Lèsina, il lago che voleva essere mare.

Itinerario circolare in mountain-bike attorno al Lago di Lèsina, nel settore settentrionale del Parco nazionale del Gargano, in provincia di Foggia.

Le bizzarrie geografiche mi hanno sempre incuriosito. Nella Puglia ce ne sono varie. I puli ad esempio, enormi cavità di origine carsica, profonde centinaia di metri, che si aprono sull’altipiano delle Murge. Quelli di Molfetta e di Altamura sono i più impressionanti. E che dire poi di un lago, anzi due che sono così vicini al mare da sembrare una sola cosa. Un paio di drappi azzurri che si stendono su lunghe corde di sabbia sotto il blu dell’Adriatico, la dimostrazione plateale di quanto possa essere fragile il confine fra acqua e terra. Sulla carta si rintracciano facilmente. Stanno in cima alla Puglia, sulla costa settentrionale del Gargano. Sono i laghi di Lesina e di Varano. Laghi o lagune? A rigore vale la seconda, ma correntemente li si definisce laghi. Sebbene vicini, hanno paesaggi differenti. Varano s’immerge nella conca delle alture del Gargano, fra ulivi e lembi di bosco. Lesina ha orizzonti piatti e continui, dove l’acqua, a volte, si confonde con il cielo. In bicicletta, ovviamente, le preferenze vanno per quest’ultimo.

IMGP5070Ma avevo dei dubbi. Mi chiedevo se era possibile effettuare in bicicletta tutto l’anello del lago di Lesina. Una bella pedalata, di quasi 70 chilometri, fra canneti, litorali sabbiosi, pinete, campi e canali, acque marine e lacustri. Un mondo di natura a portata di mano, anzi, di pedale. A guardare le mappe colsi però un ostacolo. La stradina gettata lungo l’istmo si interrompeva in corrispondenza di uno dei due canali che fanno da comunicazione fra il mare aperto e il lago, a Foce Schiapparo. Ponti non ne vedevo e non capivo se, in qualche modo, si poteva passare sulla sponda opposta, fondamentale per chiudere l’anello. Neppure a Lesina, quando arrivai, mi diedero delle valide informazioni. Le opinioni differivano: chi affermava di sì pur non essendoci mai stato, chi invece negava, addirittura con l’avviso di qualche imprevisto lungo il percorso. Insomma, uno di quei casi fatti apposta per mettere alla prova la mia indole di esploratore domestico e imporre un controllo ‘de visu‘. Ebbene sì: il giro del lago di Lesina si può fare, ma solo in bicicletta e questa è una bella notizia. A Foce Schiapparo c’è una chiusa, che trattiene le acque troppo impetuose; sulla paratìa corre una passerella dove si transita. Il cancelletto che la protegge è aperto, ma anche se chiuso è facilmente superabile.

Punto di partenza e di arrivo: Lesina (m 6). La località si raggiunge con l’autostrada A14 con uscita al casello di Poggio Imperiale; Lesina si trova a 3.4 km dal casello. Lunghezza: 65 km – Tempo di percorrenza: 4 ore circa (senza soste). Dislivello: 37 metri. Condizioni del percorso: strade comunali e provinciali asfaltate; strade campestri sterrate, in parte con fondo sabbioso ma duro. Avere con sé scorta d’acqua, casco, attrezzi per eventuali forature. Quando andare: in estate evitare le ore calde della giornata; in genere evitare le giornate con forte vento.

Info: Parco nazionale del Gargano, Centro visite di Lesina, Via Banchina Vollaro 1, tel. 0882.992727, www.parcogargano.it – Dove mangiare: a Lesina si trovano ristoranti, ma l’indirizzo consigliato, per l’ottima cucina di pesce, è a Marina di Lesina, all’albergo-ristorante Lesina, viale Fortore 1, tel. 0882.995170-0882.995814, www.hotellesina.it  (prezzi medi da 25 a 30 Euro). In alternativa, a Lesina: Trattoria Le antiche sere, via Pietro Micca 22, tel. 088.2991942, per assaggiare l’anguilla in tutte le sue preparazioni: alla griglia, fritta o ‘arragnata’, ovvero cotta in umido e gratinata. Prezzi medi sui 30 Euro. – Dove dormire: a Lesina al B&B Liù Palazzo Ducale (via Dante 19, tel. 0882.990258, www.liupalazzoducale.it), in un edificio d’inizio Novecento, con 10 camere a 35 Euro a notte a persona in camera doppia, con colazione.

