolati di bassi caseggiati. Il luogo era comunque già conosciuto poiché situato lungo la romana Via Fulvia, arteria che anche nel Medioevo facilitava i commerci dalla Pianura Padana verso la Francia. Il desiderio di controllarli e la necessità di anteporre ad Asti un presidio armato furono le ragioni della fondazione. Del ruolo strategico di Villanova si ricordarono tutti coloro che la ebbero nelle mani, non ultimo Francesco I, re di Francia, quando decise di scendere in Italia all’inizio del XVI secolo. A lui si dovettero le ‘bicocche’, o ‘bisòche’ (il termine è francese, bicoque, a designare una costruzione un po’ malmessa), che sorgono ancora oggi intorno a Villanova. Alla Bisocca di Supponito si passa accanto, giusto all’inizio dell’itinerario se si decide di partire dalla stazione Fs di Villanova, posta circa 3 km a nord dell’abitato. Una pista ciclabile unisce la stazione al capoluogo: una piccola deviazione verso destra porta a osservare questa strana torre mozza, isolata fra i campi di mais, con probabile funzione di vedetta. Seguendo stradine si entra a Villanova.

Via Roma è l’arteria principale del centro con un bel corredo di monumenti: un palazzo del XV secolo, la chiesa della Santissima Annunziata secondo i modi dello Juvarra, la Torre dell’Orologio. Poco discosta, nella sua piazza, è la chiesa di S.Pietro che conserva due opere assegnate al Moncalvo, artista della seconda metà del Cinquecento. Uscendo dall’abitato in direzione sud (via S.Martino), si attraversa la circonvallazione e si imbocca la vecchia strada per Poirino (SP 48), quindi, dopo circa 400 metri, verso destra, la stretta Via dei Gerbidi. È una bella campagna, con qualche lievissima ondulazione che conferisce profondità alle visuali. La strada passa sullo sterrato e tocca cascinali dove razzolano le reputate ‘Galline bionde di Villanova’.

Castello di Corveglia
Corveglia

Dopo la località Raspino Nuovo si giunge a un bivio: a destra, una breve diramazione avvicina a Corveglia, un singolare borgo che affonda le sue radici all’anno Mille. Fu convento femminile, ostello per pellegrini, fortezza militare, monastero maschile, luogo di truci vendette familiari, infine cascina e, oggi, azienda agrituristica! Fino alla fondazione di Villanova fu il riferimento di tutto il Pianalto. Del complesso restano, in bella evidenza, la torre della Prevostura, la piccola cappella, il corpo degli edifici rustici con le stalle e i fienili.

Lasciata Corveglia si fa ritorno sull’itinerario principale proseguendo, sempre su sterrato verso Palazzo Valgorrera che cela un poderoso castellaccio in cotto dei tempi del Barbarossa. Ebbe ruolo più di vigilanza attiva contro le bande di malfattori del luogo che non presidio bellico. Timore ne doveva incutere per il suo aspetto bruto, molto differente dalla Torre Valgorrera, un delizioso castelletto ottocentesco che s’incontra qualche chilometro dopo. Anch’esso però risale a tempi antichi, forse al XIII secolo, ma fu del tutto rifatto dai fratelli Nigra, banchieri, che vi aggiunsero una torretta ottagonale e il parco con un laghetto.

Valgorrera copia
Valgorrera

Spuntati sulla provinciale 131 si piega a sinistra per la vicina Isolabella, abitato di tradizionale impianto colonico, dove, al Bar dell’Isola, ci si può concedere una sosta. La geografia storica dell’altopiano vede un continuo mutare di luoghi e di denominazioni. Isolabella si chiamava in origine Bulgaro, fu a un tratto abbandonato e l’abitato spostato altrove, esattamente come Valfenera, comune che si avvicina nel prosieguo dell’itinerario. Si suppone che le cattive condizioni ambientali del luogo, un tempo invaso dalle paludi, e la stessa fondazione di Villanova, in grado di attrarre popolazione abbiano determinato questa incerta condizione insediativa. Delle antiche paludi restano oggi le ‘peschiere’, bacini lacustri dove si alleva la Tinca gobba dorata del Pianalto, di grande pregio gastronomico.

Chiesa Pal. Valgorrera
La chiesa di Valgorrera

Ora l’itinerario muove verso le prime colline dell’Astigiano, sfiorando l’abitato di Valfenera (la scorciatoia sterrata, verso sinistra, è poco prima del  cartello del km 33 della SP 16D) per poi puntare verso S.Michele d’Asti lungo quella che in passato era detta ‘Via de Plano’ poiché lambiva il bordo orientale dell’altopiano al cospetto delle sottostanti colline astigiane, tanto che ancora oggi da qui si usa dire scendere, e non salire, in collina. Non si entra a S. Michele: all’altezza dell’omonimo ristorante si piega a destra e, percorrendo Via Mulini, bella stradina asfaltata, effettivamente si scende nella valle Stanavasso. Abbiamo lasciato il Pianalto: le acque ora defluiscono a oriente, verso il Tanaro; quelle del Pianalto andavano direttamente nel Po. Il paesaggio assume un aspetto collinare con macchie di bosco che rivaleggiano sui campi aperti dei lunghi fondovalle.

Si confluisce sulla ex-statale 10; la si segue a destra per circa 300 metri per poi piegare a sinistra in direzione S. Antonio sottopassando il maestoso viadotto della ferrovia Torino-Genova, una delle prime ferrovie italiane, realizzata intorno al 1840.

Ora il percorso ha raggiunto il fondovalle del torrente Traversola e si comincia a risalirlo (direzione S.Paolo Solbrito), fra casali e lunghi tratti solitari. Via via la boscaglia si infittisce. La strada perde l’asfalto per diventare una solida pista sterrata (direzione Moncero). Campicelli e prati disegnano con il bosco un fitto mosaico di particelle. Si confluisce sulla SP 2: si piega a destra, poi subito a sinistra tornando sullo sterrato. L’ambiente diventa più selvatico, poi si attraversa il torrente e si affronta l’unico, breve, tratto in salita del percorso (nel 2014 una frana ha sbarrato la via, ma risulta superabile in bicicletta). Alla fine si spunta di nuovo sull’altopiano, presso la frazione Savi dove ci accolgono un linda chiesuola barocca e una fontanella a poco più di un chilometro dalla stazione di Villanova, dalla quale eravamo partiti.

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