Voglio un lupo per amico…

ITINERARIO circolare a piedi sui primi contrafforti delle Langhe albesi (CN). 

Sentiero del lupo segnaviaIl lupo, questo animale leggendario e minaccioso, in passato era molto comune nel nostro Paese. Era diffuso in tutta la penisola e riempiva di narrazioni la fantasia dei contadini. Il semplice accenno riempiva di terrore i bambini mentre le sue scorrerie nei confronti degli animali domestici ne facevano un nemico da sterminare.

Così, verso la metà del secolo scorso, questo fiero mammifero era vicino all’estinzione. Nel 1976 il lupo è diventato specie protetta e da allora è tornato a colonizzare le aree interne degli Appennini e delle Alpi. Ma molti luoghi ne ricordano la passata presenza anche in aree più abitate. Montelupo Albese, fra le prime colline delle Langhe, sopra Alba, è uno di questi. Il paese è collocato su un crinale panoramico e dispone le sue poche case, un paio di chiese e le cantine vitivinicole, lungo l’acciottolato della Via Maestra. La passione per il lupo ha spinto molti artisti a dipingere sulle pareti degli edifici coloratissimi affreschi aventi come tema l’immagine letteraria e favolistica di questo animale, a partire dal lupo di Gubbio per finire con Cappuccetto Rosso. Ma non basta. Al lupo è stato anche dedicato un sentiero escursionistico: un pretesto e uno stimolo per scoprire, passo dopo passo, le bellezze di questo paesaggio fra vigneti e profondi ‘rittani’ (i valloni più cupi e selvaggi) dove, con un po’ di immaginazione, si può ancora pensare di incontrare la famelica fiera e fuggirne terrorizzati.

Montelupo.mapPartenza e arrivo: Montelupo Albese, raggiungibile da Alba (12 km) seguendo la strada provinciale in direzione di Diano d’Alba. Lunghezza: 10.4 km. Tempo di percorrenza: 4 ore, senza soste. Dislivello: 280 metri. Segnavia: bianco-rosso con il simbolo della testa di lupo. Condizioni del percorso: in prevalenza strade campestri a fondo naturale, qualche tratto asfaltato. Periodo indicato: autunno e inverno, salvo innevamento. Indirizzi utili: Municipio di Montelupo Albese, tel. 0173.617117, www.montelupoalbese.cn.it (dispone di un pieghevole del percorso).

PER MANGIARE E PER DORMIRE

Trattoria In Piazza (Montelupo Albese, piazza Castello 4, 0173.617016). Nella piazzetta panoramica dove inizia il Sentiero del Lupo. Ristorante sempre affollato nei giorni festivi, meglio prenotare. Personale molto gentile e prodigo di informazioni sul sentiero. Si va anche per gustare la ‘Sacher delle Langhe’, torta di nocciole e cioccolato con ripieno di confettura di pere. Consumazione media fra i 30 e i 40 Euro.

Ristorante Ca del Lupo (Montelupo Albese, via Ballerina 15, 0173.617249, www.cadellupo.it). Non poteva mancare un locale dedicato all’animale preferito. Ambiente da resort esclusivo e moderno ma che non deve intimorire l’escursionista. Buona accoglienza e ottimo cibo su una terrazza che abbraccia le Langhe. Annesso un albergo a 4 stelle. Menu dall’antipasto al dolce a 35 Euro.

Aziende vitivinicole di Montelupo. Numerosissime e ovviamente riservate ai corposi vini delle Langhe: Dolcetto, Barbera, Nebbiolo. Da segnalare, per il connubio agriturismo e vino, l’Azienda agricola Giachino (Montelupo Albese, via Brantegna 7, tel. 0173.617227 – 333.7148967, www.giachinovini.it). Camera matrimoniale a 70 Euro a notte con colazione.

Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA, dicembre 2013.

Prima di incamminarci dalla piazzetta del paese, si può dare uno sguardo alla Parrocchiale, edificio barocco disegnato dal conte di Montelupo che era, al tempo stesso, un nobile e un valido architetto: Carlo Francesco Rangone. Poco distante si nota una chiesa più diruta, del XIII secolo, con la sua torre campanaria di epoca però successiva.