Pubblicato su BELL’ITALIA, maggio 2012. – © 2016, Albano Marcarini.

Lesina-map
Mappa dell’itinerario

garmin-basecamp-86La traccia GPS di questo itinerario e altre immagini sono disponibili su GARMIN ADVENTURES all’indirizzo:

http://adventures.garmin.com/en-US/by/marcarini/lesina-il-lago-che-voleva-essere-mare/#.VtxNW8cuG8s

Partiamo dunque in mountain-bike, per via della molta strada sterrata da fare. Partiamo da Lesina paese, un grumo di case bianche circondato per tre lati dal lago. Paese di pescatori di anguille, pesci che tradizionalmente andavano anni fa ad arricchire la tavola natalizia dei napoletani. La complessa attività della pesca in laguna – oltre alle anguille anche spigole, orate, cefali – richiede un organizzazione collettiva che negli ultimi anni è declinata, ma sul lungolago si scorgono ancora i barchini da pesca, lunghi, bassi e stretti, mentre negli scantinati si incontrano uomini che rammendano con pazienza le lunghe reti che formano le ‘paranze’, usate per la cattura.

Usciamo da Lesina in direzione della sua ‘marina’, posta sul litorale adriatico. Il nostro giro si compie in senso orario e il primo tratto lo si condivide con le auto, frequenti solo nel periodo estivo. Prima di giungere alla Marina, si piega a destra su una strada secondaria che conduce a un’area di sosta presso il ponte sul Canale Acquarotta, il primo dei due che garantiscono il necessario ricambio d’acqua al lago. E qui comincia l’avventura: senza asfalto si procede su un duro fondo sabbioso che non ostacola la pedalata. Per 15 chilometri ci si inoltra nel tombolo dell’Isola, la stretta linea di terra che separa il lago dal mare. In realtà è formata da una serie parallele di antiche dune, alte alcuni metri, forse le sole rimaste intatte lungo la costa adriatica. Sono rivestite da bassa macchia con pianticelle che sopportano alti gradi di salinità, oppure da macchia robusta con lecci, querce e lembi di pineta. Incredibile la fioritura primaverile del cisto di Clusio, un raro arbusto simile al rosmarino dai fragili fiori bianchi. Cervi, lupi, pernici sono animali scomparsi, ma una volta abituali frequentatori. Facile ora imbattersi in branchi di bufale, molto socievoli, per esperienza diretta.

A un tratto del percorso, una passerella in legno si spinge fra le dune e arriva al mare. Vale la breve deviazione per osservare le cosiddette ‘fantine’, ovvero delle piccole pozze di acqua dolce, poste fra una duna e l’altra con il loro corredo di flora acquatica. La pista, battuta solo da qualche allevatore in fuoristrada, ha una sua storia. Fu realizzata dal principe Placido Imperiale, tenutario del feudo di Lesina nel 1751, per la festa d’addio al celibato del principe di Borbone. Tempi in cui ai futuri sposi si preferiva regalare strade invece che spettacoli di lap-dance.

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Torre Scampamorte

La sola presenza storica rimasta sul tombolo è la Torre Scampamorte, simile a molte altre torri di guardia collocate a difesa dagli attacchi saraceni. La passerella, cui feci cenno prima, consente di lasciare l’Isola e di continuare ancora per un tratto sulla sponda settentrionale, fino a seguire, verso destra le indicazioni per l’Osservatorio faunistico. Un capanno fisso, retto su palafitte, raggiungibile lungo lo stradello che contorna la porzione orientale del lago di Lesina, protetta come riserva naturale. Il luogo adatto per un bell’tête-à-tête con moriglioni, folaghe, anatre, gallinelle e decine di altre specie migranti o nidificanti.

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L’Osservatorio ornitologico del Lago di Lesina

Poi inizia il tratto a ritroso, lungo la sponda meridionale. Seguiremo stradelle campestri che si perdono fra i canneti o attraversano fertili campagne portate a bonifica nel secolo scorso. Infatti sono solcate da canali che disegnano larghe geometrie nella piana. La campagna è frequentata da contadini che dividono il loro tempo fra la cura delle ortaglie e una stravagante vocazione a decorare di fantasia minuscole casine autofabbricate. L’ultimo tratto del percorso porta giusto sulla bassa sponda del lago ormai in vista del bianco campanile della chiesa di Lesina.

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