Didimo Chierico in Brianza

Facile escursione pedonale a Inverigo (Co).

Probabilmente è il più corto sentiero della Brianza. Non ha la dignità dell’escursione e neppure un dislivello considerevole. Passeggiata è il termine più appropriato. Di ricchezze e di sorprese, fra arte e paesaggio, ne dispensa a piene mani. Si tratta di un brevissimo percorso pedonale a Inverigo, nel cuore della Brianza, nel luogo dove Ugo Foscolo fece nascere Didimo Chierico, pseudonimo sotto il quale il grande poeta tradusse il Viaggio sentimentale di Lorenzo Sterne.

Foscolo frequentò la Brianza e fu ospite a Erba nella villa dell’avvocato Marliani, sedotto dall’aria rigenerante ma ancor più dalle grazie della di lui figlia. Sulla strada fra Milano ed Erba, seppur ansioso di raggiungere la dolce fanciulla, non potè fare a meno di apprezzare il paesaggio, specie a Inverigo dove, terminato il pianalto milanese, il suolo s’increspa e si solleva, tormentato in epoche geologiche dagli antichi ghiacciai e poi dall’uomo decorosamente modellato a ‘ronchi’ e a boschetti, a ville e giardini.

Inverigo.Viale dei cipressi
Inverigo, il Viale dei Cipressi

Stiamo parlando dell’inizio dell’Ottocento, ovviamente; oggi l’aspetto dei luoghi è diverso, decisamente più urbanizzato. Restano qua e là i segni del glorioso momento in cui la Brianza, terra di lavoro per i poveri e di svago per i ricchi, s’impreziosiva di architetture sapientemente collocate nel paesaggio, in modo tale da valorizzarlo agli occhi dei poeti, dei pittori, in genere degli animi sensibili al bello.

Inverigo è la summa e la dimostrazione di cosa volesse dire  progettare nel paesaggio. Occorrerà un po’ d’immaginazione per rievocare quei momenti e molta, molta clemenza nel perdonare i peccati edilizi di oggi. Nello spazio di poche centinaia di metri raduneremo il santuario di Santa Maria della Noce, il celeberrimo ‘viale dei cipressi’, la villa Crivelli, la scalinata e la statua del Gigante, il tempietto dei Telamoni e la soprastante Rotonda del Cagnola.

Punto di partenza: Santa Maria della Noce, frazione di Inverigo. Punto di arrivo: centro di Inverigo. Lunghezza: 1.8 km (solo andata). Dislivello: 40 metri. Tempo di percorrenza: 1 ora. Condizioni del percorso: sentiero e strade comunali asfaltate. Segnavia: inesistente. Quando andare: in ogni stagione dell’anno.

Come si arriva. Inverigo è ben collegata in ferrovia con Milano e con Erba grazie al servizio di Trenord. La stazione si trova a pochi passi da Santa Maria della Noce. In auto Inverigo si trova lungo la Strada Valassina, che unisce Milano a Erba; un ampio parcheggio si trova a Santa Maria della Noce.  Dove mangiare: a Inverigo si trovano una trattoria e alcuni negozi di fast-food, ma forse è più consigliabile un buon panino seduti sotto la statua del Gigante.

Per saperne di più: L. Giussani, Il santuario di Santa Maria della Noce in Inverigo, Bellavite, Missaglia 2013;  Aa. Vv., Guide della Provincia di Como – Cantù e la Brianza Comasca, Nodo Libri, Como 2002; R. Bossaglia, L’arte dal manierismo al primo Novecento, in Storia di Monza e della Brianza, vol. V, Il Polifilo, Milano 1971; F. Meda, Collis Cyparissorum (Memorie di Inverigo),  Boniardi, Milano 1975. Itinerario collaudato il 10 aprile 2014.

©Albano Marcarini 2016

Inverigo.mapPoniamo dunque il punto di partenza a Santa Maria della Noce, un complesso di basse case, già botteghe (si noti il davanzale accanto ad alcuni ingressi, dove si posavano le merci da vendere), che chiude uno spazio interno dove campeggiano due ariosi porticati e, nel mezzo, la chiesa, fondata nel 1519, continuata nel 1582 per volontà espressa di Carlo Borromeo e conclusa nel 1671. I porticati ospitarono fino al dopoguerra il mercato dei bozzoli della Brianza e notando quanto fosse rilevante la coltura del gelso nell’economia locale si può immaginare il ruolo e l’importanza del mercato, l’animazione di coloro che vi giungevano anche da lontano per contrattare vendite e acquisti. Il fatto che al mercato fosse accostato un santuario mariano e, dal 1582, un seminario vescovile non fece che aumentare ancor più la sua notorietà.

