Il Sentiero delle lunghe barbe

Itinerario pedonale nel Friuli Orientale nei comuni di Artegna e di Montenars. 

« … è certo che i Longobardi, detti prima Vinnili, furono chiamati con l’altro nome per la lunghezza della barba intonsa: infatti, nella loro lingua, lang significa ‘lunga’ e bart ‘barba’».(Paolo Diacono)

Per i Longobardi la terra friulana fu una seconda patria, poiché da questa parte erano entrati in Italia alla testa del loro re Alboino, e dal VII secolo si adoperarono sempre per difenderla dalle scorrerie degli altri popoli che seguivano bellicosi le loro tracce. Paolo Diacono, cultore delle memorie longobarde, scrisse dell’esistenza di una linea fortificata in difesa di Cividale, capitale del ducato assegnato a Gisulfo, nipote di Alboino, e che aveva i suoi capisaldi nei castelli di Cormons, Ragogna, Nimis, Osoppo, Artegna, Gemona e soprattutto in quello di Ibligine – “… cuius positio omnino inexpugnabilis existit” – la cui posizione era ritenuta inespugnabile.

Di questo castello si è perduta memoria. Oggi Ibligine non compare nella toponomastica locale, ma gli storici lo hanno sempre avvicinato all’attuale sito di Invillino, nella Carnia, dove si sono rinvenuti insediamenti di varie epoche. Contro questa tesi, e con argomenti non privi di fondatezza, si sono espressi i soci della’Associazione Storie dai Longobars sostenendo che il misterioso castello non si troverebbe a Invillino bensì su un colle fra Artegna e Montenars.

Ho pertanto ripercorso una strada lastricata che forse poteva rappresentare una delle vie d’accesso all’invincibile castello di Ibligine. E’ un invito che rivolgiamo ai lettori più motivati  (altri troverebbero da ridire di fronte a qualche mucchio di pietre !), a quelli che riescono a unire al gusto per l’esplorazione il fascino dell’evocazione storica, delle supposizioni, delle ipotesi.

Bene, per questi il punto di partenza è fissato al ponte sul torrente Orvenco, lungo la strada provinciale che collega Artegna a Montenars. Vale la pena ricordare che Artegna si raggiunge da Udine percorrendo 21 chilometri della strada statale 13 in direzione di Pontebba, oppure utilizzando il casello Gemona-Osoppo dell’autostrada A 23.

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Artegna

Purtroppo il percorso, da effettuare a piedi, non è ancora segnalato, ma ci auguriamo che gli Enti locali possano presto colmare questa lacuna. E’ una tranquilla passeggiata fra campi e boschi, con qualche tratto di salita. Vi potrà tener impegnati una buona mezza giornata se cercherete di emulare Indiana Jones, pur tenendo conto che alla fine a Artegna, il ristorante La di Copet (tel. 0432/987107) propone sempre, salvo il lunedì, buonissima cucina a modico prezzo ed eventuale alloggio. Il periodo migliore per l’escursione arriva fino alla tarda primavera, prima che la vegetazione, in questa zona particolarmente esuberante, invada i sentieri e celi alla vista i reperti.

Artegna.mapOccorre prestare molta attenzione alla cartina, che ho compilato nel modo più preciso possibile grazie alle informazioni fornitemi da Enrico Melchior e Federico Sgobino dell’Associazione Storie dai Longobars. Sì, anche perché al posto della solita noiosa descrizione preferisco indicare con una numerazione progressiva i luoghi di maggiore interesse lungo il percorso e riprendere, durante la vostra passeggiata, il filo del discorso a riguardo di quei lontani periodi storici seguendo la narrazione di Paolo Diacono.

Nonostante la munita difesa, Cividale fu presa dagli Avari poiché Romilda, vedova del duca Gisulfo, concupì il capo dei nemici e aprì le porte della città alle orde barbariche che la misero a sacco passando a fil di spada gli abitanti. I figli di Gisulfo, ripudiata la madre, si diedero allo fuga dopo un’eroica resistenza durante la quale l’infante Grimoaldo, catturato da un avaro, se ne liberò sferrandogli un terribile colpo di spada alla testa tanto da trapassargli il cervello.

