Una notte sul Monte… Calvi

Itinerario a piedi nell’entroterra del comune di Suvereto, in provincia di Livorno.

Il monte Calvi è la più alta montagna della provincia di Livorno. Non che si tratti di un’altezza rilevante – i suoi 647 metri lo rendono poco più alto di una collina – ma la sua posizione isolata, la vicinanza al Tirreno e alle piane maremmane gli valgono una certa rilevanza nell’insieme dell’orografia toscana.

I rilievi costieri, assieme alle isole dell’Arcipelago Toscano, costituiscono i residui di un’antica terra, la Tirrenide, che dalla Toscana si protendeva fino alla Corsica e alla Sardegna, invasa dal mare già alla fine del Miocene, vale a dire circa 5 milioni di anni fa. Fino a tempi geologici recenti, cioé fino al Quaternario, il Monte Argentario, l’Uccellina e i monti di Piombino, fra cui il Monte Calvi, erano delle isole montuose poi saldatisi al continente per effetto delle alluvioni fluviali e delle tragressioni marine.

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Suvereto

L’ascensione del Monte Calvi non presenta difficoltà. Richiede solo una lunga camminata da effettuare in una bella giornata invernale, magari con il cielo reso pulito da una libecciata che consenta di aprire lo sguardo sull’orizzonte. L’intera escursione necessita infatti di circa 6 ore di cammino fra andata e ritorno. Il naturalista avrà di che dilettarsi nell’osservazione delle specie della macchia mediterranea, che rivestono interamente le pendici, o nel riconoscimento degli animali selvatici che in gran numero popolano la zona.

Dislivello: 850 metri circa, in salita. Tempo di percorrenza: 6 ore. Partenza e arrivo: Suvereto. Si raggiunge in auto seguendo la S.S. 1 Via Aurelia fino all’uscita di Piombino/Venturina. Suvereto si trova a 9.2 km di distanza. Dove dormire: Chi intendesse pernottare in luogo può godere dell’accoglienza della Casa vacanze Il Chiostro a Suvereto (tel. 0565/828133, www.vacanzeilchiostro.it), in pieno centro storico, oppure dell’azienda agrituristica Le Foreste (tel. 0565/854105, http://www.leforeste.it), situata alle falde del Monte Calvi. Per altre informazioni ci si può rivolgere al sito http://lnx.trekkingriotorto.it/pdf/i-nostri-percorsi/monte-calvi.pdf – alla Pro loco (tel. 0565/829304) o all’Azienda di promozione turistica di Livorno (tel. 0586/898111-899798). Itinerario pubblicato su AIRONE, n.176, dicembre 1995. Itinerario non aggiornato.

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Mappa dell’itinerario

Il punto di partenza è stabilito a Suvereto, antico borgo medievale, situato a breve distanza dalle vie di comunicazione litoranee per Roma e per Livorno.

Suvereto

1. Suvereto. “Così chiamato forse dai boschi di sughero che ricoprivano un tempo i suoi colli, antico paese in parte ancora cinto di mura, in posizione dominante la pianura del fiume Cornia e il mare“ come recitano le guide. Il visitatore attento non potrà non soffermarsi dinanzi ai rilievi romanico-bizantini della chiesa di San Giusto, cogliere dagli stretti vicoli lo scorcio del duecentesco Palazzo Comunale, introdursi poi al suggestivo chiostro di San Francesco, per raggiungere infine il colle della Rocca, fortificata dai Pisani nel XIV secolo.