Chiesa.Montelupo
Montelupo Albese

Usciti dall’abitato seguendo il segnavia bianco e rosso con la sagoma della testa di lupo, ci si dirige verso nord lungo la pendice del Rittano dei Marroni, fra macchie di sambuco, aceri e annose piante di noce. Sulla destra, negli squarci del bosco, si nota, sull’opposta collina, l’abitato di Rodello. Alle case della Torretta Sottana si torna a ritroso sull’altra costa del pendio, affacciati al Rittano del Toetto. Appaiono le vigne, ma soprattutto si attraversano le fitte piantagioni della ‘Tonda gentile delle Langhe’, una delle più prelibate fra le nocciole. La veduta panoramica si allarga verso gli abitati della valle del Tanaro e verso la lontana azzurra cornice delle Alpi occidentali con il Monviso e il Monte Rosa in splendida evidenza. Presso la Casa Rossotto si incontra la strada provinciale; la si segue, verso sinistra, per alcune centinaia di metri per poi scendere, verso destra, lungo Via Oriolo. Qui, una breve deviazione conduce all’isolata chiesa della Madonna di Oriolo, costruzione del 1712 a cui si deve il miracolo di una pietra, posta sul sagrato, da cui sgorgava olio d’oliva.

Noccioleto
Noccioleti

Tornati sui propri passi si continua lungo la scoscesa pendice, toccando, fra l’ordinata tessitura dei vigneti, i casali di Ceppa e di Bormida. Si deve scendere ancora di quota per traversare a guado, il Rio di Oriolo, nel punto più basso dell’itinerario (273 metri) e nel folto della vegetazione spontanea. È un luogo suggestivo, ombroso e stretto fra pareti di arenaria dove le avvolgenti liane della vitalba, le foglie delle edere, i resistenti ontani e i roveti la fanno da padrone. Osservando con attenzione si scorgono i resti di un ponte; in passato qui transitava una strada e molti furono i segni di insediamenti umani, risalenti al primo secolo d.C., raccolti anni fa durante una campagna di scavo.

Ora si prende a salire, accanto ai noccioleti; le pianticelle sono schierate in regolari file parallele. la raccolta avviene quando il frutto, ormai maturo, si stacca dalle brattee e cade al suolo. Nelle Langhe 2350 ettari di terreno sono a noccioleto sui circa 7 mila ettari destinati a questa coltivazione in tutta la provincia di Cuneo. La produzione è interamente assorbita dall’industria dolciaria per creme e cioccolati.

Salendo la pendice si ha anche la ventura di incontrare uno degli ultimi ‘ciabòt’; si tratta di un piccolo fabbricato, a uno o due piani, tipico dei vigneti dove il contadino poteva ripararsi durante il lavoro o dove poteva raccogliere, sul tetto, l’acqua piovana per la preparazione del verderame. La forma dei ciabòt, un tempo molto diffusi nelle Langhe e nel Roero, è composita; si va da strutture semplici ad altre elaborate a imitazione di tipologie paesane con decori, intonaci, balconi con ferri. Curiosi, lungo il percorso, anche i vari piloni votivi, collocati presso i bivi stradali o nelle frazioni. Hanno tutti un significato recondito legato a un evento miracoloso, a una dedicazione, all’implorazione di un beneficio per le campagne.

Raggiunta la borgata Brantegna si segue un breve tratto su asfalto per poi nuovamente affrontare la pendice fra macchie di roveri e castagni e, nuovamente, vigneti. Di fronte si scorge l’ormai prossimo Montelupo a conclusione del cammino. Prima di arrivarvi occorre ancora salire un po’, fra casolari e giardini di piante esotiche. Giunti infine allo sbocco sulla Via dei Pini (Passeggiata romantica), si piega a sinistra e si rientra a Montelupo osservando le fantasiose immagini dei murales locali.

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