Romilda pagò in seguito la sua colpa poiché il cacano, re degli Avari, la consegnò per una notte intera a dodici barbari che la possedettero carnalmente prima di impalarla viva. Diverso fu il comportamento delle figlie che, pure catturate dai nemici, non ne imitarono la lussuria ma – e sempre Paolo Diacono che racconta – per amore della castità e per non essere contaminate dai Barbari « … si posero tra le mammelle, sotto le fasce, della carne di pollo crudo che, putrefatta dal calore, odorava sgradevolissima. Gli Avari, accostandosi a loro, non sopportandone il fetore, supponevano che esse puzzassero così per natura. E staccandosene con disprezzo, conclusero che tutte le Longobarde puzzavano. Con quel trucco, le nobili fanciulle elusero la libidine degli Avari e si conservarono caste: un utile monito per tutte le donne che vogliano difendere la loro pudicizia in circostanze simili».

Punto di partenza: Salt, frazione di Artegna. Si raggiunge da Udine percorrendo un tratto di 21 km della strada statale 13 Pontebbana (direzione Carnia) fino alla diramazione, a destra, per Artegna (a 2 km). Distanza: 4.6 km – Dislivello: 293 metri. Tempo di percorrenza: 1 ora e 30 minuti. Segnavia: presente solo nel tratto dal ponte sul torrente Orvenco fino alla strada per Artegna /sentiero di M. Faeit. – Dove mangiare e dormire: Albergo La’ di Copet, via Guarnerio 21, Artegna, tel. 0432.977390. Pubblicato su AIRONE n. 167, marzo 1995. Itinerario NON aggiornato. – © Albano Marcarini, 2016

I brani da Paolo Diacono sono tolti dalla sua Storia dei Longobardi, a cura di Elio Bartolini, Tea, Milano 1988.

1. Le torcere. Subito, all’inizio del percorso, appena dopo il ponte sull’Orvenco, lasciata la strada provinciale e imboccato un viottolo che rasenta il retrofacciata delle Case Marchetti, si scorgono delle pietre che sporgono dall’altro muro a secco. Hanno un foro nel mezzo e si suppone fossero supporti per infiggere delle torce che servissero a segnalare la via durante la notte. Sempre lungo il viottolo, altre pietre sporgenti e sovrapposte compongono una scala pensile d’accesso ai lembi terrazzati di coltivo, chiamati ‘stanze’ per la loro forma chiusa.

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Ricovero

2.I bastioni difensivi. All’altezza del guado sul rio Leç si può osservare un imponente bastione angolare che su un lato delimita la strada lastricata. Il muro, perfettamente squadrato e con un’altezza di circa 3 metri, è formato da pietre marnose e calcaree legate a secco.

3. La strada lastricata. Il tratto successivo corre in piano parallelo al versante e in alcuni punti risulta pensile, vale a dire retto da un apparato murario sia a monte che a valle. La vegetazione infestante costringe in alcuni punti a risalire il muro per camminare lungo il lembo erboso del terrazzo. Di tanto in tanto si osservano anche delle rampe gradonate che servivano di tramite fra i vari terrazzi.

4. Un cippo di confine. Nel prato retrostante la casa più alta di Borgo Zucco, si cela accanto a un albero, un cippo risalente al 1823 con le iniziali dei due comuni confinanti: A, per Artegna, M per Montenars.

5. Il sistema difensivo di Borgo Lucardi. Il percorso raggiunge qui un ‘ingresso’, delimitato da due imponenti bastioni ad angolo acuto. Le basi si reggono su giganteschi monoliti ben sbozzati. Non è escluso che vi fossero portoni o barriere vegetali a impedire il passo in caso di assedio. L’intera collina fino alle case di Borgo Lucardi è una successione di terrazzi. La posizione dominante di queste alture era propizia alla collocazione di sistemi di vigilanza da mettere in relazione alle altre vicine fortificazioni di Osoppo, Gemona e Artegna.

6. Il castello di Ravistagno. Il percorso aggira, passando sull’altro versante della valle dell’Orvenco, la rupe ove sono i ruderi del castello di Ravistagno, distrutto nel XIV secolo. Assieme al castello del monte Chiastellirs, controllava nel Medioevo la via di comunicazione che da Gemona o da Artegna porta alla valle del Torre. Si suppone che lungo questa direttrice fossero calate parte delle truppe di re Alboino durante la sua discesa in Italia nel 568.

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7. Il ponte sul rio Potmala. Disponendo di altro tempo si può suggerire la visita di un bellissimo ponte altomedievale, perfettamente integro, gettato sul rio Potmala. Bisogna arrivare in auto fino alla frazione Gretto di Sotto, in comune di Flaipano, e scendere per una decina di minuti a piedi nella boscaglia fino a raggiungere il fondovalle. Poco prima del ponte si nota anche un lungo tratto di strada pensile.

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Albano Marcarini, Friuli Venezia Giulia, Leonardo International, 2001, 96 pagine con foto, mappe e acquarelli, Formato 15 x 21 cm

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