L’avventura di Cesare Pavese

Itinerario a piedi sulle colline di S.Stefano Belbo, nelle Langhe.

L’avventura alla vita di Cesare Pavese comincia in un paesino delle Langhe, S. Stefano Belbo, nel 1908. Finirà volontariamente e tristemente a Torino in una camera d’albergo, nel 1950. Il suo mondo letterario è sempre stato in bilico fra il miraggio della grande città e l’incontenibile desiderio del ritorno al paese, alle colline, alle Langhe.

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Paesaggio delle Langhe

Non esiste altro luogo in Italia così impregnato della memoria di un autore. Pavese è nel paesaggio, fra Canelli e S. Stefano, nella Valle Belbo. Qui ci sono i riferimenti letterari più noti, la casa natale e quella dell’amico di sempre, il Nuto. Qui le amate colline, intessute di vigne, le cascine e, oggi, il Centro Studi che porta il suo nome.

Pavese265Quasi ogni sua opera – da La Luna i falò alla Bella Estate, dal Mestiere di vivere a Paesi tuoi – contiene riferimenti geografici, precisi come un atlante. Cose fatte e viste nelle sue peregrinazioni, quasi sempre a piedi, da solo, come amava fare secondando un carattere schivo e una personalità fragile.

Questo itinerario letterario si potrebbe fare anche in auto, o meglio, in bicicletta. Ma non sarebbe da Pavese. Calchiamolo a piedi seguendo le sue parole quando genialmente annotava di non invidiare le auto. «Sapevo che in auto si traversa, non si conosce una terra. A piedi vai veramente in campagna… C’è la stessa differenza che guardare un’acqua o saltarci dentro».

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La torre di S.Stefano Belbo

Come si arriva. Santo Stefano Belbo è il primo comune della provincia di Cuneo, provenendo da Alessandria e Nizza Monferrato. Si raggiunge in auto da Torino (A21), via Asti o da Milano (A7 e A21) via Alessandria.

L’itinerario. Tempo di percorrenza: 3 ore a piedi su strada asfaltata o sentiero. Dislivello: circa 350 metri. Percorso in parte segnalato con cartelli. Periodo indicato: da settembre e ottobre; in estate, nelle ore serali. Il comune di S.Stefano Belbo ha predisposto 8 itinerari sui luoghi pavesiani, da percorrere a piedi, in bicicletta o in auto. Un opuscolo è disponibile presso il Centro Studi Cesare Pavese dove si possono avere dettagli sullà percorribilità degli itinerari. La Fondazione Cesare Pavese organizza incontri e manifestazioni, oltre a visite guidate sui luoghi. La Cooperativa La Pervinca ha un programma di escursioni, allargato alle intere Langhe: tel. 339.5315104, www.welcomepiemonte.it – Info. Centro Studi e Fondazione Cesare Pavese, p.za Confraternità 1, S.Stefano Belbo, tel. 0141.843730 – 0141.1849000, www.centrostudipavese.it – Aperto lunedi e giovedì dalle 10 alle 12.30, gli altri giorni, compresa la domenica, dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.

I ristoranti. Osteria del Gal Vestì, via Cesare Pavese 16/a, S. Stefano Belbo (presso la casa natale), tel. 0141.843379, www.osteriadelgalvesti.com, menu langarolo con risotto alla sabauda, menu dell’Unità d’Italia a 30 Euro. Osteria della Gallina Sversa, via Battibò 9, frazione Piana del Salto, Calosso, tel. 0141.853483, www.gallinasversa.con – cucina casalinga con tajarin e brasato al barolo, un pranzo a circa 30 Euro.

Gli alloggi. Agriturismo La Bossolasca, via Robini 22, S.Stefano Belbo, tel. 0141.840613, camera doppia da 70 a 90 Euro, con ristorante (primi con farine bio). B&B Poggio sul Belbo, Strada Quassi 12, loc. Robini, S.Stefano Belbo, tel. 0141.840407, www.poggiosulbelbo.com. In posizione panoramica, fra le vigne. 80 Euro per notte, la camera doppia con colazione.