Dopo aver condotto i vostri passi nel centro storico di Suvereto potete iniziare l’escursione nell’aperta campagna scrutando già la lontana meta del Monte Calvi. La segnalazione del nostro itinerario (dapprima tacche gialle e, in seguito, azzurre) inizia alle porte del paese, in località Fonte Nuova, dove è affissa una tabella illustrativa di questo e altri interessanti percorsi. Il primo tratto attraversa, lungo uno sterrato, una ubertosa piana coltiva al limitare dei primi rilievi, fra querce, pioppi, uliveti e campi coperti di stoppie. Rispettando le indicazioni si raggiunge il Crocino, dove campeggia un umile tabernacolo. Si segue ora la via più battuta, detta ‘dei Cancellini’, che supera subito a guado un fossato e inizia leggermente ad ascendere verso l’ancor lontana cresta del monte. Si lascia verso sinistra la diramazione verso il podere Le Foreste, dalla quale si farà ritorno, e si prosegue, ora sotto il protettivo e ombroso manto delle quercie, ora fra larghe radure. A un successivo bivio si abbandonano le tacche gialle e si prosegue a sinistra rispettando d’ora in poi quelle di colore azzurro. Si avvicinano alcuni poderi contornati da vigneti e oliveti, mentre l’omogenea coltre della macchia si fa sempre più d’appresso. Verso sinistra si scorge la vetta. Affrontato ancora un lungo tratto sullo sterrato si perviene a un nuovo bivio dove si segue, in ripida ascesa, la direzione di sinistra (la stradina di destra porta, fatti pochi passi, a una fresca fontana). Quasi al colmo della salita si apre, verso sinistra, uno spiazzo al cui centro fa bella mostra di sé un alto pino marittimo. Qui inizia il sentiero verso la vetta, dapprima largo e ombreggiato, poi via via più erto e faticoso fra scaglie di calcare fratturato. Con andamento tortuoso il sentiero guadagna la cima del monte Calvi, a 647 metri sul livello del mare che si scorge, verso occidente, in lontananza.

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Paesaggio dal Monte Calvi

2. Il monte Calvi. Da questa altezza, sebbene modesta, il panorama è amplissimo per l’assenza di altre più elevate quinte montuose: verso l’Appennino lo sguardo spazia sull’esteso e alternato variare delle linee di cresta delle Colline Metallifere, coperte da fitti boschi, fino alle emergenze più riconoscibili come le Cornate di Gerfalco e il lontano Amiata. Nel quieto disporsi degli impluvi e, ancor più, nelle piane che avvicinano la costa, si legge invece il cammino del corsi d’acqua e lo sforzo che l’uomo vi ha dedicato per la loro regimazione. Il fiume Cornia, verso mezzogiorno, si apre la strada verso il mare entro una fertile plaga che fino al secolo scorso era invece occupata da paduli malarici. Guardando verso il mare si osservano innanzitutto le profonde ferite delle cave di calcare aperte sul versante occidentale del Monte Calvi, poi il poggio solatìo dove è appoggiata Campiglia e quindi la lunga linea di costa. Sullo sfondo, galleggianti sul filo dell’orizzonte, l’Elba, la Capraia e la lontana Corsica. 

Recenti indagini di archeologia mineraria hanno confermato la rilevanza dell’area del Monte Calvi come importante bacino estrattivo, già noto in epoca etrusca. Dalle viscere di questa montagna si estraeva calcopirite, galena argentifera e limonite, minerali che permettevano la produzione di ferro, piombo, argento e rame. Resti di pozzi e di villaggi minerari sono stati rinvenuti in special modo nei pressi di Rocca San Silvestro, nel comune di Campiglia Marittima. Nel successivo tratto di discesa, l’itinerario risulta poco segnalato ed è opportuno prestare attenzione a scorgere le tacche azzurre sulle roccie e sui tronchi, oltre a tener sempre d’occhio la cartina. Si inizia seguendo la cresta in direzione sud che gradatamente scende di quota, fra spiazzi erbosi e estese placche di roccia calcarea. A un tratto si entra nel bosco superando alcune postazioni per la caccia al cinghiale.

3. Il cinghiale. ”Per il Maremmano l’unica vera caccia è quella del cinghiale” si usa dire da queste parti e ancora oggi il povero animale riempie il carniere di intere squadre paesane di cacciatori. A causa di massicci ripopolamenti, quella che doveva essere la sottospecie distinta del cinghiale maremmano (Sus scrofa majori) si è da tempo ibridata. Accusato di danneggiare i coltivi, scavando il suolo con il grugno, in realtà esso si ciba di una notevole quantità di larve e invertebrati che sono infestanti parassiti vegetali.

