Nel giardino dei ghiacciai

Itinerario in bicicletta con partenza dalla stazione di Peschiera del Garda (linea Milano-Venezia) e arrivo alla stazione di Villafranca di Verona (linea Verona-Mantova). Si sviluppa lungo la valle del Tione, fra le colline moreniche del Garda.

«Ho scoperto per esperienza che il sistema migliore è di visitare uno a uno ogni paese e città che si trovi entro una ragionevole distanza ferroviaria; e sono davvero pochi i posti dove non vi sia qualche paesaggio che se uno avesse due o tre vite tralascerebbe malvolentieri di dipingere. Non c’è un paese, nel Nord Italia, che possa esser tralasciato a cuor leggero». Questo affermò, non senza ragione, Samuel Butler, eclettico viaggiatore inglese della fine dell’Ottocento. Avvicinandoci in treno e inforcando poi la bicicletta, seguiremo la sua ricetta nel delizioso paesaggio delle colline moreniche del Garda, fra Peschiera e Villafranca di Verona. Un percorso breve, mosso ma non tormentato, ideale se accompagnato da un pranzetto in trattoria. Da queste parti si produce buon vino – il celebre Bianco di Custoza – e si pedala fra le memorie delle guerre d’Indipendenza. Le colline si dispongono ad arco, secondo la forma che diede loro l’antico ghiacciaio, disceso dalle Alpi e fermatosi a ridosso della pianura. Qualcuno, per la bellezza dei coltivi e lo splendore della vegetazione, ha chiamato questa piccola regione ‘giardino dei ghiacciai’. I corsi d’acqua, come il Tione, hanno poi disegnato dei tortuosi corridoi fra i colli alla ricerca di uno sbocco verso il piano. Modeste tracce d’azzurro che faranno da segnavia al nostro itinerario.

Tione.map
Mappa dell’itinerario (un ingrandimento della mappa si può richiedere a info@guidedautore.it)

Lunghezza: 19.5 km. Dislivello in salita: 209 metri. Condizioni del percorso: strade secondarie asfaltate e sterrate, un tratto di sentiero. Attenzione agli innesti sulle strade principali. Seguire con attenzione la cartina per via delle numerose deviazioni. Mezzo consigliato: mountain-bike. Periodo consigliato: primavera, autunno. Dove mangiare. A Caselle (km 13.8), trattoria La Rustica, aperta per pranzo solo la domenica e i festivi, tel. 045.7902633. A Villafranca, La Filanda, via Bixio 370, tel. 045.6303583, chiuso lunedì e martedi a pranzo. Diverse altre trattorie si trovano a Santa Lucia, a breve distanza dal percorso.

Per saperne di più. L’associazione Amici della Bicicletta di Verona (via Porta San Zeno 15/b, tel. 045.8004443) ha pubblicato un’utile cartoguida degli itinerari in bicicletta nella pianura veronese. Itinerario collaudato il 27 aprile 2001 e pubblicato sulla rivista AMICOTRENO di luglio/agosto 2001. Itinerario non aggiornato.

La stazione ferroviaria di Peschiera (km 0, alt. 68) si trova a poca distanza dal centro storico. Basta scendere il viale, piegare a sinistra, superare il Mincio proprio nel punto dove il fiume prende le acque dal lago di Garda, ed eccoci al cospetto di questa importante e temuta piazzaforte.

1. Peschiera del Garda. Il nucleo storico è ordinato all’interno del fortilizio pentagonale cinquecentesco. Ha una pianta irregolare con cinque bastioni, realizzati dai Veneziani nel 1553-56 sulle fondamenta della rocca di Ezzelino da Romano, richiamata nell’Inferno di Dante (XX.70) come «bello e forte arnese» e, ancor prima, di quella di Berengario. Napoleone vi aggiunse due fortini avanzati e gli Austriaci, nel 1859, una cintura di altri sette che fecero di Peschiera una formidabile cittadella. Con Verona, Legnago e Mantova fu uno dei capisaldi del «quadrilatero» imperiale. Il toponimo Peschiera vorrebbe alludere all’abbondanza di pesce nelle acque del lago, specie di anguille, già ricordate da Plinio il Vecchio e raffigurate sullo stemma comunale. Gli edifici militari, i vari monumenti e le lapidi ricordano la funzione avuta dalla cittadina per molti secoli. Di un certo interesse la parte sud dell’abitato, formato da case civili allineate su un regolare tracciato di vie.