Viaggio con letture. Le opere di Cesare Pavese sono pubblicate da Einaudi. I testi più famosi sono contenuti nel volume I Capolavori, Einaudi Tascabili, € 19. Molto utile per una ricognizione sui luoghi il libro di Franco Vaccaneo (Cesare Pavese, la vita, le opere, i luoghi, Gribaudo Editore, € 12,90, reperibile presso il Centro Studi. Per escursioni in bicicletta si consiglia la guida di Edoardo Morando, Le Langhe di Cesare Pavese, Ediciclo, € 14,50.

Itinerario pubblicato su Bell’Italia, agosto 2011.

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Prendiamo allora le mosse dalla casa natale, alla periferia di S. Stefano Belbo, oggi sede di esposizioni d’arte, con i cimeli e le opere originali dell’autore. Accanto all’edificio si trovano un parcheggio e un ristorante. Puntando per circa 300 metri lungo la strada che porta nel centro abitato si incontra a sinistra la diramazione che sale alla frazione Seirole. Qui inizia la lunga e lenta salita sulla collina della Gaminella, uno dei luoghi più amati dal poeta. La strada è asfaltata, ma pochissimo trafficata.

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La collina della Gaminella

Ascende con infinite curve a gomito fra la trapunta dei vigneti di moscato. Passo dopo passo la veduta si allarga e, dietro i tralci e i casolari isolati, si profila la valle del Belbo, da S. Stefano fino a Canelli e oltre ancora.

Di fronte spiccano, a sinistra il Moncucco con la chiesa della Madonna delle Nevi, esattamente sopra S. Stefano e, a destra, la collina del Salto, altri noti luoghi pavesiani. La Gaminella, che stiamo attraversando, è un dolcissimo declivio dove la vigna sembra allignare quasi naturalmente per la felice esposizione e la situazione arieggiata. Alcuni tratti di asfalto si possono evitare percorrendo la vecchia mulattiera che taglia di netto alcuni tornanti. («Camminiamo da più di mezz’ora. La vetta è vicina, sempre aumenta d’intorno il frusciare e il fischiare del vento. Un profumo di terra e di vento ci avvolge…» ‘I Mari del Sud’). Passando accanto le case si ha netto il sentore delle vinacce che impregnano le pareti delle cantine.

Lasciata a sinistra la diramazione per il Laghetto, si raggiunge Seirole, una manciata di case; poco dopo si è sul crinale e ci si affaccia sulla vallata opposta, molto diversa dalla luminosa valle Belbo. Questa si chiama Valle della Rocchea: è stretta, boscosa, non percorsa da strade. Talvolta lascia spazio alle vigne che qui però sono messe quasi all’impiedi sul versante. Bei panorami. Si può abbandonare un altro tratto di strada, se si prosegue rispettando la linea del crinale («Si era messo a camminare sul taglio delle cime…» ‘Masin ‘dla Froja’) arrivando fino a una cima senza nome, a 502 metri d’altezza.

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Il Centro Studi

Prendiamo fiato e godiamoci il panorama prima di proseguire e scendere alla frazione Ca’ del Monte. Dal crocicchio si segue la strada che torna verso Santo Stefano, incontrando, dopo qualche curva, il poggio di Santa Libera con la sua bianca chiesuola. Anche qui vedute e vedute: una specie di anfiteatro di vigne a filare che prospetta sulla valle del Belbo. Sotto S. Libera si abbandona la via principale e si segue una più rettilinea stradina in ripida discesa. Sta accanto a un ‘rittano’, come qui si designano i valloni cupi e boscosi che spezzano l’omogeneità delle colline.

Piu sotto ancora si fiancheggia il lacerto della torre di S. Stefano. In antico aveva la funzione di proteggere la strada della valle Belbo, oggi annuncia l’ingresso nel paese: la sua larga piazza, la maestosa chiesa, le viuzze selciate recano un senso di pace operosa («il mio paese io ce l’avevo nella memoria tutto quanto, ero io stesso il mio paese… ‘Feria d’agosto’). Al Centro Studi si conclude la passeggiata: è posto accanto alla chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo. Se aperto si può farvi visita e apprendere altro sulla vita e le opere di Pavese. Altrimenti, seguendo lo ‘stradone per Canelli’, si torna alla casa natale.

LA FRASE

«Sapevo che in auto si traversa, non si conosce una terra. A piedi vai veramente in campagna… C’è la stessa differenza che guardare un’acqua o saltarci dentro». (Cesare Pavese, Il diavolo sulle colline)

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