Ancora più in basso si raggiunge una insellatura, dove il bosco appare tagliato di recente e da cui, verso destra, si apre un cammino più largo e agevole proveniente da Campiglia. Lo si segue senza indugio fino alle case di Monte Calvino. Qui finisce il primo tratto di discesa; il percorso volge ora verso sinistra, costeggiando le pendici della montagna, sempre lungo un facile stradello. Affrontato un altro tratto del cammino, in corrispondenza di un’ampia radura, indicata al suo margine estremo da un piccolo tabernacolo, si imbocca ancora verso sinistra la pista che conduce al vicino podere Scopetello: due rustiche case preceduta da un’aia lastricata. Senza superare le case si imbocca verso sinistra un sentiero che inizia al limite dell’aia. La marcia diventa ora un poco più impegnativa per l’esuberanza della vegetazione e per alcuni alternati passaggi sulla roccia e su instabili pietraie.

4. Il bosco di macchia. Il monte Calvi occupa la fascia vegetazione dell’orizzonte mediterraneo, contraddistinto da macchia arbustiva, localmente detta ‘forteto’, e, soprattutto sul versante verso Suvereto da macchia arborea con predominante presenza di leccio (Quercus ilex), albero che non ha goduto di grande favore nella mitologia. Era infatti ritenuto profetico ma apportatore di oracoli funesti e inoltre aveva la capacità di attirare le folgori. Accanto ad esso proliferano, in forma arbustiva, il corbezzolo (Arbutus unedo), il pungitopo (Ruscus aculeatus), la lentaggine (Viburnum tinus) e il lillatro (Phillirea latifolia). Una pianticella singolare e tipica degli ambienti maremmani è la marruca (Paliurus spina-christi), dai fiori rosa ma dotata di una doppia serie di robuste spine. Il monte Calvi è infine noto per un endemismo botanico: lo Jonopsidium savianum. 

La direzione tende verso l’incavo di una valle e, una volta raggiunto il suo solco, si incontra un più evidente sentiero che sale dal basso; lo si segue in discesa restando sul versante destro della valle. Fatta altra strada si giunge all’innesto con una larga pista sterrata che, impegnata verso sinistra, in discesa, aggira il Poggio Castagno dove si trova l’azienda agrituristica Le Foreste, e scende infine a riprendere la strada seguita all’inizio dell’itinerario, poco prima del Crocino. Ripercorso quindi il cammino dell’andata si fa rientro a Suvereto.

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La Toscana che trovate in queste pagine non è esattamente quella della torre di Pisa o della cupola di Santa Maria del Fiore, ma è la Toscana dei cipressi e dei cinghiali, dei castagni e della macchia, delle crete e delle faggete appenniniche. C’è il Chianti, c’è la Maremma, c’è San Gimignano ma ci sono anche vallate sconosciute e ugualmente incantevoli come quelle del Gordana e del Verde nella misteriosa Lunigiana. Ci sono piccolissimi angoli di delizia come la Valleriana e la Val d’Orsigna, nel Pistoiese, o la Romagna Fiorentina, lembo di Toscana al di là dell’Appennino. Sono borghi e villaggi, sono decine di chilometri su stradine sterrate o su sentieri, giù per le valli, su per i monti. Si tratta di luoghi che spesso, e a torto, non raccolgono la fama di altre zone turistiche più reclamizzate. Ma forse è un bene. Ve le consigliamo sottovoce perché e lì che, seguendo il consiglio di Thomas Hardy, vi troverete davvero ‘via dalla pazza folla’.

Albano Marcarini (a cura di -), Toscana – Guide Outdoor, De Agostini/Alleanza Ass., 2003, 240 pagine con foto, mappe e acquarelli, Formato 13 x 20 cm – 8,00 € – Acquista

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