S.Maria della Noce
S.Maria della Noce, il mercato dei bozzoli

La balaustra in pietra sul sagrato della chiesa divideva in modo netto lo spazio del commercio da quello sacro. L’edificio ha un volume composto, pulito, elegante: una pianta a croce greca sormontata da un tiburio quadrangolare e un lanternino. La torre, con il fusto in mattoni, ha un colore affatto diverso e segnala la sua antichità – forse quattrocentesca – con funzione di avvistamento su una linea di difesa che univa Lecco a Cantù.

All’interno della chiesa l’opera pittorica di maggior spicco – alla destra del presbiterio – è un’Orazione nell’orto del cremonese Antonio Campi, cui fanno seguito una pala di S. Carlo del Morazzone (1618), dentro una cornice coeva in stucco bianco,  un olio su tavola con la Visitazione della Vergine a S. Elisabetta di Francesco Crivelli, e la tela di scuola del Nuvolone con l’Apparizione dell’Immacolata al nobile Giovanni Battista Crivelli. Quest’ultima opera è importante perché rivela, alla data del 1671, la prima visione paesaggistica del viale e del castello dei Crivelli.

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S.Maria della Noce

Si esce dallo spazio del vecchio mercato attraverso un portico che immette in un‘esedra ornata da pilastri e sculture leonine: sulla destra si apre il rettilineo ‘viale dei cipressi’, del quale si gode l’intera prospettiva con il tratto terminale a guadagnare il declivio; sulla linea di cresta, verso sinistra, il castello dei Crivelli.

I Crivelli arrivarono a Inverigo dopo la metà del Seicento, da buoni ultimi dopo che il feudo era già stato dei Marliani, dei Giussani e dei Ciocca. Non mancarono però di lasciare il segno grazie alla figura di Giovanni Battista Crivelli. É lui che nel 1664 prefigura, con l’aiuto di Giovanni Battista Quadrio, il primo tratto del viale, l’anno successivo lavora alla Parrocchiale e quindi si dedica al completamento delle opere nel santuario della Noce. I suoi successori non sono da meno quanto ad attivismo: Flaminio II Crivelli nel 1691 porta il viale prospettico fino alla chiesuola del Navello. In pratica raddoppiando la sua lunghezza rispetto a quanto vediamo oggi.

Inverigo.Viale dei cipressi
Il Viale dei Cipressi

L’idea della prospettiva monumentale trova a Inverigo un riuscito intento scenografico. Pensatela come doveva essere in origine, senza edilizia attorno, ma con la sola funzione di connettere le emergenze monumentali del territorio entro un solo asse e superando anche i dislivelli di una collina. Ma non solo. Simbolicamente rappresentava anche la proiezione sul territorio del potere della famiglia feudataria, dato che i Crivelli erano fra i più importanti possidenti terrieri della Brianza. L’orientamento del viale è da sud-est a nord-ovest. In buona sostanza esso divide e ordina tutto il territorio intorno al paese e guida l’osservatore verso una sola gerarchia visiva dove architettura, statuaria e arte dei giardini fanno un insieme armonico. Prospettive di tal genere erano molto comuni in Brianza: a Cernusco Lombardone verso il colle di Montevecchia, a Cesano Maderno, a Merate, a Canonica Lambro, nella Villa Reale di Monza ecc.

Il Gigante
Statua del Gigante

È piacevolissimo seguire il tracciolino lastricato che segna il viale, accanto agli annosi tronchi dei cipressi. Mancano le statue che ne cadenzavano la lunghezza, purtroppo. Salita la rampa gradonata si osserva, sul muro di destra, la lapide indicante la data – 1664 – di realizzazione del viale. In alto ci si imbatte nella pertinenza del castello Crivelli, purtroppo recintato e al suo interno gravemente ammalorato (solo una parte ne è stata restaurata). Non è più possibile seguire il cammino in rettifilo come fu progettato poiché l’accesso è vietato. Non poche discussioni sono sorte intorno al recupero di questo importante bene storico, oggi proprietà di una società immobiliare, a riguardo della sua destinazione e di una possibile, almeno parziale, fruizione pubblica.