Peschiera. bacino

Dopo la visita di Peschiera l’itinerario ripassa il Mincio e segue la sua sponda sinistra. È un tratto molto trafficato per via della prossimità del casello autostradale. Sottopassata l’autostrada si lasciano le strade asfaltate e, superata una sbarra (km 1.6), si procede accanto al fiume su un percorso ciclo-pedonale, bordato dai pioppi. Seguiremo questo tranquillo cammino per un certo tratto; alla prima possibilità di lasciarlo (km 3.2) si salirà a sinistra scavalcando un canale, immettendosi poi, verso destra, sulla statale (attenzione!). Fatte poche pedalate, non più di 150 metri, si volge a sinistra in salita (direzione Camalavicina), lasciando la trafficata statale.

Mincio a Valeggio

La nuova strada aderge alle colline ed entra (via Scarpina) a Camalavicina (km 3.8, alt. 93); si incrocia la strada principale e si prosegue diritto (vicolo Mincio) uscendo ben presto dall’abitato. Quando inizia il fondo sterrato, alla fine del primo rettifilo, si lascia la traccia più battuta e si devìa a destra su una campestre che sale la collina. Il percorso richiede attenzione (vedi l’ingrandimento A nella cartina): al successivo bivio si tiene a destra continuando la salita; poi, una volta sul piano, si piega ancora a sinistra lasciando la traccia principale poco prima di un cascinale. Fra le vigne e le coltivazioni di kiwi, si arriva finalmente a scollinare (km 4.7, alt. 145); ora si scende; all’altezza delle paline di un ossigenodotto si torna a sinistra seguendo una traccia che ben presto si sovrappone a un canale coperto. Quando si giunge in vista delle case di Zenati (km 5.2, alt. 114) si scende a destra, si incrocia l’asfalto e si traversano le case proseguendo su sterrato, in lieve ascesa.

Più avanti si raggiungono i capannoni di un allevamento in batteria: qui si tiene a sinistra. Poi si costeggia il monumento al generale Villarey (km 5.8, alt. 123), che ricorda un fatto d’armi avvenuto il 24 giugno 1866, e si scende a incontrare l’asfalto della provinciale 27; si piega a destra e, in località Mongabia (km 6.2, alt. 103), si raggiunge una diramazione che si impegna a sinistra (via Monte Cricco); si torna su una strada a fondo naturale e, all’altezza di una croce bianca, si piega a destra per raggiungere un cimitero (km 6.8, alt. 102) e il successivo innesto nella via Custoza, alle porte di Oliosi.

Zenati.Valle.Tione

Si procede su asfalto, verso sinistra, superando il Tione. Più avanti si piega a destra per via Colombarola; in lieve ascesa si avvicinano due cascine, poi si traversa un vigneto e si torna a scendere arrivando alle Case le Tese (km 8.6, alt. 114); si supera un valloncello, e si risale l’opposto pendio arrivando a incrociare l’asfaltata via Tion, alle porte di Rosolotti (km 9, alt. 120); si prosegue su via Corte Pietà: quando iniziano i cipressi si piega a destra e si inizia una veloce discesa nella valle del Tione.

2. La Corte Pietà. Merita una breve visita per via dell’enorme bagolaro che da secoli offre ombra agli uomini e riparo agli animali. Si chiama ‘Gran Pirlar’. Ha una forza incredibile e affonda profondamente le sue radici nel terreno tanto che, volgarmente, il bagolaro viene anche detto ‘spaccasassi’.

Quando si tirano i freni si è al cospetto della bella Corte Serraglio (km 9.6, alt. 91), un edificio rurale dove è stato allestito un punto di ristoro. Si passa a fianco della corte, si riprende a salire, si lascia a sinistra la traccia principale e si prosegue sulla costa della valle. Si passa un canale, poi, verso sinistra, si inforca un sentiero che offre un bel tratto in ‘single track’ per poi uscire di fronte alla cascina Pianura (km 10.6, alt. 115); qui si riprende lo sterrato e, dopo un breve rettifilo, si arriva a una biforcazione riconoscibile dal cartello ‘Sentiero Natura di Custoza’. Si piega a sinistra lungo la Strada Comunale dei Grassini. La strada è sassosa e dopo un tratto fra i campi discende di nuovo il gradino della valle, riportandosi lungo l’alveo del Tione. Al fondo della discesa sassosa (km 11.2, alt. 82) si piega a destra proseguendo nel fondovalle; sul colle di fronte si nota l’ossario di Custoza; prima di arrivare sull’asfalto, nei pressi della Corte Vittoria, si piega a destra a un bivio non segnalato (km 11.5), verso Corte Marogna Lunga. Si fiancheggiano alcuni edifici rurali, poi si torna sull’asfalto poco prima di un’area di sosta attrezzata.