Il castello è una struttura complessa, tanto che si usa definirlo indifferentemente anche ‘villa’ o ‘palazzo’. Di fatto è un accostamento e una parziale sostituzione di corpi di fabbrica su un’antico maniero – vi resta una torre – lavorati in età barocca (metà del XVII secolo) e fino all’intervento finale di Leopoldo Pollack, intorno al 1814. Non manca poi un consistente nucleo di case coloniche, radunate attorno ai corpi nobili. Il divieto d’accesso e il forte degrado del complesso, ovviamente, non favoriscono l’osservazione e la lettura dell’insieme.

Invito alla Villa Crivelli dal Gigante
Uno scorcio del Castello

Occorre allora deviare verso sinistra, passare dinanzi alla bella loggia del castello, avvicinare sulla sinistra il palazzetto quattrocentesco del Pretorio (i Crivelli avevano anche il diritto di amministrare la giustizia), con le sue finestre archiacute, e quindi scendere verso la Parrocchiale e il centro di Inverigo. Giunti all’altezza del monumento ai Caduti si imbocca, verso destra, la Via al Gigante e, percorso un breve tratto di marciapiede, si torna sulla linea retta che dal Viale dei Cipressi attraversa la pertinenza del castello Crivelli. Qui, sulla sinistra, si diparte una seconda scalinata, pure ornata da cipressi e da cedri, che trova al culmine la statua di Ercole, o del Gigante, l’elemento terminale del sistema prospettico di Inverigo. Salendo la scalinata non mancate di volgere lo sguardo all’indietro: questo è il punto più elevato del ‘canocchiale’ prospettico e si domina gran parte della zona con lo sfondo del San Genesio, del Barro, del Resegone, delle Grigne e dei Monti Lambrani.

In cima, dopo aver preso fiato, si continua, verso sinistra, lungo una traccia erbosa che costeggia la cima del colle portandosi sul versante meridionale dello stesso a guardare verso la valle del Lambro e l’alta pianura. Nelle belle giornate è facile scorgere i nuovi grattacieli milanesi. Ora il sentiero si avvicina a una pineta ma, all’improvviso, verso destra, sul pendio si scorgono delle minacciose maschere di pietra: sono i sei Telamoni di Pompeo Marchesi, realizzati a ornamento della soprastante villa del Cagnola. Visti da vicino, nonostante l’imponenza, non sembrano incutere timore alcuno, anzi si rivelano piuttosto pacifici e persuasi della loro faticosa impresa di sostenere sul capo il peso del tempietto.

Sopra, come dicevo, spunta la cupola della Rotonda. Nei primi trent’anni dell’Ottecento non vi era questione d’architettura in Lombardia dove non ci fosse la presenza o almeno l’influenza di Luigi Cagnola, appassionato cultore delle forme ‘classiche’. L’illustre progettista possedeva una residenza di campagna a Inverigo che decise di trasformare in un monumento per rispondere ai malvagi che lo accusavano di essere «coll’oro altrui valente architetto, mentre a proprie spese nulla aver architettato mai». Forse il desiderio di strafare, o l’eccitazione come ebbe a dire la storica d’arte Rossana Bossaglia, lo portò a erigere in cima al colle di Inverigo un grandioso palazzo “di figura cittadinesca”, dotato di una sala interna a cupola tonda, con quattro facciate eguali e due lunghe gradinate d’accesso. D’altra parte, dopo la sua morte, avvenuta nel 1833 a opera non finita, la Rotonda sarebbe dovuta divenire il suo mausoleo in una sorta di autocelebrazione del classicismo, dall’arte greca al manierismo passando per il Rinascimento toscano.

I critici d’allora non furono clementi e non usarono il termine ‘ecomostro’ solo perché non introdotto nel linguaggio comune. «Strana idea – disse uno – quella d’appartarsi, in un soggiorno così dolce e sereno, in quel poderoso e freddo palazzone quadriforme, d’arte inviolabilmente classica…». La Rotonda ospita dal 1949 l’Opera Pro Juventute Don Gnocchi.

I tempi passano è oggi il ‘palazzone’ si è integrato nel contesto o meglio, a ben guardare, oggi attorno c’è altro di cui discutere: avete visto il brutale parcheggio multipiano nel giardino del castello Crivelli ? Tornando a ritroso nel boschetto di pini si scende fino a incontrare Via Filippo Meda e quindi la scalinata meridionale d’accesso alla Rotonda. La si può discendere e proseguire a sinistra per Via Isonzo fino a tornare nel centro di Inverigo e quindi a Santa Maria della Noce, dove aveva avuto inizio questa piccola ma invitante esplorazione d’arte e di paesaggio a Inverigo.

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