3. Il Tione. Questo esile corso d’acqua ha una sua personalità. Nonostante la vicinanza non appartiene né al bacino del Mincio, né a quello dell’Adige. Confluisce nel Tartaro e nella rete dei canali del Polesine sfociando nell’Adriatico presso Rosolina. Nel tratto che seguiremo, il fiume inscrive grandi anse nei depositi morenici. La valle ha aspetti suggestivi e, in passato, era nota per i suoi mulini.

Villafranca499
Villafranca, il castello

Ripresa la pedalata si passano le case dei Molini (km 12.7, alt. 82) e, al fondo della via omonima, si piega a destra lasciando a sinistra la direzione di Custoza. Subito si ripassa il Tione per piegare a sinistra in direzione Caselle. Lungo la banchina si scorge un cippo che ricorda un altro fatto d’armi. Una breve salitella – l’ultima della giornata – porta a Caselle (km 13.8, alt. 86) e alla sua trattoria; poi si riprende lo sterrato che si affaccia finalmente sull’alta pianura veronese. Sulla destra, si scorgono le torri del castello di Valeggio; si prosegue su stradelle fino a confluire sulla strada provinciale 34 che si impegna, con prudenza, a sinistra. Giunti all’altezza del cartello Madonna di Prabiano (km 15.6, alt. 66) si piega a destra e si segue da vicino la sponda del Tione; al primo ponte ci si porta sull’altra sponda seguendo sempre il fiume. Dopo alcuni chilometri in tutta souplesse si entra a Villafranca (km 19, alt. 52). Una pista ciclabile, lungo il parco pubblico, conduce al castello e al centro dell’abitato. La stazione è poco distante, al fondo di via della Pace.

4. Villafranca. Il ‘serraglio’ era una cortina difensiva lunga 16 km, dotata di quasi 200 torri, predisposta durante il XIV secolo da Cangrande della Scala, signore di Verona, per difendere i suoi domini sul confine con il Mantovano. Il ponte fortificato di Borghetto, sul Mincio, il castello di Valeggio e la possente rocca di Villafranca erano i perni di questo formidabile sistema difensivo, caduto in disuso nel XV secolo con l’evoluzione delle tecniche militari. La cittadina però rimonta a epoca ancor precedente. La forma quadrangolare, lo schema reticolare delle sue vie, l’omogeneità del tessuto edilizio definiscono infatti i caratteri di un ‘borgo fondato’, la cui data si fissa al 9 marzo 1185. Lo scopo era pur sempre il medesimo: presidiare e difendere la pianura veronese dalle scorrerie mantovane, ma anche avviare la colonizzazione agricola della pianura. Significativo pure il fatto che Villafranca sorse lungo il rettifilo romano della Via Postumia, la maggior via di comunicazione della Pianura a nord del Po.


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Ho scelto tutte le piste ciclabili di media e lunga percorrenza, realizzate in questi anni da Regione e Province, attrezzate e segnalate, ho scelto là dove non ce n’erano gli itinerari segnalati, sulle strade minori a scarso traffico. Non è dunque una guida costruita a tavolino, ma è un sorta di censimento, ragionato e descritto, della nostra attuale rete ciclabile regionale, già estesa per 1500 km, ma che ci auguriamo tutti che possa aumentare ancora. Greenways di Lombardia, Naviglio Grande, Naviglio di Pavia, Naviglio della Martesana, Canale Villoresi, Ciclabile dell’Adda, Ciclabile del Ticino, Ciclabile dell’Oglio, Sentiero Valtellina, Ciclabile della Valchiavenna, Ciclabile della Valcamonica, Ciclabile della Valseriana, Ciclabile Bergamo-Brescia, Ciclabile del Naviglio Bresciano, Ciclabile del Naviglio civico di Cremona, Ciclabile della Val Brembana, Ciclabile della Valsassina, Ciclabile del Mincio, Ciclabile della Valtenesi, Ciclabile del Po lodigiano, Ciclabile Cremona-Casalmaggiore

Albano Marcarini, Piste ciclabili e greenways in Lombardia, Ediciclo, 2010, 272 pag. a colori, 17 x 25 cm, volume in brossura, tracce gps. – 22,00 € – Acquista su www.guidedautore.it

 

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